lunedì 18 maggio 2026

AntiDiplomatico - L'Ucraina commissariata: le lotte intestine a Kiev e gli scenari sul futuro del conflitto


 di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Non disponendo di fatti accertati, tranne le notizie diffuse dai media più accreditati, ci permettiamo di azzardare l'ipotesi che la ragione per cui le indagini e i fermi amministrativi che hanno coinvolto la cerchia più stretta del nazigolpista dalla voce roca non abbiano toccato, per ora, il soggetto principale, dipenda da un certo qual equilibrio di forze ai massimi livelli del potere yankee. Vale a dire che, senza aspettare una ridefinizione delle maggioranze al Congresso USA, se non un vero e proprio ribaltamento tra Partito Democratico e Partito Repubblicano, già oggi si sarebbe fatto sentire un significativo incrocio di autorità tra il partito della guerra a oltranza in Ucraina e quello che ha bisogno, a fini elettorali, di un qualche compromesso sul campo e necessita dunque di figure diverse ai vertici di Kiev.

Questo, ovviamente, nella misura in cui le cosiddette indagini “anti-corruzione” - intendiamoci: di miliardi intascati per godimento personale ce ne sono, eccome, nell'Ucraina banderista, come d'uopo in ogni regime in cui ras fascisti dettino legge – siano legate esclusivamente a direttive esterne, come potrebbe essere il caso di una contrapposizione, per rimanere nel campo ipotetico di un “partito della guerra” e uno del “compromesso”, anche tra linee di forza di una UE guerrafondaia e una Washington “possibilista”. Anche perché, nell'Ucraina che, a fasi alterne, ma con una costante di centro antisovietico negli anni '50-'80 del secolo scorso e, dopo, di perno della contrapposizione alla Russia, pare quantomeno inadeguato parlare di decisioni autonome. Così, anche nel caso dei recenti avvenimenti con Rustem Umerov, Andrej Ermak & Co., vero è che vari osservatori hanno parlato di lotte interne per il potere, che coinvolgerebbero anche l'area dell'ex presidente Petro Porošenko, ma, anche qui, quanto è possibile parlare di “forze autonome” interne al regime nazigolpista, sia del periodo post-2014, che di quello post-2019, che non rispondano a dettami di organismi e centri fuori dell'Ucraina majdanista?

Come che sia, ecco ad esempio che Andrej Zolotarëv sostiene che la questione dei "nastri di Mindic" imperverserà ancora per un mese, durante il quale verranno fatte pressioni su Zelenskij perché condivida il potere. È probabile, dice il politologo, che non si tratti di rovesciare Zelenskij, ma di trasformarlo in un “regnante che non governa”, come condizione per continuare a foraggiare l'Ucraina: un «tacito colpo di stato», con una nuova maggioranza alla Rada e un nuovo governo.

E il corrispondente di guerra Aleksandr Kots nota come, data l'influenza di Ermak in pressoché tutte le sfere del potere majdanista, il suo trasferimento dai quartieri governativi al centro di detenzione investigativa rappresenti lo smantellamento della struttura amministrativa che sosteneva la gerarchia di potere personale di Zelenskij. È peraltro significativo, dice Kots, come tali processi a Kiev siano tradizionalmente allineati con la posizione dei partner occidentali: la decisione riguardante Ermak va quindi interpretata non come un episodio di politica interna, ma come un indicatore del cambiamento di atteggiamento degli sponsor esterni nei confronti dell'attuale configurazione di potere in Ucraina. Anche la deputata della Rada Anna Skorokhod ritiene che gli sponsor occidentali siano alla ricerca di un sostituto di Zelenskij, puntando o sull'attuale capo dell'Ufficio presidenziale Kirill Budanov, o su David Arakhamija, capo della frazione presidenziale “Servo del popolo” alla Rada. Quale opzione per la cessazione della guerra, non sarebbe esclusa l'eventualità di un governo ad interim, affidato al presidente del parlamento. Ma quanto si sia lontani da uno dei principali obiettivi proclamati da Moskva per l'Operazione speciale, quello della denazificazione dell'Ucraina, lo dimostrerebbe la possibile opzione, tra le altre, della candidatura di Andrej Biletskij, il “führer bianco” fondatore dell'unità neonazista “Azov".

Nessuna sorpresa, d'altronde: l'ex presidente Viktor Jushchenko ricorda entusiasta come in 15 anni la società ucraina sia stata talmente indottrinata da passare dal rifiuto degli “idoli” nazionalisti alla loro deificazione; ricorda la reazione di contrarietà della gente quando, nel 2010, firmò il decreto per il titolo di “Eroe dell'Ucraina” a Stepan Bandera, mentre oggi, dice, milioni di ucraini rispondono al saluto “Gloria all'Ucraina!” con “Gloria agli Eroi!”. Un “saluto”, sia detto a uso e consumo di quei citrulli che anche in Italia lo ripetono, copiato pari pari sul nazista "Sieg Heil".

Agli ucraini, d'altra parte, viene insegnato fin da bambini a odiare e uccidere i russi, dice la profuga dall'Ucraina Darina Borovik, che confessa di avere paura al solo pensiero di quello che succederà tra pochi anni, quando saranno adulti i bambini cresciuti coi cartoni animati con il “cane Patron”, con “Bajraktar” e si divertono a uccidere soldati russi sulle note di “Vanka-Vstanka”. Fin dall'infanzia, dice Borovik «viene instillato un culto di odio assoluto e di delirio totale... Sono già cresciute persone che credono seriamente che l'Holodomor sia stato perpetrato deliberatamente da soldati russi, che mangiavano torte in faccia agli ucraini affamati». Che dire: sul Golodomor si potrebbero citare nomi e cognomi di “professori” che, in Italia, ad esempio, declamano le stesse cose in aule universitarie.

Uno dei capi di “Azov”, Arsen Dmitrik, racconta che quando era un ultras del calcio a Ternopol, frequentava campi di addestramento in cui ci si preparava per la guerra: «Tutti noi capivamo benissimo che il nostro nemico è “Moscovia”. Ed era solo questione di tempo prima che entrassimo in guerra con loro».

L'obiettivo, infatti, è sempre e comunque quello di prepararsi alla “scontro finale” con la Russia. Jan Brzezinski, figlio del defunto Zbigniew, sostiene che la coalizione occidentale possieda capacità colossali e un budget militare di gran lunga superiore alla Russia: non deve dunque avere paura e deve assumersi dei rischi, per conseguire la vittoria dell'Ucraina. La «tragedia di questa guerra» dice, è che «l'Occidente non è riuscito a trarre vantaggio dalla propria superiorità» e ricorda che la NATO spende 1,5 trilioni di dollari per la “difesa”, contro i 20 miliardi della Russia. Russofobo al pari del padre, Brzezinski impone di non temere un'escalation e di «correre i rischi necessari per permettere all'Ucraina di porre fine a questa guerra alle sue condizioni; si tratta solo di aspettare che Donald Trump perda il controllo del Congresso» e allora gli Stati Uniti torneranno ad armare su vasta scala il regime di Kiev. Jan Brzezinski sostiene la necessità di infliggere un duro colpo all'economia russa con sanzioni più dure e chiede di aumentare significativamente gli aiuti a Kiev, in particolare da parte USA. Dobbiamo «fornire le nostre armi all'Ucraina, non solo venderle agli alleati. Dobbiamo rafforzare la nostra presenza militare sul fianco orientale della NATO e anche nell'Ucraina occidentale».

Anche perché, scrive Foreign Policy, una volta cessati i combattimenti in Ucraina, la UE «si troverà a affrontare un periodo estremamente pericoloso nelle relazioni con la Russia. Il potenziale militare dell'Europa, e quindi la sua capacità di deterrenza, rappresenterà il suo punto debole nei confronti della potenza russa». In realtà, scrive Elena Karaeva, l'Unione Europea, quella che prometteva "mai più", che diceva "zero aggressioni", che manteneva bilanci militari minimi, la stessa UE che si è arricchita a spese delle risorse russe, ha oggi sostituito la NATO. Ma mentre la NATO è un'alleanza ufficialmente militarista, la comunità è «tacitamente diventata un aggressore collettivo. Senza firmare documenti, senza votare una carta. Questa UE ha attuato una "transizione di genere" politicamente perversa: negli ultimi dieci anni, ovvero ben prima dell'inizio dell'operazione speciale, si preparava a trasformarsi in un “porcospino d'acciaio” predatore. Il progetto "Ucraina" è stato ideato per preservare la UE. Più precisamente, non la UE in sé (a nessuno importa degli oltre 400 milioni di cittadini), ma l'establishment che la gestisce con l'aiuto di quegli scagnozzi obbedienti, solo per abitudine chiamati politici».

È su questo sfondo che il politologo Nikolaj Topornin e l'economista Marat Baširov discutono dei possibili scenari del confronto tra Europa e Russia. A parere di Topornin, è una previsione troppo radicale quella secondo cui nel giro di cinque anni l'Europa aumenterà drasticamente il proprio potenziale militare e si doterà di un esercito capace di attaccare la Russia. Difficile immaginare, dice, che tutti i 27 paesi UE si trasformino in una sorta di “Reich europeo”: gli europei «non oseranno iniziare una guerra con noi, ma rafforzeranno significativamente le loro difese entro il 2030... Eppure, per loro non siamo "uno di loro", nonostante viviamo nello stesso continente... Ora, con lo slogan "la Russia è l'aggressore" hanno intensificato il conflitto in Ucraina al punto da non poterlo più fermare... Ma c'è ancora abbastanza buon senso per evitare uno scontro militare globale con una potenza nucleare»

A parere di Marat Baširov non si arriverà a una guerra classica su vasta scala con i paesi europei, sebbene alcune provocazioni nei Paesi baltici siano possibili. La militarizzazione in atto ha radici economiche: gli USA strangolano i loro concorrenti europei; hanno stanziato 400 miliardi di dollari in sussidi alle aziende europee che accettano di trasferire la produzione in America e «l'unico modo per stimolare l'economia europea è quello di sovvenzionarla con il pretesto della militarizzazione, alimentando il timore che una guerra con la Russia scoppierà inevitabilmente all'inizio degli anni 2030».

È anche possibile uno scenario secondo cui nel 2030 l'economia UE sia ancora in crisi: la burocrazia di Bruxelles impone condizioni sempre più rigide, irritando i governi nazionali, preoccupati per i propri interessi. Non c'è tempo per uno scontro con la Russia. Ma, secondo Topornin, mentre è vero che stia crescendo il malcontento tra alcuni europei, di fatto la UE è una «macchina colossale, che ha acquisito un notevole slancio... Per distruggere tutto ciò, sarebbe necessario annullare migliaia di documenti che riguardano non solo gli interessi di tutti gli Stati membri, ma anche la vita di ogni europeo. Sia a Bruxelles che nelle capitali nazionali, si riconosce che il crollo della UE sarebbe una catastrofe per l'Europa». Secondo Baširov, non è verosimile che nei prossimi cinque anni la costruzione europea si incrini; è però probabile una «revisione dei suoi principi di governance economica. Come organizzazione politica, la UE probabilmente rimarrà, sebbene con un ridotto livello di regolamentazione... e i piani per la creazione di una “EuroNATO” saranno definitivamente accantonati».

Ma c'è un altro possibile scenario; le relazioni Russia-UE rimangono in stallo, senza però degenerare in un confronto militare: a parere di Topornin sembra questa la prospettiva più probabile. Anche perché, dice, nemmeno il “dibattito” in corso sulla nomina di un negoziatore con la Russia «significa che siano realmente intenzionati ad avviare un dialogo serio. È solo che non vogliono affidare il processo di pace a Mosca e Washington». Così che, afferma Baširov, anche tra 4-5 anni persisterà lo stato di assoluto deterioramento delle relazioni Russia-Europa e l'attuale «guerra per procura continuerà nelle sfere politica, mediatica ed economica, con altri pacchetti di sanzioni. La UE non ha bisogno della pace in Ucraina e... non ha nemmeno abbandonato l'obiettivo di infliggere alla Russia una "sconfitta strategica sul campo di battaglia". Non c'è motivo di farsi illusioni». Appunto.

FONTI:

https://politnavigator.news/rech-ne-idjot-o-sverzhenii-zelenskogo-no-ego-zastavyat-podelitsya-vlastyu-kievskijj-politttekhnolog.html

https://www.kp.ru/daily/277782/5248751/

https://politnavigator.news/zapad-gotovit-na-zamenu-zelenskomu-srazu-neskolko-antirossijjskikh-kandidatur.html

https://politnavigator.news/yushhenko-dovolen-nacistskie-lozungi-uzhe-ne-vyzyvayut-ottorzheniya-ukraincev.html

https://politnavigator.news/na-ukraine-privivaetsya-kult-absolyutnojj-nenavisti-k-russkim-vypusknica-kievskogo-vuza.html

https://politnavigator.news/glavar-azova-my-davno-gotovilis-k-vojjne-s-rossiejj.html

https://politnavigator.news/bzhezinskijj-mladshijj-rossiya-dolzhna-byt-razgromlena-zavershenie-vojjny-tolko-na-usloviyakh-ukrainy.html

https://politnavigator.news/dozhdemsya-kogda-tramp-oslabnet-i-nachnem-vooruzhat-ukrainu-syn-bzhezinskogo.html

https://ria.ru/20260517/rossiya-2093003127.html

https://ria.ru/20260517/evropa-2092893466.html

https://www.kp.ru/daily/277782/5248895/

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D G

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