venerdì 17 luglio 2026

Marco Tosatti - il Vicepresidente degli Stati Uniti, Vance, ha fatto nei giorni scorsi una dichiarazione esplosiva.


Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il Vicepresidente degli Stati Uniti, Vance, ha fatto nei giorni scorsi una dichiarazione esplosiva. Su Internet numerosi profili l’hanno rilanciata, e qui sotto trovate un breve articolo pubblicato su Instagram che riporta i tratti essenziali della dichiarazione.

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Il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein era collegato ai “livelli più alti” dei servizi segreti statunitensi e israeliani, ha affermato lunedì JD Vance.

“Aveva chiaramente legami con i livelli più alti dei servizi segreti americani”, ha dichiarato il vicepresidente degli Stati Uniti al podcaster Joe Rogan, riferendosi a Epstein. “Aveva chiaramente legami con i livelli più alti dei servizi segreti israeliani”.

Quando Rogan gli ha fatto notare che «la maggior parte delle persone pensa che facesse parte del Mossad», l’agenzia di intelligence estera di Israele, Vance ha risposto: «Mossad o CIA o qualche altro “deep state”, che sia in America, in Israele o in qualche altro Paese… o entrambi».

Il vicepresidente, che si definisce «un teorico della cospirazione di prima ora su Epstein», ha affermato che i legami di Epstein erano con quelli che ha descritto come «elementi dello “Stato profondo” israeliano di orientamento di sinistra», in particolare l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak.

«Non era come se fosse strettamente legato all’ala destra della politica israeliana», ha detto Vance.

Si è molto speculato sul fatto che Epstein lavorasse per i servizi segreti israeliani, statunitensi o addirittura russi.

Non vi è, tuttavia, alcuna prova categorica che Epstein abbia lavorato attivamente per un’agenzia di intelligence.

I fascicoli su Epstein documentano tuttavia i finanziamenti del finanziere a gruppi israeliani, tra cui «Friends of the Israeli Defence Forces» e l’organizzazione dei coloni «Jewish National Fund», nonché i suoi legami con membri dei servizi segreti israeliani all’estero.

Una nota dell’FBI redatta dall’ufficio locale di Los Angeles nell’ottobre 2020 riportava che una delle sue fonti era giunta a ritenere che Epstein «fosse un agente del Mossad reclutato».

Secondo il documento, il pedofilo caduto in disgrazia veniva descritto come «addestrato come spia» per i servizi segreti israeliani.

✍️ MEE/ Oscar Rickett
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Questo invece è un commento pubblicato su facebook sul profilo di  . Domenico Farina.:

L’USCITA DI VANCE
di Enrico Tomaselli
Sta facendo molto rumore l’intervista rilasciata dal vice-presidente statunitense, J.D. Vance, al podcast di Joe Rogan, nel corso della quale ha lanciato una serie di pesanti accuse contro Israele. Nulla di nuovo, in ciò che ha detto, ma la novità risiede piuttosto nel fatto che a dire queste cose sia lui.
Ha detto che Epstein era in contatto con i vertici della CIA e del Mossad, che Israele ha imbastito una campagna per sabotare i negoziati tra USA e Iran, specificando che “alcuni esponenti” del governo israeliano agiscono in tal senso, “perché il loro obiettivo è continuare la campagna militare (…) non per un obiettivo specifico, ma semplicemente all’infinito.”
Sono cose che vengono dette da tempo negli Stati Uniti, ad esempio da Tucker Carlson, ma dette dal numero due della Casa Bianca hanno tutt’altro peso. Al momento, non ci sono commenti, né da parte israeliana né della stessa Casa Bianca. E sarà interessante vedere se, quando e cosa decideranno di dire. Ma come si può interpretare questa singolare uscita di Vance?
Nei giorni scorsi, era emersa la notizia che la delegazione negoziale iraniana aveva fatto pervenire proprio a Vance, per via di un intermediario, un messaggio in cui si denunciavano i numerosi sabotaggi messi in atto dal duo Witkof- Kushner, uomini di fiducia di Trump, accusati di essere mendaci, incompetenti e approfittatori.
Entrambi sionisti, ed il genero del presidente – Jared Kushner – legatissimo a Netanyahu.
Il fatto che i negoziatori iraniani abbiano ritenuto utile inviare questo messaggio, ed abbiano individuato in Vance il giusto destinatario, merita a sua volta una riflessione. Nel corso delle trattative in Pakistan, infatti, il vice-presidente era apparso del tutto incapace di gestire la situazione, e soggetto ad uno stretto controllo proprio da parte dei due inviati di Trump. Araghchi e Qalibaf, evidentemente, devono aver colto un disagio di Vance, ed hanno pensato bene di sfruttarlo, sottolineando – e documentando – il ruolo nefasto dei due. Inoltre, sappiamo che Vance è sempre stato quanto meno scettico, rispetto all’aggressione all’Iran – anche se poi si è dovuto allineare alle posizioni ufficiali.
Tutto ciò, potrebbe indurre a pensare che alla fine abbia trovato il coraggio di uscire allo scoperto, di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, e soprattutto di recuperare una presa di distanza dal trumpismo, magari in vista della corsa alla successione.
Ma francamente questa ipotesi convince poco.
Innanzi tutto, l’uomo non brilla per coraggio, né per spirito di iniziativa. Ed il suo principale sponsor – Peter Thiel di Palantir – non è certo interessato a mettersi di traverso al governo degli Stati Uniti. Se quindi scartiamo l’ipotesi di una iniziativa personale, che lo esporrebbe all’ostilità delle lobbies sioniste statunitensi, dobbiamo concludere che stia agendo su mandato. E di chi, se non del Presidente?
Trump si trova tra l’incudine ed il martello, sia per i suoi storici e stretti legami con Netanyahu, sia per la sua dipendenza dall’appoggio delle suddette lobbies (la super sionista Miriam ASdelson è tra i sui maggiori donors). Si trova quindi legato a questo blocco di potere interno-esterno, anche a prescindere dal fatto che possa esserne o meno ricattato per via di connessioni con Epstein. Ma al tempo stesso è consapevole che in questa fase gli interessi strategici americani e quelli israeliani coincidono molto poco, e probabilmente anche che lo stanno manovrando – cosa che, ad un soggetto egocentrico e narcisista, certamente non va giù.
È quindi possibile che l’uscita di Vance serva a mettere in difficoltà il blocco sionista, così da poter recuperare maggiore libertà d’azione per la Casa Bianca.
Del resto, Trump – che in questo ha fiuto – sa bene che la popolarità di Israele negli USA è a livelli minimi, e che quindi un attacco frontale del genere, sia pure portato coi guanti di velluto, costringerà Netanyahu e le sue lobbies sulla difensiva. Per uscire dalla trappola di Hormuz, deve sfuggire alle grinfie di Israele.

Fonte: https://www.facebook.com/enrico.tomaselli/posts/10163714350473285?rdid=jdCOjLJBFM0PSxvX#

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In realtà è probabile che stiamo assistendo a un episodio di copertura di uno degli affaire più clamorosi della storia contemporanea. E di cui, stranamente, non si vede traccia sulla grande stampa. L’amministrazione TRump sembra stia cercando di ostacolare in ogni modo le indagini giudiziarie sulle vicende legate a Epstein, come potete leggere su questo articolo pubblicato su Instagram:

Il Dipartimento di Giustizia afferma che non ci sono più complici di Epstein. Allora perché sta ostacolando questa indagine?

In questo momento, il procuratore generale del New Mexico Raúl Torrez sta conducendo quella che, secondo il suo ufficio, è l’unica indagine penale ancora in corso su Jeffrey Epstein negli Stati Uniti.

L’indagine verte sullo Zorro Ranch di Epstein, dove alcune sopravvissute, tra cui Maria Farmer e Annie Farmer, hanno descritto presunti abusi.

Ma c’è un problema: Torrez sostiene che il Dipartimento di Giustizia abbia trascorso più di 130 giorni rifiutandosi di consegnare i documenti federali non censurati di cui i suoi investigatori dicono di aver bisogno per identificare vittime, testimoni e potenziali complici.

Quindi la domanda è questa… Se l’amministrazione Trump insiste nel dire che non ci sono altri complici di Epstein…

perché impedisce agli investigatori di scoprirlo da soli?

Insomma, se non c’è più nulla da scoprire, nessuno da incriminare, se non c’è nulla da nascondere… Allora perché non consegnare i documenti?

Invece, il procuratore generale del New Mexico sta accusando pubblicamente il Dipartimento di Giustizia di ostacolare un’indagine penale in corso.

Si tratta di un procuratore che sta cercando di indagare su presunti casi di traffico sessuale e abusi e che sostiene che il governo federale stia trattenendo le prove di cui il suo ufficio ha bisogno.

Se il Dipartimento di Giustizia ha ragione, la trasparenza dovrebbe dimostrarlo. Se ha torto, le vittime meritano di saperlo. In ogni caso, il popolo americano merita una spiegazione.

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E poi c’è questo articolo su Instagram, che racconta come il Dipartimentoi di Giustizia USA stia facendo scomparire documenti che accusano Trump:

Il Dipartimento di “Giustizia” di Trump ha rimosso in sordina i documenti che dimostravano come l’FBI avesse condotto diverse interviste con una donna che aveva accusato Donald Trump di averla aggredita sessualmente quando aveva tra i 13 e i 15 anni.

Il giornalista investigativo Roger Sollenberger ha dato la notizia il mese scorso e il Daily Beast ha successivamente confermato le sue scoperte.

Un unico riassunto di un colloquio dell’FBI risalente al luglio 2019 è ancora accessibile nella banca dati pubblica del Dipartimento di Giustizia dedicata a Epstein. Tutto qui.

Un documento che, secondo quanto riferito, catalogava almeno altri tre colloqui formali — condotti in agosto e ottobre di quell’anno — non è più disponibile al suo indirizzo web originale.

Trump ha negato ogni illecito relativo a Jeffrey Epstein. Il 17 febbraio, a bordo dell’Air Force One, ha dichiarato ai giornalisti di essere stato «scagionato» dai documenti. «Non ho nulla da nascondere», ha affermato.

Allora perché sta nascondendo i documenti?

📸: International Business Times

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