domenica 5 luglio 2026

Byoblu - Il Governo...=Meloni= promette 17 miliardi in due anni per le spese militari a Trump..+..mentre gli italiani devono pagarsi esami e analisi mediche.

 

Il Governo promette 17 miliardi in due anni per le spese

 militari a Trump, mentre gli italiani devono pagarsi

 esami e analisi mediche.

Al vertice Nato di Ankara l’Italia offrirà l’aumento delle spese militari, lo 0,55% del Pil in due anni, per non indispettire il tiranno umiliatore americano.
Economia — Byoblu

Al vertice Nato di Ankara, in programma il 7 e 8 luglio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si presenterà con una promessa dal peso considerevole: un incremento delle spese militari e di sicurezza pari ad almeno 5,3 miliardi di euro nel 2027 (+0,25% del Pil) e altri 11,6 miliardi nel 2028 (+0,55% del Pil), per un totale di circa 17 miliardi di euro in più nel biennio.

Una traiettoria che porterebbe l’Italia dall’attuale 2,8% al 3,35% del Pil destinato alla difesa entro il 2028, nel quadro del più ambizioso obiettivo collettivo del 5% fissato dall’Alleanza Atlantica entro il 2035. A queste cifre si sarebbe arrivati dopo una serie di riunioni riservate che hanno visto protagonisti, oltre alla stessa Meloni, anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Una promessa tutta politica, con molti «se»

Prima di interrogarsi su dove andrà questo denaro, vale la pena capire da dove verrà. La risposta, al momento, non è affatto scontata. Giorgetti preferirebbe attendere settembre, quando i dati sul deficit 2025 chiariranno se l’Italia rientrerà sotto la soglia del 3% e potrà uscire dalla procedura di infrazione europea. Solo a quel punto si aprirebbero spazi di bilancio più ampi. Crosetto, più pragmatico sulla destinazione finale, avrebbe preferito attingere ai prestiti europei del programma Safe; il Tesoro, tuttavia, è orientato alla prudenza e si riserva di decidere in seguito se ricorrere a quel meccanismo oppure finanziare a debito gli investimenti militari. In alternativa, il governo potrebbe attivare la clausola di salvaguardia nazionale per la difesa concessa dall’Unione europea, che consente una deviazione temporanea dal patto di stabilità fino all’1,5% del Pil l’anno per il triennio 2026-2028.

In sintesi: si tratta di promesse che impegnano in buona parte un governo che potrebbe non essere più in carica, e che dipendono da meccanismi finanziari ancora da definire.

La pressione di Trump e l’urgenza di «non fare brutta figura»

Perché allora Meloni si avventura in impegni così onerosi? La risposta è in buona parte geopolitica — e in parte molto prosaica. Donald Trump ha attaccato pubblicamente gli alleati europei, Italia compresa, giudicando «ridicolo» il contributo degli altri stati membri dell’Alleanza rispetto a quello degli Stati Uniti. Presentarsi ad Ankara a mani vuote avrebbe significato esporsi a ulteriori critiche o umiliazioni pubbliche. Meloni avrebbe persino chiamato il presidente turco Erdogan per chiedere che i lavori del summit si svolgessero su un piano «quanto più tecnico e operativo possibile», evitando che il vertice diventasse, come temono a Palazzo Chigi, «uno show di Trump».

Miliardi per la difesa: ma la sanità pubblica può aspettare?

Qui però stiamo facendo i conti senza l’oste.

L’Italia è il Paese in cui gli esami diagnostici hanno liste d’attesa di mesi o anni (talvolta non ci sono proprio slot disponibili, se non a pagamento), dove il servizio sanitario nazionale — anche nelle regioni più ricche — fatica a garantire prestazioni elementari ai cittadini. È il Paese con le carceri sovraffollate, le infrastrutture fatiscenti, i ponti che crollano, le scuole che sgretolano. È il Paese in cui si ripete da decenni che «non ci sono soldi» per gli investimenti pubblici più urgenti.

Eppure, per onorare la Nato e — soprattutto — placare Trump, quei miliardi si trovano. O almeno si promettono.

La domanda che emerge, e che meriterebbe una risposta pubblica e trasparente, è: contro quale minaccia concreta si stanno costruendo questi arsenali? La Russia rappresenta davvero un pericolo imminente per l’Italia, tale da giustificare un riorientamento così massiccio delle risorse pubbliche verso la spesa militare? E chi beneficia, in concreto, di questi investimenti? La filiera dell’industria della difesa — Lockheed Martin, Leonardo, Rheinmetall e i grandi contractor occidentali — è la risposta ovvia, anche se quasi mai citata nel dibattito ufficiale.

I programmi di ammodernamento già avviati presentano conti salatissimi e spesso lievitati: il nuovo caccia di sesta generazione GCAP, sviluppato con Regno Unito e Giappone, è passato da una stima di 6 miliardi nel 2021 a 18,6 miliardi nell’ultimo decreto. I nuovi carri armati Leonardo-Rheinmetall costano 8,2 miliardi, ma solo 5,5 sono stati stanziati. I mezzi da combattimento per la fanteria hanno un conto da 16 miliardi, coperti per metà.

Nessuno di questi miliardi servirà a ridurre le liste d’attesa in un pronto soccorso. Nessuno accorcerà i tempi di un’ecografia o rimetterà in piedi un reparto di oncologia chiuso per carenza di personale.

Un impegno che va ben oltre il mandato del governo attuale

C’è infine un elemento strutturale che rischia di passare inosservato nel dibattito pubblico: gli impegni presi da Meloni ad Ankara ricadranno, in larghissima parte, su governi futuri. Il biennio 2027-2028 non è dietro l’angolo, e non è affatto certo che l’attuale esecutivo sarà ancora in carica per attuarli. Si tratta, in altri termini, di una cambiale firmata in nome dell’Italia intera, senza che il Parlamento abbia discusso in modo organico le priorità di spesa del Paese.

Nei prossimi giorni si capirà quanto del comunicato finale del vertice di Ankara resterà sulla carta e quanto diventerà realtà nei bilanci. Quel che è certo è che il conto — qualunque forma prenderà — lo pagheranno i contribuenti italiani, senza averne in cambio nessun beneficio. Anzi, avendone in cambio sempre meno servizi e sempre meno spesa sociale.

I soldi ci sono, ma la politica sovranazionale (e di conseguenza quella italiana) decide di investirli nella produzione di armamenti, arricchendo i soliti noti. Non è anche questo, insieme al fisco, un modo di drenare liquidità da un paese e lasciare i cittadini senza soldi? Un popolo di schiavi che devono solo lavorare, con l’illusione di avere un welfare che non avranno mai, mentre una casta di cavallette mantiene il potere e il controllo di tutte le risorse planetarie. Come nel film Z la formica.

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