
Il primo maggio 2026 sono scaduti i 60 giorni previsti dal “War Powers Act” del 1973, entro i quali un presidente deve notificare al Congresso un’operazione militare e ottenerne l’approvazione. Trump aveva notificato il conflitto al Congresso 48 ore dopo l’inizio degli attacchi, il 2 marzo, facendo scattare il conteggio.
Anziché richiedere l’autorizzazione parlamentare, l’amministrazione ha scelto un’altra via interpretativa. In una lettera allo speaker della Camera Mike Johnson, Trump ha dichiarato che “le ostilità iniziate il 28 febbraio 2026 sono terminate” e che “non ci sono stati scambi di colpi fra le forze americane e quelle iraniane dal 7 aprile”. Secondo il capo della Casa Bianca, il cessate il fuoco in vigore dall’8 aprile ha interrotto il conteggio, rendendo superflua qualsiasi autorizzazione. Durante l’audizione al Senato, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che il conteggio si fosse interrotto durante la tregua. I democratici hanno contestato l’interpretazione, sostenendo l’assenza di disposizioni legali in tal senso. Nel frattempo il conflitto rimane congelato in un equilibrio fragile.
l’Iran ha presentato una nuova proposta agli Stati Uniti tramite mediatori pakistani: Teheran si è detta disposta a discutere le condizioni per l’apertura dello Stretto di Hormuz in cambio di garanzie americane di porre fine agli attacchi e revocare il blocco dei porti iraniani. Trump ha risposto con freddezza: “Al momento, non sono soddisfatto di quanto offrono”, ha detto ai cronisti fuori dalla Casa Bianca.
Sul piano militare, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati americani presenti in Germania, con completamento atteso entro i prossimi sei-dodici mesi. Trump ha esteso la minaccia anche a Italia e Spagna: “Non sono contento dell’Italia e non sono contento della Spagna. Ritengono che l’Iran possa avere l’arma nucleare”, ha insistito, prospettando il possibile ritiro delle truppe americane nei due Paesi. Il ministro della Difesa italiano Crosetto ha risposto di essere “stupito” e di non capirne le ragioni.
Sul piano commerciale, il presidente ha annunciato che, a partire dalla settimana successiva, i dazi sulle auto e i camion importati dall’UE negli Stati Uniti verrebbero aumentati al 25%. La giustificazione ufficiale è la violazione degli accordi commerciali da parte di Bruxelles. L’accordo che Trump considera violato era quello concluso nell’estate del 2025 dopo un’intesa con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che prevedeva un tetto del 15% sui dazi per la maggior parte dei beni europei, comprese le auto, in cambio di concessioni europee su prodotti industriali, agroalimentari e altre categorie. Trump ha accusato l’Unione di non rispettare il patto.
La risposta europea è arrivata dal Parlamento di Strasburgo. Il presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange, ha definito il piano di Trump “inaccettabile» e gli Stati Uniti un partner “inaffidabile”, aggiungendo che “ora possiamo solo rispondere con la massima chiarezza e fermezza”.
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