mercoledì 8 luglio 2026

BYOBLU - Giorgia Meloni al vertice NATO di Ankara: ecco cosa ha detto

La premier in conferenza stampa su difesa, Ucraina, Iran e truppe USA in Europa.
Byoblu·51 min fa

Si è concluso oggi ad Ankara il vertice della NATO, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha illustrato la posizione italiana sui principali dossier affrontati nell’incontro. Un vertice definito «breve ma intenso», che secondo Meloni ha confermato «un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi».

La spesa in difesa e il contributo italiano

Sul fronte degli impegni finanziari, Meloni ha ricordato che l’Italia si è presentata ad Ankara con una quota del 2,8% del PIL investita in difesa e sicurezza, con un aumento di 0,71 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La premier ha però sottolineato che il contributo italiano all’Alleanza non si misura soltanto in termini contabili: «Siamo la nazione della NATO che offre il maggior numero di uomini e donne nelle missioni in cui l’Alleanza è impegnata, in assoluto. Non c’è una nazione che mette a disposizione più uomini rispetto ai nostri».

Meloni ha insistito su una concezione «allargata» della sicurezza, che comprende protezione delle infrastrutture critiche, cybersicurezza, sicurezza energetica, resilienza delle catene di approvvigionamento e contrasto ai sabotaggi.

La riflessione strategica: non solo quanto, ma come si investe

Uno dei passaggi più articolati della conferenza ha riguardato non la quantità ma la qualità degli investimenti in difesa. «Il punto non è semplicemente quanto investiamo», ha detto Meloni, «ma in cosa investiamo» (ndr, qui un post dettagliato sull’argomento). La premier ha citato l’esempio della guerra in Ucraina per illustrare come il conflitto moderno stia cambiando: «Un carro armato che vale milioni può essere distrutto da un drone che vale 20.000 euro». E ha sollevato la questione del controllo sulle filiere strategiche: «Delle 12 materie prime critiche individuate dalla NATO, almeno sei sono controllate da un unico paese che in alcuni casi controlla il 70% della produzione». Da qui l’invito a «mettere in sicurezza» la sovranità sugli investimenti: «Se investiamo nella nostra difesa, quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori».

Ucraina: sostegno confermato, ma le forme sono ancora in valutazione

Sul fronte ucraino, Meloni ha riferito di un bilaterale mattutino con il presidente Zelensky, definito «molto positivo». Alla domanda sull’invio di armamenti, la risposta è stata cauta ma non escludente: «L’Italia proseguirà» nel sostegno militare, ha detto, precisando che il ministro Crosetto sta conducendo una valutazione in merito. Ha anche spiegato che il focus italiano sulle forniture energetiche non è stato una scelta unilaterale, ma ha risposto a una «precisa richiesta ucraina», poiché alcune imprese italiane producono generatori di cui Kiev ha bisogno.

Riguardo al pacchetto NATO da 70 miliardi per l’Ucraina, Meloni ha chiarito che le diverse opzioni di sostegno si escludono a vicenda e che il governo sta effettuando «una valutazione complessiva» prima di scegliere lo strumento più adatto.

Iran: «Non parteciperemo agli attacchi»

Interpellata sull’attacco americano all’Iran avvenuto nella notte, e sulla possibilità di utilizzo delle basi italiane per operazioni nel teatro iraniano, Meloni ha risposto con nettezza: «Abbiamo avuto una linea molto chiara dall’inizio del conflitto in Iran. Abbiamo rispettato i nostri impegni, ma abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran e non stiamo partecipando e non parteciperemo». Sulla questione dell’utilizzo di Sigonella — sollevata da un giornalista — la premier ha confermato la linea già tenuta in passato, senza aggiungere elementi nuovi.

Sulla crisi iraniana in senso più ampio, Meloni ha espresso preoccupazione per un possibile «contagio» agli altri quadranti della regione, e ha manifestato la preferenza per una soluzione negoziale: «L’opzione militare, in questo caso, non ha portato risultati così concreti».

Truppe USA in Europa e fianco sud

Alla domanda su un eventuale ridimensionamento della presenza militare americana in Italia e in Europa, Meloni ha risposto che il tema non è stato formalmente discusso durante il vertice e che «allo stato attuale non ci è stato comunicato alcun disimpegno formale». Ha però lasciato aperta la possibilità che il cosiddetto burden shifting — la progressiva assunzione di maggiori responsabilità da parte degli alleati europei — continui a evolversi, definendolo «un’occasione per l’Europa di assumere maggiormente il controllo della propria sicurezza».

Sul fianco sud del Mediterraneo, tema sul quale l’Italia insiste da tempo, Meloni ha spiegato che le minacce ibride — migrazioni, attacchi alle infrastrutture, controllo delle materie prime, influenza in Africa — non provengono da un’unica direzione e richiedono un approccio a 360 gradi.

Libano, Roma e il post-UNIFIL

Meloni ha accolto come «un’ottima notizia» la possibilità che Roma ospiti il prossimo round negoziale diretto tra Israele e Libano, confermando per il 15 e 16 luglio. Ha attribuito la scelta della capitale italiana alla «credibilità costruita dai nostri uomini e donne in divisa in Libano da molto tempo» e ha ribadito l’impegno italo-francese per la costruzione di una coalizione che possa subentrare all’UNIFIL alla scadenza del suo mandato.

Sul rapporto con Trump: «Non mi pento di nulla»

A chi le ha chiesto se si pentisse dell’«investimento politico» sull’amministrazione Trump — alla luce di alcune frizioni recenti — Meloni ha risposto senza esitazioni: «Io non mi pento di nulla di quello che ho fatto. Ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente». Ha sottolineato che quella strategia non è nata con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, ma è una scelta di lungo periodo dettata dalla «convinzione, non dalla convenienza». Ha poi ammesso che con Trump «c’erano e ci sono affinità su alcuni temi» (immigrazione, cultura woke…), ma ha chiarito che il suo orientamento non cambia al variare dei rapporti personali.

Sulla partecipazione al prossimo vertice di lunedì a Parigi, Meloni ha annunciato che sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, motivando la sua assenza con un carico di lavoro interno: «Al sesto vertice in tre settimane e mezzo passo».


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