mercoledì 23 settembre 2026

Cavallo di Fuoco - Nelle radici storiche dell’Iran la tenace resilienza del suo popolo...agli attacchi imperrialisti.

 


Nelle radici storiche dell’Iran la tenace resilienza

 del suo popolo agli attacchi imperialisti

“Cavallo di Fuoco” intervista Sua Eccellenza Mohammad Reza Sabouri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia, in merito agli sviluppi strategici nell’Asia occidentale e alle recenti repressioni nei confronti dei movimenti antisionisti in Italia.

Nelle radici storiche dell’Iran la tenace resilienza del suo popolo agli attacchi imperialisti
Stefano Zecchinelli

Autore: Stefano Zecchinelli

Giornalista; della redazione della testata on line “L’Interferenza.

  1. Come giudica l’approccio dell’Occidente nei confronti dei diritti umani negli altri Paesi, compreso l’Iran?
  2. R. Per quanto riguarda la visione e l’approccio dei Paesi occidentali alla delicata questione dei diritti umani in Iran, è necessario esaminare la questione in una prospettiva più ampia. In tale prospettiva, occorre innanzitutto considerare l’operato dei Paesi occidentali e le loro posizioni in materia di diritti umani. Prima, tuttavia, di esaminare l’operato e le posizioni dei Paesi occidentali, è opportuno affrontare una questione fondamentale: quella dei diritti umani in Iran non è una tematica nuova, né meramente formale o di facciata. Non bisogna dimenticare che, sebbene negli ultimi decenni la questione dei diritti umani sia divenuta uno strumento della politica estera dei Paesi occidentali, in Iran l’attenzione verso i diritti umani risale a epoche anteriori alla formazione di molti degli attuali Paesi occidentali. Il Cilindro di Ciro, risalente a circa 2.500 anni fa, testimonia il rispetto per i diritti degli esseri umani e l’attenzione alle diverse dimensioni dei diritti umani nella civiltà iraniana. Oltre a questa tradizione storica, anche nell’ordinamento islamico e nella legislazione iraniana contemporanea è stata riservata un’attenzione particolare e significativa ai diritti di alcune categorie vulnerabili della società, nonché delle donne, aspetti che, per ragioni prevalentemente politiche, vengono in larga misura ignorati dai Paesi occidentali. Purtroppo, gli sviluppi contemporanei e l’operato dei Paesi occidentali in materia di diritti umani hanno dimostrato l’esistenza, in tali Paesi, di un approccio selettivo e strumentale alla questione dei diritti umani. Indipendentemente dal livello di rispetto dei diritti umani nei diversi Paesi, il tipo di relazioni politiche e il grado di indipendenza di tali Paesi rispetto a quelli occidentali risultano determinanti nel definire la misura e la natura dei giudizi espressi nei loro confronti in materia di diritti umani. In altre parole, alcuni Paesi che non presentano neppure i minimi requisiti democratici e prestano la minima attenzione ai diritti umani non sono sottoposti a pressioni sul piano dei diritti umani, grazie al mantenimento di relazioni politiche positive e alla loro sintonia con l’Occidente. Paesi come la Repubblica Islamica dell’Iran, invece, a causa della propria indipendenza politica e del rifiuto di una mera subordinazione all’Occidente, sono sottoposti a diverse forme di pressione e la questione dei diritti umani è stata trasformata in un pretesto e in uno strumento per esercitare pressioni nei loro confronti. In realtà, l’approccio dell’Occidente alla questione dei diritti umani, in particolare nei confronti dell’Iran, si fonda sul principio del doppio standard.
  3. Quali sono le ragioni della capacità di resilienza dell’Iran negli ultimi sei mesi e, inoltre, di fronte alle due guerre contro gli Stati Uniti?
  4. R. Diversi fattori hanno contribuito a tale capacità di resilienza. Il primo è rappresentato dalle radici della civiltà iraniana e dalla continuità storica dell’Iran. Nel corso di migliaia di anni, l’Iran ha resistito agli attacchi e alle aggressioni di diversi nemici, e avvenimenti quali l’invasione mongola o l’aggressione statunitense-israeliana non sono riusciti a interrompere la sua continuità storica. Queste profonde radici della civiltà iraniana costituiscono un fattore importante della capacità di resistere e di non arrendersi di fronte a un nemico esterno, in qualsiasi circostanza. Il secondo fattore è rappresentato dallo spirito patriottico degli iraniani e dalla loro consapevolezza di appartenere a una nazione. A differenza di alcuni Paesi che si sono formati, nei secoli e nei decenni più recenti, in seguito alle guerre in Europa o al colonialismo in altre regioni, e le cui popolazioni vivono fianco a fianco, gli iraniani hanno vissuto insieme gli uni agli altri per migliaia di anni. Nonostante le differenze etniche e la pluralità culturale, condividono numerosi elementi identitari in quanto popolo e sono caratterizzati da un profondo e radicato spirito patriottico. Ciò ha rafforzato la determinazione nell’affrontare qualsiasi nemico esterno. Il terzo fattore può essere individuato nella struttura coesa dello Stato. L’assassinio di esponenti politici e di comandanti militari ha dimostrato che la Repubblica Islamica dell’Iran non dipende da singole persone e che, anche in caso di assassinio di personalità di rilievo, la gestione del Paese può essere garantita facendo leva su una struttura statale coesa. Accanto a questi fattori, ve n’è un altro, importante e determinante, che ha contribuito alla resistenza dell’Iran di fronte all’aggressione militare e alle diverse forme di pressione. Questo quarto fattore è legato alla dimensione spirituale presente nella società iraniana, ossia alla fede nell’aiuto divino e nel sostegno di Dio nell’affrontare e sopportare le difficoltà. Tale dimensione spirituale non è circoscritta al periodo attuale, ma ha costituito anche un elemento determinante, in quanto componente ideologica, nel processo che ha portato alla Rivoluzione islamica.
  5. Negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa, alcune istituzioni accademiche hanno raccolto in modo irresponsabile le «fake news» diffuse dall’organizzazione terroristica denominata Mujahedin-e Khalq (MEK). Può fornirci ulteriori informazioni su questa organizzazione controrivoluzionaria, che è stata direttamente coinvolta nell’assassinio di numerosi scienziati nucleari iraniani?
  6. Purtroppo, anche nella lotta al terrorismo trova applicazione la stessa logica adottata dall’Occidente in materia di diritti umani. In altre parole, anziché contrastare tutte le forme di terrorismo e tutti i gruppi terroristici, si fa ricorso all’interazione con alcuni di tali gruppi terroristici per esercitare pressioni politiche nei confronti di altri Paesi, tra cui l’Iran. Questo aspetto si manifesta concretamente nei rapporti con il gruppo terroristico dei Mojahedin-e Khalq (MEK) e nel sostegno che esso riceve da alcuni ambienti ufficiali e non ufficiali in Italia. Ciò avviene nonostante, secondo documenti e atti ufficiali, nonché sulla base delle ammissioni di membri fuoriusciti dal gruppo, di persone arrestate e delle evidenze concrete disponibili, tale gruppo abbia svolto, nel corso degli ultimi decenni, un ruolo attivo e diretto nell’assassinio di esponenti militari e di scienziati nucleari, nell’esecuzione di operazioni terroristiche contro cittadini iraniani e obiettivi non militari in diverse città della Repubblica Islamica dell’Iran, nonché negli attacchi contro centri e strutture non militari in Iran. Tra le altre attività di questo gruppo vi sono inoltre la cooperazione, il coordinamento e l’assistenza forniti agli Stati Uniti d’America e al regime sionista in occasione delle loro due recenti aggressioni, durante la guerra dei 12 giorni e la guerra dei 40 giorni. Ciò ha determinato un ulteriore aumento dell’ostilità dell’opinione pubblica iraniana nei confronti di tale gruppo. Nonostante questo oscuro passato, assistiamo ai rapporti intrattenuti da alcuni ambienti italiani, tra cui un ristretto numero di membri del Parlamento italiano, con questo gruppo. È inoltre opportuno sottolineare che, nonostante tali rapporti con questo gruppo terroristico in Italia, la sua storia e la sua vera natura sono note all’opinione pubblica italiana. Abbiamo infatti assistito alla pubblicazione di numerosi articoli e servizi da parte di alcuni organi di informazione italiani, volti a illustrare il passato oscuro e terroristico di questo gruppo.
  7. Quale ruolo hanno svolto le donne in Iran, in particolare nel corso della resistenza all’aggressione militare imperialista della «coalizione Epstein»?
  8. R. Le donne iraniane hanno svolto un ruolo estremamente importante e articolato in molti dei momenti difficili della storia contemporanea dell’Iran, dimostrando una presenza attiva nei settori scientifico, medico, universitario, culturale, economico e sociale e mostrando, anche nei momenti di crisi, di essere una parte integrante delle capacità nazionali del Paese. Anche nel corso della recente aggressione, le donne iraniane, insieme alle altre componenti della società, si sono impegnate per garantire la continuità della vita quotidiana, prendersi cura delle proprie famiglie, assistere le persone colpite e preservare, di fronte alle difficili condizioni, la coesione e la solidarietà sociale. Pertanto, se dovessi riassumere in una sola frase il ruolo delle donne iraniane, direi: «Le donne iraniane non si trovavano ai margini della resistenza, bensì al cuore della resilienza della società iraniana». Hanno dimostrato che la resistenza di un popolo non si determina soltanto sul campo di battaglia, ma si manifesta anche in ogni luogo in cui una persona si impegna per preservare la propria vita, la propria dignità e il futuro del proprio Paese.----

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