
Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali offriamo alla vostra attenzione questo commento di Lavinia Marchetti sull’atto di pirateria commesso da Israele nell’impunità più totale in acque internazionali, e che ancora prosegue con la detenzione – rapimento – di cittadini europei, fra cui 22 italiani. E se non ci credete, fate un giro rapido su Corriere, Repubblica e Stampa e vedete se sulle prime pagine online riuscite a trovare qualcosa in evidenza su questo atto di pirateria internazionale. Buona lettura e diffusione.
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PUTIN SEQUESTRA LA FLOTILLA E RAPISCE INTERI EQUIPAGGI IN ACQUE INTERNAZIONALI. È GUERRA CON LA RUSSIA.
Un esperimento mentale per capire chi costruisce la geopolitica e la nostra sovranità.
Stamani, sfogliando i giornali mainstream italiani, la notizia della Flotilla sequestrata e rapita in acque internazionali e le imponenti manifestazioni di protesta in tutta Italia erano appena accennate, più in basso dell’arbitro Rocchi, che deve averla combinata proprio grossa. Leggendo, mi sono fatto una domanda. Un semplice, innocente esperimento mentale.
Siracusa, Palermo, Napoli, Barcellona, Istanbul. Le stesse cinquantotto imbarcazioni. Gli stessi quattrocento attivisti. Gli stessi medici, ingegneri, volontari, parlamentari, tra cui una cinquantina di italiani. Solo la destinazione cambia: non Gaza. Odessa. Un convoglio umanitario diretto in Ucraina, con medicine, materiali per la ricostruzione, aiuti per una popolazione sotto assedio.
È il 29 aprile. La flotta naviga in acque internazionali, settanta miglia a sud di Creta, sotto competenza greca. Sono le 21.30.
Dai radar compaiono motovedette. Si identificano come russe.
Uno sciame di droni militari inizia a volare basso sulla flotta. Le frequenze radio vengono disturbate, anche il canale 16, quello delle emergenze internazionali. Poi le imbarcazioni veloci tagliano la rotta. Via radio, una voce con marcato accento russo: “Se il vostro intento è portare aiuti a Odessa, dirigetevi verso Sebastopoli. Qualsiasi tentativo di proseguire sarà considerato azione ostile”.
Nel giro di un’ora, cinquanta barche spariscono dai tracker.
Le telecamere di bordo trasmettono in diretta. Equipaggi con le mani alzate, costretti in ginocchio, uomini armati che urlano ordini e prendono il controllo delle imbarcazioni. Cinquanta navi abbordate, alcune sequestrate. Centinaia di attivisti arrestati. Cittadini di Francia, Spagna, Turchia, Germania. E cinquanta italiani, portati a forza verso un porto russo.
Ora chiudete gli occhi un secondo e immaginate la mattina dopo.
I titoli di apertura di ogni TG, ogni quotidiano, ogni breaking news dalle 6:00: RUSSIA ATTACCA CONVOGLIO CIVILE EUROPEO. ITALIANI RAPITI. ATTO DI GUERRA. Meloni convoca il Consiglio supremo di difesa. Tajani non “chiede spiegazioni”, esige il rilascio immediato con ultimatum. Il Parlamento europeo si riunisce in sessione straordinaria d’emergenza. Von der Leyen sul podio: “Attacco intollerabile alla libertà di navigazione e alla sovranità europea”. Stoltenberg attiva le consultazioni NATO ex articolo 4. Navi da guerra italiane e francesi salpano verso il Mediterraneo orientale. Pacchetto di sanzioni record pronto in quarantotto ore. Putin viene formalmente accusato di pirateria e crimini di guerra davanti alla Corte Penale Internazionale. Zelensky viene ricevuto a Roma, Parigi, Berlino nello stesso giorno. La Casa Bianca parla di “atto di aggressione contro partner NATO.” I mercati crollano. I caccia decollano. Insomma è guerra con la Russia.
E l’arbitro Rocchi? Quello starebbe a pagina 47.
Questo non è un esercizio a favore di Putin, sia chiaro. Serve solo a farci capire in quali mani siamo. Un esercizio di immaginazione sulla grammatica selettiva dell’indignazione occidentale. Sul fatto che lo stesso identico atto, una marina militare che in acque internazionali intercetta un convoglio civile, disturba le comunicazioni d’emergenza, mette gli equipaggi in ginocchio sotto la minaccia delle armi, sequestra cinquanta navi e arresta quattrocento persone di ogni nazionalità, produce reazioni radicalmente diverse a seconda di chi lo compie. Siamo governati anche noi da Israele? A quanto pare sì.
Se “Ha stato Putin”, è un casus belli. Quando lo fa Israele, è una “notizia sotto Rocchi.”
Non sto parlando di simpatie geopolitiche (magari fossero solo simpatie). Sto parlando del girone infernale in cui ci siamo, ormai, “intruppati”, qualcosa di più strutturale e più inquietante:
– la normalizzazione selettiva della violenza
– il doppio standard elevato a sistema
– l’impunità costruita mattone per mattone attraverso i silenzi dei giornali
– le “preoccupazioni” dei ministri, le “spiegazioni richieste” che non arriveranno mai.
Le piazze italiane ieri erano piene. Non le ha viste quasi nessun telegiornale.
Le piazze hanno torto marcio, naturalmente. Dovrebbero starsene a casa a seguire Gaza su Youtube.
L’ha detto il nostro Primo Ministro Benjamin Netanyahu.
p. s. L’autrice è una cittadina che stamani ha trovato Rocchi sopra il pirataggio e il rapimento della Flotilla e ha pensato che forse valesse la pena notarlo.
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Ma a completamento di quanto scrive Lavinia Marchetti, vediamo quelli che sono i parlamentari del PD – Partito Democratico – erede di grandi partiti della sinistra italiana, che NON hanno firmato la proposta di sessanta loro colleghi dell’Euro Parlamento per applicare sanzioni a Israele. Badate bene: non Fratelli d’Italia, o Lega, o Forza Italia di Tajani; no il PD, quello dei valori de sinistra. Questo direi che aiuta a capire molto.

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