
Un incidente militare si trasforma in un terremoto politico. In Lettonia crolla il governo. Travolta dalle polemiche, il primo ministro Evika Siliņa si dimette dopo lo sconfinamento di alcuni droni ucraini nel Paese. Uno degli Stati più convinti nel sostegno all’Ucraina si ritrova ora nel caos politico, a pochi mesi dalle elezioni previste per ottobre.
Tutto comincia il 7 maggio. Almeno due droni ucraini diretti in Russia, presumibilmente deviati dal sistema di disturbo elettronico russo, perdono la rotta e violano lo spazio aereo lettone. Uno si schianta vicino a Rēzekne, a soli 40 chilometri dal confine russo, colpendo un deposito di petrolio vuoto. Nessun ferito, ma scatta il panico: com’è possibile che i sistemi di difesa non abbiano intercettato la minaccia?
Il primo ministro Siliņa punta il dito contro il suo ministro della Difesa, Andris Sprūds, accusandolo di aver reagito in ritardo e di non aver allertato la popolazione. Il ministro si dimette, il suo partito ritira l’appoggio e la coalizione di governo va in pezzi.
“Ho preso una decisione difficile ma onesta. La gelosia politica e gli interessi di parte hanno prevalso sulla responsabilità. Mi dimetto, ma non mi arrendo”
L’annuncio di Silina in diretta TV
La situazione si fa tesa in vista delle prossime elezioni parlamentari. Il caso lettone non è isolato. È coinvolto l’intero fronte baltico. A fine marzo, in Finlandia si era verificato lo stesso episodio: droni ucraini che avevano violato lo spazio aereo finlandese, quindi della NATO. L’Unione Europea aveva dato comunque la colpa alla Russia. Sempre in Finlandia, nelle scorse ore, un allarme droni ha bloccato temporaneamente perfino l’aeroporto di Helsinki.
L’Ucraina ha offerto assistenza tecnica per contrastare la guerra elettronica russa, ma il vero punto è che la Lettonia si scopre vulnerabile e che la crisi dei droni ucraini ha fatto cadere il governo. Per la Russia potrebbe rappresentare un segnale di debolezza della NATO.
Ora il presidente Rinkēvičs è al lavoro per un governo di transizione che traghetti il Paese fino al voto del 3 ottobre. La priorità assoluta resta una sola: blindare i confini. La Lettonia ha già eretto 280 chilometri di barriere al confine russo. Ora chiede all’Europa e alla NATO uno scudo aereo immediato.
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