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Aimone di Savoia-Aosta
30 agosto 2026
Aimone di Savoia-Aosta
UNA VITA ALL’INSEGNA DELL’ONORE. Aimone di Savoia-Aosta, VI Duca d’Aosta, è nato a Firenze nel 1967. Dopo aver studiato al Collegio Navale di Venezia e aver iniziato la sua carriera professionale a Londra, si è trasferito in Russia nei primi anni Novanta. In seguito è entrato a far parte del Gruppo Pirelli e, più di recente, è tornato in Italia dopo molti anni trascorsi all’estero. Ha inoltre ricoperto la carica di Ambasciatore dell’Ordine di Malta in Russia.
Tempo di lettura: 13 minuti.....
È possibile ascoltare il podcast di questa intervista qui.....
Aimone di Savoia-Aosta, lei ha studiato all’Università Bocconi. Si è laureato?
Non ho mai terminato gli studi alla Bocconi. Vorrei poter dire di essere un dottore della Bocconi, ma purtroppo ho abbandonato il corso.
Ha ricevuto il Collare dell’Annunziata a quindici anni. Cosa ha significato per lei?
È stato un grande onore. Il Collare dell’Annunziata è uno dei più antichi ordini cavallereschi d’Europa. Tradizionalmente si trattava di una confraternita molto ristretta, strettamente legata a Casa Savoia. Umberto II me lo conferì quando avevo appena quindici anni, in anticipo rispetto a quanto previsto dalla tradizione. Egli morì sei mesi dopo; per questo ho sempre considerato tale onorificenza particolarmente importante.
«La storia d’Italia non inizia nel 1946, ma il 17 marzo 1861, a Torino!»
Aimone di Savoia-Aosta
Aimone con la moglie Olga e i figli (da sinistra a destra) Amedeo, Umberto e Isabella alla Reggia di Venaria, Venaria Reale, 2024
Aimone di Savoia-Aosta, perché è andato in Russia nel 1992?
Quasi per caso. Lavoravo per un’azienda che fallì e un amico ed io decidemmo di andare in Russia. L’Unione Sovietica era appena crollata e il Paese sembrava una terra di opportunità. Si percepiva una sensazione straordinaria: tutto stava per cambiare.
Cosa hai scoperto?
La realtà era molto più dura dell’ideale. La transizione dal sistema sovietico a un’economia di mercato fu estremamente brutale. La “terapia d’urto” generò enormi ricchezze per alcuni e perdite terribili per altri. Era un momento storico unico, quasi come essere arrivati in Francia nel 1789.
Perché sei rimasto?
Perché il Paese mi affascinava. Ho anche del sangue russo, anche se questo non ha influito sulla decisione iniziale; forse, in seguito, quella parte di me è emersa con più forza.
Hai vissuto in Russia dall’era di Eltsin a quella di Putin. Cos’è la Russia per te?
Un Paese che amo profondamente e che è molto difficile comprendere dall’esterno. La Russia ha attraversato fasi straordinarie: il periodo sovietico, il caos degli anni Novanta, lo sviluppo economico e sociale dei primi anni di Putin e, successivamente, un periodo più cupo. Viverci ti insegna a guardare a queste fasi in modo diverso.
Perché pensi che la Russia venga spesso fraintesa?
Perché spesso la si conosce attraverso la letteratura, l’arte e la storia politica, ma non attraverso la vita quotidiana. Quando ci vivi e ne parli la lingua, vedi un Paese diverso. I russi sono profondamente sentimentali e nazionalisti, con un forte senso della cultura e della tradizione.
Com’era la vita in Russia?
Fantastica. Negli anni Novanta era un singolare crogiolo di culture, mentre negli anni Duemila il Paese divenne molto più sofisticato. C’era una vita culturale ricca e un’enorme libertà di viaggiare e scoprire il territorio. La Russia è straordinaria per le sue città, i musei, l’arte e la natura.
Ti sentivi libero, lì?
Sì, e in un certo senso mi sentivo doppiamente libero. In Italia il mio cognome creava spesso dei pregiudizi, anche quando erano di segno positivo: la gente si faceva già un’idea di chi fossi. In Russia questo non accadeva. E ciò mi dava un grande senso di libertà.
E oggi, in Italia?
Oggi mi sento estremamente libero. Mi sono liberato da quel senso di pressione. «Il titolo di Duca di Puglia mi è stato conferito da Umberto II e tale concessione rientrava nella tradizione di Casa Savoia.»
Aimone di Savoia-Aosta, come concilia la Sua eredità reale con la vita nella Repubblica Italiana?
Credo che la risposta risieda nella responsabilità storica. Sono nato sotto la Repubblica, l’ho servita nella Marina Militare e ho trascorso tutta la mia vita sotto questa istituzione. Allo stesso tempo, una parte della memoria storica del Paese scorre nella mia famiglia. Ritengo che abbiamo la responsabilità di preservare tale memoria e di trasmetterla ai nostri figli.
Cosa vorrebbe che i Suoi figli comprendessero?
Che la storia d’Italia è una storia unitaria. Vorrei vedere una maggiore continuità tra Monarchia e Repubblica, senza per questo mettere in discussione le istituzioni repubblicane. La storia d’Italia non inizia nel 1946, bensì il 17 marzo 1861, a Torino! La mia famiglia è parte della storia d’Italia, e quella storia va studiata nella sua interezza.
È stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Come ha accolto questo riconoscimento?
Con grande piacere. È stato un onore ricevere un’onorificenza dal Presidente Mattarella. Nel suo discorso presso l’Ambasciata d’Italia, l’Ambasciatore Pasquale Terracciano ha sottolineato quanto fosse orgoglioso di conferire un’onorificenza della Repubblica, per la pri…
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