giovedì 22 ottobre 2026

Marco Tosatti - I social cancellano i video del genocidio a Gaza.

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione di quanto si sta perpetrando in Medio oriente con la complicità fattiva di gran parte dell’Occidente, ein particolare del nostro governo. Buona lettura e diffusione.

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C’è questo articolo del Centro Studi Federici:

Byoblu -Esteri Zelensky dice sì al congelamento del fronte con la Russia


Su Fox News il presidente ucraino accetta lo stop sulle linee attuali, con fino a un quarto del Paese ai russi. E Putin apre al tavolo a tre.
Byoblu·20 ore fa

Volodymyr Zelensky ha detto sì. Gli hanno chiesto se accetterebbe un accordo che congeli la guerra con la Russia sulle linee attuali, lasciando a Kiev «il 75% o più» del Paese, e ha risposto senza esitare. È successo oggi, in un’intervista a Fox & Friends, il programma del mattino di Fox News, la rete più seguita dall’elettorato di Donald Trump. Per Zelensky il congelamento del fronte è il passo per avviare i negoziati. Subito dopo verrebbero le garanzie di sicurezza, chieste a Stati Uniti ed Europa.

Congelamento del fronte: cosa ha detto Zelensky

Il conduttore Brian Kilmeade chiede: «Accetterebbe un accordo di pace che congeli tutto così com’è adesso, in cui manterreste il 75% o più del vostro Paese, a prescindere da com’è iniziata? Accetterebbe la situazione attuale?»

Zelensky risponde: «Sì. Adesso dobbiamo congelare, e credo che questo sia un modo concreto per porre fine a questa guerra. Lo chiamiamo cessate il fuoco, o fermare i massacri come ha detto il presidente Trump: congelare e fermarsi. E naturalmente questo è il minimo di cui abbiamo bisogno dalla Russia oggi. Poi, ovviamente, andremo dal presidente e dagli europei a chiedere garanzie di sicurezza. La cosa più importante è la pace, ma anche la sicurezza della pace».

Poi aggiunge che serve a «non avere paura che l’occupazione torni, che l’aggressione torni, che le uccisioni tornino». E guarda al dopoguerra: i 9,5 milioni di ucraini sparsi nel mondo devono tornare «per vivere e costruire il loro Paese».

Perché le parole di Zelensky sono una svolta

Il primo elemento sta in quattro parole della domanda: «a prescindere da com’è iniziata». Zelensky accetta di mettere da parte l’origine della guerra. Per anni quell’origine è stata il pilastro della posizione di Kiev e dei suoi alleati: un’aggressione da respingere fino in fondo. La «formula di pace» presentata dall’Ucraina alla fine del 2022 chiedeva il ritiro delle truppe russe da tutto il territorio. Nello stesso autunno un decreto presidenziale escludeva i negoziati con Putin. Oggi la base di partenza diventa la linea del fronte.

Il secondo elemento è il lessico. Zelensky usa le parole di Trump. È Trump che da mesi spinge per fermare i combattimenti dove si trovano. Il presidente ucraino ne adotta la formula sulla rete televisiva più vicina alla Casa Bianca.

Il terzo è la cornice. Lo stop sulle linee attuali viene presentato come «il minimo» da pretendere da Mosca. Per anni era una concessione da respingere. Ora diventa una richiesta rivolta al nemico.

Nel frattempo sono passati quattro anni e otto mesi di guerra. Nessuna delle due parti ha mai fornito un bilancio verificabile dei morti.

Il Donbass e i confini

Congelare non vuol dire riconoscere. Zelensky non ha accettato la sovranità russa sulle regioni occupate. Gli è stato chiesto se cederebbe il Donbass in cambio della fine della guerra. Ha respinto l’idea che Mosca stia vincendo: «Nel 2026 non hanno avuto successo. Non stanno vincendo sul campo di battaglia». Ha riconosciuto che gli ucraini sono stanchi, ma ha ribadito che il Paese non può abbandonare la propria terra.

La distanza tra le parti resta ampia. La Russia continua a chiedere anche le aree della regione di Donetsk che le sue truppe non controllano. Si oppone inoltre all’ingresso dell’Ucraina nella NATO. Kiev, dal canto suo, insiste su un punto: «Non parlate di noi senza di noi».

Il congelamento dovrebbe essere seguito da impegni concreti di Washington e delle capitali europee contro una nuova offensiva russa. Zelensky non ha precisato quale forma dovrebbero prendere. Nei mesi scorsi, tra le ipotesi discusse, c’era anche una forza europea sul terreno, promossa da Londra e Parigi. Per l’Italia significherebbe obblighi di lunga durata, finora trattati nei vertici internazionali più che nei parlamenti.

La dipendenza da Washington, in chiaro

L’intervista arriva pochi giorni dopo un’accusa di Kiev agli Stati Uniti: aver rallentato di proposito Starshield. È la versione militare di Starlink, la rete satellitare di SpaceX, ed è decisiva per le comunicazioni dell’esercito ucraino al fronte. Zelensky ha detto che il servizio è «ancora limitato». Il segretario di Stato Marco Rubio gli avrebbe promesso di lavorare per sbloccarlo. Secondo ricostruzioni della stampa americana, la riduzione sarebbe stata decisa da Elon Musk. Musk aveva sostenuto che eventuali limiti sarebbero venuti da Trump, che ha smentito.

Resta un dato. Le comunicazioni di un esercito in guerra dipendono da un’azienda privata di un altro Paese, che può limitarle.

Sul fronte energetico, Zelensky ha detto di aver sostenuto subito la tregua proposta da Trump. Kiev ha però ripreso gli attacchi alle raffinerie russe, spiegando di rispondere ai raid russi seguiti all’annuncio. Tra i primi passi possibili, il presidente ucraino ha indicato tregue parziali su sicurezza alimentare, traffico marittimo e infrastrutture energetiche.

Oslo, San Pietroburgo e il tavolo di novembre

Ieri a Oslo Zelensky ha incontrato l’inviato speciale americano Steve Witkoff, insieme ad alcuni leader europei. Jared Kushner, genero di Trump, era collegato a distanza. Zelensky ha definito il vertice «produttivo». Il presidente finlandese Alexander Stubb ha parlato di «progressi reali».

Oggi Witkoff è volato a San Pietroburgo. Ha parlato con Putin per oltre tre ore al Palazzo di Costantino. Al tavolo c’erano il consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov e l’inviato economico Kirill Dmitriev. Al termine Ushakov ha annunciato che Putin accetta «in linea di principio» di riprendere i negoziati a tre con Stati Uniti e Ucraina, dopo il 10 novembre. Come sede si valuta Abu Dhabi.

Intorno al vertice si sono mossi anche gli affari bilaterali. Mosca ha liberato Stephen Hubbard, ex insegnante americano di 74 anni detenuto da oltre quattro anni. Secondo Trump, Washington non ha dovuto rilasciare nessuno in cambio. La Russia ha anche annunciato l’avvio di forniture di gasolio agli Stati Uniti. Il Cremlino prepara inoltre un incontro tra Putin, Trump e il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice APEC, il forum economico dei Paesi del Pacifico, in programma a Shenzhen il 18 e 19 novembre.

Secondo Ushakov, il negoziato di novembre dovrà concentrarsi sulla «costruzione di un sistema di sicurezza per la Russia e l’Ucraina dopo la fine del conflitto». Una sicurezza che riguardi entrambi i Paesi. Kiev, invece, chiede garanzie per sé contro Mosca. È su questa differenza che si giocherà il tavolo di Abu Dhabi.

mercoledì 21 ottobre 2026

Marco Tosatti - I Politici I$r@eliani Scatenati con l’Hate Speech (227 Casi!) contro i Palestinesi. Antisemitismo?

 



Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente con la complicità di gran parte dell’Occidente, e certamente del nostro sciagurato governo. Buona lettura e condivisione.

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Il primo è questo post su Instagram, la cui lettura consigliamo soprattutto ai fautori del disgraziato DDl sull’antisemitismo, e ai catto-sionisti. Per il video, cliccate sul collegamento:

Partito Comunista di Unità Popolare uniamo i comunisti, i lavoratori, il popolo - Giù le mani da Raúl Castro!...

 


Giù le mani da Raúl Castro!

Dipartimento Esteri PCUP

Raul Castro, Cumbre de la Asociación de Estados del Caribe-AEC, CC0, via Wikimedia Commons

Una rappresentante della emigrazione anticastrista e filo-imperialista negli Stati Uniti, Ariana Fajardo Orshan, dell’XI circuito giudiziario, Florida, ha emesso un surreale mandato di arresto contro Raúl Castro, comandante della Rivoluzione cubana del 1959, in relazione al caso dell’incidente aereo del 1996.

In quella circostanza, la difesa aerea cubana abbatté due velivoli che stavano lanciando volantini di propaganda sull’Isola della Libertà

TASS - Partita la Prima spedizione di gasolio negli Stati Uniti.

 

21 ottobre, 12:56

Prima spedizione di gasolio negli Stati Uniti e tempistiche per il ripristino dei volumi di esportazione: dichiarazioni di Novak

Il vice primo ministro ha sottolineato che la Russia potrebbe ripristinare completamente i volumi di esportazione di gasolio entro la fine di quest'anno.
Il vice primo ministro russo Alexander Novak

© Vladimir Smirnov/POOL/TASS

Prof. Michel Chossudovsky - Nuovo Ordine Mondiale e “La riproduzione della vita reale” cibo, acqua ed energia. Tre necessità fondamentali per la vita in pericolo.

 

Una guerra aperta contro tutta l'umanità: gli 8 miliardi di persone del pianeta


Introduzione

La portata e la complessità della crisi economica e sociale globale del 2020-2026 superano di gran lunga tutte le precedenti "depressioni", inclusa la recessione del 2007-2009.

È stata classificata come la più grave crisi economica dai tempi della Grande Depressione del 1929.

Antidiplomatico - La caduta di Dobropolie ridisegna gli equilibri sul fronte del Donbass.

 

Maurizio Blondet 21 Ottobre 2026 - Crosetto: ... il fornitore armi per la guerra...ma dice: "Ha stato Putin..!

 

Guerriglia dei ragazzini a Milano, Crosetto evoca la mano estera: “E’ la guerra ibrida che passa dai social”. Zelensky: “In Ue cittadini manipolati dalla Russia”

di Redazione Esteri

Il ministro della Difesa...(meglio guerrafondario): “Il caso di questi giorni sono una cosa diversa da ciò che abbiamo vissuto in passato, l’Occidente deve reagire”...

martedì 20 ottobre 2026

Marco Tosatti - Ancora una volta il ministro Giuli finanzia con soldi pubblici iniziative gender e Lgbt


Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su Instagram da Pro Vita & Famiglia. Buona lettura e condivisione.

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Il Ministero della Cultura finanzia Gender Bender, il festival bolognese del Cassero, circolo Arcigay della città, dal 29 ottobre al 7 novembre.

Ancora una volta il ministro Giuli finanzia con soldi pubblici iniziative gender e Lgbt: un laboratorio per ragazzi dai 12 ai 17 anni in cui identità, espressione e corporeità “vengono ridefinite” ideologicamente e un film su un bambino di 11 anni che “ama i lustrini, i trucchi”, presentato come “storia queer”.

Cavallo Di Fuoco/L'Italia nel mondo multipolare: « Anche se voi vi credete assolti… »....

 


« Anche se voi vi credete assolti… »

Sui moti studenteschi, le responsabilità delle forze di destra e delle sinistre liberali e i compiti dei comunisti e di un Fronte ampio e di popolo.

Michel Chossudovsky e Mike Adams - Video: Guerra nucleare globale, pandemie simulate, crisi economica.

 








[Pubblicato per la prima volta il 15 settembre 2023]

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Ci troviamo attualmente al crocevia della più grave crisi economica e sociale della storia mondiale.   Si tratta di una vera e propria guerra contro l'intera umanità: gli 8 miliardi di abitanti del pianeta. 

A partire dalla crisi del coronavirus alla fine di gennaio 2020, la crisi globale (2020-2023) – tuttora in corso – ha letteralmente sconvolto e distrutto la vita delle persone in tutto il mondo nel corso degli ultimi tre anni.

Byoblu - Propaganda flash – martedì 20 ottobre 2026

 

Ecco cosa suona la grancassa mainstream sui giornali oggi. Per chi ha poco tempo, e ha il coraggio di usarlo male.
Byoblu·2 ore fa

Propaganda flash di martedì 20 ottobre 2026

Ecco cosa suona la grancassa mainstream oggi, per chi non ha il fegato di leggere i giornali.

L'Antidiplomatico - Il gesto che ancora terrorizza Israele! - (Mi permetto di invitarvi "fortemente" di leggere

Risorgere dalla polvere di Rafah: come un bastone lanciato a un d immortale.

(Mi permetto di invitarvi "fortemente" di leggere quel di ---Nora Hoppe per Al Mayadeen English) / Umberto Marabese.

Maurizio Blondet - Ungheria, Slovacchia, Cechia e Polonia chiedono all’Ue di rallentare l’abbandono all’energia russa.

AP / Robert Hegedus







   

Diritti d’autore Slovakia’s Premier Robert Fico attends a joint press conference with his Polish, Czech and Hungarian counterpart to conclude the one-day the summit of the Visegrad Group (V4) countries, June 2026.

Di Marta Pacheco

Pubblicato il 19/10/2026 – 17:12 CEST

I Paesi del Gruppo di Visegrad chiedono a Bruxelles maggiori finanziamenti per affrontare la fine delle importazioni di energia russa nel 2027, mentre i prezzi dell’elettricità restano elevati in tutta Europa.