venerdì 10 luglio 2026

BYOBLU - Ambasciatore russo: «L’Italia espelle i diplomatici russi per evitare loro influenza nel paese».

Esteri — Byoblu

Dopo che il governo italiano ha espulso due addetti militari dell’ambasciata russa a Roma — Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov — accusati di essere i referenti operativi di una rete di spionaggio smantellata dai Ros, l’ambasciatore russo Alexei Paramonov ha risposto con un messaggio sul suo canale Telegram destinato a fare rumore.

Scattata ieri mattina l’espulsione ufficiale — con un ultimatum di tre giorni a firmare dei diplomatici non graditi — Paramonov è stato convocato alla Farnesina. E di fronte all’ingresso del ministero degli Esteri, si è fatto fotografare con in mano un ritratto di Sergei Lavrov, corredato di una sua citazione. «A differenza di molti altri luoghi romani che mi capita di frequentare, qui, come sempre, non avviene nulla di buono», ha scritto il diplomatico, con il tono inconfondibile di chi non ha intenzione di abbassare la testa.

La frecciata sull’«assenza di figure di levatura»

Ma il passaggio più acuminato è un altro. Secondo Paramonov, l’Italia starebbe cercando di espellere quanti più diplomatici russi possibile per «limitare l’influenza della Russia nel Paese». Un obiettivo che il diplomatico definisce però «impossibile», e spiega il perché con una provocazione calibrata: «La Russia può contare su esponenti della statura di Vladimir Putin e Sergei Lavrov. L’Italia, pur col suo immenso potenziale sul piano delle idee e col suo patrimonio politico e umanistico, oggi non dispone di figure di tale levatura».

Una frase che, a prescindere da come la si valuti, racconta lo stato dei rapporti tra i due Paesi in questo momento: tesi, formalmente diplomatici, sostanzialmente ostili.

Cosa è successo: la rete degli ex 007

Lo scandalo che ha innescato l’espulsione affonda le radici in un’inchiesta della Procura di Roma condotta dai Ros. Al centro ci sono due ex agenti dell’intelligence italiana: Raoul Gavino Piras, 59 anni, ex sottufficiale dell’Arma con trascorsi alla scuola Nato di Oberammergau e missioni in Afghanistan e Iraq, e Vincenzo Di Pasquale, ex agente Aisi ora in pensione. Entrambi si trovano agli arresti domiciliari con le accuse di spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici.

Le modalità operative descritte dagli inquirenti sembrano uscite da un manuale del controspionaggio: scambi di cellulari all’interno di un microonde, pizzini nascosti nelle tasche delle camicie, schede SD infilate nelle crepe dei muri. I compensi arrivavano in contanti, a tranches fino a quattromila euro: durante una perquisizione sono stati trovati ventimila euro in banconote.

Le informazioni cedute ai russi erano di prima categoria: i nomi degli agenti italiani impegnati nel controspionaggio in Russia, le strategie antiterrorismo del Paese, lo sviluppo del sistema missilistico Sampt (un progetto condiviso con Francia e Danimarca), i dettagli su un sottomarino senza pilota prodotto da Leonardo, la fornitura di sistemi d’arma a Kiev e la destinazione del sistema difensivo Michelangelo Dome alla Bulgaria. Risultano indagate altre cinque persone, tra cui un soggetto con formazione Nato che avrebbe agito da intermediario.

La risposta italiana e la replica russa

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto: «Il problema è che i due espulsi facevano attività di spionaggio a danno della sicurezza nazionale. E questo è dimostrato. Non è stato un capriccio dell’Italia». E sulle annunciate ritorsioni di Mosca: «La Russia può fare tutte le ritorsioni che vuole, si tratta di vendette. La nostra è una scelta basata su fatti, la loro è politica».

Il ministero degli Esteri russo ha già fatto sapere che «risponderà» all’espulsione, senza specificare i tempi e le modalità.

Una storia con molti livelli

Quella che emerge dalle ultime ore è una vicenda con almeno tre piani sovrapposti: quello giudiziario, con le indagini ancora aperte; quello diplomatico, con uno scontro che segue i binari già tracciati da altri casi analoghi in Europa; e quello narrativo, con le due parti che si contendono la versione dei fatti su canali paralleli, le istituzioni italiane da un lato, i media e i social vicini a Mosca dall’altro.

La battuta di Paramonov su Putin e Lavrov potrebbe sembrare una provocazione fine a se stessa. Ma in questo contesto funziona anche come messaggio politico verso l’interno: la Russia non si considera sconfitta sul piano della reputazione, e conta su una proiezione di potere simbolico che l’espulsione di due addetti militari — sostiene — non intacca.

Poi c’è la questione peggiore di tutte.

Le ombre sinistre su foschi presagi di guerra

La dichiarazione dell’ambasciatore russo secondo cui “l’Italia starebbe cercando di espellere quanti più diplomatici russi possibile per «limitare l’influenza della Russia nel Paese» non deve essere lasciata cadere senza una attenta riflessione. È stato proprio Lavrov a dire che l’Unione Europea vuole muovere guerra contro la Russia entro il 2030 (qui le sua esatte parole). E solo pochi giorni fa Putin ha chiuso i confini con i paesi dell’est europeo (qui tutti i dettagli). È in questo contesto che vanno valutate le affermazioni di Paramonov.

Ci sono fatti che letti singolarmente non restituiscono il disegno complessivo, ma se mettete in fila tutte queste informazioni, comprese le dichiarazioni sugli accordi da 100 miliardi divisi tra dieci paesi UE per lo sviluppo di armi, annunciati da Ursula Von Der Leyen, non potrete che tracciare una linea retta tra noi e un conflitto diretto che, di questo passo, potrebbe anche iniziare prima del 2030, posto che Putin potrebbe non voler concedere all’Unione Europea della Von Der Leyen il vantaggio strategico di riarmarsi e riempirsi di bombe atomiche, come la Polonia ha già dichiarato di poter fare (ragion per cui secondo fonti di Washington la Russia potrebbe procedere a invaderne i confini nel breve periodo).

Non è una lettura tranquillizzante, né per noi né per i nostri figli. Ma, per dirla tutta, non lo è per nessuno, sul pianeta Terra, come ha ricordato Peter Kuznick, che in questo – con la Russia – concorda: un conflitto nucleare sarebbe catastrofico: “stiamo pianificando la nostra stessa estinzione come specie”.

Fonti

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