Diritto internazionale: un'inutile chimera?
Il diritto internazionale è sotto stress. Si moltiplicano interventi, non sempre qualificati, in merito. Dagli scopritori dell'acqua calda che si accorgono che non sempre viene rispettato, alle frettolose prefiche che solo apparentemente affrante ne lamentano la morte, al "nostro" ministro degli Esteri per caso, Antonio Tajani, che passerà poco onorevolmente alla storia per la sua celebre fase che ne proclama la vigenza, ma "fino a un certo punto".
In realtà il diritto internazionale non è mai stato adeguatamente rispettato. Rotture della legalità internazionale ci sono sempre state. Al tempo stesso però il diritto internazionale è progredito nel corso degli ultimi due secoli e mezzo circa, anche sotto la spinta delle principali rivoluzioni che si sono verificate in tale periodo. Dalla Rivoluzione francese con la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, alla Rivoluzione russa col suo fondamentale contributo in tema di autodeterminazione dei popoli, alla Rivoluzione cinese e a quella cubana.
Tuttavia tale crescita del diritto internazionale non è riuscita a mettere in discussione il predominio internazionale globale dell'Occidente. La struttura della comunità internazionale è tuttora caratterizzata da questo difetto di origine, che si è articolato in vario modo nel corso del tempo, dal colonialismo classico al neocolonialismo, basato sui cinque monopoli identificati da Samir Amin (scienza e tecnologia, finanza, armi, risorse, telecomunicazioni), oltre a quello dell'informazione e della propaganda.
Il dato di fatto più evidente dell'ultimo decennio è costituito proprio dalla progressiva erosione di tali monopoli. Basti pensare alla sbalorditiva crescita tecnologica della Cina, ai nuovi organismi finanziari stabiliti nell'ambito dei BRICS che rappresentano sempre più una valida alternativa all'approccio usuraio del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale) e ai significativi progressi che si vengono realizzando anche negli altri tre campi indicati da Samir Amin.
Ciò comporta niente meno che un ribaltamento dei rapporti di forza mondiali. Il declino statunitense è evidente e la sconclusionata e ondivaga presidenza Trump, peraltro preceduta da quella non certo più brillante di Biden, ne costituisce l'effetto e non la causa.
Varie sono le strategie tentate da Trump per frenare il declino. La prima, di carattere squisitamente geopolitico, consiste nel rifocalizzarsi sul continente americano riattualizzando la dottrina Monroe a oltre due secoli di distanza. In tale ambito sta ottenendo qualche successo col rapimento di Maduro e la moglie Cilia e la normalizzazione del Venezuela, processo peraltro ancora nient' affatto concluso, la feroce aggressione a Cuba e l'ondata delle vittorie di presidenti di destra in America Latina.
La seconda è invece costituita dal volontario abbandono del ruolo globale degli Stati Uniti che si traduce nel calo degli investimenti per la difesa e lo sviluppo altrui (NATO, USAID, ecc.), ma anche nella volontà di porre fine a ogni sostegno, sia pure selettivo e interessato, alle Nazioni Unite e al diritto internazionale, anzi al diritto tout-court.
Ne sono espressione l'appoggio incondizionato militare e politico al governo israeliano nella perpetrazione del genocidio del popolo palestinese; l'invio diretto e indiretto di armi in Ucraina nonostante gli ipocriti propositi diplomatici; le minacce all'integrità territoriale e alla sovranità altrui, ancora Cuba e Venezuela, ma anche Groenlandia, Canada, Panama, Messico, e, soprattutto Iran, come pure, sul piano interno, le sanguinarie imprese dei serial killer dell'ICE che ammazzano migranti e cittadini statunitensi. Su di un piano ancora più ampio il negazionismo climatico e il rifiuto di ogni lotta alla povertà e la totale subalternità a interessi e diktat dei cosiddetti feudatari tecnologici, come pure il ricorso alle criptovalute in chiave speculativa.
La sconfitta subita dagli USA da parte dell'Iran, perché di questo si tratta, dimostra peraltro la fragilità e provvisorietà dello strumento militare come unica base dell'egemonia. Il rozzo Trump che, ripetiamo, ha preso il posto del malfermo guerrafondaio Biden, rigetta l'idea di democrazia basata sul consenso liberamente e universalmente espresso come base indispensabile del potere, come rigetta il principio di un potere equilibrato da contrappesi, anche se, a giorni alterni, si agita scompostamente con piglio a volte ruffiano, per offrire un'immagine più seducente di sé e dell'Impero in via di smantellamento che rappresenta.
Il barbaro genocidio del popolo palestinese e quello tentato anche, sia pure per il momento con altri mezzi, contro il popolo cubano, rappresentano agli occhi di tutti il disvelamento della natura disumana dell'imperialismo, che peraltro ha avuto molteplici occasioni per dar prova di sé durante gli oltre otto secoli di occidentalizzazione forzata del pianeta che sembrano fortunatamente in via di definitivo esaurimento.
Questa disastrosa ritirata dell'imperialismo dalla trincea dell'egemonia, della cui ricerca è parte integrante e insostituibile l'impegno per il diritto e l'organizzazione mondiale, spalanca autostrade a uno schieramento alternativo all'Occidente che voglia e possa farsene carico.
I BRICS, che pure scontano ritardi non trascurabili sul tema, continuano a rappresentare una piattaforma di confronto e iniziativa, aperta a nuove adesioni e di importanza crescente. Molto avanzata appare, soprattutto, l'elaborazione cinese, che parte da lontano, il “tianxia” (sotto il cielo) confuciano che allude all'umanità come soggetto universale e si riattualizza nella dottrina del futuro condiviso dell'umanità enunciata e approfondita da Xi Jin Ping, gettando nel più nero sconforto anche gli obsoleti seguaci, nella migliore delle ipotesi, di Korovin e Tunkin.
Diritto internazionale che si accompagna significativamente alla teoria dello Stato socialista di diritto che costituisce a sua volta una rottura significativa con i dettami tradizionali del socialismo più o meno reale. Chi scrive ha avuto il privilegio di organizzare un primo confronto tra i Cinesi e l'elaborazione del gruppo Costituente Terra, raccolta attorno a Luigi Ferrajoli, che, al di là delle forzature utopistiche, ha l'indubbio e pregevole merito di stimolare un confronto globale sempre più necessario proprio per le attuali ambasce dell'umanità tra guerre, genocidi, stravolgimenti ambientali e dilagare della povertà. Del resto la Cina non si limita alla teoria, ma costituisce una formidabile produttrice di diritto in pratica, se pensiamo alle vittorie epocali sulla povertà, alle realizzazioni nel campo delle energie rinnovabili e alle proposte in materia di gestione dell'intelligenza artificiale e altri fondamentali sviluppi tecnologici come pure dall'impegno sul campo per la soluzione dei conflitti e per il disarmo.
Diritti umani e autodeterminazione dei popoli, da realizzare puntando su di una innovativa sinergia tra aspetti interni e internazionali di tale basilare principio, enfatizzando, a seconda delle circostanze concrete l 'aspetto della statualità indipendente, come in Sahara occidentale, e quello del federalismo democratico variamente declinato, continuano a costituire i fari orientatori della costruzione del nuovo necessario ordine internazionale in senso proattivo, mentre vanno rafforzati i limiti invalicabili del divieto di aggressione e di quello di ingerenza e reso operante in modo ben più significativo quello di cooperazione per salvaguardare e promuovere il bene comune.
Con queste promettenti promesse l'iniziativa globale per lo sviluppo e l'attuazione del diritto, e del diritto internazionale in particolare, costituisce oggi un terreno fondamentale da percorrere senza alcuna esitazione.
A tale riguardo occorre prendere atto del fallimento strategico dell'Europa e dell'Italia, già autoproclamate patrie del diritto, oggi squallidi luoghi dove si esercita incontrastato il predominio delle lobby, e specialmente di quelle, come l'armamentistica e la fossile, più direttamente associate alla distruzione dell'umanità, mentre improbabili "promotori di civiltà" cincischiano narcisisticamente sulla pretesa superiorità dell'Occidente sui cosiddetti autoritarismi invocando la guerra, e i mostri storici del fascismo, del nazismo e del razzismo rifanno capolino speculando vergognosamente su migrazioni e “remigrazioni”.
Si tranquillizzino quindi i catastrofici, per quanto non sempre qualificati, profeti di sventura, strombazzati a più non posso, come ovvio, dalla diseducativa stampa mainstream. Il diritto internazionale è oggi più che mai vivo e lotta insieme a noi, volendo dare al termine, com'è inevitabile, il valore di programma d'azione e iniziativa per un mondo più giusto, solidale e cooperativo.
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Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "AGORÀ EVOLUZIONE E CRISI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE Il diritto internazionale attraversa una fase di forte sollecitazione, male le rotture normative sono storicamente ricorrenti. Non si tratta di un sistema estinto, bensì di una struttura dinamica evolutasi attraverso le grandi rivoluzioni moderne, α cui efficacia varia al variare dei rapporti di forza globali. 1/5". Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "L'EROSIONE DEI MONOPOLI OCCIDENTALI Il dominio storico dell'Occidente si è fondato sul controllo di tecnologia, finanza, armi, risorse e informazione. Nell'ultimo decennio, la crescita tecnologica della Cina e l'istituzione di circuiti finanziari BRICS alternativi al FMI hanno avviato Ια progressiva erosione di questi monopoli. 2/5". Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "RICONFIGURAZIONE STRATEGICA E UNILATERALISMO USA Di fronte al declino egemonico, la strategia statunitense alterna il ripiegamento sulla dottrina Monroe al disimpegno progressivo dalle istituzioni multilaterali come I'ONU. | modello del consenso liberale viene sostituito azioni unilaterali sul piano militare, economico e tecnologico. 3/5". Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "L'ALTERNATIVA BRICSELA BRICS DOTTRINA CINESE I BRICS si consolidano come piattaforma di cooperazione per il Global South. La Cina integra la dottrina del "futuro condiviso dell'umanità" (tianxia) con lo Stato socialista di diritto, traducendo la teoria in prassi operativa su sviluppo, regolamentazione tecnologicae e mediazione geopolitica. 4/5". Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "I PILASTRI PER UN NUOVO ORDINE INTERNAZIONALE Evidenziata la marginalità strategica dell'Europa, la ricostruzione del diritto internazionale richiede il ripristino vincolante del divieto di aggressione e del principio di non ingerenza. La cooperazione sui beni comuni e l'autodeterminazione dei popoli costituiscono vettori per un nuovo equilibrio globale. 5/5"
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