“L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà. Difenderemo sempre e sosterremo il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi”.
L’afferma Ursula von der Leyen davanti agli ambasciatori dell’Unione riuniti a Bruxelles. Un passaggio netto, un’ammissione, che non sembra però preannunciare nulla di buono.
Il riferimento è soprattutto al nuovo scenario geopolitico, aggravato dalla guerra in Medio Oriente e dalle sue ricadute globali.
La presidente della Commissione ha invitato l’Unione a guardare la realtà “così com’è”. Senza rifugiarsi negli schemi del passato. E ha posto una domanda che riguarda direttamente Bruxelles: le istituzioni e i processi decisionali dell’Unione, pensati per un mondo postbellico di stabilità e multilateralismo, sono ancora adeguati oppure stanno diventando un freno?
Esame di coscienza o pericolosa deriva? Il timore è von der Leyen voglia inseguire il sogno federalista, dell’unico governo per tutti. E non sembra affatto un futuro democratico.
La presidente chiede più pragmatismo, più rapidità, più capacità di proiettare il peso europeo. La linea indicata dalla presidente ruota attorno a pochi assi: difesa, sicurezza economica, commercio e autonomia strategica.
L’Europa non vuole rinunciare alle regole. Ma sa che, da sole, non bastano più. E dunque che fare? Annullare ogni briciolo di volontà popolare rimasto nei corridoi di Bruxelles? Svuotare ancor di più le istituzioni democratiche?
Il nuovo ordine mondiale diventa sempre più una scusa per rinnegare tutto e andare avanti veloce, senza dar conto a nessuno.
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