sabato 18 luglio 2026

Byoblu - Cronaca Caso Roggero, Enrico Ruggeri zittisce Costamagna: «Devo vergognarmi io?» .

 


Caso Roggero, Ruggeri zittisce Costamagna: 

«Devo vergognarmi io?»

Il cantautore tocca il nervo scoperto: chi difendeva il green pass oggi predica lo   «stato di diritto». La giornalista risponde con lo sfottò......lui la asfalta.!

C’è una frase, tra le mille scritte in questi giorni sul caso di Mario Roggero, che ha scatenato l’ennesima polemica in salsa green pass. L’ha scritta Enrico Ruggeri, ieri pomeriggio, in un post su X:

«Il caso di Mario Roggero è complesso e controverso, qualsiasi opinione è lecita, anch’io ascolto e rifletto. Ma che quelli che difendevano il green pass si appellino allo “stato di diritto” mi sembra quantomeno ridicolo». Ventotto parole. Oltre 117 mila visualizzazioni, 2.500 like. E un fiume di bile da parte di chi si è sentito chiamato in causa. Perché Ruggeri non ha parlato della sentenza: ha parlato di loro. E loro se ne sono accorti.

Il fatto: 14 anni e 9 mesi al gioielliere di Grinzane Cavour

Partiamo dai fatti. Roggero, 72 anni, gioielliere di Grinzane Cavour, è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori durante l’assalto al suo negozio nel 2021. È entrato nel carcere di Bollate. Ai cronisti che gli chiedevano se fosse pentito ha risposto: «Col senno di poi», aggiungendo che «bisogna trovarsi in questa situazione». Prima di varcare i cancelli aveva affidato a un video un messaggio semplice: «Sarete voi la mia voce».

Sul punto vi invito a leggere questa riflessioni, scritte fresche fresche questa mattina.

In ogni caso, la voce invocata da Roggeri (perdonate il gioco di parole) è arrivata, fortissima, dal suo quasi omonimo Ruggeri. L’hashtag Io sto con Mario Roggero è esploso in poche ore. Matteo Salvini ha chiesto la grazia. Poi la valanga: Elisabetta Canalis, Elisabetta Gregoraci, Sabrina Salerno, Gino Sorbillo, Leonardo Bonucci, Emis Killa. Melissa Satta ha raccontato il furto subito in casa con il figlio piccolo — «ci ho messo anni per tornare a dormire serenamente» — e ha aggiunto parole che milioni di italiani sottoscriverebbero: «Siamo un Paese di pagliacci! Tutti sanno che in Italia possono venire e fare i delinquenti, sono più tutelati loro di noi bravi cittadini». Emanuele Filiberto di Savoia ha parlato di una sentenza «distante dal comune sentire di giustizia». Su Change.org le petizioni per la grazia al presidente della Repubblica avrebbero già superato le 260 mila firme, una rilanciata anche dall’attaccante della Lazio Mattia Zaccagni.

Ruggeri e il tabù del green pass

In mezzo a questo coro, Ruggeri ha fatto qualcosa di diverso. ha acceso la luce sull’ipocrisia. Perché in questi giorni, dall’altra parte della barricata, si agitalo «stato di diritto» come un crocifisso davanti al vampiro. Le sentenze si rispettano, la legge è uguale per tutti, guai a discutere i giudici e così via (che poi applicheranno la legge, per carità, ma comunque i modi – se si vuole – si trovano sempre).

In genere il principio è anche condivisibile (e si invoca di solito quando le sentenze ci compiacciono). Peccato che a pronunciare queste parole siano, in molti casi, gli stessi che tra il 2021 e il 2022 applaudivano un Paese diviso in cittadini di serie A e di serie B. Gli stessi che trovavano normale che milioni di persone non potessero lavorare, salire su un treno, entrare in un bar senza esibire un lasciapassare. Gli stessi che davano dei «sorci» e dei «no vax da lasciare fuori dalla società» a chiunque osasse porre una domanda. Gli stessi che non battevano ciglio quando Cazzola in prima serata su Rete4 invocava il piombo su cittadini che avevano pari diritti suoi e la stessa libertà di parola. Dov’era, allora, lo stato di diritto? Dov’erano i costituzionalisti da salotto quando i diritti fondamentali venivano sospesi a colpi di decreto e talk show? A nascondere la testa come gli struzzi sotto la sabbia, erano. Ecco dove.

Questo ha detto Ruggeri. Nient’altro. E infatti la risposta non è arrivata nel merito.

Costamagna risponde con lo sfottò, Ruggeri cala il carico

A raccogliere il guanto è stata Luisella Costamagna, che ha scelto la via più comoda: l’ironia sprezzante. «Se quelli che scrivono queste cose non avessero fatto Quello che le donne non dicono o Il mare d’inverno mi vergognerei per loro. O forse mi vergogno per loro lo stesso», ha scritto su X. Tradotto: non ti rispondo, ti derido. Il repertorio classico di chi non ha argomenti.

Ma stavolta il copione si è inceppato. Stamattina Ruggeri ha replicato, con la calma di chi non ha niente da nascondere: «Solita procedura, offese senza entrare nel merito. Comunque: io ho difeso le mie idee pagando un prezzo molto alto, mentre c’è chi per aver fatto da cassa di risonanza a quel sistema ha avuto in cambio ingaggi, trasmissioni, ospitate… siamo sicuri che devo vergognarmi io?».

Nient’altro da aggiungere. Negli anni della pandemia, chi si allineava veniva premiato: contratti, prime serate, poltrone. E tra i media, chi accettava di diffondere bollettini senza senso decine di volte al giorno riceveva milioni di euro dal Governo. Chi dissentiva — anche solo con un dubbio, anche solo con una domanda — veniva marchiato, insultato, cancellato. Ruggeri quel prezzo lo ha pagato sulla propria pelle, e non è l’unico (Byoblu ha pagato con la chiusura, in ultima analisi, lo stigma di avere difeso i cittadini che non avevano altri avvocati a difenderli). Milioni di italiani comuni, senza dischi d’oro né trasmissioni televisive, hanno perso lavoro, amicizie, dignità. E oggi si sentono fare la lezione sullo «stato di diritto» da chi quello stato di diritto lo ha calpestato applaudendo.

La vera domanda che nessuno vuole fare

Sul merito della sentenza si può discutere all’infinito. Lo stesso Enrico Ruggeri dice: «Ascolto e rifletto». Persino Emis Killa, pur solidale, ha messo in guardia dal far west: «Non si può legittimare il gesto». Io ho un’altra opinione. Ma il caso Roggero ha squarciato un velo che va oltre la vicenda giudiziaria: la percezione, diffusa e ormai radicata, di uno Stato che presenta il conto ai cittadini e fa lo sconto a chi delinque. Un Paese dove un commerciante di 72 anni, già rapinato e picchiato in passato, finisce in carcere per quasi quindici anni, mentre chi ha teorizzato e imposto la sospensione dei diritti di milioni di persone non ha mai chiesto scusa e nonostante una commissione parlamentare non avrà mai, probabilmente, neanche un buffetto sulla guancia. Anzi: pontifica.

Il tweet di Ruggeri non è offensivo, è semplicemente …vero! E la verità, per chi ha costruito carriere sulla «cassa di risonanza», è la cosa più insopportabile di tutte. Siamo sicuri, allora, che debba vergognarsi lui?

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