domenica 17 maggio 2026

Marco Tosatti - Trump e Xi Jinping Sono Diventati davvero “Amici” dopo il Summit a Pechino? Matteo Castagna.

 

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, matteo castagna, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’incontro fra i leader di USA e Cina. Buona lettura e diffusione.

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di Matteo Castagna
L’Agenzia internazionale Reuters sostiene che la visita di Trump in Cina, la prima di un presidente americano dal suo ultimo viaggio nel 2017, mirava a ottenere risultati concreti per risollevare i suoi indici di gradimento, in netto calo, in vista delle elezioni di medio termine di novembre. Xi visiterà gli Stati Uniti in autunno, su invito di Trump – ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi.

Effettivamente, l’atteggiamento del tycoon è stato diametralmente opposto rispetto al solito: niente eccessi, niente battute, niente spacconeria, ma sobrietà, pragmatismo, diplomazia e autocontrollo. Un Trump che è apparso particolarmente attento di fronte al suo attuale rivale strategico ed economico più importante, al quale ha riservato lodi sperticate, senza, però, ottenere particolari risultati. Su questo punto, tutti i media internazionali paiono concordare.

“La Cina non offre un aiuto concreto sulla guerra con l’Iran e manifesta frustrazione” – scrive la Reuters – sebbene questo argomento rimanga alquanto misterioso, dal momento che Pechino e Teheran hanno ottimi rapporti e la Cina è la principale attrice del petrolio nello stretto di Hormuz.  Funzionari statunitensi hanno parlato di un accordo sui prodotti agricoli, ma i dettagli forniti sono molto scarsi.

Sulla stessa linea, l’editoriale del più popolare media americano Time, a firma di Charlie Campbell, “editor at large” della rivista, con sede nell’ufficio di Singapore, specializzato in economia, tecnologia e geopolitica di tutta l’Asia.

Mercoledì sera, pur essendo sceso dall’Air Force One affiancato dai magnati più influenti del settore tecnologico e tra gli applausi degli scolari che sventolavano la bandiera americana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato ampiamente ridimensionato nelle sue ambizioni, a Pechino.

Già nei primi colloqui a porte chiuse, il presidente cinese Xi Jinping ha duramente criticato la vendita di armi americane a Taiwan, avvertendo che le due superpotenze potrebbero “scontrarsi o addirittura entrare in conflitto” riguardo all’isola autogovernata, sulla quale la Cina rivendica la sovranità. Taiwan, ha affermato Xi: “è la questione più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti”.

Considerato che Trump esplode anche per il più insignificante affronto percepito – scrive il Time – il ritiro di 5.000 soldati americani dalla Germania dopo che il cancelliere Friedrich Merz aveva affermato che gli Stati Uniti erano stati “umiliati” in Iran – è significativo che Xi si sia sentito autorizzato a dettar legge, fin da subito.

In effetti, l’immagine più memorabile dell’intera visita è quella dei due leader in piedi davanti al Tempio del Cielo della dinastia Ming, con Trump che rimane, molto stranamente, reticente davanti ai giornalisti gli chiedono se abbiano parlato di Taiwan. “La Cina è bellissima” – ha risposto Trump, eludendo la risposta. “L’immagine del Presidente americano, per il quale la belligeranza è da sempre un motivo di vanto, che appare impacciato e intimorito, è una chiara dimostrazione del mutamento degli equilibri di potere globali” – sostiene il media statunitense.

“Xi riteneva di avere licenza di lanciare avvertimenti apparentemente discordanti, senza preoccuparsi di ripercussioni o del disappunto di Trump” – afferma Sung Wen-ti, studioso di leadership cinese presso l’ Australian National University. “Si è mostrato duro in pubblico di fronte a Trump e l’ha fatta franca” – ha commentato il docente al Time.

La Cina si fa forte di una straordinaria capacità di resilienza, registrando un surplus commerciale record di 1.200 miliardi di dollari lo scorso anno, nonostante i dazi statunitensi che hanno raggiunto il picco del 145%. Ad aprile, ha riportato esportazioni mensili record, in crescita del 14,1% su base annua, in parte grazie alla crescente domanda di prodotti di tecnologia verde, dai veicoli elettrici alle turbine eoliche e alle batterie, dimostrando la sua capacità non solo di resistere alle perturbazioni della guerra con l’Iran, ma anche di riuscire a trarne vantaggio.

Riguardo a quel conflitto, che è ormai entrato nel suo terzo mese, tra gli avvertimenti del FMI su una possibile recessione globale, Trump ha affermato che Xi, durante i loro colloqui, si è impegnato a non fornire equipaggiamento militare all’Iran e si è offerto di contribuire a risolvere le ostilità. “Ha detto: “Sarei felice di essere d’aiuto, se posso esserlo in qualche modo” – ha dichiarato Trump a Fox News.
Un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha, tuttavia, adottato un approccio diverso col Time, affermando che il conflitto “non sarebbe mai dovuto accadere” e “non ha bisogno di continuare”.

La tesi della Cina è sempre stata che “l’America si comporta come un guerrafondaio prepotente ed egoista” – afferma Nick Bisley, professore di relazioni internazionali all’Università La Trobe in Australia. “Ed è come dire: “Sì, questo conferma tutto”.

Trump è apparso diverso dal solito, durante tutto il suo soggiorno in Cina. Non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti durante il lungo volo per Pechino e ha omesso di aggiornare Truth Social, dopo il suo primo incontro con Xi. Quando ha pubblicato qualcosa, lo ha fatto per difendere Xi, il quale aveva insinuato che gli Stati Uniti fossero in declino, mettendo in guardia dal pericolo della cosiddetta “trappola di Tucidide”, ovvero quando una potenza in ascesa e una in declino arrivano allo scontro.

Trump ha concordato con la descrizione del declino degli Stati Uniti, definendola “corretta al 100%” ed espressa “in modo molto elegante”, pur “riferendosi agli enormi danni subiti, durante i quattro anni di Sleepy Joe Biden”. Xi – ha esclamato Trump – è “un uomo che rispetto moltissimo” e che è “diventato, davvero, un amico”.

Al banchetto di stato nella Grande Sala del Popolo di Pechino, risalente all’epoca di Mao, il notoriamente astemio Trump si è mostrato così deferente da aver bevuto un piccolo sorso di vino per brindare all’osservazione di Xi secondo cui “la grande rinascita della nazione cinese e il rendere di nuovo grande l’America possono andare di pari passo”. Più tardi, durante una visita al complesso della leadership del Partito Comunista Cinese a Zhongnanhai, Trump ha affermato: “Queste sono le rose più belle che si siano mai viste”.

Trump ha dipinto il viaggio come un successo, vantando l’impegno cinese ad acquistare 200 aerei Boeing e affermando che “significa molti posti di lavoro”. Anche il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha dichiarato di aspettarsi che la Cina accetti di acquistare un ordine di prodotti agricoli americani per un valore di “decine di miliardi” nei prossimi tre anni. Resta però da vedere se queste promesse si concretizzeranno perché, per il momento, non è stato messo nero su bianco.

Solo a ottobre la Cina si era impegnata ad acquistare 25 milioni di tonnellate di soia all’anno fino al 2028, ma è già ben lontana dal raggiungere tale obiettivo e sta invece acquistando alternative brasiliane molto più economiche. L’ordine dei Boeing è particolarmente strano, dato che la Cina sta lanciando, con grande pubblicità, il suo aereo passeggeri di produzione nazionale, C919.

“I dati principali sembreranno molto impressionanti”, afferma Chong Ja Ian, professore di relazioni internazionali presso l’Università Nazionale di Singapore. “Ma sarei un po’ più cauto, perché abbiamo già visto questo film [ed è un grande interrogativo] se la parte cinese manterrà le promesse”.

Ancor prima del suo arrivo, Trump aveva fatto significative concessioni alla Cina, accettando di vendere i semiconduttori avanzati di Nvidia basati sull’intelligenza artificiale e sospendendo al contempo una vendita di armi da 13 miliardi di dollari a Taiwan.

In effetti, mentre Trump si vantava della pompa e dello sfarzo tributatigli: “Abbiamo ricevuto un’accoglienza davvero calorosa e oggi è stata una giornata splendida” – ha dichiarato a Fox News, la Cina ne esce vincitrice per il gran numero di vecchie questioni che sono state ignorate. Non è un segreto che Trump non abbia alcun interesse per i diritti religiosi, la libertà di stampa, i diritti dei lavoratori, la repressione contro i tibetani e i musulmani uiguri, l’erosione delle libertà nella semiautonoma Hong Kong , o persino, a quanto pare, per gli aiuti militari alla Russia o il sostegno alla Corea del Nord.

Non si è avuta la sensazione che abbia cercato di mettere Pechino alle strette su questioni strategiche come lo spionaggio informatico, il furto di proprietà intellettuale, i sussidi statali e la sottovalutazione del renminbi, o l’esportazione di precursori del fentanil.

Questo viaggio è stato il primo di un presidente degli Stati Uniti dal 1998 a non includere nemmeno una breve sosta in paesi alleati, né prima né dopo. “Certamente, in ottica comunicativa, Pechino è riuscita a creare questa immagine della sua potenza e grandezza” – ha affermato Chong.

Ancora una volta, la scelta delle parole di Xi è stata significativa. La Cina non si fa mai problemi a sbandierare le sue “partnership” di vario tipo con numerose nazioni in tutto il mondo, anche se in realtà queste non sono mai imparziali e si basano esclusivamente su transazioni. Ma con Trump, Xi ha evitato qualsiasi parvenza di partnership, limitandosi a sostenere un quadro di “stabilità strategica costruttiva”, indicando di aver ormai stabilito che gli Stati Uniti sono un rivale e che, pur non volendo un deterioramento dei rapporti, ha fiducia nella capacità della Cina di difendersi.

“Ciò che la Cina non ha detto conta” – afferma Sung. “Nonostante tutte le buone intenzioni e i complimenti, la Cina ancora oggi non pensa che Stati Uniti e Cina si considerino partner quando conta davvero”.

Mentre lasciava Pechino, Trump ha alzato il pugno in segno di vittoria davanti alla porta dell’Air Force One, mentre un’altra folla festante sventolava bandiere americane. Ma, come ha aggiunto Sung: “la Cina ha dimostrato di essersi affermata chiaramente alla pari agli Stati Uniti”. La prospettiva multipolare e la partnership leale potrebbero essere una soluzione, che include gli altri paesi oggi ostili agli Stati Uniti e che potrebbero portare anche alla pace nei territori di conflitto, facendo trionfare la diplomazia rispetto alle braccia di ferro. Ma anche in questa circostanza, sono apparse predominanti, anche se con un approccio pubblico “soft power”.---


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