Unità e costruzione del Partito! Pubblichiamo la relazione del Segretario nazionale del PCUP al Comitato Centrale dello scorso 28 giugno 2026 a Roma, tenutasi presso l’Associazione “Enrico Berlinguer”. La relazione, messa ai voti, è stata approvata con una astensione.
di Fosco Giannini Segretario nazionale PCUP
Care compagne e cari compagni del Comitato Centrale del PCUP,
vorrei innanzitutto ringraziarvi di cuore e senza retorica per essere qui, oggi, a Roma, in questa domenica 28 giugno caldissima e afosa, a vivere ed essere protagonisti del nostro dibattito, venendo da lontano, da ogni parte d’Italia, da Udine a Reggio Calabria, in uno spirito di sacrificio che è un segno positivo ed importante di adesione al nostro Partito.
Nelle sezioni del PCI storico, anche nelle sezioni dei più piccoli paesini di montagna, anche se all’ordine del giorno del dibattito vi fosse stata la chiusura del mattatoio del paese, il segretario o la segretaria di sezione iniziava la sua relazione con la delineazione del quadro internazionale. E ciò non era dovuto all’osservazione di una liturgia statica, ma era il segno di una concezione filosofica e politica di fondo con la quale i comunisti leggevano, e continuano a leggere, il mondo: la concezione della totalità delle cose, per la quale una cosa dipende dialetticamente dall’altra e le questioni nazionali dipendono, sono intimamente legate e, in ultima analisi prodotte, dal contesto internazionale.
In quale contesto, oggi, prende forma la politica italiana e in quale quadro generale prende corpo la lotta del nostro Partito?
Per delineare una risposta posso avvalermi dell’incipit dell’ordine del giorno che oggi la Segreteria nazionale del nostro Partito propone al suo Comitato Centrale: La guerra dell’imperialismo Usa, in alleanza con l’imperialismo sionista e fascista di Israele contro l’Iran, sta sfociando in una delle più gravi sconfitte politico-militari della storia statunitense. Gli stessi 14 punti del Memorandum d’Intesa tra Usa e Israele, agli stessi occhi di gran parte degli osservatori politici occidentali, rappresentano una vittoria iraniana e una débâcle statunitense, che appare sempre più essere il prodotto della profonda crisi di fase, evocante una crisi sistemica e storica, che attraversa gli Usa.
Tre crisi, in verità, segnano oggi e incrinano profondamente l’ordine atlantico scaturito dalla fase successiva alla Seconda guerra mondiale:
-la crisi dell’imperialismo Usa, col suo debito pubblico economicamente e socialmente drammatico e ormai incolmabile; con il suo progressivo processo di deindustrializzazione per risolvere il quale Trump sta conducendo una contraddittoria (per gli stessi Usa) guerra doganale mondiale tentando, per ciò, la riesumazione di una politica isolazionista; la svalutazione del dollaro rispetto ad un vasto ventaglio di valute internazionali; una crisi di egemonia internazionale che è anche l’altra faccia di una ormai assodata subalternità politica, ideale, ideologica ed economica degli Usa verso il mondo nuovo della Cina, dei Brics-plus e dell’intero movimento multipolare;
-la crisi del Patto Atlantico e della Nato, segnata contraddittoriamente (come sempre avviene in ogni significativo spostamento d’asse politico internazionale) sia dalla linea Trump volta alla costituzione di una Nato, sempre a conduzione politica, ideologica e militare Usa, ma con un nuovo ed importante impegno economico dell’Ue e dall’emergere delle strategiche contraddizioni interimperialiste, tra imperialismo Usa e neoimperialismo Ue;
-la crisi dell’Ue, un mendace, finto polo sovranazionale, un polo astorico, privo di identità poiché non nato da pulsioni aggreganti provenienti dai popoli, dagli Stati, dalle culture, dalle economie, dagli interessi materiali dei Paesi che ora formano l’Ue, ma dalla spinta del grande capitale transnazionale europeo che, di fronte all’autodissoluzione dell’Urss, si candidò ad essere protagonista, con gli Usa e con gli altri poli imperialisti mondiali, nella lotta interimperialista volta alla conquista dei nuovi, improvvisamente selvaggi e sterminati mercati internazionali lasciati aperti dalla scomparsa dell’Unione Sovietica e del mondo socialista dell’Est Europa. Un mondo, un mercato grande e nuovo, che doveva essere conquistato, dal capitale transnazionale europeo abbattendo il costo delle proprie merci e, nella “lezione capitalista”, il costo delle merci si abbatte abbattendo i diritti, i salari e lo stato sociale. Per cogliere questi obiettivi il capitale transnazionale europeo aveva bisogno di un ordine nuovo e sovranazionale: l’Ue, appunto, con le sue Istituzioni dirette a distruggere tutto ciò che rimaneva del vecchio, residuale e ormai consunto “ordine socialdemocratico” europeo, espandendo un nuovo ordine liberale e iperliberista.
Oggi l’Ue, sulla scorta della propria “impersonalità” storica, mostra tutta la propria fatiscenza, le proprie, profonde, divisioni interne, tra Stato e Stato, tra popoli e popoli, tra economie ed economie diverse e la propria disperata necessità di dotarsi dell’identità mancante attraverso l’accettazione dell’ordine di Trump di trasformarsi nella nuova Nato, di armarsi sino ai denti (i mille miliardi di euro per l’esercito europeo richiesti dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen) e di organizzare, sia sul piano militare che ideologico, la guerra, strategica, contro la Russia.
Da tutto ciò possiamo ricavare una riflessione: l’ordine euroatlantico generale su cui si è sorretta tutta la fase successiva alla Seconda guerra mondiale si va sgretolando e poiché la storia non sopporta il vuoto, un altro ordine si va costituendo, ancora segretamente, ancora carsicamente, in questa transizione. Potrà essere un ordine reazionario o potrà essere un ordine rivoluzionario. I comunisti sono chiamati a lavorare per questo secondo ordine.
Queste le contraddizioni che segnano il quadro internazionale e dalle quali provengono le contraddizioni nazionali.
Il nostro punto di vista è che il grande capitale italiano, correndo sui binari ideologici e politici offerti dal potere Usa, Nato e Ue in Italia, si stia sempre più stabilmente saldando col potere politico, culturale, mediatico e istituzionale della destra italiana, tenendo come partner di riserva lo stesso centrosinistra italiano, pronto cioè, il grande capitale del nostro Paese, a “cambiare spalla al proprio fucile”, poggiando le canne del proprio fucile sulle spalle del “campo largo”.
L’ “impressione” – corroborata dai fatti – è che il grande capitale italiano stia per scatenare una nuova e dura ondata di lotta di classe padronale, (anche attraverso la “liberazione” delle proprie, nuove, potenti capacità tecnologiche produttive che possono permettere più profitto con meno forza-lavoro) contro i lavoratori, contro lo stato sociale, contro l’occupazione, i diritti e i salari, ormai incurante anche delle possibili contraddizioni interne, al capitale stesso; incurante di una possibile contrazione del mercato interno dovuto sia a nuovi fenomeni di disoccupazione che ad un allargamento della povertà di massa. Incurante, anzi a sostegno, di un nuovo ordine antidemocratico, anticostituzionale e reazionario.
Come recita il nostro ordine del giorno: Significativi segni della riorganizzazione in senso fortemente antioperaio, contraria agli interessi dei lavoratori e alla benché minima redistribuzione del reddito, sono stati quelli provenienti dalle “Considerazioni generali” del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, lo scorso 29 maggio, “Considerazioni” fatte proprie dalla Confindustria, dalle destre, non degnamente osteggiate dal centro sinistra e dai sindacati confederali, “Considerazioni” nelle quali si è richiesta con forza l’introduzione massiccia dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro – privato e pubblico – con l’idea di fondo che questa introduzione possa essere pagata, in termini di nuova disoccupazione di massa, di estensione della precarizzazione e della sottosalarizzazione dall’intero mondo del lavoro a favore “del rilancio dell’economia e di una nuova accumulazione capitalistica”. Un altro segno della riorganizzazione del grande capitale italiano è stato quello proveniente dal disegno di Intesa San Palo, volto ad una concentrazione massiccia ed inquietante, anche per gli stessi assetti democratici del Paese, del capitale finanziario attraverso l’acquisizione e la concentrazione in sé di quasi tutti i poli bancari e finanziari italiani.
L’Italia è sotto un quadruplice tallone di Ferro:
-il dominio imperialista Usa;
-il dominio della Nato;
-il dominio dell’Ue;
-il dominio del grande capitale, industriale, finanziario e speculativo.
Da questo quadruplice tallone di ferro deriva una ormai gravissima perdita di sovranità nazionale, e occorre cogliere il nesso che si è stabilito tra la perdita di sovranità nazionale e i potenti e drammatici processi di deindustrializzazione in corso nel nostro Paese.
Dal 2020 al 2026 oltre 500 importanti aziende italiane sono state acquistate dal capitale statunitense e straniero (dalla Bialetti alla Piaggio Aerospace; dalla Iveco group alla Ip-Italiana Petroli; dalla Merloni alle Cartiere Miliani e via svendendo…con decine di migliaia di operai espulsi dalla produzione). Nell’assoluta mancanza di una politica industriale italiana (che, per essere rilanciata, dovremmo tornare ad una sovranità nazionale che né la destra né il centro sinistra possono, per uguale subordinazione agli Usa e all’Ue, oggettivamente praticare e che dovrebbe essere uno dei primi obiettivi programmatici dei comunisti e del nostro stesso Partito) l’impianto siderurgico dell’Ilva di Taranto è costato, dal 2012 ad oggi – attraverso una politica di pura e remissiva gestione della provvisorietà priva di strategia – 4 miliardi di euro, ed ora l’ex più grande acciaieria d’Europa è tra le grinfie di multinazionali-pirata, statunitensi e indiane.
Tutto ciò mentre Trump ordina al governo italiano di “spostare” il 5% dl Pil per la Nato, mentre di fronte al riarmo italiano generale sempre più numerosi comparti della Sanità pubblica (già ampiamente privatizzata dai governi nazionali e regionali del centro sinistra, ben prima del governo Meloni) vengono ceduti alle aziende private e i cittadini vivono indegne liste d’attesa dirette, anch’esse, a favorire il privato. In un nefasto e spesso drammatico quadro generale della Sanità pubblica che chiede al nostro Partito di essere il primo paladino – nelle piazze e a fianco sia dei cittadini che di tutto il personale medico, infermieristico, tecnico, amministrativo e di supporto – della Sanità pubblica.
Un contesto generale, questo dato sia dal quadro internazionale che da quello italiano, che richiede un partito comunista d’avanguardia, di lotta e di classe, un partito di quadri con una linea di massa.
Ma qual è, questo partito? Che forma deve avere? E cioè, che forma deve avere il nostro partito, il PCUP?
I punti centrali della nostra forma-partito:
-un’autonomia ideologica, politica, organizzativa, economica;
-una forte inclinazione antidogmatica, una propensione, cioè, a cercare nelle contraddizioni del presente vissuto – con le armi dello straordinario patrimonio politico e teorico dell’intero movimento comunista e operaio storico – una teoria ed una prassi della rivoluzione;
-un forte internazionalismo e antimperialismo militante;
-un forte radicamento territoriale, per il quale occorreranno anni ed un grande lavoro che non dovrà essere bruciato in febbricitanti e sbagliate corse elettoralistiche;
– una comprensione ed una grande vicinanza al senso comune operaio e popolare;
– il centralismo democratico leninista (poiché allo stato delle cose non si è ancora presentata nella storia comunista un’opzione organizzativa migliore di questa) come cardine organizzativo, politico e morale del Partito;
-una grande cultura e pratica politica dell’unità, l’unità dei comunisti e l’unità in un Fronte Ampio.
Occorre anche, in questa fase segnata dal pericolo immanente di una terza guerra mondiale e di una brutale involuzione reazionaria interna, una forte politica del Partito verso la preparazione dei quadri dirigenti. E rispetto a ciò avrei bisogno di un attimo di vostra particolare attenzione: dobbiamo sopperire alla mancanza di quantità, rispetto alla nostra militanza, con un surplus di qualità!
Occorre, come il pane, studiare, militare, imparare l’arte suprema della pazienza, del rispetto e dell’ascolto reciproco tra compagni e compagne. Occorre agire, anche per le piccole cose, tenendo sempre presente l’obiettivo prioritario della sintesi e dell’unità nel Partito e del Partito! La ricerca costante dell’unità deve essere il nostro primario stile di lavoro!
In questi primi 5 mesi di lavoro che ci separano dal nostro Congresso costituente (24 e 25 gennaio 2026, Roma), molto abbiamo fatto e moltissimo ancora ci resta da fare.
Un plauso particolare va al nostro Dipartimento Esteri: un grande lavoro è stato fatto al fine di costruire e rafforzare i legami del PCUP col movimento comunista, antimperialista e rivoluzionario mondiale. Forti rapporti si sono stretti col Partito Comunista di Cuba, col Partito Comunista della Federazione Russa, con il Partito Comunista (Svizzera), col movimento mondiale Sovintern (Socialismo del XXI Secolo), con le Ambasciate in Italia del Nicaragua, della Repubblica Democratica di Corea, della Repubblica Popolare Cinese, della Federazione Russa. E, per settembre, è in programma un nostro viaggio a Lisbona per un incontro ufficiale col Partito Comunista Portoghese. Nel frattempo, molte sono state, in questi soli 5 mesi di vita, le iniziative del nostro Partito a fianco del popolo palestinese, contro la Nato, contro l’Ue, contro la guerra della Nato e dell’Ue contro la Russia.
Un nostro nuovo giornale è nato, da poco: “Cavallo di Fuoco”, che ha come focus l’analisi del “socialismo dai caratteri cinesi”, il mondo Brics-plus, il mondo multipolare. Un giornale, “Cavallo di Fuoco”, che è stato ufficialmente presentato, solo due giorni fa (lo scorso 26 giugno, da una delegazione del PCUP) alle Ambasciate della Federazione Russa e della Cina.
Durante il referendum sulla Giustizia e per la vittoria del NO, un grande lavoro è stato portato avanti dal Partito, specie dai compagni della Calabria e delle Marche. E diverse iniziative sul lavoro sono state portate avanti, iniziative tra le quali ha spiccato quella sulla “Stellantis” organizzata dai compagni del Piemonte.
Il Dipartimento Formazione sta facendo un importante, proficuo e nuovo lavoro; il Dipartimento Organizzazione ha quasi ultimato l’iter dei congressi regionali e provinciali del Partito su scala nazionale; il Dipartimento Tesoreria spicca per il grande lavoro messo in campo.
Tutto il lavoro fatto non posiamo, qui, ricordarlo, scusandoci con le compagne e i compagni, ma è stato davvero tanto. Tantissimo resta da fare, e non possiamo cullarci sugli allori! Ma occorre che i dirigenti, nazionali e territoriali, incoraggino il Partito e i militanti. Occorre che oggi più che mai l’ottimismo della volontà sia ben più forte del pessimismo della ragione!
Al Congresso costituente del PCUP, gennaio 2026, quattro erano gli obiettivi su cui lavorare:
-costruire il Partito;
-costruire le relazioni col movimento comunista, antimperialista e rivoluzionario mondiale;
-perseguire l’unità dei comunisti:
– costruire il Fronte antimperialista.
Abbiamo già fatto un resoconto di come stiamo costruendo il Partito, come primo e strategico obiettivo; abbiamo già visto il nostro lavoro internazionale. Per l’unità dei comunisti molto abbiamo lavorato, abbiamo svolto incontri bilaterali, inviato una Lettera a tutte (tutte, nessuna esclusa!) le esperienze comuniste italiane (partitiche e di movimento) invitandole ad un Tavolo permanente per una discussione politico-teorica aperta e ad una unità d’azione e di lotta e abbiamo già inaugurato questo “Tavolo” con le prime forze comuniste che hanno deciso di partecipare.
E anche per la costruzione del Fronte antimperialista molto abbiamo lavorato, ed un plauso speciale va ai compagni e alle compagne del Partito che hanno svolto un grande e decisivo lavoro per la messa in campo di Agorà.
Cos’è, per noi comunisti, un Fronte antimperialista?
Di fronte alla guerra imperialista e allo strapotere degli Usa, della Nato e dell’Ue è l’unità d’azione, non partitica, tra forze comuniste, antimperialiste, di classe e di popolo, di intellettuali e lavoratori. È l’unità d’azione e di lotta che nasce nel progetto politico e nelle piazze e punta all’uscita dell’Italia dalla Nato, dall’Ue e dall’Euro, collocandosi, sul piano internazionale, con la Repubblica Popolare Cinese e col mondo Brics-plus, con la Russia attaccata dalla Nato.
Il Fronte è un’alleanza di forze comuniste, antimperialiste e di classe nella quale i comunisti possano esercitare, senza cessioni di sovranità, un ruolo di direzione politica e ideologica e, attraverso ciò, costruire propri e più vasti e profondi legami di massa.
La questione del Fronte Ampio ha attraversato l’intera storia del movimento comunista mondiale, con risultati tra loro diversi, con vittorie e sconfitte.
La prima, grande, esperienza di un Fronte Ampio, si ebbe durante la rivoluzione russa, quando Lenin costruì sul campo un Fronte, una vasta coalizione (smyčka), che fu decisisa per la vittoria bolscevica, per la Rivoluzione d’Ottobre.
Al VII Congresso dell’Internazionale Comunista (1935) Georgi Dimitrov lanciò, conto le avanzate del fascismo e del nazismo, l’idea dei Fronti Popolari, appoggiata da Stalin e dai bolscevichi e fortemente avversata dalla frazione trotskista.
Nel 1947, in Italia, la proposta di Dimitrov dei Fronti Popolari prese corpo attraverso il Fronte Democratico Popolare voluto innanzitutto da Togliatti e da Nenni. Questo Fronte non aveva, come simbolo, la falce e il martello ma l’immagine di Garibaldi su di una stella verde. Alle elezioni del 1948 il Fronte garibaldino andò incontro ad una sconfitta: mentre PCI e PSI, assieme, potevano contare su circa il 40% dei voti, alle elezioni del 19 aprile 1948, come Fronte, raggiunsero il 31%, con la DC al 48,5%, risultato che dette avvio al lungo regime democristiano in Italia.
L’esperienza, verso la metà degli anni ’90, di Izquierda Unida (IU) in Spagna, col Partito Comunista di Spagna (PCE) e altre forze di sinistra e verdi, nonostante alcune vittorie elettorali, ebbe il demerito di far girare la barra ideologica e politica di IU verso posizioni di sinistra moderate, una torsione per la quale pagò un prezzo importante innanzitutto il PCE.
L’esperienza del Synaspismos greco del 1991, e cioè il tentativo, condotto da Maria Damanaki dall’interno del Partito Comunista di Grecia, KKE, di trasformare l’intero KKE in una coalizione di sinistra, non più comunista, fu respinta e sconfitta dalla maggioranza comunista del KKE, ma il Partito Comunista pagò poi il prezzo di una forte scissione, soprattutto nel Comitato Centrale, da parte dell’ala Synaspismos.
Al contrario, l’esperienza del Fronte Ampio finlandese (Alleanza di Sinistra Finlandese con al centro del progetto il Partito Comunista di Finlandia) fu certamente una vittoria: nel 1991 l’Alleanza ottenne l’11%, 22 seggi al Parlamento finlandese portando deputati anche nel Gruppo di Sinistra al parlamento europeo. Quando, nel 1997, un’area di comunisti, contraria all’Alleanza di Sinistra, si presentò da sola alle elezioni in Finlandia, ottenne lo 0,7% dei voti.
Il Nepal degli ultimi anni, dal 2022 al 2026, ha visto una grande ascesa e le vittorie di un Fronte Ampio con al centro il Partito Comunista Nepalese, anch’esso frutto dell’unità di dieci soggetti comunisti, marxisti – leninisti e maoisti.
Per ciò che riguarda il valore strategico dell’unità, nessun comunista italiano potrà dimenticare il fatto che la grandezza del PCI storico (il suo grande prestigio sociale e la sua compenetrazione col popolo italiano) trovi le proprie radici anche nella lotta unitaria e armata contro il nazifascismo, nella Guerra di Liberazione. Fu il PCI di Pietro Secchia e Luigi Longo a fondare le Brigate Garibaldi, all’interno delle quali non vi erano solo comunisti. E furono, poi, le Brigate Garibaldi, assieme alle Brigate Matteotti e alle Brigate Giustizia e Libertà, a costituire il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Per dire della grandezza dei Fronti Popolari vincenti e per dire come all’interno di essi possono crescere i comunisti. Come dall’esperienza dell’unità praticata si sia rafforzato il PCI storico.
Il Partito Comunista di Unità Popolare, anche attraverso l’ordine del giorno che la Segreteria nazionale presenta oggi a questo Comitato Centrale, sceglie di partecipare e proseguire la propria esperienza all’interno del progetto di Fronte Ampio denominato Agorà.
Ma certo, non lo fa ad occhi chiusi o preparandosi a cessioni di sovranità, incompatibili col proprio progetto di autonomia ideologica, politica e organizzativa e col proprio progetto di costruzione del Partito.
Lo fa con le condizioni dettate dallo stesso ordine del giorno che oggi sarà messo ai voti in questo Comitato centrale:
-garantire la linea antimperialista e di classe di “Agorà”, affinché la stessa “Agorà” non cada negli errori, nelle mutazioni politiche moderate e nelle derive elettoraliste avviate da altre coalizioni (Arcobaleno, Lista Ingroia, “Pace, Terra e Dignità” di Michele Santoro). Un progetto che proprio per questi motivi non deve necessariamente partecipare ad avventure elettoralistiche che potrebbero rischiare di essere simili a quelle che nelle recenti esperienze sono risultate fallimentari.
-garantire il rapporto democratico interno ad “Agorà” tra i vari soggetti della coalizione;
-garantire il rapporto di unità e autonomia del PCUP con l’intera “Agorà” e con i soggetti di “Agorà”;
-costruire le condizioni affinché il lavoro unitario del PCUP all’interno di “Agorà” sia chiaramente percepito dai lavoratori e dai cittadini e rafforzi sia il Fronte Ampio, che “Agorà” rappresenta, che lo stesso PCUP. Più il PCUP sarà in grado di far capire ai lavoratori il suo ruolo unitario, più condizionerà positivamente il Fronte, più il Partito ne guadagnerà in termini di credibilità e di prestigio;
-il PCUP ritiene necessario che, in relazione a possibili scelte elettorali condivise con un ampio fronte, appaia il simbolo ed il nome dello stesso PCUP. Se le condizioni politiche generali dovessero cambiare, il PCUP sarebbe pronto, su questo punto, ad una attenta riflessione.
Unità, allora, care compagne e cari compagni!
Unità dei comunisti e unità antimperialista in un Fronte Ampio!
Unità e costruzione del Partito!
Occorrerà, per costruire unità e garantire l’unità dialettica tra autonomia comunista e unità nel Fronte, avere un Partito forte, il più forte possibile! Più forte sarà il Partito più garantita sarà la sia autonomia anche in un Fronte Ampio.
E per questo obiettivo dovremo lanciare, il PCUP dovrà lanciare, da settembre in poi, una campagna straordinaria per il tesseramento, una campagna sui grandi temi del lavoro, una campagna nazionale sul tema, cruciale, della difesa e del rilancio della Sanità pubblica, proseguendo il lavoro già avviato dal Partito sul tema centrale della lotta contro la guerra imperialista e per l’uscita dell’Italia dalla Nato e dall’Unione europea, ormai imperialista e guerrafondaia!
Ogni azione militante sarà un mattone nella costruzione del Partito. Per l’estate già in corso sono già state progettate le Feste del Partito in Calabria e nelle Marche. Le Feste comuniste incontrano il popolo, parlano ai lavoratori, ai giovani, ai paesi e alle città. Vi sproniamo affinché, ovunque sia possibile, si organizzi una Festa, anche di un solo giorno!
Lavoro per il Partito! Unità del Partito, unità dei comunisti e unità del Fronte Ampio!
Unità e lotta di classe, care compagne e compagni!
Nessun commento:
Posta un commento