Alternative für Deutschland
Come le politiche antipopolari del capitalismo tedesco e l’annessione imperialista della DDR abbiano prodotto il neonazismo del XXI Secolo
Autore: Fulvio Bellini
Studioso di questioni economiche e geopolitiche; coordinatore Gruppo di Lavoro “Questioni Internazionali” del Centro Studi nazionale “Domenico Losurdo”.
Premessa: uno spettro (ancora lui) si aggira in Europa
È esistita, è scomparsa agli occhi del mondo, ma non è mai sparita nei ricordi e nei cuori dei suoi cittadini, sia per chi l’ha amata sia per chi l’ha odiata: è la Repubblica democratica tedesca. Impazzano sui mass media di regime, e non solo, analisi, commenti, giudizi sulla recente clamorosa vittoria di Alternative für Deutschland alle elezioni amministrative del Land di Sassonia-Anhalt, uno dei 5 Lander che facevano parte della DDR, di domenica 6 settembre scorso. Per riassumere sinteticamente il giudizio dei mass media di regime è sufficiente citare il titolo del Foglio “Non si scherza con l’onda neonazista. La vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt… Il partito di estrema destra oltre il 44 per cento, la Cdu crolla sotto il 20 per cento. La formazione del prossimo governo sarà al fotofinish” 1. E se questo giudizio arriva da un giornale italiano organico alla destra di casa nostra, siamo spronati a fare delle riflessioni meno superficiali su questo risultato, che sembra sorgere dal nulla, oppure da un generico malcontento popolare a fronte della crisi economica tedesca, da una fantomatica lontananza della politica dai problemi della gente, e tutte le banalità del repertorio che, in fondo, si assomigliano sui due versanti delle Alpi. Cerchiamo invece di fare un’analisi con gli strumenti che il marxismo del XXI secolo ci dà e che ci aiuta a comprendere la realtà per quella che è e non per quella che si desidera.
Innanzitutto occorre fare una premessa di merito: in questo articolo non si compie nessuna celebrazione di AFD, anzi il suo contrario, si vuole dimostrare che questo partito è un geniale strumento che una certa élite tedesca che si trova in due precisi luoghi del mondo, Germania occidentale e California, si sta dotando per compiere la sua “rivoluzione mondiale”, ormai conscia della fine delle democrazie liberali occidentali e la necessità di sostituirle con qualcos’altro. La fine delle democrazie occidentali si chiama postdemocrazia, e questo è un primo concetto che dobbiamo tenere presente, la rivoluzione delle élite che abbiamo accennato ha l’obiettivo di evolvere, dal loro punto di vista, dallo stato attuale di postdemocrazia a quello di feudalesimo digitale, dove il controllo monopolistico delle grandi piattaforme tecnologiche su Internet è in grado di detenere il vero potere attraverso la gestione dei movimenti finanziari innanzitutto, del commercio, dei dati personali, del controllo e manipolazione dell’informazione. Tuttavia, come ci ha insegnato la storia dell’uomo, esiste un altro “partito” rappresentato da una grande esperienza collettiva che ha avuto vita in Germania orientale dal 1949 al 1990. Questa esperienza di 16 milioni di tedeschi nel 1988, e non tedeschi qualunque ma gli eredi di quelli che avevano promosso l’unificazione della Germania nel 1870, i tedeschi che guardavano ad est e che hanno perso gran parte dei propri territori e che hanno visto l’abolizione della Prussia (Abschaffung von Preußen) il 25 febbraio 1947, con decreto della Commissione alleata di controllo; per intenderci è come se gli Alleati avessero abolito per decreto il Piemonte, dividendolo tra Francia, Lombardia e Liguria. Questa parte di Germania, gravata dalle riparazioni di guerra nei confronti dell’Unione sovietica, occupata militarmente dall’Armata Rossa, come del resto gli Alleati facevano in Germania occidentale, riuscì a creare uno stato socialista che nel corso del dopoguerra divenne un modello economico e sociale ed il maggiore partner tecnologico ed industriale dell’URSS nel COMECON. È importante prestare attenzione al fatto che, da un certo punto di vista, una parte della Germania che era stata protagonista dell’unificazione tedesca, della nascita dell’Impero guidato dalla casata prussiana degli Hohenzollern, della sconfitta nella Prima guerra mondiale, del riarmo e della guida della Wehrmacht nella seconda guerra mondiale, era divenuta di colpo un paese socialista, e che abbracciava ideologia e sistemi politici ed economici che erano stati aspramente combattuti. Dal punto di vista culturale, i cittadini della Germania orientale dovettero essere “rieducati” e riconoscere gli errori ed i crimini compiuti in Russia durante il recente conflitto, esperienze del tutto sconosciute ai tedeschi occidentali i quali, rispetto al regime hitleriano, non avevano cambiato il sistema economico capitalistico e la divisione in classi sociali, e nemmeno un certo militarismo anti sovietico, essendo stata la Bundeswehr inquadrata nella NATO.
È noto come molti ex gerarchi nazisti di secondo livello furono “ereditati” molto più facilmente dalla Germania occidentale rispetto a quella orientale. È altrettanto importante sottolineare che vi fu anche un’importante emigrazione di tedeschi verso gli USA e la California proprio nel secondo dopoguerra, comunità innanzitutto scientifica (vedi il gruppo di Wernher von Braun) e poi anche di persone compromesse col nazismo, che furono l’anima dell’industrializzazione aereospaziale prima e della Silicon Valley dopo della California; ecco perché abbiamo parlato di una élite tedesca anche negli Stati Uniti. Nella DDR, quindi, si formano due “gruppi” ideologici che sono necessari da conoscere per comprendere l’AFD di oggi. Il primo gruppo aveva accettato le proprie responsabilità nella Seconda guerra mondiale ed aveva compreso l’enorme opportunità storica di realizzare un paese socialista in Germania: queste persone erano rappresentate politicamente dalla SED, il Partito Socialista Unificato di Germania al potere nella DDR. La SED realizzò un paese dove: le abitazioni erano locate a tutti ed a prezzi irrisori; la sanità era gratuita; l’istruzione era pagata dallo Stato fino all’Università di alto livello ed aperta agli stranieri soprattutto provenienti dal cosiddetto terzo mondo; lo Stato creava i posti di lavoro necessari nelle aziende pubbliche o nei consorzi, eliminando quasi del tutto la disoccupazione e raggiungendo record altissimi di occupazione, specie femminile; l’economia era pianificata attraverso piani quinquennali; tutte le grandi imprese erano di proprietà dello Stato. Il secondo “gruppo” era invece costituito da coloro che consideravano le conquiste socialiste come un dato di fatto ed invece rimarcavano il superiore livello di vita nella Germania orientale; invidiavano all’Occidente le sue “libertà” in economia, nella politica, nella cultura eccetera, e soprattutto invidiavano la leggerezza colla quale gli americani, nuovi padroni della Germania occidentale, rinfacciavano ai tedeschi dell’ovest le loro responsabilità nella Seconda guerra mondiale. Questo gruppo si era principalmente coagulato intorno alle chiese cristiane presenti nella Germania est, ad esempio guidate da Horst Kasner, pastore protestante (luterano) e teologo tedesco, nonché padre di Angela Merkel. Abbiamo quindi visto che i “gruppi” sociali che popolavano la DDR erano due, questo è il primo elemento da tenere in considerazione per capire cosa sia l’AFD.
La fine traumatica della DDR ed il costo elevatissimo dell’Unificazione
Il dibattito sul modo dei riunificare la Germania è uno di quei misteri storici che sono stati rigorosamente rimessi nel cassetto perché è uno delle principali ragioni della repentina decisione di trasformare la Comunità economica europea a 12 stati in quel mostro che oggi si chiama Unione europea a 27 membri. Verso la fine degli anni ottanta in Germania si stava chiaramente profilando la possibilità della riunione con la parte orientale, promuovendo il dibattito sulla modalità di realizzarla. La linea del cancelliere Helmuth Kohl era chiara e nota: per il leader democristiano l’esperienza socialista della DDR era un puro artificio voluto e sostenuto dall’URSS, e che l’unione sarebbe stata una completa assimilazione dei 5 lander orientali al sistema politico, economico e sociale della Germania Ovest, con la contestuale liquidazione del sistema politico, economico e sociale della Germania Est. Questa visione ideologica ed aggressiva, però, non teneva in considerazione dei dati oggettivi: il PIL tedesco orientale nel 1988 era di 160 miliardi di dollari, un “fatturato” che sarebbe sparito di colpo dovendo essere recuperato in qualche modo; la cosiddetta “assimilazione” del sistema orientale avrebbe comportato molto probabilmente chiusure indiscriminate e saccheggio delle tecnologie e del know-how ritenute valide, lasciando sul terreno delle strutture svuotate; la violenta cancellazione dell’esteso sistema del welfare della Germania Est avrebbe inevitabilmente posto il tema, ed i relativi costi, del sostentamento dei tedeschi orientali nonostante l’inevitabile diminuzione del loro livello di vita, in contraddizione con le speranze che i mass media della Germania ovest stavano generando nei tedeschi orientali. Alcuni settori dell’establishment della Germania ovest iniziarono a criticare l’impostazione del cancelliere per i suoi costi elevati e difficilmente prevedibili, ed a capo di questo “partito” si pose l’allora Presidente della Deutsche Bank Alfred Herrhausen, che proponeva invece l’unione delle due Germanie sotto l’egida del principio di “uno stato – due sistemi”, che avrebbe certamente incontrato il favore dei dirigenti politici orientali e che avrebbe risparmiato ingenti costi a Bonn. Il partito di Herrhausen stava evidentemente acquisendo sostegno allorché il 4 dicembre 1989 il banchiere saltò in aria insieme alla sua auto, morendo dissanguato. L’attentato fu attribuito alla Rote Armee Fraktion ma per la linea del gabinetto Kohl mai attentato fu così propizio, e se si segue il motto latino “Cui prodest” ….
Il modello di annessione della Germania Est fu fondamentale ed in seguito replicato in tutte le repubbliche ex Comecon. Ad esempio, il land della Sassonia-Anhalt, teatro delle recenti elezioni amministrative, lungi dall’essere il piccolo e povero stato attuale, era il fulcro dell’industria chimica della Repubblica Democratica Tedesca (DDR), all’interno di un’area geografica denominata il “triangolo della chimica” (Chemiedreieck). Questo distretto industriale era uno dei pilastri dell’economia della Germania Est e impiegava circa 180.000 lavoratori, prima della sua repentina liquidazione dettata dalla strategia dell’assimilazione di Bonn. Anche nella DDR, aspetto politico fondamentale e poco indagato, si accese il dibattito circa l’opportunità e la convenienza di riunirsi con l’Occidente tedesco. Oltre alla linea ufficiale della SED al potere, che si concretizzava in un progressivo spostamento dalla difesa dell’indipendenza della DDR ad una linea simile a quella propugnata da Herrausen di un unico stato e due sistemi, man mano che Berlino Est avvertiva il venire meno del sostegno di Mosca, nel 1990 prese corpo una singolare alleanza di partiti della Germania orientale opposti alla SED per partecipare alle elezioni alla Volkskammer del 1990 e formata da Unione Cristiano Democratica (CDU), Unione Sociale Tedesca (DSU) e Risveglio Democratico (DA)e guidata dal democristiano orientale Lothar de Maizière. La coalizione vinse le elezioni, e nel gruppo parlamentare CDU a Berlino Est sedette per la prima volta la pupilla di Maizière: Angela Merkel. Con la riunificazione tedesca (3 ottobre 1990) e la conseguente fine della DDR, l’Alleanza terminò la sua esistenza, ma per la nostra analisi sulla AFD segniamoci a matita rossa questa esperienza politica, in quanto rispetto alla linea politica della SED, e alla tradizione socialista della DDR, il programma politico di Alleanza per la Germania (Allianz für Deutschland) era del tutto eversivo: riunione immediata tramite l’assimilazione propugnata da Helmuth Kohl; smantellamento del sistema socialista pianificato e adozione celere del Marco tedesco (DM) come moneta unica, insieme a riforme di stampo capitalistico; instaurazione di un sistema pluralista, stato di diritto, libertà di stampa, di opinione e garanzia di libere elezioni di stile occidentale; integrazione della Germania unita nelle strutture occidentali, inclusa la NATO e la Comunità Europea. Eversiva allora Allianz für Deutschland, eversiva oggi Alternative für Deutschland. Tuttavia il quesito posto da Alfred Herrausen rimaneva sul tavolo anche dopo la caduta del Muro di Berlino e l’assimilazione, travestita da unificazione, della Germania orientale a quella occidentale: chi avrebbe pagato il conto della riunificazione tedesca? La cifra è, come ogni informazione fondamentale, un mistero, ma la somma che esperti ed analisti condividono maggiormente è di 2.000 miliardi di dollari 2.
Se questo ammontare fosse stato direttamente pagato da Bonn, l’operazione riunificazione si sarebbe rivelata un autentico boomerang. Ma le cose andarono diversamente, il cancelliere Kohl, nel suo lunghissimo mandato dal 1982 al 1998, fece in modo che l’incredibile costo della riunificazione fosse pagato da una certa parte dell’Europa, in una poderosa riorganizzazione politica, sociale ed economica di un’area della Mitteleuropa, curiosamente coincidente con i confini dell’antico Sacro Romano Impero. Kohl era convinto che la nuova Germania unita, con la sua capitale ritornata a Berlino nel 1991, sarebbe stata in grado di ridisegnare gli assetti politici europei, e così fu: il trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, segnò la fine della vecchia CEE e l’alba di quell’organizzazione che sarebbe poi divenuta Unione Europea; nel 1993 la Cecoslovacchia cessava di esistere per dividersi in Cechia e Slovacchia; nel quinquennio 1991-1995 la Jugoslavia si dissolveva in una sanguinosa guerra civile; nel 1992 iniziava l’inchiesta giudiziaria Mani Pulite che avrebbe portato al passaggio tra Prima e Seconda Repubblica in Italia, colla relativa fine del peculiare sistema di economia mista di quel paese che l’aveva reso economicamente ricco a partire dal boom degli anni cinquanta. La struttura politica europea che avrebbe contribuito all’enorme costo dell’unificazione tedesca era così preparata.
La Germania Felix: la DDR diviene un “fiume carsico”
Si può definire il ciclo della “Germania Felix” un lungo periodo che va dalla metà degli anni novanta alla fine del 2021 nel quale la Germania ha potuto ideare, organizzare, sviluppare ed affermare la propria filiera industriale di creazione del valore, talmente performante da aver potuto pagare la riunificazione della Germania ed accrescere il livello di vita, anche se in modo diseguale, in tutti i lander tedeschi. Innanzitutto Berlino raggiunse un accordo strategico coi padroni americani, che avevano concesso mani libere a Bonn nella sua politica di riunificazione: al lauto banchetto al quale l’Occidente collettivo si apprestava a partecipare dopo la caduta del muro di Berlino, agli Stati Uniti sarebbe spettato il desco principale, la Russia di Boris Elstin, alla Germania il tavolo secondario degli altri paesi dell’ex blocco socialista. Grazie a questo “gentleman agreement”, la Germania riunita fu in grado di costruire la sua poderosa organizzazione industriale diventando la locomotiva d’Europa. L’acquisizione a prezzi di saldo dei complessi industriali orientali, come il caso della ceca Skoda entrata nel gruppo Volkswagen già nel 1991 unitamente ai suoi operai qualificati, permise ai tedeschi di delocalizzare la filiera dei semi lavorati e della componentistica in paesi industrialmente efficienti ma dal lavoro a basso costo, concentrando le produzioni ad alto valore aggiunto in Germania dove il costo della manodopera era più alto. Questo schema coinvolse anche il nord Italia, le cui piccole e medie imprese, perduti per sempre i grandi committenti pubblici, dovettero rivolgersi ai nascenti conglomerati teutonici, e per fare questo dovettero comprimere il costo della loro manodopera, processo subito iniziato con l’abolizione della scala mobile avvenuta il 31 luglio 1992. La scelta industriale tedesca fu quindi immediatamente rivolta alla manifattura, alla produzione industriale, la quale ha necessità di energia per far lavorare le sue fabbriche. Ecco che a partire dal 1998 Berlino pensò di dotarsi di vie per l’importazione diretta del conveniente gas naturale russo con il quale fornire di abbondante energia la sua struttura manifatturiera, ricalibrando la politica estera tedesca del cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder nei confronti della Russia del nuovo Presidente Vladimir Putin: nasce l’idea ed il progetto del North Stream 1. Ma è sotto il lungo cancellierato di Angela Merkel che la Germania raggiunge l’apice della sua “felicità”: il 6 settembre del 2011 entra in esercizio il North Stream 1, al quale la cancelliera cerca subito di far seguire il North Stream 2 in modo da rendere ancora più performante l’industria tedesca, e difatti il North Stream 2 è pronto ad entrare in esercizio già agli inizi del 2022. Tuttavia il fiore all’occhiello del cancellierato della Merkel è stata la conquista dell’immenso mercato cinese tra il 2000 ed il 2020, ed in special modo nel secondo decennio del secolo, nel quale le esportazioni di automobili e di macchinari in Cina generavano risultati clamorosi per la bilancia commerciale tedesca: 143 miliardi di dollari nel 2005; 177 miliardi nel 2010; 253 miliardi nel 2015; 223 miliardi nel 2021, ultimo anno di cancellierato Merkel. Anche i lander della Germania orientale, dopo la choc terapy stile scuola di Chicago subita negli anni novanta, furono coinvolti nella tumultuosa affermazione della Germania locomotiva d’Europa, e tornando all’esempio della Sassonia-Anhalt, nel nuovo secolo si ristabilì una presenza industriale della chimica nei distretti storici di Leuna, Bitterfeld e nel polo di Wittenberg, sede del colosso dei fertilizzanti SKW Piesteritz. Durante il periodo della Germania Felix, l’esperienza storica, politica e sociale della DDR sembrò svanire nel dibattito tedesco, diventando invece un fiume carsico, invisibile in superfice, ma presente nel ricordo e nella coscienza dei tedeschi dell’est, distratti dal tumultuoso incedere della Germania Felix. La prova di questo atteggiamento si può trovare nell’involuzione del partito erede della SED, dapprima rappresentato dal Partito del Socialismo Democratico Partito della Sinistra PDS, tra il 1990 ed il 2007, formazione politica che si allontanò progressivamente dalla sua matrice socialista e dalle istanze politiche ispirate dall’esperienza della DDR, per approdare ad una forma di socialdemocrazia di sinistra che gli permise di fondersi con Lavoro e Giustizia Sociale di origine bavarese, guidato da Oskar Lafontaine (attuale marito di Sarah Wagenknecht) e dare vita alla Linke, una sorta di Alleanza Verdi sinistra italiana, senza i verdi e meno cialtrona. Con la nascita della Linke nel 2007, gli ultimi barlumi di una politica alla DDR cessarono definitivamente.
Alternative für Deutschland non nasce neonazista
Abbiamo visto che, anche dopo la scomparsa della DDR, anche se travolti dall’impetuosa avanzata mondiale della Germania Felix, l’esperienza politica della SED era continuata in qualche modo nel PDS, spegnendosi progressivamente fino a giungere alla sua negazione: la Linke. Teniamo fermo questo concetto perché necessario per capire le ragioni dell’affermazione di AFD nei Lander orientali tedeschi. Come noto, i mass media di regime indicano AFD come qualcosa di più di un partito di estrema destra, bensì come un partito neonazista. Occorre intendersi su cosa si intenda neonazista nel caso di AFD. Ad esempio, nel caso di Fratelli d’Italia è più corretto attribuire l’aggettivo di neofascista perché quel partito è erede diretto dei repubblichini di Salò attraverso le sue evoluzioni Movimento Sociale Italiano prima, Alleanza Nazionale poi, Fratelli d’Italia ora senza soluzione di continuità. L’attuale premier Giorgia Meloni ha iniziato la sua carriera politica nel 1992 aderendo al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano. Discorso analogo lo si può fare per il Rassemblement national di Marine Le Pen, erede del Front National fondato dal padre Jean-Marie, inspirandosi anche nel simbolo al modello italiano del MSI, che a sua volta aveva avuto come mentore l’avvocato Jean-Louis Tixier-Vignancour, coinvolto nelle vicende del regime francese filonazista di Vichy. Nel caso di AFD, invece, non vi è nulla che lo può ricondurre storicamente al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP). I fondatori di Alternative für Deutschland, movimento creato nel febbraio 2013, Bernd Lucke ed Alexander Gauland, avevano entrambi due precise connotazioni: essere nati nella DDR ed essere fuoriusciti dall’Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU). AFD nasce quindi come espressione della destra democristiana tedesca, ed ha come centro della sua critica la linea politica di Angela Merkel, allora presidente della CDU, innanzitutto per quanto riguardava la politica dell’Unione europea e l’adesione all’Euro. Infatti, in quegli anni vi era un certo dibattito intorno alla constatazione che le economie deboli europee non riuscivano a “tenere l’Euro in tasca”. Si era all’indomani della crisi greca del 2013 e nelle cancellerie del nord Europa era in voga l’acronimo PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) per indicare in modo dispregiativo quei paesi che non erano in grado di tenere in ordine i propri conti pubblici. Si parlava di uscita dal basso dall’Euro per i PIGS appunto, ma vi era anche una certa corrente in Germania, sostenuta da economisti come Bernd Lucke, che proponevano una “uscita dall’alto”, cioè il ritorno della Germania al marco, in modo da stabilizzare l’Euro ad un livello più basso e maggiormente compatibile con le economie degli altri paesi UE. In quella polemica rifletteva anche la constatazione che, nella Germania Felix di cui abbiamo parlato, non tutti i lander erano felici alla stessa maniera. I tedeschi orientali, nonostante la cancelliera fosse una di loro, non avevano beneficiato nella stessa maniera della felicità merkeliana come i connazionali occidentali, ed un partito come AFD aveva gioco facile nell’insinuare che se ci fosse stato il Marco e non l’Euro, ingenti risorse tedesche sarebbero state indirizzate nei lander ex DDR e non devolute ai portoghesi, agli italiani, ai greci ed agli spagnoli tramite l’Unione europea. Senza entrare nei dettagli di quella politica, nemmeno l’aspetto sicuritario del programma di AFD, all’atto della sua nascita, appartiene ad un’ideologia nazista, ma ad una destra democristiana conservatrice, con posizioni critiche, ad esempio, rispetto all’islamismo radicale, che in quel decennio era comune a moltissimi altri movimenti politici europei, mentre lo stesso nome del partito, Alternative für Deutschland, richiamava a mio avviso affatto casualmente una precisa esperienza politica della DDR al suo crepuscolo, Allianz für Deutschland, comune a molti democristiani orientali della generazione di Angela Merkel come Alexander Gauland.
La svolta: l’ascesa di Alice Weidel
Abbiamo capito che occorre stare attenti a definire AFD un partito neonazista perché non possiede affatto l’albero genealogico di Fratelli d’Italia e di Rassemblement national, bensì ha una genesi democristiana. Questa constatazione storica non significa diminuire la nostra attenzione critica, ma dirigere in modo corretto il senso dell’investigazione. Siccome siamo marxisti, facciamo della dialettica, e non del manicheismo oggi imperante, uno dei nostri strumenti di analisi, ci dobbiamo porre la domanda se vi è comunque qualche analogia tra AFD ed NSDAP: la risposta è positiva. E’ noto come il Partito nazionalsocialista non fu fondato da Adolf Hitler, non era un movimento tedesco bensì boemo prima ed austriaco poi, che divenne NSDAP nel 1918, che Anton Draxler ne fondò la sezione di Monaco di Baviera nel 1920, ed infine che Hitler ne prese il controllo nel 1921. Fino al putsch di Monaco, quel partito era una delle tante formazioni dell’estrema destra tedesca; solo la pubblicazione del Mein Kampf del 1923 attirò l’attenzione internazionale su quel movimento grazie a due suoi particolari militanti: Rudolf Hess nei confronti degli inglesi ed Ernst Hanfstaengl con gli americani, essendo quest’ultimo amico personale di Walter Lippmann ma soprattutto di Franklin Delano Roosevelt, fin dall’epoca dell’università. Il Mein Kampf fu fondamentale per varie ragioni ma soprattutto per tre aspetti: consacrava Adolf Hitler come leader indiscusso del partito, anche se la parte teorica e politica dello scritto era opera di Hess; proclamava la guerra al comunismo ed all’Unione sovietica come fine ultimo del partito, e siccome accusava i comunisti di essere una macchinazione internazionale giudaica, incluse la lotta agli ebrei come altro pilastro dell’ideologia del NSDAP. L’antisemitismo era tipico dell’estrema destra tedesca degli anni venti, un paese prostrato da sconfitta militare, sanzioni pesantissime ed in perenne caccia dei traditori interni, ma fu l’antisovietismo viscerale ad attirare l’attenzione delle potenze anglosassoni, interessate a riprendere la lotta contro il paese dei soviet. In altre parole, il Mein Kampf fu quindi uno spot pubblicitario del Partito nazionalsocialista e le potenze anglosassoni acquistarono il prodotto. Alice Weidel aderisce ad AFD da subito, mettendosi in mostra ma rimanendo politicamente poco rilevante durante tutto il cancellierato di Angela Merkel. Tuttavia, Alice Weidel non ha molto da condividere con gli altri vertici di AFD, ad esempio con l’attuale co-presidente del Partito, Tino Chrupalla nato nella Sassonia della DDR e di origine popolare. Alice Weidel nasce nella Germania occidentale, studia a Beyeruth distinguendosi, inizia l’attività professionale in Goldman Sachs a Francoforte, capitale finanziaria tedesca ed europea. Consegue anche un dottorato attraverso uno studio sul sistema previdenziale cinese, per poi essere assunta da Allianz Global Investors Europe sempre di Francoforte: possiamo quindi affermare che Alice Weidel è un esponente del mondo finanziario, che sappiamo è sostanzialmente apolide; infatti Weidel è un deputato del Bundestag, cittadina tedesca che però vive in Svizzera con la sua fidanzata Sarah Bossard, cittadina svizzera di origini singalesi. La sua carriera politica, insieme a quella del suo partito, cresce progressivamente durante gli ultimi anni di cancellierato Merkel, il clima politico internazionale sta cambiando, ed esplode con l’avvento dei suoi due successori: Olaf Scholz, l’affossatore del SPD, e Friedrich Merz, l’affossatore della CDU. Alice Weidel diviene portavoce di AFD il 18 giugno 2022 e da quella data inizia una cavalcata wagneriana nelle urne: nel 2023 viene eletto il primo sindaco di AFD, a Sonneberg, in Turingia; nel 2024 il partito ottiene il 16% alle elezioni del Parlamento europeo, piazzandosi al secondo posto; alle amministrative del lander sempre di Turingia ottiene la maggioranza relativa; nel 2025 conquista il 20,8% dei voti alle elezioni federali tedesche, guadagnando il 10,4% rispetto al risultato delle elezioni del 2021, dominando nelle zone dell’ex Germania dell’Est. La figura centrale di questa cavalcata risulta proprio Alice Weidel, ed abbiamo spiegato che la sua origine dal settore finanziario la rende immediatamente attenzionata ad un certo mondo che sta costruendo intorno alla finanza creativa una nuova architettura politica, economica e sociale: parliamo dei capi della cosiddetta Paypal Mafia, Peter Thiel ed il suo front man, Elon Musk. Il 25 gennaio 2025 Elon Musk interviene in video al congresso di AFD e dichiara pubblicamente il suo sostegno certamente ad Alternative für Deutschland ma in particolare ad Alice Weidel: “’Penso che ci si concentri francamente troppo sulle colpe del passato, dobbiamo andare oltre. I bambini non dovrebbero essere ritenuti colpevoli per i peccati dei loro genitori o addirittura dei loro bisnonni… Spero vivamente che l’AfD abbia successo e che Alice Weidel diventi cancelliere” 3
Perché AFD vince e cosa vuole la Paypal Mafia da Alice Weidel
Alternative für Deutschland viene definito un partito neonazista ma abbiamo visto che non lo è dal punto di vista della genealogia politica. Non lo è neppure dal punto di vista ideologico, se riteniamo che un partito nazista si debba ispirare alla politica della Germania di Adolf Hitler ed al suo manifesto programmatico: il Mein Kampf. Infatti Hitler dichiara nel suo libro di voler far la guerra all’Unione sovietica e di voler combattere gli ebrei, entrambi visti come le maggiori minacce per la Germania del primo dopoguerra. La politica dichiarata da AFD nei confronti di Mosca è diametralmente opposta a quella del NSDAP: nessuna escalation militare nei confronti della Russia; fine dei finanziamenti e degli aiuti militari all’Ucraina; fine delle sanzioni nei confronti di Mosca; ripristino dei rapporti commerciali ed energetici con la Russia tramite il ripristino dell’esercizio dei due gasdotti Stream 1 e 2. Questa linea programmatica, considerata da molti osservatori e avversari politici come “filorussa”, è il principale motivo di successo elettorale nella Germania orientale, successo che si sta espandendo anche ad occidente, i cui cittadini stanno prendendo coscienza che il disastro industriale ed economico che sta investendo la grande manifattura tedesca ha dei precisi motivi politici e non congiunturali. Per quanto riguarda il secondo pilastro del nazismo storico, l’antisemitismo, occorre evidenziare la seguente contraddizione: molti leader di AFD sostengono Israele ed il gabinetto di Benyamin Netanyahu. In particolare, nel suo colloquio con Elon Musk sulla piattaforma X del 09 Gennaio 2025, la leader di AFD ha marcato la sua distanza dal supposto mentore storico Adolf Hitler con due argomenti fondamentali, anche se da un certo punto di vista sorprendenti: “Definire Hitler di destra e conservatore è stato il più grande errore della storia… Hitler era comunista, perché nazionalizzò le aziende” al contrario di AFD che è invece “libertario e conservatore”. Il secondo argomento riguarda le comunità ebraiche tedesche; secondo Weidel, la critica all’operato di Israele nella Striscia di Gaza dimostra che il vero antisemitismo si trova «a sinistra» … e ribadisce l’impegno di AFD come «l’unica protezione per gli ebrei in Germania» contro la «crescente minaccia dei crimini musulmani» 4. Anche il secondo pilastro ideologico del nazismo storico è negato: AFD è un partito filo sionista. La questione degli immigrati, per la quale questo partito è tacciato di neonazismo, è una posizione moralmente condannabile ma condivisa con tutti i movimenti di estrema destra ed è principalmente marketing politico. L’esperienza italiana, il paese dove la politica è svolta in modo cialtronesco e quindi è più facile vederne i meccanismi, ci offre un esempio chiaro. Fratelli d’Italia vince le elezioni del 2022 sbandierando la mano durissima con gli immigrati clandestini, i quali una volta sbarcati, a differenza della Germania che li cura e li assiste veramente, vengono abbandonati da tutti, compresi i partiti della cosiddetta sinistra, nelle mani di caporali e criminali. Anche la Lega di Salvini è sulle stesse posizioni, se non più oltranziste. Una volta andati al governo, Fratelli d’Italia e Lega tradiscono questo punto di programma, come tutti gli altri del resto. Nasce un nuovo partito di estrema destra, Futuro Nazionale di Vannacci, il cui programma è semplicemente la fotocopia di quello di Meloni e Salvini del 2022, ricominciando la giostra di propaganda e menzogne. Torniamo alla Germania, e chiediamoci perché AFD prevale nelle urne. Vince in quanto è il primo tentativo di una certa classe dirigente su entrambe le sponde dell’Atlantico, abbiamo visto la Paypal Mafia ma non solo, di superare il sistema postdemocratico presente sia negli Stati Uniti che in Europa, iniziando ovviamente dal paese europeo principale: la Germania. Se prendiamo le elezioni in Sassonia-Anhalt, i risultati delineano una frattura tra AFD e tutti i partiti che sono rappresentati nel Bundestag: Alternative für Deutschland conquista da sola il 43,6% dei voti; la somma di CDU, SPD, Verdi, Linke e Partito Liberale conquista il 46,6%, superando AFD solo per il 3% con un’affluenza record alle urne dell’80% che ha reso questa consultazione anche politica oltre che amministrativa. Cosa distingue AFD dai partiti rappresentati nel Bundestag, il parlamento tedesco? Che i secondi sono tutti inclusi nel perimetro postdemocratico del partito unico, dove tutte queste formazioni hanno la medesima politica estera: sanzioni suicide alla Russia; sostegno al regime corrotto ucraino; acquisti di gas da americani e norvegesi a prezzi esorbitanti; finanziarizzazione dell’economia e sua trasformazione in un sistema bellico; previsione di un conflitto diretto contro la Russia entro il 2030.
Tutte le altre politiche, economiche, sociali, di sicurezza, culturali si conformano a quella estera. Non ha più alcuna rilevanza se a guidare la Große Koalition è il socialdemocratico Scholz oppure il democristiano Merz, agli occhi del sempre maggior numero di tedeschi la politica nazionale non cambia oppure peggiora: soldi a Zelensky mentre Volkswagen annuncia 50.000 licenziamenti. I partiti potenzialmente di opposizione, i Verdi, i Liberali e soprattutto la Linke, non sono neppure presi in considerazione perché gli elettori tedeschi sanno che in caso di bisogno correrebbero a sostenere la maggioranza in caso di decisioni particolarmente negative per gli interessi tedeschi. In altre parole i partiti del perimetro postdemocratico sono divenuti semplicemente impresentabili, con il rischio che a qualche prossima tornata elettorale la sola AFD possa prendere più voti di tutti gli altri messi insieme. Che cosa vuole la Paypal Mafia da AFD? Lo ha dichiarato in pubblico Elon Musk: che Alternative für Deutschland vada al potere e che Alice Weidel diventi Cancelliere, e per questo obiettivo un gruppo di miliardari in dollari sta sostenendo il partito tedesco attraverso ingenti finanziamenti. Perché varie élite tedesche oppure di origine tedesca sostengono AFD? Perché concordano sulla necessità di una nuova guerra mondiale che inizi in Europa ma che sia realistica, che non sia la sciocca visione di una Ursula von der Leyen oppure dei vari volenterosi. Queste élite sanno che la guerra alla Russia, soprattutto adesso che è alleata di fatto con la Cina, è impossibile da vincere, e che i Panzer tedeschi non correranno nelle pianure russe come nel 1941. Ma una guerra occorre e deve avere due caratteristiche precise: deve essere realistica e vincente. Cosa insegna la storia quando la Germania vuole fare una guerra realistica e vincente? A volte con l’interessato appoggio esterno della Russia? Nel XVIII secolo, colui che l’Imperatrice d’Austria Maria Teresa definiva “l’uomo cattivo di Berlino”, Federico Il Grande, ne promosse una da vivo e due postume: nel 1772, nel 1793, e nel 1795, cioè le tre spartizioni della confederazione Polacco-lituana. Fantapolitica? Non più di quella di fare la guerra alla Russia di Putin. In Polonia qualche dubbio di questo tipo ce l’hanno già, il capo del governo Donald Tusk, che non ha mai avuto parole tenere per il cosiddetto alleato tedesco nella NATO, ha correttamente commentato la vittoria di AFD in Sassonia-Anhalt: “In Polonia solo gli idioti o i traditori possono rallegrarsi per il trionfo dell’AFD in Germania. Si sono riuniti alcuni nella Confederazione e nel PiS” 5. E se una donna cattiva andasse a Berlino?
I presupposti ci sono tutti: AFD non fa parte del perimetro postdemocratico tedesco; Alice Weidel è un’espressione del mondo finanziario, garantisce quindi che l’opposizione al Partito Unico postdemocratico guidato da Merz non vada a ledere gli interessi iperliberisti e finanziari internazionali nel più importante paese europeo; la linea di riappacificazione alla Russia è necessaria per uscire dallo stallo politico di UE e volenterosi che stanno rovinando la Germania; tuttavia AFD rimane un partito fortemente di destra, che garantisce compressione dei diritti sociali e civili dei tedeschi per portarli naturalmente ad una soluzione bellica, ma non diretta contro la Russia, perché sarebbe certamente la terza sconfitta storica per la Germania e forse l’ultima, bensì contro obiettivi più realistici come Polonia ed anche Ucraina; d’altronde il risarcimento delle perdite finanziarie subite dal 2022 ad oggi qualcuno lo deve pur pagare.
Conclusioni: AFD è un partito nazista ma del XXI secolo
In Sassonia-Anhalt la DDR ha compiuto la sua vendetta storica. Un’esperienza collettiva di sedici milioni di tedeschi, oggi per grande parte ancora vivi, che è stata denigrata ed occultata dalla propaganda occidentale, ed il cui ricordo è stato annebbiato dai trent’anni di Germania Felix. Ora quegli anni sono finiti ed i tedeschi se ne stanno accorgendo, a suon di fallimenti di aziende e di licenziamenti dei grandi gruppi. La DDR si sta vendicando perché al potere nella Germania democratica e liberale sono arrivati i portinai in livrea di Black Rock, leggi Friedrich Merz, che fanno gli interessi di tutti tranne che dei tedeschi. La DDR si sta vendicando perché AFD sta diventando il primo partito tedesco, e probabilmente il prossimo partito di maggioranza relativa alle prossime elezioni del Bundestag, con al centro del proprio programma la sua visione della politica estera: l’imprescindibile rapporto di amicizia con la Russia. La DDR si sta vendicando perché il partito di sinistra che doveva ereditare il vessillo della SED, la Linke, avrebbe dovuto esprimere le posizioni di AFD in politica estera senza le brutalità ideologiche suggerite dai magnati americani e tedeschi di questo secolo, leggi Paypal Mafia, nei lander ex DDR non raggiunge nemmeno il 9% dei consensi. Se dobbiamo cercare una ragione per la quale i cittadini orientali votano AFD, risiede anche nel tradimento neoliberista della Linke, diventata il PD tedesco, e peggiore insulto è difficile da coniare. Abbiamo anche cercato di capire cosa sia Alternative für Deutschland, un partito molto più complesso di quello che si potesse immaginare. Si tratta di un partito neonazista propriamente detto? No, AFD nasce da una scissione a destra dei democristiani tedeschi. Si tratta di un nuovo partito della destra tecno-feudale, espressione del capitalismo finanziario nella sua fase decadente, del sionismo internazionale che sta sostenendo Israele nella sua campagna genocida in Palestina e nel sud del Libano? Sembrerebbe proprio di sì. La destra tecno-feudale, sia in Germania che negli Stati Uniti, vuole una guerra in Europa? La vuole perché sta investendo nei colossi europei delle armi come Rheinmetall e Leonardo, la vuole perché sa che i debiti che gli stati postdemocratici stanno facendo a suo vantaggio non sono più rimborsabili, la vuole perché il sistema postdemocratico stesso è entrato nella sua parabola discendente e non è più in grado di gestire il repentino impoverimento che europei in genere e tedeschi in particolare subiranno nei prossimi anni. Alternative für Deutschland può dare una guerra alle élite tecno-feudali? Lo può fare se si tratta di una guerra realistica e vincente, che possa assoggettare i paesi dell’Europa orientale come accaduto nella storia tedesca dal medioevo alla Seconda guerra mondiale, ma che rispetti i confini e gli interessi russi; del resto qualcuno deve pagare i disastri compiuti dopo il 2022, e di solito chi paga non è chi li compie. AFD è quindi destinata a prendere il potere? Se rimane fuori dal perimetro postdemocratico è assai probabile, ma potrebbe sempre diventare anche lei vittima della vendetta postuma della gloriosa Repubblica Democratica tedesca.----
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