lunedì 13 luglio 2026

BYOBLU - Attacchi hacker russi: la UE sanziona, mentre Parigi e Berlino convocano gli ambasciatori.

Esteri — Byoblu
🔊 Ascolta l’articolo

L’Unione Europea ha annunciato ieri mattina, lunedì 13 luglio, un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia per una presunta campagna di cyberspionaggio e sabotaggio informatico che durerebbe dal 2010. Nel mirino di Bruxelles c’è il 16° Centro dell’FSB, il Servizio federale di sicurezza russo, che secondo l’UE dirigerebbe il gruppo hacker noto come Turla. Colpiti nove individui e quattro entità, tra cui le aziende tecnologiche Advanced System Technology e NPP Gamma, con divieti di viaggio, congelamento dei beni e interdizione dagli affari in Europa. In parallelo, il Regno Unito ha sanzionato 24 tra persone ed entità legate all’intelligence di Mosca.

La Francia ha alzato ulteriormente il tiro: il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore russo Alexeï Mechkov al Quai d’Orsay. Anche la Germania ha convocato il rappresentante diplomatico di Mosca, in quella che si presenta come una risposta europea coordinata.

Le accuse: ministeri, ferrovie e centrali nel mirino

Secondo la ricostruzione francese, Turla avrebbe compromesso nel 2017 i sistemi di posta elettronica non classificati del Ministero della Difesa, violato l’anno successivo l’ambasciata francese a Mosca e sottratto, nel 2025, segreti industriali a un’azienda high-tech impegnata in tecnologie sensibili per la difesa. Parigi accusa inoltre il gruppo di aver dirottato infrastrutture di terzi — comprese capacità cyber offensive ricondotte all’Iran — per mascherare l’origine delle proprie operazioni.

«Queste operazioni prendono di mira militari, aziende e operatori, e mirano a intercettare le comunicazioni o a sabotare il funzionamento, per esempio, delle infrastrutture ferroviarie, come è avvenuto in Polonia», ha dichiarato Barrot. L’UE cita anche sabotaggi contro centrali di cogenerazione polacche e attività ostili in almeno nove Paesi, tra cui Francia, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Austria e Finlandia.

Un dettaglio, però, merita attenzione: nel comunicato del Consiglio europeo i nomi degli individui sanzionati non sono stati resi pubblici. Le prove tecniche delle attribuzioni, come sempre in questi casi, restano negli archivi riservati delle agenzie di intelligence. Al cittadino europeo si chiede, ancora una volta, un atto di fede.

Il tempismo perfetto: Zelensky a Parigi e la parata del 14 luglio

Ed è qui che la cronaca lascia spazio alla politica. L’annuncio delle sanzioni arriva esattamente nel giorno in cui Volodymyr Zelensky sbarca all’Eliseo per il vertice della Coalizione dei Volenterosi, dove si discute di scudo balistico comune, produzione di armamenti e persino delle esercitazioni di una futura forza multinazionale da schierare dopo un eventuale cessate il fuoco. E arriva alla vigilia della parata del 14 luglio, che Macron ha voluto dedicare al “risveglio strategico dell’Europa”, con i soldati ucraini a sfilare in testa sugli Champs-Élysées insieme ai contingenti dei Paesi volenterosi, Italia compresa.

Difficile credere a una coincidenza. La regia è evidente: costruire, nel giro di ventiquattro ore, il palcoscenico emotivo e mediatico su cui l’Europa si presenta come fortezza assediata, bisognosa di riarmo, di scudi missilistici e di nuove commesse per l’industria bellica. Il nemico informatico, per sua natura invisibile e non verificabile dall’opinione pubblica, è perfetto per la parte.

Un copione già visto

Sia chiaro: che i servizi segreti facciano spionaggio — tutti, russi, americani, francesi e britannici — è la scoperta dell’acqua calda. Il regime di sanzioni cyber dell’UE nacque nel 2020 proprio contro ufficiali del GRU per il malware NotPetya e l’attacco al Bundestag, e da allora la lista si è allungata a ritmo costante, di pari passo con il deterioramento dei rapporti con Mosca. Ma trasformare ogni dossier di intelligence in un caso diplomatico da prima pagina, con convocazioni di ambasciatori a raffica e sanzioni annunciate in conferenza stampa, risponde a una logica precisa: alimentare il clima di mobilitazione permanente che giustifica il riarmo europeo e allontana ogni ipotesi di distensione.

Mosca, prevedibilmente, respingerà le accuse. E l’escalation verbale proseguirà, mentre di negoziati di pace, nei comunicati di Bruxelles, non c’è traccia. A chi giova tutto questo? Non certo ai cittadini europei, che pagano le sanzioni in bolletta e il riarmo in welfare tagliato. Il “risveglio strategico dell’Europa”, a guardarlo da vicino, somiglia sempre di più a un sonnambulismo inconsapevole del destino che stiamo costruendo. E i sonnambuli, almeno nell’immaginario, già dai cornicioni alla fine cadono da soli.

Nessun commento:

Posta un commento