venerdì 18 settembre 2026

Cavallo di Fuoco//L'Italia nel mondoMulticolore - Il pensiero noovaloriale tra i cardini dell’alternativa sociale, politica e culturale.

 

Intervento al Congresso annuale della World Association of Noonomy (WAN) di Fosco Giannini Segretario Generale del PCUP e direttore di Cavallo di Fuoco

Il pensiero noovaloriale tra i cardini dell’alternativa sociale, politica e culturale

Autore: Redazione di Cavallo di Fuoco

Roma, 17 settembre 2026
Sezione I – La nootransizione: trasformazione globale, multipolarismo, processi di integrazione e modernizzazione socioeconomica

1. Una premessa marxista e un dialogo aperto...

Compagne e compagni, gentili ospiti, il nostro punto di partenza resta marxista: il lavoro, la proprietà, i rapporti di forza e il controllo sociale dello sviluppo. È da questa posizione, dichiarata senza ambiguità, che intendiamo aprire un confronto con il pensiero noonomico.

Per noi l’antimperialismo significa opporsi alla subordinazione dei popoli, alla guerra come strumento ordinario della competizione e alla logica dei blocchi. Significa difendere la sovranità come capacità concreta dei popoli di scegliere il proprio percorso di sviluppo. Nello stesso tempo guardiamo con attenzione al socialismo cinese, perché rappresenta un’esperienza nella quale direzione politica, pianificazione strategica e leve pubbliche continuano a operare dentro un’economia dinamica.

La Noonomia ci interessa proprio perché riporta al centro del dibattito la conoscenza, i valori umani e l’idea di un’economia posta al servizio dell’uomo. Non la consideriamo una sostituzione del marxismo, ma un terreno serio di dialogo sul fine dello sviluppo e sulla possibilità di costruire una società più avanzata.

2. La lezione della storia

La storia del Novecento ci consegna una lezione che non possiamo eludere. Da una parte, il mercato privo di direzione politica lascia che la rendita finanziaria si separi dalla produzione, subordina i bisogni sociali alla valorizzazione del capitale e riduce progressivamente la capacità della politica di orientare lo sviluppo. Dall’altra, una pianificazione che non sappia incorporare innovazione, responsabilità, verifica e capacità di correzione rischia di irrigidirsi e di perdere contatto con la società.

La questione del nostro tempo non consiste quindi nello scegliere tra mercato assoluto e pianificazione immobile. La sfida è orientare lo sviluppo senza soffocare le forze produttive: conservare una direzione collettiva e, insieme, liberare conoscenza, iniziativa, sperimentazione e capacità produttiva.

3. Il capitalismo contemporaneo e il primato della rendita

Il capitalismo non ha subito passivamente le trasformazioni degli ultimi decenni. Ha utilizzato globalizzazione, finanza e tecnologia per ricomporre i rapporti di forza a vantaggio del capitale. La mobilità dei capitali ha messo in concorrenza lavoratori e territori; i salari sono stati compressi e il lavoro reso più precario; il rendimento di breve periodo ha spesso prevalso sull’investimento produttivo e sociale.

Anche beni essenziali come la casa, l’energia, la salute, l’istruzione e la conoscenza rischiano di diventare occasioni di rendita prima ancora di essere riconosciuti come diritti. La domanda marxista resta dunque pienamente attuale: chi si appropria del surplus e chi decide dove esso debba essere reinvestito? Il problema non è la tecnologia in sé, ma chi la possiede, chi ne determina gli scopi e chi riceve il beneficio sociale dell’aumento di produttività.

4. Antimperialismo, pace e multipolarismo

L’antimperialismo non è nostalgia di blocchi contrapposti. È opposizione alla subordinazione dei popoli e all’uso della guerra come strumento ordinario della competizione internazionale. Per questo rifiutiamo l’idea che il riarmo e l’escalation costituiscano l’unico linguaggio possibile delle relazioni tra gli Stati.

Il passaggio a un mondo multipolare può aprire spazi di autonomia, ma non produce automaticamente giustizia sociale. La pluralità dei centri di potere acquista un significato progressivo soltanto se alimenta cooperazione, sviluppo reciproco e rispetto dei differenti percorsi nazionali, invece di riprodurre nuove dipendenze. La sovranità ha valore quando restituisce ai popoli la possibilità concreta di decidere il proprio sviluppo.

5. Il socialismo cinese: una domanda nuovamente aperta

L’esperienza cinese non va idealizzata e neppure proposta come modello da trasferire meccanicamente altrove. Va però studiata senza pregiudizi, perché riapre una domanda fondamentale: può la politica dirigere l’economia senza soffocare lo sviluppo delle forze produttive?

In Cina osserviamo un orizzonte di lungo periodo, una pianificazione industriale e infrastrutturale, la presenza pubblica nei settori strategici, l’uso del mercato come strumento e una significativa capacità di sperimentazione e correzione. Osserviamo anche contraddizioni, diseguaglianze e problemi che richiedono critica. Non sosteniamo che il mercato sia scomparso, che ogni risultato sia automaticamente socialista o che la critica marxista sia diventata superflua.

Il valore politico di questa esperienza sta nel dimostrare che il paradigma neoliberale non esaurisce tutte le forme possibili di sviluppo e nel rendere nuovamente pensabile un’alternativa.

6. Perché la Noonomia ci interessa

La Noonomia offre un terreno di confronto sul fine dello sviluppo. Ci interessa quando afferma che l’economia deve servire l’uomo e non l’uomo l’economia; quando giudica lo sviluppo per ciò che restituisce alla vita umana e non soltanto per ciò che remunera il capitale.

La conoscenza è ormai una forza produttiva decisiva. Può essere orientata come bene sociale, resa accessibile e cumulativa, oppure recintata da brevetti, piattaforme e monopoli informativi. Il fine dell’economia non può essere l’accumulazione in sé, ma la risposta ai bisogni individuali e collettivi. Tempo, cultura, salute, autonomia, relazioni sociali e qualità dell’ambiente devono entrare nella misura del progresso.

7. Dal valore economico al noovalore

La metrica del capitale considera soprattutto prezzo, rendimento, capitalizzazione, rendita e profitto. Una metrica umana deve invece osservare il tempo disponibile, la conoscenza, la salute, l’autonomia, la cultura e l’ambiente. Il progresso non coincide con l’aumento del prezzo di ciò che possediamo.

Una città può aumentare il proprio valore immobiliare e diventare nello stesso tempo invivibile per chi lavora. Un’impresa può premiare gli azionisti mentre riduce occupazione, competenze e presidio produttivo. Un aumento di produttività può convivere con impoverimento, dipendenza e perdita di autonomia. Il noovalore ci chiede dunque quanto un’attività accresca realmente le capacità umane e collettive.

8. L’economia al servizio dell’uomo

Una società avanzata non è semplicemente quella che produce più valore: è quella che trasforma produttività e conoscenza in possibilità umane. Occorre orientare risorse e investimenti verso bisogni socialmente riconosciuti; convertire una parte dei guadagni di efficienza in tempo liberato; usare la tecnica per ampliare competenze e autonomia; trasformare crescita e surplus in sicurezza materiale, diritti e servizi universali.

Il mercato può segnalare scarsità e domanda, coordinare decisioni decentrate e incentivare iniziativa e sperimentazione. Non può tuttavia decidere quale sanità vogliamo, chi debba accedere alla casa, come distribuire ricchezza e tempo o quali infrastrutture debbano essere considerate strategiche. Affidare al mercato decisioni politiche non significa depoliticizzarle: significa consegnarle al potere economico dominante.

9. Intelligenza artificiale, tecnologia e potere

La stessa innovazione può produrre risultati sociali opposti. L’intelligenza artificiale può ridurre il lavoro necessario, sostenere la formazione, diffondere capacità e condividere i guadagni di produttività. Può però anche espellere lavoro, concentrare profitti, accrescere la dipendenza dalle piattaforme ed estendere sorveglianza e controllo.

La tecnica non decide autonomamente il risultato sociale: lo decide il rapporto di forza che la governa. Chi controlla la tecnologia? Per quali finalità viene utilizzata? Come vengono distribuiti i benefici? Sono tra le domande politiche fondamentali del XXI secolo. La pretesa neutralità tecnologica è, in realtà, un’illusione politica.

10. Lavoro e tempo liberato

Ogni aumento di produttività contiene la possibilità di ridurre il lavoro necessario. Questa possibilità diventa progresso sociale soltanto se il tempo liberato viene effettivamente restituito alle persone e non trasformato in disoccupazione, precarietà o rendita.

Occorre ridurre progressivamente l’orario di lavoro senza comprimere diritti e sicurezza; riconoscere lo studio, l’aggiornamento e la cultura come parte della vita sociale; coinvolgere i lavoratori nelle scelte tecnologiche; costruire servizi pubblici efficienti capaci di ridurre il tempo obbligato della vita quotidiana. Per un marxista, il tempo liberato è una misura concreta dell’emancipazione. Una società più produttiva ma più povera di tempo, più insicura e meno democratica non avanza verso la Noonomia.

11. Le nuove alture strategiche del XXI secolo

Il controllo pubblico non significa gestione burocratica di ogni attività. Significa non lasciare ai monopoli privati le decisioni che determinano l’autonomia collettiva. Energia, credito, infrastrutture, trasporti, sanità, istruzione e ricerca restano leve decisive. A esse si aggiungono oggi dati, intelligenza artificiale, cloud, capacità di calcolo, reti digitali e semiconduttori.

Sono strategiche le infrastrutture il cui controllo privato può condizionare l’accesso ai diritti, la sovranità produttiva e la capacità di sviluppo di un Paese. La politica deve quindi riconquistare la possibilità di scegliere le direzioni di lungo periodo, subordinando rendite e monopoli agli obiettivi sociali.

12. Dalla teoria alla verifica

Una transizione credibile deve poter mostrare sia gli avanzamenti sia gli arretramenti. Ci interessa una Noonomia verificabile nei suoi effetti umani, non soltanto proclamata. Dobbiamo misurare il tempo necessario di lavoro e di mobilità quotidiana; l’accesso a istruzione, salute, conoscenza e competenze tecnologiche; la distribuzione dei redditi, delle rendite e dei guadagni di produttività; l’autonomia, la sicurezza materiale, il potere decisionale e la partecipazione democratica.

Ciò che non misuriamo politicamente finisce per essere governato dalle metriche del capitale. Il noovalore deve diventare osservabile, confrontabile e discutibile, affinché possa orientare concretamente le decisioni collettive.

13. Marxismo e Noonomia: un terreno possibile di confronto

Il marxismo porta nel confronto l’analisi di classe, la questione della proprietà e dei rapporti di produzione, il conflitto, i rapporti di forza e la critica della rendita e dell’imperialismo. La Noonomia propone la centralità della conoscenza, il superamento del dominio esclusivo del valore economico, il riconoscimento di bisogni e valori non riducibili al mercato e nuove metriche dello sviluppo.

Il terreno comune può essere individuato nella direzione consapevole dello sviluppo, nell’uso sociale della tecnologia, nella subordinazione dell’economia ai fini umani e nell’emancipazione come criterio politico. Il dialogo è utile se mantiene chiare le differenze teoriche e, proprio per questo, ricerca con serietà obiettivi storici condivisibili.

14. Conclusione: organizzare la transizione

Non basta produrre di più. Dobbiamo produrre meglio, distribuire diversamente, ridurre il regno della necessità, ampliare le capacità umane e democratizzare il controllo delle grandi leve tecnologiche. Il pensiero noovaloriale può diventare uno dei cardini teorici dell’alternativa perché mette in relazione produzione, conoscenza, lavoro e finalità umane.

Sul piano politico dobbiamo riprendere il controllo delle scelte strategiche. Sul piano sociale dobbiamo redistribuire potere, tempo, conoscenza e sicurezza. Sul piano culturale dobbiamo sostituire il feticismo della crescita con una misura dello sviluppo umano e collettivo.

L’economia è uno strumento della società. La società non può diventare uno strumento dell’economia. Da marxisti, guardiamo dunque alla Noonomia come a un interlocutore importante quando pone conoscenza, tecnica e organizzazione economica al servizio della persona e della collettività. Mettere le forze produttive e la conoscenza al servizio dell’uomo: questa è la sfida politica, sociale e culturale del nostro tempo.----

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