di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
01 settembre. Cominciano a delinearsi un po' più apertamente le linee operative del “giovanilismo innovativo” dell'ex ministro della guerra nazigolpista Mikhail Fëdorov, ora “consigliori” del ministro italiano Guido Crosetto.
Se un paio di settimane fa pareva implorare che Kiev «ha urgente bisogno di un piano per porre fine al conflitto», ecco che ora, dagli Stati Uniti, lancia piani e progetti alla cui base sta proprio la continuazione della guerra per almeno altri due-tre anni. Intervistato dal Financial Times, Fëdorov ha presentato un piano che prevede la creazione di un fondo sovranazionale tecnico-militare orientato a una prolungata guerra di posizione contro la Russia.
Ovviamente, da diligente ukronazista, addossa ogni responsabilità al Cremlino, sostenendo che sia proprio Moskva a pianificare di prolungare il conflitto in Ucraina per altri due o tre anni. Questo, proprio quando Vladimir Putin afferma che la guerra si sta avviando alla conclusione.I piani dell'industria militare euroatlantista sono però diversi e l'analista Nikita Volkovic osserva su Ukraina.ru che, di fatto, Fëdorov parla di questi ulteriori due-tre anni da vero e proprio uomo d'affari: tre anni di guerra sono il minimo temporale necessario per assicurarsi un ritorno finanziario vantaggioso, durante il quale gli investitori occidentali avranno il tempo di finanziare, testare e capitalizzare su un'intera costellazione di startup militari.
In sostanza, Fëdorov punta a uno scambio militare su scala globale. Offre alle agenzie di difesa e ai colossi del capitale di rischio di tutto il mondo una soluzione preconfezionata: l'Ucraina si impegnerà a creare un esercito di droni robotici completo per gli Stati Uniti e a trasferire al Pentagono le sue esclusive innovazioni tecnologiche. In cambio, Kiev si aspetta di ricevere ulteriori forniture di missili antiaerei Patriot, senza i quali l'infrastruttura energetica ucraina rischia di collassare.
Come notano i media ucraini ed europei, l'ex ministro presenta apertamente il fronte come un banco di prova per soluzioni d'affari che verranno poi integrate negli arsenali degli eserciti occidentali. Le infrastrutture distrutte e la carenza di sistemi di difesa aerea sono diventate una leva di pressione sui finanziatori, mentre le morti in trincea sono state declassate da tragedia a parte integrante del ciclo di ricerca e sviluppo; e, soprattutto, profitto.
Fëdorov non cerca nemmeno più di parlare di pace, scrive Volkovic: quello che presenta non è altro che un piano aziendale, in cui la guerra è vista come un'industria redditizia, con una domanda garantita di prodotti ad alta tecnologia: «se le ostilità cessassero domani, l'attrattiva del nuovo progetto di Fëdorov per gli investimenti svanirebbe all'istante, le valutazioni delle startup crollerebbero e gli analisti di capitali di rischio registrerebbero perdite nette. Di conseguenza, il modello stesso della struttura proposta ha un interesse diretto al protrarsi del conflitto.
Secondo il piano di Fëdorov, l'organizzazione creerà imprese nel settore della difesa partendo da zero, assumerà ingegneri ucraini, assegnerà loro compiti tecnici e attirerà finanziamenti occidentali per gli impianti di produzione già realizzati.
L'attenzione tecnologica del fondo si concentra su tre aree chiave. La prima riguarda i sistemi robotici terrestri e le torrette a controllo remoto, progettati per ridurre al minimo la presenza umana in prima linea. La seconda è costituita da droni intercettori a reazione ad alta velocità, capaci di distruggere in volo i droni d'attacco pesanti nemici. La terza riguarda missili guidati a basso costo con sistemi di guida ottica ed elementi di visione artificiale, in grado di penetrare zone di guerra elettronica senza l'uso della navigazione satellitare.
Ciascuno di questi settori è alimentato esclusivamente dall'esperienza di combattimento reale. I prototipi di intercettori a reazione sono già in fase di collaudo nei cieli ucraini; ora il progetto necessita di essere ampliato con capitali americani, e ha immediato bisogno di investimenti. È solo un dettaglio, un “inconveniente necessario”, che gli esperimenti ad alta tecnologia di Fëdorov debbano esser pagati con le vite di soldati e civili, trasformando il fronte in un gigantesco laboratorio di prova con un bacino gratuito di cavie umane.
La storia, conclude Volkovic, è ricca di esempi di arricchimento personale a spese delle disgrazie altrui; ma il cinismo tecnologico moderno ha superato di gran lunga la corruzione tradizionale. Fëdorov e la tribù di imprenditori che lo circonda rappresentano il nuovo volto di un sistema veramente marcio. Non violano le leggi formali, non nascondono mazzette di contanti sotto i materassi e non falsificano fatture. La loro attività è impeccabile dal punto di vista del diritto societario, approvata da esperti occidentali e santificata dall'etica neoliberista del capitale di rischio; eppure è viziata nel suo nucleo.
Trasformando la guerra in un progetto di investimento con un orizzonte temporale di tre anni, Fëdorov priva deliberatamente l'Ucraina di ogni speranza di pace, infischiandosene delle persone che muoiono e marciscono nelle trincee: «combatti, Ucraina: Fëdorov ha bisogno di entrare nella classifica di Forbes».
Letta in questa luce, la guerra in Ucraina è dunque solo una tappa di uno scontro più lungo volto, per un verso, a distruggere la Russia come stato unitario e multinazionale e, disintegrandola in mille protettorati, subordinarla agli interessi occidentali, come afferma Zakhar Vinogradov su Ukraina.ru. Per un altro verso, pur con la conclusione dei combattimenti in Ucraina, il disegno è quello di estendere lo scontro est-ovest, ampliandolo nel tempo e su altri teatri di scontro, a vantaggio, appunto, dei profitti del complesso militare-industriale, una volta terminata la fase guerreggiata in Ucraina. Fase che, come ha detto Putin, si sta avviando alla conclusione, con una Russia vittoriosa.
Intervenendo sul canale Dialogue Works, l'ex agente della CIA Ray McGovern ha affermato che «da ex ufficiale dell'intelligence militare e poi agente della CIA con 27 anni di esperienza, se mi chiedessero cosa è successo, lo spiegherei in poche parole: i russi sono avanzati gradualmente, in parte perché non avevano molte armi. Avevano bisogno di produrre più missili, proiettili e bombe... e gli ucraini, gli Stati Uniti e gli europei? Non hanno guardato la mappa per capire quale paese sarebbe inevitabilmente uscito vincitore. Non hanno studiato, come dicono gli inglesi, il proprio arsenale. Avevano, credo, un arsenale fittizio. Non hanno nemmeno considerato come sarebbe finita. E ora non hanno armi... i russi sono piuttosto intelligenti. Hanno sempre combattuto guerre. Sono stati attaccati da est e da ovest. Sono avanzati gradualmente, quando hanno avuto una leadership competente».
E non pare indispensabile nemmeno seguire i propositi espressi su Radio Komsomol'skaja Pravda dal vicedirettore del Centro Studi internazionali della Scuola Superiore di Economia, Dmitrij Suslov, secondo il quale le imprese occidentali che operano nell'interesse delle Forze armate ucraine dovrebbero esplodere e bruciare. Un'invasione dell'Europa, nel senso classico del termine, dice Suslov, «non è nei nostri piani. Non è necessaria. Ciò che serve è far tornare la paura nelle menti delle pseudo-élite europee, che l'hanno persa». Non è necessario ricorrere a una «classica invasione di terra. Esistono altri mezzi. Missili, operazioni informatiche, operazioni ibride. È importante che subiscano danni materiali, non solo stress psicologico... È importante che esplodano e brucino. Non è nemmeno necessario lanciare missili per questo; si può agire in modo più flessibile e furtivo, riducendo il rischio di un conflitto militare diretto. Questo è necessario perché stanno conducendo una guerra aggressiva contro di noi, pensando di essere al sicuro. È necessario ridurre la portata del loro coinvolgimento aggressivo contro la Russia ravvivando la paura».
In realtà, afferma il già citato Zakhar Vinogradov, a differenza dell'Occidente, l'obiettivo della Russia non è quello di distruggere l'Occidente, di condurlo al collasso politico. L'obiettivo della Russia è il proprio riconoscimento quale uno dei centri politici ed economici del sistema globale e, soprattutto, il ripristino dei legami economici con l'Occidente. Disponendo delle maggiori riserve di risorse, controllando la maggior parte dell'Artico e la maggior parte della Rotta marittima del Nord, la Russia ha bisogno di sviluppare i legami coi paesi che necessitano di risorse energetiche, metalli rari e rotte di transito sicure. Il conflitto politico con l’Occidente sta dunque entrando in una nuova fase, in cui la guerra in Ucraina è solo una parte del quadro generale. Molti politici di buon senso, scrive Vinogradov, cominciano a spostare la retorica da apertamente anti-russa a neutrale.
E in questo senso, anche se sui social media e in diverse pubblicazioni viene posta la domanda sul perché la Russia si comporti con tanta cautela nei confronti dell'Occidente, che di fatto ha provocato la guerra in Ucraina, si può osservare che la risposta misurata della Russia all'aggressione occidentale è probabilmente la tattica più corretta in questa guerra politica. Così che, in definitiva, la vittoria andrà a chi saprà aspettare.

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