venerdì 17 luglio 2026

Byoblu - Grazia al gioielliere: Mattarella convoca Nordio..+..Come si legge il comunicato del Quirinale?...


Politica — Byoblu

Grazia al gioielliere: Mattarella convoca Nordio... 

Ma non è per fargli ripetizioni di diritto costituzionale

Come si legge il comunicato del Quirinale?

Il Quirinale «puntualizza i limiti» del ministro sulla grazia. Ma il vero messaggio del Colle al governo è molto più pesante di quanto raccontino i comunicati

Byoblu·15 ore fa

Oggi pomeriggio Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio per «puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica, come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006». Così recita la nota ufficiale del Colle, diffusa poche ore dopo che il Guardasigilli aveva avviato d’ufficio – in base all’articolo 681, quarto comma, del codice di procedura penale – l’istruttoria per la grazia a Mario Roggero, il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio, nell’aprile 2021.

La giornata: istruttoria, firme e cartelli in Senato

La mattinata era stata tutta un crescendo. I capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati hanno lanciato una raccolta firme tra i parlamentari per chiedere la grazia, sostenendo che una detenzione a quell’età «diventerebbe una condanna all’ergastolo». Matteo Salvini ha invocato «la giustizia con la G maiuscola», il ministro Guido Crosetto ha definito la vicenda «ingiusta, incomprensibile e difficile da accettare», Antonio Tajani ha parlato di un uomo che «merita il perdono da parte della società». In Senato i parlamentari leghisti hanno esposto cartelli con il volto di Roggero e la scritta «Libero subito», mentre il governatore del Piemonte Alberto Cirio ha presentato un ordine del giorno a sostegno della grazia. Dall’altra parte, le opposizioni: Fratoianni ha parlato di «idea pericolosissima», il M5S di «vergognosa operazione di propaganda». Poi, nel pomeriggio, la doccia fredda del Quirinale.

Il comunicato che non torna

Ed è qui che la versione ufficiale mostra la corda. Perché prendere per buono il testo dato in pasto alle agenzie significherebbe credere che Carlo Nordio – ex magistrato con decenni di toga alle spalle – non sappia chi firma i decreti di grazia in Italia, e che il Presidente della Repubblica lo abbia convocato al Colle per fargli ripetizioni di diritto costituzionale. Un’ipotesi semplicemente non credibile. E infatti, secondo un’approfondita analisi che circola in ambienti vicini al Quirinale, la formula scelta dal Colle non andrebbe letta come una lezione impartita al ministro, ma come «la traduzione pubblica e volutamente asettica di un richiamo politico-istituzionale assai più sostanzioso».

Il nodo non sarebbe la titolarità formale del potere, che nessuno discute. Il nodo sarebbe il metodo: annunciando pubblicamente un’istruttoria «finalizzata alla concessione della grazia», il ministero avrebbe dato l’impressione che la decisione politica fosse già stata presa dal governo, riducendo il Capo dello Stato al ruolo di notaio chiamato a ratificare. Da quel momento, ogni giorno di carcere in più per Roggero rischierebbe di essere imputato non alla sentenza, ma a un Presidente che non firma. Mattarella – è questa la lettura – avrebbe convocato Nordio per spezzare subito questa costruzione: non usate una mia prerogativa come ultimo passaggio di una vostra campagna, e non scaricate preventivamente sul Colle la responsabilità dell’esito.

È significativo che il colloquio, che poteva restare riservato, sia stato invece pubblicizzato con parole insolitamente nette. Nel linguaggio felpato del Quirinale, «puntualizzare i limiti delle attribuzioni» equivale quasi alla verbalizzazione pubblica di una censura. E il destinatario, formalmente Nordio, sarebbe politicamente l’intero governo. Non a caso, stando a quanto riferito dalle agenzie, Mattarella avrebbe citato al ministro le parole di Luigi Einaudi sul dovere del Presidente di trasmettere al successore «immuni da qualsiasi incrinatura» le facoltà che la Costituzione gli attribuisce.

La porta non è chiusa: «Non adesso, non così»

Ma attenzione a leggere il richiamo come un no alla grazia. Fonti del Colle precisano che non si tratta di una questione di merito, anche perché le motivazioni della Cassazione non sono ancora note. E la lettura più sofisticata che filtra è un’altra: Mattarella non avrebbe detto «mai», ma qualcosa di simile a «non adesso, non così e non sotto ricatto mediatico». Una grazia concessa il giorno dopo la sentenza apparirebbe come l’annullamento politico di una decisione giudiziaria; la stessa grazia, arrivata dopo una domanda formale, un’istruttoria completa e la valutazione dell’età e delle condizioni personali di Roggero, potrebbe invece essere presentata per ciò che è: un atto di clemenza individuale e umanitaria.

Tradotto: il richiamo sarebbe durissimo sul metodo, ma non necessariamente negativo sul merito. E questo, per chi da ieri tifa perché Mario Roggero torni a casa, è il dettaglio che conta davvero. Perché mentre i palazzi si contendono agende, prerogative e cornici narrative, in una cella ci potrebbe finire a brevissimo un uomo di 72 anni che per una vita ha lavorato dietro un bancone e che una sera si è trovato la violenza in casa. La Costituzione ha previsto la grazia esattamente per casi come questo: il punto di equilibrio, come ha detto Cirio, «tra il rigore della legge e la comprensione umana delle istituzioni». Il Presidente della Repubblica ha rivendicato, legittimamente, che quella firma è sua e soltanto sua. Ora che lo ha chiarito a tutti, il Paese che guarda si aspetta una sola cosa: che quella firma, alla fine, arrivi.----

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