- La Redazione de l'AntiDiplomatico
Il politologo statunitense John Mearsheimer, professore all'Università di Chicago, ritiene che l'Ucraina uscirà dall'attuale conflitto come uno "stato residuale disfunzionale".
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Il politologo statunitense John Mearsheimer, professore all'Università di Chicago, ritiene che l'Ucraina uscirà dall'attuale conflitto come uno "stato residuale disfunzionale".

Cari amici e nemici di Stilum Curiae , portiamo alla vostra attenzione questo articolo di Antonio Romano, che ringraziamo sinceramente. Un sentito ringraziamento a Louis Lurton per la traduzione. Buona lettura e condividete!
Il sacerdote-avvocato perseguitato da Robert Francis Prevost
Con l'atmosfera del conclave che si faceva sempre più tesa, il 25 marzo 2025 la rete SNAP ( Rete dei Sopravvissuti agli Abusi da parte dei Sacerdoti ) scrisse al Segretario di Stato, Cardinale Parolin, e al Prefetto del Dicastero per i Vescovi (DDF), Cardinale Fernández, per denunciare la presunta cattiva condotta del Cardinale Robert Francis Prevost, Prefetto del Dicastero per i Vescovi, accusato di aver insabbiato i casi di due sacerdoti pedofili.
di Lorenzo Fascì, Segretario Regionale PCUP Calabria
La narrazione del miglioramento dei servizi di trasporto ferroviario in Calabria ed al SUD è solo una mistificazione della realtà.
È un tema questo dei trasporti che ci ha impegnato molto.
Più volte come PCUP, abbiamo denunciato la caduta verticale della qualità e della efficienza dei treni; almeno al SUD.
di Tyler Durden
Lunedì 27 luglio 2026 – 04:45
Alcuni legislatori statunitensi hanno iniziato a lamentarsi del fatto che le truppe americane di stanza in Medio Oriente siano diventate bersagli facili e si trovino in una situazione estremamente pericolosa, con i missili balistici iraniani che raggiungono sempre più spesso i loro obiettivi. Ciò è particolarmente vero dopo la morte di quattro soldati statunitensi all’inizio di questo mese.
Lo Yemen ha lanciato una serie di attacchi missilistici contro impianti industriali in Arabia Saudita, in risposta ai raid condotti dall'esercito saudita contro la città portuale di Al-Hudayda e l'isola di Kamaran.
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Lavinia Marchetti, a cui va il nostro grazie sincero, sul suo profilo substack, che vi consigliamo di visitare. Aggiungiamo che abbiamo visto come sui siti online di Repubblica, Stampa e Corriere non vi sia una linea relativa a questi tragici fatti; segno evidente e rivelatore di un elemento: e cioè dei poteri finanziari e lobbystici a cui rispondono i grandi giornali di “informazione”. Abbondanti i cronaca nera e altre distrazioni di massa. Buona lettura e condivisione.
di Vito Petrocelli
L’intervista concessa ieri da Elly Schlein al Foglio ha almeno un merito: quello della chiarezza. Elly conferma la visione piddina del mondo e conferma anche quanto sia profonda la distanza tra questa visione e l’interesse nazionale italiano.
Tale visione, mi permetto, si può sintetizzare in queste sue tre dichiarazioni:
U. M. :"Considerando e leggendo il "NO" a Pirlo e il continuo supporto militare con armi e molto spesso con valanghe di- E uri - dai Parlamentari al Governo e no, della nostra Italia...si potrebbe portare in Parlamento una proposta nella quale si "obliga" chi vota a favore di suppoti Militari e Euri per continuare alle molte guerre che cancellano la liberta di nazioni sullaTerra del mondo? Grazie!--
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Andrea Pirlo sta per diventare il nuovo commissario tecnico della Nazionale. La nomina è ormai quasi ufficiale. E cosa succede, puntuale come le tasse? Scoppia il caso. Non sul suo curriculum da allenatore (oddio, qualcuno ha da ridire, ma gli andrebbe ricordato che da Guardiola in giù non c’è la fila per allenare una nazionale imbarazzate, che ha bucato tre mondiali di fila), non sulle sue idee di gioco (tutti all’attacco, fantastico), e neppure sul futuro del calcio italiano, dato che i giovani non si fanno crescere e le squadre ormai scendono in campo solo con formazioni di stranieri (e poi si chiedono perché non abbiamo più campioni). No. Sul fatto che Pirlo è testimonial di Fonbet, il principale operatore di scommesse russo. Potevano non occuparsi di una questione così fondamentale, i nostri politici, mentre la gente fa la fila mesi o anni per un’esame diagnostico? Ma occuparsi di quello per cui vi paghiamo, sant’Iddio, ovvero di risolvere i problemi del Paese, no? Pirlo si occupa di fare una finanziaria, ad esempio?
Carlo Calenda (chi?), segretario di Azione (ah, beh), ha sentenziato che «chi fa propaganda per la Russia non dovrebbe ricoprire cariche nazionali». Prendete nota. Mauro Berruto (chi?), responsabile Sport del PD (ah, beh), si è detto imbarazzato per il legame con il provider russo. Prendete nota. E poi lei… poteva farsela mancare? Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, che già a fine maggio aveva attaccato l’ex centrocampista con parole al vetriolo: «Firma palloni a Mosca, non sa come stare al mondo con onore e schiena dritta», perché «i soldi non possono comprare la credibilità». Ieri il bis: la Figc sbaglia, Pirlo sarebbe «il piano Z del calcio italiano». Da castigatori di filorussi ad esperti di calcio, il passo è breve, si sa. Pure La Russa, tra una presidenza del Senato a un’altra, allena l’Inter.
Peccato che, a guardarla da vicino, questa montagna partorisca un topolino. Stando a quanto emerge sulla natura di questi accordi commerciali, il contratto che lega Pirlo al bookmaker russo sarebbe vincolato alla sua attività di allenatore di club: senza una panchina di società, l’accordo perderebbe efficacia. E indovinate un po’? Se Pirlo diventa ct della Nazionale, con i club chiude. Il presunto scandalo si dissolverebbe da solo, nel momento esatto in cui accettasse l’incarico. Si agita lo spauracchio russo per qualcosa che, con la nomina, semplicemente cesserebbe di esistere.
Ma la verità è che il merito non interessa a nessuno. Interessa il riflesso condizionato: c’è scritto “Russia” da qualche parte? Fuoco a volontà. È il nuovo galateo del potere: non serve più argomentare, basta evocare Mosca e chiunque diventa impresentabile. Un meccanismo di propaganda rovesciata che conosciamo bene, perché lo vediamo applicato da anni a giornalisti, artisti, scienziati. E ora tocca agli sportivi.
E poi, scusate, ma chi sono i predicatori? Sono gli stessi azzeccagarbugli di una Unione Europea che ha soffocato la nostra competitività sotto una montagna di paletti ideologici e investimenti col contagocce, mentre trova — magicamente — miliardi di euro da riversare nell’industria bellica. L’industria della morte finanziata a piene mani, e poi le lezioni di etica a un allenatore di calcio per un contratto pubblicitario. Ma mi faccia il piacere!, avrebbe detto Totò.
E non è la prima volta che questa Europa politica mette le mani sulla cultura e sullo sport per epurare tutto ciò che odora di Russia. Ricordiamo i tagli ai finanziamenti alla Biennale finiti nel mirino delle polemiche, e soprattutto il caso della pianista Valentina Lisitsa, il cui concerto in Italia fu annullato per le sue posizioni: fu Byoblu, allora, a organizzarlo, perché la musica non ha colore né divisa. Prima l’arte, poi la cultura, adesso il pallone. C’è ancora qualcosa che questa classe dirigente non abbia provato a normalizzare a colpi di strali e di accuse infamanti e oltraggiose?
E già che ci siamo, ricordiamo anche chi è Pina Picierno: la stessa vicepresidente del Parlamento europeo che ebbe l’ardire di presentare un’interrogazione alla Commissione Europea per chiedere la chiusura di Byoblu, l’unica televisione dei cittadini al mondo e – diciamocelo – solo perché a Messora non poteva fare una telefonata per chiedere che un’intervista non andasse in onda, come ha fatto con la Rai. Chiedere la chiusura di una testata giornalistica, nel cuore delle istituzioni che si riempiono la bocca di “libertà di stampa”, c’è qualcosa di più immorale? Di questo personaggio stiamo parlando. Una che vorrebbe decidere chi può fare informazione, e oggi pretende di decidere pure chi può allenare la Nazionale.
Se Pirlo firmi o non firmi palloni a Mosca non è il punto. Il punto è che non è questa l’Europa che vogliamo. Un’Europa a cui non basta massacrare l’arte e la cultura, dove si fanno interrogazioni per chiudere una televisione che non piace, e che adesso non si vergogna di mettere le mani anche sullo sport, trasformando ogni panchina in un tribunale ideologico.
Noi stiamo dalla parte dei cittadini e contro tutte le ingiustizie, sempre. E questo è un processo sommario a un campione che ha dato lustro all’Italia nel mondo, che ne ha celebrato le qualità, per un contratto commerciale che verosimilmente decadrebbe il giorno stesso della nomina. Tutta questa sceneggiata non è altro che l’espressione più truce di una arrogante bramosia di potere ormai incancrenita nelle pieghe della nostra società, che sfrutta una cordata di influenze e di pressioni politiche che partono dalle posizioni più influenti e vanno giù a cascata infiltrandosi in tutti i gangli della nostra organizzazione sociale, e che può arrivare perfino a chiedere la chiusura delle televisioni libere. Ma non era una democrazia, questa? Squadrismo abietto condotto senza un briciolo di morale. Sparare sul “filorusso” di turno è l’equivalente del bullismo. È quello che fa il branco quando si scaglia contro chi è estraneo alle dinamiche di gruppo..
A Pirlo tutta la mia solidarietà. Conosco questa gente e so di cosa sono capaci. E se i censori di professione hanno da ridire, rispondo come si risponde nelle curve e nelle piazze, e fatelo anche voi:
FORZA PIRLO!
Non sono un convertito alla pseudo religione ecologica, non intendo salvare il pianeta comprando un’auto elettrica, né espiare i peccati della civiltà industriale con una batteria al litio.
Tuttavia, accolgo con soddisfazione la ribellione montante negli USA – centro e motore dell’Impero – contro i data center dell’alta tecnologia, oggi dedicati in buona parte all’Intelligenza Artificiale.
Non sono neppure un luddista in trafelato ritardo, ingenuamente convinto di bloccare l’enorme avanzata della tecnologia distruggendo o sabotando i macchinari, come il mitico Ned Ludd all’alba della rivoluzione industriale...
di Fabio Marcelli
Al di là dello stucchevole scambio di gentilezze tra Trump, sempre più disperato, e la sua fan delusa Giorgia Meloni, la vera notizia degli ultimi giorni è stata data dal Fatto Domenica e concerne l'avvio di una produzione missilistica comune tra Germania, Israele e Ucraina. Molto significativo, dal punto di vista militare, strategico e politico, appare il fatto che i missili di produzione congiunta sarebbero in grado di colpire in profondità il territorio russo.

Mettetevi comodi, perché la notizia è di quelle grosse. Nel Pacifico si sta rafforzando El Niño, il fenomeno climatico che ogni tanto scalda le acque dell’oceano. E stavolta, secondo la rivista scientifica Nature, potrebbe diventare il più potente degli ultimi 150 anni. Non uno tra i tanti: il più forte mai registrato da quando esistono le misurazioni. Ora, 150 anni fa eravamo ancora nel 1800. Dubito che le misurazioni fossero così certosine come quelle di oggi. Meno male che gli uomini della pietra non annotavano sulle pitture rupestri il caldo, altrimenti oggi staremmo già parlando dell’evento più forte da centomila anni.
Battute a parte, partiamo dalle basi. El Niño (ma esiste anche la moglie: la niña, sul serio) è un fenomeno naturale che si ripete ogni tre-sette anni. Di solito i venti spingono le acque calde del Pacifico verso l’Asia. Quando questi venti si indeboliscono, l’equilibrio salta: le acque calde restano bloccate verso il Sud America e la temperatura del mare può salire anche di tre gradi su aree enormi. Pensate a una pentola gigantesca che comincia a bollire dal basso. Quel calore poi non resta lì: si sposta, cambia le piogge, i venti, le stagioni di mezzo mondo.
L’ultimo episodio c’era stato nel 2023-2024. Quello attuale è partito a giugno e si sta intensificando in fretta.
La NOAA, il servizio meteorologico americano, stima una probabilità del 40% che entro fine anno si sviluppi un evento “molto intenso”. Ed è quasi certo che El Niño durerà almeno fino ad aprile 2027. Michelle L’Heureux, meteorologa della NOAA, spiega che tutti gli indicatori puntano verso un episodio “tra i più duri della nostra storia”.
Il 40% è una probabilità che non lascia sereni, ma non è neanche un’80%. Insomma, come diceva un vecchio libro scritto dai bambini dell’asilo di una scuola degli anni 80: io speriamo che me la cavo.
Ma c’è chi va oltre. Zeke Hausfather, climatologo di Berkeley Earth, ha confrontato 14 modelli climatici: la stima media dice che la temperatura del Pacifico potrebbe superare di circa 0,8 gradi il record del 2015-16. Un margine che lui stesso definisce “sbalorditivo”. Tradotto: le previsioni ufficiali potrebbero essere perfino prudenti.
Se le proiezioni si avverassero, il 2027 diventerebbe l’anno più caldo mai registrato (e ti pareva!) con temperature globali fino a 1,7 gradi sopra i livelli preindustriali. Cioè oltre quella soglia di 1,5 gradi che i governi si erano impegnati a evitare con l’Accordo di Parigi. Ammesso che i governi possano realmente fare qualcosa per dire alla Terra se riscaldarsi o meno. Ammesso cioè che il riscaldamento, come si sostiene, sia realmente di origine antropica e non dipenda piuttosto da cicli naturali su cui difficilmente l’uomo ha il potere di intervenire. Secondo Hausfather anche il 2026 potrebbe già chiudersi con un record di caldo. Meno male, porello. Se no ci restava male.
Cosa significa tutto questo per la vita di tutti i giorni? Justin Mankin, ricercatore del Dartmouth College, parla di possibili perdite economiche fino a 10 trilioni di dollari entro il 2032. Diecimila miliardi. E poi c’è la spesa: El Niño colpisce le grandi aree agricole del pianeta. Caffè, cacao, zucchero, riso, mais e grano sono le colture più esposte. Durante l’episodio del 2023-24, per dire, il prezzo del cacao schizzò a livelli record.
Soffrono anche gli oceani: le barriere coralline, già sbiancate dal caldo, rischiano grosso, e i mari potrebbero assorbire meno carbonio dall’atmosfera.
Come che sia, l’estate che stiamo vivendo è veramente devastante. Pensate solo ai roghi che tutt’ora stanno assediando Madrid.
Qui da noi El Niño arriva di rimbalzo, come effetto indiretto. I primi modelli per l’inverno 2026-2027 indicano un possibile indebolimento del vortice polare, quella specie di coperchio che tiene chiusa l’aria gelida sul Polo Nord. Se il coperchio si allenta, il freddo scivola verso sud: ondate di gelo e neve anche a bassa quota, proprio dopo un’estate rovente.
Ma serve onestà: sono solo proiezioni. Nel 2015 un super El Niño portò un inverno più mite del previsto. Gli esperti parlano soprattutto di una stagione più instabile, con settimane calde e secche alternate a fasi di maltempo violento.
Insomma, il quadro è questo: alcuni scienziati vedono uno scenario da record assoluto, altri invitano alla cautela perché le previsioni a lungo termine restano previsioni. Quello che è certo è che i titolisti dei giornali (ma anche i blogger, a quanto pare) avranno da fare per molto tempo a venire.
Sono state privatizzate Alfa Romeo, Finsider, Italsider e Italstat, STET, Finmeccanica, ENI, ENEL, Credito Italiano, SME, Telecom Italia (nata dalla fusione di SIP, Iritel, Italcable, Telespazio e SIRM), Nuovo Pignone, Agip, SNAM, Banca Commerciale Italiana, IMI, INA, Alitalia, Autostrade.