
Non solo guerra: anche la crisi energetica è una priorità strategica europea e va trattata con la stessa flessibilità concessa alla spesa per la difesa.
È il senso della lettera indirizzata da Giorgia Meloni a Ursula von Der Leyen in cui propone di estendere temporaneamente la National Escape Clause anche alle misure straordinarie per fronteggiare la crisi energetica in corso. La clausola infatti, prevista per la difesa, permette di aumentare in modo temporaneo la spesa senza essere penalizzati dalle regole del Patto di Stabilità.
Problemi strategici e politici
Una mossa furba, a pochi mesi dalla nuova tornata elettorale: con la crisi galoppante e gli aumenti dei costi che gravano non solo sulle famiglie, ma anche sulle imprese, Meloni sa che non potrà giustificare l’eventuale ricorso al programma Safe, il prestito europeo da 15 miliardi per il riarmo degli Stati Membri, senza peggiorare il malcontento.
Gli italiani la guerra non la vogliono e neanche il riarmo su cui spinge tanto Von der Leyen: ed è decisamente ironico che il Governo italiano scriva alla Commissione Europea per mettere una toppa a un buco creato proprio da Bruxelles.
Le responsabilità dell’Ue nella crisi
L’Unione europea ha scelto in questi anni una postura fortemente conflittuale verso Mosca, appoggiando sanzioni, riduzione delle importazioni energetiche russe e sostegno militare a Kiev. Una linea che, sul piano economico, ha contribuito a rendere più costoso l’approvvigionamento energetico per l’Europa e in particolare per Paesi manifatturieri come l’Italia.
Confartigianato ha stimato che nel 2023 i prezzi retail di elettricità e gas erano ancora del 76,0% superiori alla media di due anni prima e che a dicembre 2023 restavano del 30,1% sopra i livelli di dicembre 2021.
In parallelo, nel 2025 diverse analisi di settore hanno continuato a segnalare rincari e nuova volatilità delle bollette, con aumenti che in alcuni casi hanno superato il 18% per i clienti in maggior tutela.
Un fiume di soldi per Kiev
Sul fronte ucraino, l’impegno economico europeo è stato enorme. Secondo l’aggiornamento di Eunews, da febbraio 2022 a dicembre 2025 l’Unione europea ha concesso aiuti per 193 miliardi di euro, cifra che sale a 283 miliardi se si includono anche i fondi mobilitati e quelli promessi per il biennio 2026-2027.
Insomma, l’Ue ha trovato risorse e flessibilità per sostenere l’Ucraina ma non ha costruito una risposta altrettanto rapida e robusta per proteggere i propri cittadini dall’impatto economico della guerra, delle sanzioni e della riconversione energetica.
Una scelta sempre più difficile da difendere davanti a famiglie e imprese che hanno pagato il vero conto della crisi.
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