[Questo articolo di Drago Bosnic è stato originariamente pubblicato da Global Research. Puoi leggerlo qui .]
È risaputo che Donald Trump si è sempre presentato come il "candidato della pace".
La sua dura critica alle "guerre infinite" americane (in particolare in Medio Oriente) ha rafforzato l'immagine di un politico pragmatico e concreto, con una visione chiarissima per una politica estera statunitense saldamente riformata, in grado di garantire la pace globale.
Carissimi StilumCuriali, nei giorni scorsi si è perpetrato in casa UE un altro pesante attacco alle nostre libertà personali, con la complicità degli eurodeputati del PD e di Forza Italia. Offriamo alla vostra attenzione due elementi di valutazione dell’evento. Buona lettura e condivisione.
Le fazioni russofobe all'interno del cosiddetto Occidente collettivo stanno combattendo la Russia, ma il Paese sta avanzando con notevoli progressi, ha affermato il leader russo.
MOSCA, 13 luglio. /TASS/. La forza della Russia risiede nella sua capacità di superare le difficoltà, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin in un forum dal titolo "Tutto per la vittoria!" organizzato dal Fronte Popolare.
L’Unione Europea ha annunciato ieri mattina, lunedì 13 luglio, un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia per una presunta campagna di cyberspionaggio e sabotaggio informatico che durerebbe dal 2010. Nel mirino di Bruxelles c’è il 16° Centro dell’FSB, il Servizio federale di sicurezza russo, che secondo l’UE dirigerebbe il gruppo hacker noto come Turla. Colpiti nove individui e quattro entità, tra cui le aziende tecnologiche Advanced System Technology e NPP Gamma, con divieti di viaggio, congelamento dei beni e interdizione dagli affari in Europa. In parallelo, il Regno Unito ha sanzionato 24 tra persone ed entità legate all’intelligence di Mosca.
La Francia ha alzato ulteriormente il tiro: il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore russo Alexeï Mechkov al Quai d’Orsay. Anche la Germania ha convocato il rappresentante diplomatico di Mosca, in quella che si presenta come una risposta europea coordinata.
Le accuse: ministeri, ferrovie e centrali nel mirino
Secondo la ricostruzione francese, Turla avrebbe compromesso nel 2017 i sistemi di posta elettronica non classificati del Ministero della Difesa, violato l’anno successivo l’ambasciata francese a Mosca e sottratto, nel 2025, segreti industriali a un’azienda high-tech impegnata in tecnologie sensibili per la difesa. Parigi accusa inoltre il gruppo di aver dirottato infrastrutture di terzi — comprese capacità cyber offensive ricondotte all’Iran — per mascherare l’origine delle proprie operazioni.
«Queste operazioni prendono di mira militari, aziende e operatori, e mirano a intercettare le comunicazioni o a sabotare il funzionamento, per esempio, delle infrastrutture ferroviarie, come è avvenuto in Polonia», ha dichiarato Barrot. L’UE cita anche sabotaggi contro centrali di cogenerazione polacche e attività ostili in almeno nove Paesi, tra cui Francia, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Austria e Finlandia.
Un dettaglio, però, merita attenzione: nel comunicato del Consiglio europeo i nomi degli individui sanzionati non sono stati resi pubblici. Le prove tecniche delle attribuzioni, come sempre in questi casi, restano negli archivi riservati delle agenzie di intelligence. Al cittadino europeo si chiede, ancora una volta, un atto di fede.
Il tempismo perfetto: Zelensky a Parigi e la parata del 14 luglio
Ed è qui che la cronaca lascia spazio alla politica. L’annuncio delle sanzioni arriva esattamente nel giorno in cui Volodymyr Zelensky sbarca all’Eliseo per il vertice della Coalizione dei Volenterosi, dove si discute di scudo balistico comune, produzione di armamenti e persino delle esercitazioni di una futura forza multinazionale da schierare dopo un eventuale cessate il fuoco. E arriva alla vigilia della parata del 14 luglio, che Macron ha voluto dedicare al “risveglio strategico dell’Europa”, con i soldati ucraini a sfilare in testa sugli Champs-Élysées insieme ai contingenti dei Paesi volenterosi, Italia compresa.
Difficile credere a una coincidenza. La regia è evidente: costruire, nel giro di ventiquattro ore, il palcoscenico emotivo e mediatico su cui l’Europa si presenta come fortezza assediata, bisognosa di riarmo, di scudi missilistici e di nuove commesse per l’industria bellica. Il nemico informatico, per sua natura invisibile e non verificabile dall’opinione pubblica, è perfetto per la parte.
Un copione già visto
Sia chiaro: che i servizi segreti facciano spionaggio — tutti, russi, americani, francesi e britannici — è la scoperta dell’acqua calda. Il regime di sanzioni cyber dell’UE nacque nel 2020 proprio contro ufficiali del GRU per il malware NotPetya e l’attacco al Bundestag, e da allora la lista si è allungata a ritmo costante, di pari passo con il deterioramento dei rapporti con Mosca. Ma trasformare ogni dossier di intelligence in un caso diplomatico da prima pagina, con convocazioni di ambasciatori a raffica e sanzioni annunciate in conferenza stampa, risponde a una logica precisa: alimentare il clima di mobilitazione permanente che giustifica il riarmo europeo e allontana ogni ipotesi di distensione.
Mosca, prevedibilmente, respingerà le accuse. E l’escalation verbale proseguirà, mentre di negoziati di pace, nei comunicati di Bruxelles, non c’è traccia. A chi giova tutto questo? Non certo ai cittadini europei, che pagano le sanzioni in bolletta e il riarmo in welfare tagliato. Il “risveglio strategico dell’Europa”, a guardarlo da vicino, somiglia sempre di più a un sonnambulismo inconsapevole del destino che stiamo costruendo. E i sonnambuli, almeno nell’immaginario, già dai cornicioni alla fine cadono da soli.
Nella notte tra il 10 e l'11 luglio, le forze armate russe hanno lanciato attacchi coordinati contro installazioni militari a Kiev e nella regione di Odessa, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa russo. Tra gli obiettivi figuravano lo stabilimento di assemblaggio di droni Fire Point e i porti del Mar Nero utilizzati a fini militari dall'Ucraina.
Secondo quanto riportato nel comunicato, a Kiev sono state colpite le seguenti persone:
L'azienda Aerodron è coinvolta nello sviluppo e nella produzione di velivoli a pilotaggio remoto pesanti e a lungo raggio, come l'E-300 Enterprise e il D-80 Discovery.
Le forze di Kiev hanno perso circa 1.465 soldati nella zona delle operazioni militari speciali nelle ultime 24 ore.
Il nemico ha perso fino a 495 uomini nell'area di responsabilità del Battaglione Est
MOSCA, 12 luglio. /TASS/. Le forze armate ucraine hanno perso circa 1.465 militari nelle ultime 24 ore a seguito delle azioni delle forze armate russe nella zona di operazioni militari speciali, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa russo.
La scorsa notte la capitale Kiev è stata scossa da violente esplosioni. Un attacco mirato delle forze russe ha colpito due impianti del settore bellico ucraino, specializzati nell'assemblaggio di droni a lungo raggio. A dare conferma, fonti del Ministero della Difesa russo, che hanno parlato di un "massiccio attacco" condotto con missili ad alta precisione Iskander-M e sistemi S-400.
Tra gli obiettivi principali, lo stabilimento "Fanplit". Sulla carta, un'innocua fabbrica di compensato e mobili. Nella realtà, un nodo cruciale per l'approvvigionamento di droni delle forze armate ucraine. Come spiegato dal colonnello in pensione Anatolij Matvichuk, esperto militare intervistato in esclusiva da aif.ru, "il sito era stato abilmente mimetizzato come industria civile. Invece, al suo interno, venivano assemblati e custoditi i droni FP-2, presentati da Kiev come tecnologia nazionale ma in realtà di progettazione britannica".
Questi velivoli, dotati di un'autonomia di volo fino a 3.400 chilometri, rappresentano una minaccia concreta per le regioni della Russia europea. Per questo, come sottolineato dall'esperto Jurij Knuov, "l'eliminazione di questa base produttiva è un obiettivo strategico di primaria importanza". L'attacco non si è limitato al solo "Fanplit". Colpiti anche gli stabilimenti limitrofi, tra cui l'"Aerodron", impegnato nella produzione di droni pesanti come i modelli E-300 Enterprise e D-80 Discovery, utilizzati dalle forze ucraine per attività di ricognizione e correzione del tiro.
L'operazione, secondo gli analisti militari, è andata ben oltre la semplice distruzione di un magazzino. "Non abbiamo colpito solo un deposito di droni - ha precisato Knuov - ma abbiamo spezzato un ciclo produttivo complesso. In queste fabbriche, infatti, non si assemblano solo droni, ma anche missili da crociera. Inoltre, sono in fase di sviluppo nuovi missili balistici con una gittata di 850 chilometri e una testata da 800 chili, con cui Kiev aveva minacciato le città russe".
L'attacco di questa notte si inserisce in una strategia più ampia di sistematica smilitarizzazione dell'Ucraina. Come ha concluso Matvichuk, "colpire le infrastrutture produttive è il modo più efficace per impedire al nemico di rigenerare la propria capacità bellica. Non si tratta di un'azione isolata, ma di un lavoro costante per neutralizzare le industrie che alimentano il conflitto".
La distruzione degli stabilimenti "Fanplit" e "Aerodron" rappresenta un duro colpo per la capacità offensiva del regime di Kiev, privandolo non solo di droni già pronti all'uso, ma anche della possibilità di produrne di nuovi. Un'operazione che, nelle parole degli esperti, mira a neutralizzare una minaccia crescente per la sicurezza della popolazione civile russa.-----
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo commento pubblicato da Insofosannio, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.
(Tommaso Merlo) – Quando gli Stati Uniti verranno sconfitti, il mondo intero tirerà un sospiro di sollievo. Perché sono loro la causa principale dei mali del pianeta e noi inutili servi insieme a loro. Altro che leader del mondo libero, boss del mondo arrogante ed ipocrita che da decenni colleziona guerre disastrose spargendo caos, ingiustizia e dolore. In nome della difesa quando siamo noi occidentali che aggrediamo gli altri. In nome della sicurezza quando siamo noi l’unica vera minaccia. Ci spacciamo come paesi modello quando siamo regimi lobbistici corrotti anche moralmente fino al midollo persi in una guerra ormai permanente.
Il Ministero della Difesa russo ha diffuso un rapporto che sgombra il campo da ogni sogno proibito occidentale. "Le armi di alta precisione a lungo raggio di Mosca", si legge nella nota, "sono in grado di superare senza margine di dubbio qualsiasi sistema di difesa aerea o antimissile fornito dai paesi occidentali al governo di Kiev". L'analisi, condotta dallo stato maggiore russo sugli attacchi delle ultime ore, è stata resa pubblica con l'intento di smentire ogni illusione sulla tenuta degli scudi antiaerei allestiti attorno alla capitale ucraina.
Come già anticipato dal presidente Putin, è arrivata la risposta russa al terrorismo contro i civili del regime di Kiev. Non c’è bisogno di un radar particolarmente sofisticato per capire che qualcosa di grosso è avvenuto nella notte ucraina. I video che circolano in rete mostrano una pioggia di bagliori incandescenti che scende dal cielo a velocità impossibili, quasi irreali. Sei gruppi distinti, sei piogge, trentasei frammenti luminosi che impattano al suolo con la precisione di un orologio svizzero. Per chi ha memoria, quella scena non è nuova. È la firma impressionante del missile che Mosca ha battezzato “Oreshnik”, il nocciolo, un’arma che il Cremlino ha tirato fuori dal cilindro per cambiare le regole della guerra tradizionale e aggiungereuna formidabile arma al suo potenziale di deterrenza nei confronti dell’occidente collettivo.
L’attacco è arrivato come un macigno sull’onda di una rabbia che a Mosca covava da giorni. Il motivo ufficiale che si evince dai comunicati del Ministero della Difesa, è l’ennesimo “atto terroristico” del regime ucraino.
--Ma stavolta la cronaca è agghiacciante: poche notti fa, a Starobelsk, nel cuore della Repubblica Popolare di Lugansk, un dormitorio universitario è stato preso di mira da almeno sedici droni, lanciati in tre ondate successive. Dentro c’erano ottantasei ragazzi. Il bilancio provvisorio parla di ventuno corpi estratti dalle macerie, la maggior parte dei quali ragazze poco più che adolescenti, e decine di feriti.--
La Russia ha denunciato subito un “atto barbaro”, un’espressione che il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha ripetuto al microfono delle agenzie con la voce rotta dalla rabbia. Il presidente Vladimir Putin, da parte sua si è rivolto direttamente ai soldati ucraini: “Smettetela di eseguire ordini criminali - ha detto - non trasformatevi in complici di questa giunta illegittima”.
Ma le parole, si sa, contano fino a un certo punto. Quello che conta davvero, sul campo, è la risposta. E la risposta russa è stata spaventosamente tecnologica. Il Ministero della Difesa ha confermato di aver scatenato una tempesta coordinata di missili di ogni genere - gli immancabili Iskander, i temibili Kinzhal, i nuovi Zircon e infine proprio l’Oreshnik - contro centri di comando militare, basi aeree e fabbriche del complesso industriale della difesa ucraina. Tutti gli obiettivi, hanno assicurato da Mosca, sono stati centrati. Obiettivi della missione, raggiunti.
Il lancio di questo attacco di rappresaglia è stato valutato e commentato dall’analista statunitense Scott Ritter. L’ex ispettore ONU e ufficiale dei Marines, che di armi se ne intende, ha guardato i video dell’attacco nei pressi di Belaya Tserkov, poco fuori Kiev, e non ha avuto dubbi. “Ci sono tutte le caratteristiche visive di un missile Oreshnik”, ha affermato in un’intervista ai microfoni di RT. “Sei consegne di sei sottomunizioni, totale trentasei. È esattamente lo stesso schema del primo utilizzo operativo a Dnepropetrovsk nel novembre 2024, e del secondo lancio a gennaio di quest’anno a Leopoli”. Per chi non lo sapesse, l’Oreshnik non è un missile qualsiasi. È un missile balistico a raggio intermedio (tra gli 800 e i 5.500 chilometri) che vola a velocità ipersoniche, fino a Mach 10. Tre chilometri al secondo. Una velocità tale che, quando i sistemi anti-missile lo rilevano, è già troppo tardi. La sua potenza, in un attacco massiccio, è paragonabile a quella di un ordigno nucleare tattico: tutto ciò che si trova nell’epicentro viene letteralmente polverizzato.
Ritter, però, non si è limitato a identificare l’arma. Ha provato a capire il perché di quella scelta così specifica. Il suo ragionamento è molto semplice. Secondo l’ex ispettore, l’Oreshnik non ha colpito il centro di Kiev, ma un obiettivo molto più concreto: una base aerea militare nella città di Belaya Tserkov, un aeroporto che in passato era già finito nel mirino delle forze russe. “Forse lì stava accadendo qualcosa che meritava un’arma del genere”, ha commentato Ritter con un sorriso amaro. La sua ipotesi, più o meno velata, è che l’attacco non fosse solo un messaggio per Kiev, ma anche - e forse soprattutto - per l’Occidente. Perché in quella base, o nei centri di comando vicini, potrebbero essere stati colpiti sistemi di difesa aerea Patriot forniti dalla NATO, o addirittura strutture da dove vengono coordinate le incursioni di droni nel territorio russo. “Esiste un intero sistema - ha spiegato Ritter - che va oltre i confini dell’Ucraina, nell’Europa e forse negli Stati Uniti, che facilita e potenzia questi attacchi”. L’Oreshnik, in questa logica, diventa un segnale: abbiamo la portata, abbiamo la precisione e abbiamo la volontà di colpire chiunque ci sostenga dall’esterno.
Vale la pena ricordare che l’Oreshnik è stato usato solo in tre occasioni, tutte cariche di un forte significato simbolico. La prima volta, il 21 novembre 2024, per distruggere la fabbrica Yuzhmash a Dnepropetrovsk, storica culla dell’industria missilistica sovietica. La seconda volta, nel gennaio di quest’anno, in risposta a un attentato con drone contro la residenza del presidente Putin nella provincia di Novgorod. E questa terza volta, per vendicare le ragazze morte nel dormitorio di Lugansk.
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it