sabato 26 settembre 2026

Byoblu -Militari italiani feriti in Lettonia: fuoco amico ad Ādaži



U.M. - La Russia, saputo di questo intervento tra soldati Italiani in Lituania...sembra abbia chiesto il ritiro subito dell'esercito Russia prima di nuove ...........U, M.

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Cronaca — Byoblu

Quattro bersaglieri colpiti da una raffica partita da un altro blindato italiano. Uno è più grave, ma nessuno è in pericolo di vita.

Quattro militari italiani sono rimasti feriti oggi in Lettonia durante un’esercitazione a fuoco nell’area addestrativa di Ādaži, a una trentina di chilometri da Riga. Sono bersaglieri dell’11° Reggimento, schierati nella missione NATO Forward Land Forces.

Nel tardo pomeriggio il veicolo su cui si trovavano è stato raggiunto dai colpi partiti da un’arma montata su un altro mezzo italiano. Uno dei quattro è in condizioni più serie. Secondo il ministero della Difesa, al momento nessuno è in pericolo di vita.

Cosa è successo durante l’esercitazione in Lettonia

La versione ufficiale è quella diffusa dalla Difesa. Durante l’addestramento si è verificato un incidente con un’arma da fuoco «non automatizzata» installata su un veicolo militare italiano. I colpi hanno centrato un secondo mezzo italiano, con a bordo i quattro soldati. Le cause, precisa il ministero, sono ancora in corso di accertamento.

Una raffica di mitragliatrice sarebbe partita per errore da un veicolo corazzato Dardo. Il bersaglio involontario sarebbe stato un altro Dardo che lo precedeva, con il portellone posteriore aperto. Forse, riferiscono le stesse fonti, perché i militari stavano scendendo.

Il Dardo è il veicolo da combattimento della fanteria in dotazione all’Esercito italiano: un cingolato che trasporta una squadra di soldati e la supporta con il fuoco delle armi di bordo. Se la ricostruzione venisse confermata, i colpi avrebbero trovato i militari nel momento di massima esposizione: fuori dalla protezione della corazza, o sul punto di uscirne.

Sulla dinamica non ci sono ancora conferme ufficiali. Restano aperte le domande decisive: perché l’arma ha sparato, in quale direzione era puntata, chi la manovrava e con quali procedure di sicurezza.

Come stanno i quattro bersaglieri feriti

I soldati sono stati soccorsi subito e trasferiti in una struttura sanitaria di Riga, dove sono sotto cura e sottoposti agli esami necessari. Sempre secondo le fonti citate dall’ANSA, tre di loro stanno bene e hanno già parlato di persona con i familiari. Il quarto, il più grave, è in condizioni stabili.

Le famiglie sono state informate. Sul suo profilo X la Difesa ha fatto sapere che «sono state immediatamente avviate tutte le verifiche necessarie per accertare le cause e ricostruire la dinamica dell’accaduto».

Il ministro Guido Crosetto riceve aggiornamenti costanti dal capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, e dal generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci, comandante del COVI. È il Comando operativo di vertice interforze, la struttura che pianifica e dirige le operazioni delle forze armate italiane fuori dai confini nazionali. Nella nota ufficiale, «il ministro, i vertici militari e la Difesa tutta sono vicini ai propri commilitoni feriti ed alle loro famiglie con l’augurio di una pronta guarigione».

Perché ci sono soldati italiani in Lettonia

La presenza militare italiana nel Baltico nasce dopo l’annessione russa della Crimea, nel 2014. Al vertice di Varsavia del 2016 la NATO decise di schierare gruppi di combattimento multinazionali in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. La missione, operativa dal 2017, si chiamava Enhanced Forward Presence. Oggi porta il nome di Forward Land Forces.

In Lettonia il contingente multinazionale è guidato dal Canada e ha il suo centro proprio ad Ādaži. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022, l’Alleanza ha deciso di rafforzarlo fino a livello di brigata. L’Italia vi partecipa con un proprio contingente di mezzi e uomini.

Le letture di questa presenza divergono. Per Riga e per le altre capitali baltiche, i soldati alleati servono da deterrente: chi attaccasse quei Paesi colpirebbe anche truppe di mezza NATO. Per Mosca, lo schieramento di forze dell’Alleanza a ridosso dei confini russi è una minaccia, e il Cremlino lo ha più volte indicato tra le giustificazioni del proprio riarmo nella regione.

La missione di cui si parla solo quando qualcosa va storto

Quello di oggi è un incidente in addestramento. Nessun nemico ha sparato. Eppure accende i riflettori su un impegno di cui l’opinione pubblica italiana sa poco.

Le missioni all’estero vengono decise dal governo e autorizzate ogni anno dal Parlamento, secondo la legge quadro del 2016. Il passaggio in aula avviene di solito con un voto su un pacchetto unico di decine di missioni, con poco spazio per discutere le singole scelte. Il fianco orientale della NATO è uno di questi dossier: pesa sui bilanci e sugli equilibri con la Russia, ma raramente entra nel dibattito pubblico.

Il contesto politico è quello dell’impegno, preso dagli alleati al vertice dell’Aja di giugno 2025, a portare la spesa per la difesa fino al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Un obiettivo sostenuto con forza da Washington e giustificato con la minaccia russa. I bersaglieri di Ādaži sono la parte più concreta di quelle scelte: uomini che si addestrano con armi vere, in un teatro disegnato da decisioni prese in larga parte nelle sedi dell’Alleanza.

Ora la parola passa agli accertamenti. Dovranno stabilire se la raffica sia partita per un guasto tecnico o per un errore umano, e se le procedure di sicurezza previste per le esercitazioni a fuoco siano state rispettate. Intanto resta sotto osservazione, in ospedale a Riga, il militare più grave.

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