Byoblu - Aggressione a Reggio Emilia: come i giornali si ostinano a nascondere i fatti
Cronaca — Byoblu
Cacciavite e auto contro chi soccorreva: tre feriti gravi. Quasi
tutti scrivono «nato a Reggio», pochi citano le origini. Perché?
Byoblu·25 min fa
Stasera, intorno alle 19, un ragazzo di 26 anni ha aggredito una donna e investito due persone a Reggio Emilia. È stato arrestato circa un’ora dopo.
Il teatro è il distributore Ego di via Martiri di Cervarolo, a Due Maestà, periferia della città. Stando alle prime ricostruzioni, il giovane avrebbe colpito con un cacciavite una donna che stava facendo benzina. Poi sarebbe risalito in auto e avrebbe travolto una ragazza e un uomo accorsi ad aiutarla. Tre feriti gravi, un movente che al momento non c’è.
La dinamica: il cacciavite, poi l’auto
Le vittime sono tre. La donna colpita ha 57 anni ed è di Scandiano. Chi si è fermato a soccorrerla, cioè una ragazza di 26 anni e un uomo di 49, si è ritrovato sotto le ruote.
Tutti e tre sono arrivati in ospedale in codice 3. Le loro condizioni sono gravi ma, da quanto emerso finora, non sarebbero in immediato pericolo di vita.
Secondo alcune ricostruzioni l’aggressore era incappucciato. Sarebbe sceso dall’auto senza alcun motivo apparente. Nessuna lite, nessuno scambio di parole, almeno per quello che si sa.
L’arresto e le indagini
La fuga è durata poco. Polizia di Stato, carabinieri e polizia locale hanno lavorato insieme e in circa un’ora il ventiseienne era in manette. È stato portato via e interrogato.
Le indagini sono coordinate dalla Procura di Reggio Emilia, guidata da Calogero Gaetano Paci. È in corso la perquisizione dell’abitazione in cui vive l’arrestato. La squadra mobile aspetta di poter sentire i feriti in ospedale, per capire se conoscessero il loro aggressore. Le telecamere avrebbero ripreso almeno una parte della scena.
Si stanno valutando anche le condizioni psicologiche del giovane. È un dettaglio che conta, e ci torneremo.
Il dettaglio che molti preferiscono non scrivere
Adesso guardiamo come la notizia è stata raccontata.
Quasi tutti hanno scritto “un 26enne”. Chi voleva essere più preciso ha aggiunto “nato a Reggio Emilia”.
Qui come descrive il fatto Repubblica:
Qui come lo descrive il Corriere:
Tutto vero. Però manca un pezzo: il ragazzo, secondo quanto riportato da diverse testate, è nato in Italia da una famiglia di origini egiziane.
L’informazione non è segreta. I lanci principali e gran parte dei titoli l’hanno lasciata fuori.
Perché si tace l’origine?
Ragioni politiche. Per alcune testate l’omissione è una scelta di linea editoriale. Scrivere ogni volta il paese di origine di chi aggredisce vorrebbe dire ammettere, nero su bianco, che le politiche di accoglienza sostenute dai partiti di riferimento hanno prodotto un sacco di problemi. Meglio dire un “26enne” generico: non disturba nessuno.
Ragioni di ordine pubblico. Esiste una carta deontologica dei giornalisti, la Carta di Roma, che invita a non citare nazionalità e origini quando non sono rilevanti per i fatti. L’obiettivo è evitare generalizzazioni ed evitare di soffiare sul fuoco dell’odio verso intere comunità. È un argomento serio. Tanto più in questo caso, in cui l’arrestato è nato qui e gli inquirenti stanno valutando il suo profilo psichico.
Ma sul serio, quando questo genere di aggressioni avvengono ormai quotidianamente, e quasi sempre non si tratta di italiani, questa informazione non sarebbe rilevante per i fatti?
Il degrado, l’istruzione, la cultura, il livello di coscienza civica e quello di integrazione non sono forse aspetti rilevanti per comprendere i fatti?
Il mestiere del giornalista è raccontare i fatti. Non è quello di decidere quali fatti il lettore sia abbastanza maturo per conoscere.
La funzione “educativa” dell’informazione, quella del te lo dico io cosa è meglio che tu sappia, dovrebbe venire dopo la verità, non prima. E di certo non dovrebbe dipendere dal colore politico di chi firma gli stipendi in redazione.
Il cittadino poi p tutto fuorché stupido. Legge “un 26enne”, capisce subito l’antifona, apre i social e in dieci minuti trova tutto il resto: nome, cognome e origini. A quel punto non si fida più di chi gliel’ha taciuto, e va a cercare conferme altrove. Spesso da chi urla più forte.
La soluzione esiste: scrivere tutto, e contestualizzare. Origini egiziane, nato in Italia, condizioni psicologiche al vaglio, movente sconosciuto. Poi si lascia al lettore il diritto di farsi un’idea. Si chiama informazione, e una volta funzionava così.
Qualcuno ricorderà anche Modena, lo scorso maggio: un uomo che, secondo le cronache, avrebbe investito volontariamente dei passanti uccidendo una donna. Oggi è prematuro fare paragoni. Ma i cittadini li fanno lo stesso, con o senza il permesso dei giornali.
Le conseguenze politiche
Ogni volta che un titolo nasconde un dettaglio che tutti conoscono, la fiducia nei media cala di un altro gradino. Poi non bisogna chiedersi perché Futuro Nazionale di Roberto Vannacci raccolga consensi in crescita.
Ogni “ventiseienne nato a Reggio” è un volantino elettorale gratis. Distribuito proprio da chi a Vannacci vorrebbe togliere voti.---
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