mercoledì 22 luglio 2026

Marco Tosatti - Omer Bartov sul New York Times:"Israele sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese.».

Marco Tosatti

Cari amici e  nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento relativo a un articolo scritto per il New York Times da Omer Bartov, uno dei maggiori specialisti mondiali in tema di genocidi. Omer Bartov è cresciuto in Israele e ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Israeliane. In seguito ha intrapreso studi di storia sull’Olocausto e sul genocidio. In questa intervista spiega al responsabile della rubrica “Opinioni”, Daniel J. Wakin, perché ritiene che Israele stia commettendo un genocidio a Gaza e cosa ciò comporti per il futuro del Medio Oriente e per la prossima generazione di ebrei in Israele e negli Stati Uniti, e per il mondo.

Omer Bartov è nato nel 1954 a Ein HaHoresh, in Israele. Suo padre, Hanoch Bartov, era un autore e giornalista i cui genitori erano immigrati nella Palestina mandataria dalla Polonia prima della nascita di Hanoch. La madre di Bartov emigrò nella Palestina mandataria da Buchach, in Ucraina, a metà degli anni ’30. Bartov frequentò Tichon Hadash a Tel Aviv e prestò servizio nel Nahal. Ha frequentato l’Università di Tel Aviv, laureandosi in storia nel 1979. Bartov ha frequentato il St Antony’s College di Oxford per gli studi di dottorato, ottenendo un D.Phil in storia nel 1983.

Bartov è stato Junior Fellow presso la Harvard Society of Fellows dal 1989 al 1992. Nel 1984 è stato Visiting Fellow presso il Davis Center for Historical Studies della Princeton University. Dal 1992 al 2000, Bartov ha insegnato alla Rutgers University, dove ha tenuto la cattedra Raoul Wallenberg in diritti umani. Alla Rutgers, Bartov è stato anche Senior Fellow presso il Rutgers Center for Historical Analysis. Bartov è entrato a far parte della facoltà della Brown University nel 2000. È stato eletto membro dell’American Academy of Arts and Sciences nel 2005.

Bartov ha fatto parte del comitato editoriale di Yad Vashem Studies per due decenni, ma si è dimesso durante la guerra di Gaza perché sentiva che i colleghi della rivista erano dell’opinione che “l’uccisione e la mutilazione di migliaia di bambini non è affare suo o perfettamente giustificata”.[1] (credit Wikipedia).

Buona lettura e condivisione. 

§§§

Nell’incipit del suo editoriale, Bartov afferma:

“Un mese dopo l’attacco di Hamas su israele del 7 ottobre 2023, credevo che ci fosse evidenza che l’esercito israeliano avesse commesso crimini di guerra e potenzialmente crimini contro l’umanità nel suo contrattacco a Gaza. Ma contrariamente alle grida dei più fieri critici di Israele l’evidenza non mi sembrava tale da presentare il crimine di genocidio.

Per il maggio 204 l’IDF aveva ordinato a circa un milione di palestinesi che trovavano rifugio a Rafah – la città più a sud della striscia di gaza e quella relativamente meno danneggiata – di spostarsi all’area della spiaggia di Mawasi, dove non c’era quasi rifugio. L’esercito poi procedette a distruggere la maggior parte di Rafah, un obiettivo compiuto per agosto.

A quel punto non apparve più possibile negare che il modello delle operazioni dell’IDF era coerente con le dichiarazioni che denotavano un intento genocidario fatto dai leader israeliani nei giorni dopo l’attacco di Hamas. Il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva promesso che il nemico avrebbe pagato “un prezzo enorme” per l’attacco e che l’IDF ridurrebbe parti di Gaza in macerie, dove c’era Hamas operativo, e avvisò i residenti di gaza di ‘andarsene adesso perché opereremo con forza ovunque’”.

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C’è questo post su Instagram che dà un report completo dell’articolo:

Dopo Gaza, il genocidio avrà un futuro

«Sono uno studioso di genocidi. So riconoscerne uno quando lo vedo.»

È il titolo scelto da Omer Bartov per il suo intervento sul New York Times. Bartov non è un commentatore qualsiasi: è uno storico israeliano, professore di Studi sull’Olocausto e sul genocidio alla Brown University e uno dei maggiori studiosi mondiali della materia.

La sua conclusione è esplicita:

«La mia inevitabile conclusione è che Israele sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese.»

Ma la denuncia di Bartov non riguarda soltanto ciò che Israele sta facendo a Gaza. Riguarda ciò che Gaza rischia di fare al mondo.

In un altro suo saggio, pubblicato sulla New York Review of Books, Bartov pone una domanda destinata a perseguitare il nostro tempo:

«Com’è stato possibile che lo Stato di Israele, presentatosi come la risposta al genocidio degli ebrei, abbia potuto compiere un genocidio contro i palestinesi nella quasi totale impunità?»

L’ordine giuridico internazionale costruito dopo il 1945 nacque affinché il «crimine dei crimini» fosse riconosciuto, impedito e punito. Eppure, proprio la memoria dell’Olocausto, scrive Bartov, è stata perversamente utilizzata per giustificare la distruzione di Gaza e lo straordinario silenzio con cui è stata accolta.

Per questo screditare come antisemiti gli studiosi che denunciano il genocidio non serve soltanto a proteggere Israele dalle proprie responsabilità. Significa colpire le fondamenta stesse degli studi sul genocidio e la possibilità di riconoscerlo, prevenirlo e punirlo.

La conclusione è atroce: se Gaza può essere distrutta sotto gli occhi del mondo e nella quasi totale impunità, allora non è soltanto il luogo di un genocidio.

È il precedente che insegnerà ai prossimi carnefici che il genocidio è ancora possibile.

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E c’è questo post su Instagram.

Israele sta commettendo un genocidio contro la popolazione di Gaza, scrive Omer Bartov, professore di studi sull’Olocausto e sul genocidio all’Università Brown, in un articolo per ospiti per @nytopinion. “La designazione ha gravi ramificazioni politiche, legali e morali. Le nazioni, i politici e i membri dell’esercito sospetti di aver commesso o di essere stati condannati per genocidio vengono considerati al di là della soglia dell’umanità e potrebbero compromettere o perdere il diritto di rimanere membri della comunità internazionale”, scrive. Clicca sul link nella nostra bio per leggere di più. | 🎨 Kristie Bailey/The New York Times; immagini di fonte da Iryna Veklich, Anadolu/Getty Images #nytopinion


TASS - Russia:"bombardati porti, navi e centri logistici ucraini"..+..le truppe Russe liberano due comunità in 24 ore...!


22 luglio, 17:33

Armi di precisione lanciate da terra e dall'aria, nonché droni d'attacco, hanno colpito una nave mercantile nel porto di Chernomorsk mentre scaricava rifornimenti destinati alle forze armate ucraine.

MOSCA, 22 luglio. /TASS/. Le forze russe hanno condotto attacchi per tutta la giornata del 22 luglio, colpendo i porti e i centri logistici ucraini utilizzati dall'esercito ucraino, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa russo.

L'agenzia TASS ha raccolto informazioni chiave sugli scioperi.

TASS - Il Cremlino attacca gli impianti di Wildberries e le truppe straniere in Ucraina.


21 luglio, 13:26

Dmitry Peskov ha sottolineato che la Russia considera assolutamente inaccettabile qualsiasi potenziale dispiegamento di truppe straniere in Ucraina.

MOSCA, 21 luglio. /TASS/. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha parlato degli attacchi ucraini contro i magazzini gestiti dalla società di e-commerce Wildberries e dei piani per il dispiegamento di truppe straniere in Ucraina durante il suo briefing quotidiano di martedì.

Maurizio Blondet - Violando tutti i trattati di non-proliferazione...Trump dà all’Arabia Saudita il permesso di farsi l’atomica


Violando tutti i trattati di non-proliferazione....!

Sauditi e Usa stringono un accordo per il regno per arricchire

 l’uranio, dicono i rapporti

Donald Trump ha detto di aver approvato un accordo per aiutare il regno a produrre combustibile per i reattori civili, che gli osservatori temono possa aprire la strada a un’arma nucleare

Personale e agenzie del Guardian – Mer 22 Lug 2026

 07.43 CEST

martedì 21 luglio 2026

TAS - Gli ultimi attacchi della Russia contro i porti ucraini. (--20 e 21 Luglio ).

Una nave mercantile che scaricava merci destinate all'esercito ucraino è stata colpita nel porto di Nikolayev.

MOSCA, 21 luglio. /TASS/. Il 21 luglio, le forze russe hanno continuato a colpire porti e navi ucraine utilizzate nell'interesse dell'esercito ucraino, ha dichiarato il Ministero della Difesa russo.

Una nave mercantile che scaricava merci destinate all'esercito ucraino è stata speronata nel porto di Nikolayev.

Byoblu - Zakharova accusa Tajani: «Mente, l’espulsione ha un motivo»....


Esteri — Byoblu
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Mosca espelle l’addetto militare italiano Parrella e il collaboratore D’Aprile. La portavoce russa smonta la versione della Farnesina: «È la risposta alle azioni dell’Italia»
Byoblu·4 ore fa

Botta e risposta durissimo tra Mosca e Roma. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha accusato ieri il vicepremier Antonio Tajani di mentire quando afferma che l’espulsione dell’addetto militare italiano dalla Russia sarebbe avvenuta «senza motivo». Il motivo, secondo Mosca, c’è eccome: è la risposta, «in base al principio di reciprocità», all’espulsione dall’Italia di due addetti militari russi decisa lo scorso 9 luglio.

A lasciare la Russia saranno il capitano di vascello Vittorio Parrella, addetto alla Difesa dell’ambasciata italiana a Mosca, e il suo collaboratore Davide D’Aprile, entrambi dichiarati «persona non grata». Nessuna accusa di spionaggio nei loro confronti: una ritorsione diplomatica in piena regola, che Mosca peraltro non ha mai nascosto. «Si tratta di una misura di ritorsione», ha confermato la stessa Zakharova all’agenzia Ria Novosti.

Il duello a distanza tra Tajani e Zakharova

Ed è proprio qui che si consuma lo scontro dialettico. Tajani, in un post su X, aveva parlato di espulsione «senza motivo» e di «atto di plateale ritorsione», rivendicando la differenza tra i due casi: «L’espulsione dall’Italia di due addetti militari russi, loro sì colti in flagranza mentre svolgevano attività di spionaggio ai danni della nostra sicurezza nazionale».

La replica di Mosca è stata tagliente: definire la misura «senza motivo» e al tempo stesso «ritorsione» è una contraddizione in termini. Se è una ritorsione, il motivo esiste per definizione. Un cortocircuito comunicativo che la diplomazia russa non si è lasciata sfuggire, accusando apertamente il titolare della Farnesina di raccontare una versione di comodo.

Da dove nasce la crisi: le espulsioni del 9 luglio

Per capire la vicenda bisogna tornare al 9 luglio, quando un’indagine della Procura di Roma ha portato all’espulsione di due addetti militari dell’ambasciata russa in Italia, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, accusati di attività di intelligence clandestina. Secondo il governo italiano, i due erano i contatti di ex funzionari dei servizi segreti italiani arrestati per rivelazione di notizie riservate e accesso abusivo a sistemi informatici. Tajani parlò allora di «ingerenza grave e inaccettabile» e di «armi ibride», convocando l’ambasciatore russo Aleksei Paramonov.

Mosca aveva promesso «una risposta adeguata», e la risposta è arrivata puntuale, undici giorni dopo. Prima di ufficializzare le espulsioni, il ministero degli Esteri russo ha convocato l’incaricato d’affari italiano Giovanni Scopa – l’ambasciatore Stefano Beltrame risultava assente dalla capitale – avvertendo che «nessuna azione ostile o provocatoria contro i diplomatici russi resterà impunita».

Curiosità non secondaria: Parrella era arrivato a Mosca nel 2023 prendendo il posto del generale Roberto Vannacci, e poco dopo il suo insediamento avrebbe segnalato «anomalie e criticità» nella gestione amministrativa del predecessore.

La liturgia della reciprocità (e chi ci guadagna)

Da Roma è arrivata la reazione indignata del senatore Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa: «Noi espelliamo dall’Italia delle spie russe, ma la Russia per vendetta se la prende con persone integerrime». Piena solidarietà, denuncia della «prepotenza» russa: il copione atlantista, legittimo e coerente con le prove che la Procura di Roma definisce schiaccianti, è stato recitato per intero.

Ma vale la pena guardare la scena da un’altra angolazione. La reciprocità diplomatica è vecchia quanto la diplomazia stessa: quando un Paese espelle funzionari di un altro, la risposta speculare è la norma, non l’eccezione. Fingersi sorpresi, o gridare all’atto «senza motivo», serve più alla comunicazione politica interna che alla comprensione dei fatti. E colpisce che, mentre il termometro delle relazioni bilaterali scende sotto zero, il Cremlino abbia tenuto a ribadire di restare «aperto al dialogo con i Paesi Ue». Un dettaglio che nel racconto dominante scompare, perché stona con la narrazione del nemico irriducibile.

Il tutto avviene mentre il conflitto ucraino conosce una nuova fiammata: nella notte tra domenica e ieri l’Ucraina ha colpito la regione di Mosca con circa 400 droni, mentre i raid russi sui porti ucraini hanno provocato una ventina di morti. In questo clima, ogni espulsione diplomatica diventa un mattone in più nel muro che separa l’Europa dalla Russia. E ogni muro in più allontana quel negoziato che, prima o poi, qualcuno dovrà pur avere il coraggio di costruire.

La domanda scomoda resta sul tavolo: a chi giova alimentare la spirale delle ritorsioni, invece di abbassare i toni? Ai cittadini italiani, che pagano il conto della rottura con Mosca in bollette e commercio, di sicuro no.

Byoblu - Nicaragua: Ortega annuncia: “In Nicaragua non ci saranno più elezioni”

 

Esteri — Byoblu
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Nel discorso per i 47 anni della rivoluzione sandinista, il presidente chiude la porta al voto del 2027: “Basta ai partiti sostenuti dagli yankee”

lunedì 20 luglio 2026

Maurizio Blondet - Vannacci apre alla Meloni ma solo con “un accordo scritto” e dovrebbe “cambiare la linea sull’Ucraina”.

 


Vannacci apre alla Meloni ma solo con “un

 accordo scritto” e

 dovrebbe “cambiare la linea sull’Ucraina”

Vannacci uomo della Provvidenza

✒️Roberto Vannacci ha raccontato nella sua intervista al Corriere dell’Umbria che se la premier Meloni gli proponesse di entrare nella coalizione di centrodestra lui chiederebbe un accordo programmatico scritto”.

U. M. - Partito Comunista di Unità - PopolareDocufilm del I°Congresso del PCUP

 

Docufilm del I°Congresso del PCUP

Roma, 24 e 25 gennaio 2026, Sala Congressi Cavour.
I° Congresso Nazionale del Partito Comunista di Unità Popolare (PCUP)

Marco Tosatti - Netanyahu Blocca il Riconoscimento I$r@eliano del Gen*oci*dio Armeno su Richiesta degli Azeri.

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Inside Over. Per molti anni, e da molti anni, ci siano occupati del primo genocidio del secolo dei genocidi, quello dei cristiani armeni; fra l’altro è interessante notare che Hitler, nella riunione in cui si decise la soluzione finale per gli ebrei, disse: “Chi si ricorda adesso dello sterminio degli armeni”? Hitler probabilmente aveva saputo degli eventi da un responsabile di alto livello dell’esercito tedesco in Turchia durante la guerra, suo amico; che fu ucciso, mentre era a braccetto di Hitler durante il fallito putsch di Monaco. Israele ha sempre evitato di riconoscere ufficilamente quello che gli armeni chiamano Metz Yeghèrn, il Grande Male. Vuoi in omaggio al dogma dell’unicità della Shoah (che affiora ancora adesso nelle dichiarazioni di personalità ebraiche) vuoi per questioni di opportunità geo-politica. Nelle settimane passate la situazione di attrito con Ankara (che da sempre pratica un negazionismo aggressivo e attivo) sembrava aver convinto il governo a prendere una posizione netta. Da notare che il governo azero ha compiuto nel recente passato una pulizia etnica nei confronti degli armeni dell’Artsakh, Nagorno Karabag. Ma…buona lettura e condivisione.

TASS - R. S. la Russia offre una via d'uscita all'Iran e Trump lavora all'accordo sul nucleare con i sauditi.

 


20 luglio, ore 12:00 
Principali notizie dalla stampa russa di lunedì 20 luglio

MOSCA, 20 luglio. /TASS/. La Russia è pronta ad ospitare colloqui tra l'Iran e i Paesi del Golfo, mentre gli Stati Uniti stanno valutando un accordo di cooperazione in ambito nucleare con l'Arabia Saudita. Nel frattempo, Budapest sembra intenzionata a mantenere i suoi progetti con Mosca. Queste le notizie principali di lunedì in Russia.

Izvestia: La Russia si offre di ospitare colloqui tra Iran e Paesi del Golfo

Anti diplomatico - "Contro il Brasile nessuno vince mentendo": Lula difende la sovranità nazionale dalle ingerenze USA.

 


Lula sceglie la "guerra della verità" contro i dazi USA: "Noi

 qui siamo di pace, ma il Brasile non accetta sfide da

 nessun Paese".

 Intanto gli USA chiedono di bloccare gli

 investimenti cinesi

Roberto Pecchili x Maurizio Blondet - Caso Roggero: colpirne uno per educarne cento...?????

 

“Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno” è l’incipit di una celebre lirica di Francesco Petrarca dedicata ai mali del Bel Paese, già vivi nel XIV secolo.

Il poeta aretino sa di parlare invano ma non può tacere.

A un livello infinitamente più basso, abbiamo la stessa sensazione.

A che serve elencare i mali dell’Italia – remota valvassina d’Occidente – se manca la possibilità di curarli, se non vengono percepiti come tali da una plebe che condivide il tempo e il luogo, ma non principi, valori, senso comune e non è quindi più nazione?