
Diplomazia al lavoro per cercare di evitare lo scoppio di una nuova guerra, tra Stati Uniti e Iran, che si allargherebbe, a macchia d’olio, all’intero Medioriente col pericolo di oltrepassarne i confini. Teheran ha presentato una proposta a Washington, tramite il Pakistan, che continua a svolgere il ruolo di mediatore.
I dettagli
La nuova bozza d’accordo è suddivisa in 14 punti volti a porre fine al conflitto, in maniera definitiva piuttosto che a sancire una tregua temporanea, entro 30 giorni. L’intesa contempla inoltre, secondo il sito di informazione americano Axios, le garanzie di sicurezza contro futuri attacchi, il ritiro delle forze del Pentagono dal Golfo Persico, lo sblocco dei fondi della Repubblica Islamica ancora congelati, i risarcimenti a beneficio degli Ayatollah per i danni compiuti dalla Casa Bianca dal 28 febbraio, ma soprattutto la cessazione dei combattimenti, di Washington e Tel Aviv, su tutti i fronti.
Strada in salita
La guida della Sala Ovale, Donald Trump, ha promesso che la sua amministrazione valuterà gli elementi suggeriti dall’avversario, alleato di Russia e Cina, ma ha chiarito che non sarà semplice accettarli. Lo scetticismo aleggia dunque sull’intera trattativa. Il premier, Benjamin Netanyahu, non ha aiutato tuttavia a gettare acqua sul fuoco. L’esercito ha ordinato infatti l’evacuazione immediata di 11 villaggi, del Libano meridionale, a causa dei raid aerei previsti nelle prossime ore. Il leader della Likud non ha escluso pure la ripresa delle attività belliche anche a Gaza dove la situazione umanitaria è la più atroce della Storia recente.
L’avvertimento
Un forte allarme è stato lanciato, in merito, dal direttore delle 18 Scuole della Custodia di Terra Santa ed ex vicario della stessa. Gli aiuti, destinati alla popolazione locale, non arrivano a destinazione. Vi sono in aggiunta, nella Striscia, 63mila orfani e 20mila malati bloccati che non possono ricevere cure mediche adeguate, ha ricordato quindi padre Ibrahim Faltas durante il discorso tenuto, ieri a Rimini, davanti ai 10mila partecipanti al quarantottesimo meeting organizzato dall’associazione laicale cattolica Rinnovamento nello Spirito. Il sacerdote ha evidenziato così che 80mila persone sono sepolte ancora sotto le macerie degli edifici, che erano presenti nell’enclave palestinese, distrutti dai bombardamenti avviati dal 7 ottobre 2023. Ha invitato pertanto la comunità internazionale ad impegnarsi maggiormente per fermare una catastrofe con pochi precedenti nel passato. ----
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