
Sabotaggio Nord Stream, procura tedesca: “Sono stati gli ucraini”. Un danno enorme per le nostre tasche: e ancora gli mandiamo soldi?
Oggi, a quasi quattro anni dalle esplosioni che la notte del 26 settembre 2022 distrussero tre delle quattro condotte del gasdotto Nord Stream nel Mar Baltico, la procura federale tedesca ha compiuto un passo decisivo: ha formalizzato un atto d’accusa contro un cittadino ucraino, identificato come Serhii K. — il cui nome completo sarebbe Sergei Kuznetsov, secondo Il Messaggero — ritenuto coordinatore dell’operazione di sabotaggio. Ma soprattutto, stando a quanto riferisce l’agenzia AFP citando fonti vicine all’indagine, i magistrati tedeschi ritengono che l’attacco non sia stato l’iniziativa autonoma di un gruppo irregolare: fu commissionato dalle autorità ucraine. Avete capito bene.
L’atto d’accusa è stato depositato dinanzi alla Sezione per la sicurezza dello Stato della Corte d’Appello Anseatica di Amburgo. L’imputato dovrà rispondere di attacco a infrastrutture energetiche civili — qualificato come crimine di guerra dal diritto penale internazionale — oltre che di provocazione di esplosione e distruzione di opere edilizie. Il dibattimento dovrebbe aprirsi in autunno.
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Chi è Serhii K. e come è stato arrestato
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, riportata concordemente da ARD, Süddeutsche Zeitung e Die Zeit, Serhii K. era a capo del commando ucraino e al timone dello yacht a vela Andromeda, noleggiato nel porto di Rostock con documenti contraffatti. L’imbarcazione avrebbe trasportato esplosivi e attrezzature subacquee fino alle acque nei pressi dell’isola danese di Bornholm, dove sommozzatori avrebbero posizionato cariche artigianali — a base di esogeno (RDX) e ottogeno (HMX), esplosivi di uso militare — a circa ottanta metri di profondità.
L’uomo è stato arrestato il 21 agosto 2025 a Rimini, mentre era in vacanza in Italia, ed estradato in Germania nel settembre successivo. Durante la detenzione cautelare ad Amburgo, avrebbe parlato al telefono degli attentati con familiari e conoscenti, fornendo agli investigatori — stando ai media tedeschi — ulteriori elementi a suo carico. Tracce sul cellulare e dati dei controlli di frontiera della polizia polacca hanno contribuito a chiudere il cerchio.
La catena di comando, secondo gli atti investigativi citati da Il Messaggero, risalirebbe al colonnello Roman Chervinsky, indicato come responsabile della logistica operativa, il quale avrebbe agito sotto la supervisione dell’allora comandante in capo delle forze armate ucraine, Valery Zaluzhny. Entrambi negano ogni coinvolgimento. Quanto al presidente Volodymyr Zelensky, ovviamente gli atti non chiariscono se fosse stato informato: in passato aveva dichiarato pubblicamente che l’Ucraina non aveva «nulla a che fare» con il sabotaggio. Ma è credibile che il Presidente di un paese in guerra, che ogni giorno fa proclami sul successo delle attività militari, non sia a conoscenza del sabotaggio dei suoi apparati nei confronti delle infrastrutture strategiche?
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Il conto lo pagano le famiglie italiane
Ora permettete una domanda brutalmente semplice: chi ha pagato il prezzo più alto di quella notte di settembre 2022?
La risposta la conoscete: l’hanno pagato le famiglie italiane. L’abbiamo pagato noi.
Prima delle esplosioni, il Nord Stream 1 copriva circa la metà del fabbisogno annuo di gas naturale della Germania, e attraverso il mercato europeo integrato influenzava i prezzi dell’energia in tutta la zona euro, Italia inclusa. Il Nord Stream 2, già riempito di gas, non era mai entrato in commercio ma rappresentava una riserva strategica. La sua distruzione, insieme a quella di tre condotte del Nord Stream 1, ha tolto all’Europa una fonte di approvvigionamento che non è stata sostituita a costi equivalenti.
I numeri parlano da soli. Secondo i dati di Eurostat, il prezzo del gas naturale per i consumatori domestici italiani è più che raddoppiato tra il 2021 e il picco del 2022-2023, con incrementi medi annui sulla bolletta del gas che, per una famiglia tipo, hanno superato i 1.500 euro annui in più rispetto al periodo pre-crisi. Anche oggi, nel 2026, nonostante un parziale rientro dei prezzi, le tariffe energetiche italiane restano strutturalmente più alte rispetto a quelle di paesi come gli Stati Uniti — dove il gas di scisto ha mantenuto i prezzi domestici a livelli storicamente bassi — o la Turchia, che ha continuato ad approvvigionarsi da Mosca a condizioni di favore, o ancora diversi paesi asiatici che non hanno aderito alle sanzioni e acquistano energia russa a prezzi scontati.
I danni alle infrastrutture sono stati stimati in circa venti miliardi di dollari. Ma il costo reale — quello spalmato sulle bollette di milioni di famiglie europee — è incalcolabile.
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E noi continuiamo a mandare miliardi a Kiev
Se le autorità ucraine hanno ordinato la distruzione di un’infrastruttura energetica che ha impoverito i cittadini europei, perché questi ultimi continuano a finanziare Kiev con miliardi di euro?
L’Italia, dall’inizio del conflitto a oggi, ha stanziato oltre cinque miliardi di euro in aiuti all’Ucraina, tra forniture militari, sostegno finanziario e assistenza umanitaria. Il Parlamento ha approvato ogni decreto con la stessa logica: «solidarietà», «difesa dei valori europei», «resistenza all’aggressore». Argomenti che suonano diversamente oggi, quando la procura di un paese alleato — la Germania — certifica in un atto giudiziario formale che quelle stesse autorità alle quali mandiamo i nostri soldi hanno pianificato e ordinato la distruzione di un’infrastruttura che ci ha impoverito. Non hanno danneggiato Putin: hanno danneggiato noi!
Nessun governante italiano ha chiesto spiegazioni pubbliche a Kiev. Nessuno ha sospeso anche solo temporaneamente gli aiuti in attesa di chiarezza giudiziaria. Nessuno ha posto la questione in sede europea. Draghi, Meloni, i ministri degli Esteri che si sono succeduti: tutti in fila ordinata a rinnovare gli impegni di sostegno, mentre le famiglie italiane pagavano le bollette.
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Serve un processo pubblico, non solo ad Amburgo
Il processo che si aprirà in autunno ad Amburgo a carico di Serhii K. è un atto di civiltà giuridica. Ma non basta. Ciò che manca è una resa dei conti politica, non solo penale.
Chi in Europa ha avallato, tacitamente o esplicitamente, un’operazione che ha colpito le proprie infrastrutture e i propri cittadini? Chi sapeva e ha taciuto? Chi ha continuato a finanziare un paese alleato sapendo — o potendo ragionevolmente sospettare — il suo coinvolgimento nel sabotaggio?
Queste domande non sono antiucraine e non sono filo-russe. Sono domande che ogni cittadino europeo ha il diritto di fare alla politica. E la politica ha il dovere di rispondere, non di trincerarsi dietro la solidarietà atlantica come fosse un salvacondotto da ogni responsabilità.
La Polonia ha già rifiutato di estradare un secondo indagato, con un tribunale di Varsavia che ha giudicato il sabotaggio un «atto militare in tempo di guerra» — una posizione che la dice lunga sulle fratture che si aprono anche tra alleati quando si tocca questo dossier.
Noi chiediamo qualcosa di più semplice: trasparenza, responsabilità, e una risposta onesta ai cittadini che pagano le bollette. Se i governi europei non sono in grado di fornirla, il voto resta ancora nelle mani di chi accende il riscaldamento ogni mattina e guarda il contatore girare.
Chi vuole davvero ancora mettere nel suo programma politico il finanziamento di Kiev, dovrà contribuire alle spese pagando il suo prezzo. Il conto glielo presenteranno le urne.
Fonti:
- https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/07/02/la-procura-tedesca-accusa-le-autorita-ucraine-del-sabotaggio-di-nord-stream_ef8a0db6-fb65-434b-8e3b-2ef79a3cb4a8.html
- https://www.ilmitte.com/2026/07/processo-nord-stream-formalizzata-prima-accusa-crimini-di-guerra/
- https://www.laregione.ch/estero/estero/1935893/nord-stream-gasdotti-procura-accusa-sabotaggio-gas-autorita-aver-ordinato
- https://www.ilmessaggero.it/mondo/nord_stream_sabotaggio_ucraina-9627806.html
- https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/02/nord-stream-france-press-per-la-germania-il-sabotaggio-dei-gasdotti-fu-commissionato-dalle-autorita-ucraine/8436973/
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