
Mettetevi comodi, perché la notizia è di quelle grosse. Nel Pacifico si sta rafforzando El Niño, il fenomeno climatico che ogni tanto scalda le acque dell’oceano. E stavolta, secondo la rivista scientifica Nature, potrebbe diventare il più potente degli ultimi 150 anni. Non uno tra i tanti: il più forte mai registrato da quando esistono le misurazioni. Ora, 150 anni fa eravamo ancora nel 1800. Dubito che le misurazioni fossero così certosine come quelle di oggi. Meno male che gli uomini della pietra non annotavano sulle pitture rupestri il caldo, altrimenti oggi staremmo già parlando dell’evento più forte da centomila anni.
Cos’è El Niño, spiegato semplice
Battute a parte, partiamo dalle basi. El Niño (ma esiste anche la moglie: la niña, sul serio) è un fenomeno naturale che si ripete ogni tre-sette anni. Di solito i venti spingono le acque calde del Pacifico verso l’Asia. Quando questi venti si indeboliscono, l’equilibrio salta: le acque calde restano bloccate verso il Sud America e la temperatura del mare può salire anche di tre gradi su aree enormi. Pensate a una pentola gigantesca che comincia a bollire dal basso. Quel calore poi non resta lì: si sposta, cambia le piogge, i venti, le stagioni di mezzo mondo.
L’ultimo episodio c’era stato nel 2023-2024. Quello attuale è partito a giugno e si sta intensificando in fretta.
Cosa dicono i numeri
La NOAA, il servizio meteorologico americano, stima una probabilità del 40% che entro fine anno si sviluppi un evento “molto intenso”. Ed è quasi certo che El Niño durerà almeno fino ad aprile 2027. Michelle L’Heureux, meteorologa della NOAA, spiega che tutti gli indicatori puntano verso un episodio “tra i più duri della nostra storia”.
Il 40% è una probabilità che non lascia sereni, ma non è neanche un’80%. Insomma, come diceva un vecchio libro scritto dai bambini dell’asilo di una scuola degli anni 80: io speriamo che me la cavo.
Ma c’è chi va oltre. Zeke Hausfather, climatologo di Berkeley Earth, ha confrontato 14 modelli climatici: la stima media dice che la temperatura del Pacifico potrebbe superare di circa 0,8 gradi il record del 2015-16. Un margine che lui stesso definisce “sbalorditivo”. Tradotto: le previsioni ufficiali potrebbero essere perfino prudenti.
Se le proiezioni si avverassero, il 2027 diventerebbe l’anno più caldo mai registrato (e ti pareva!) con temperature globali fino a 1,7 gradi sopra i livelli preindustriali. Cioè oltre quella soglia di 1,5 gradi che i governi si erano impegnati a evitare con l’Accordo di Parigi. Ammesso che i governi possano realmente fare qualcosa per dire alla Terra se riscaldarsi o meno. Ammesso cioè che il riscaldamento, come si sostiene, sia realmente di origine antropica e non dipenda piuttosto da cicli naturali su cui difficilmente l’uomo ha il potere di intervenire. Secondo Hausfather anche il 2026 potrebbe già chiudersi con un record di caldo. Meno male, porello. Se no ci restava male.
Le conseguenze concrete
Cosa significa tutto questo per la vita di tutti i giorni? Justin Mankin, ricercatore del Dartmouth College, parla di possibili perdite economiche fino a 10 trilioni di dollari entro il 2032. Diecimila miliardi. E poi c’è la spesa: El Niño colpisce le grandi aree agricole del pianeta. Caffè, cacao, zucchero, riso, mais e grano sono le colture più esposte. Durante l’episodio del 2023-24, per dire, il prezzo del cacao schizzò a livelli record.
Soffrono anche gli oceani: le barriere coralline, già sbiancate dal caldo, rischiano grosso, e i mari potrebbero assorbire meno carbonio dall’atmosfera.
Come che sia, l’estate che stiamo vivendo è veramente devastante. Pensate solo ai roghi che tutt’ora stanno assediando Madrid.
E in Italia? Occhio all’inverno
Qui da noi El Niño arriva di rimbalzo, come effetto indiretto. I primi modelli per l’inverno 2026-2027 indicano un possibile indebolimento del vortice polare, quella specie di coperchio che tiene chiusa l’aria gelida sul Polo Nord. Se il coperchio si allenta, il freddo scivola verso sud: ondate di gelo e neve anche a bassa quota, proprio dopo un’estate rovente.
Ma serve onestà: sono solo proiezioni. Nel 2015 un super El Niño portò un inverno più mite del previsto. Gli esperti parlano soprattutto di una stagione più instabile, con settimane calde e secche alternate a fasi di maltempo violento.
Insomma, il quadro è questo: alcuni scienziati vedono uno scenario da record assoluto, altri invitano alla cautela perché le previsioni a lungo termine restano previsioni. Quello che è certo è che i titolisti dei giornali (ma anche i blogger, a quanto pare) avranno da fare per molto tempo a venire.
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