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È polemica sugli elicotteri statunitensi atterrati sulle Madonie, in Sicilia. Dopo giorni di proteste e interrogazioni, il presidente della commissione Difesa del Senato, Nino Minardo, interviene per ridimensionare il caso: gli atterraggi dei velivoli USA nella zona di Piano Catarineci, afferma, rientrano in “attività del tutto ordinarie”, svolte in coordinamento con le autorità italiane e senza obbligo di preavviso ai Comuni. Una posizione che non placa le opposizioni, né i sindaci del territorio.
L’episodio e le reazioni dei territori
La vicenda nasce il 3 marzo, quando due elicotteri MH-60S Sea Hawk dell’HSC-28, di base a Sigonella, effettuano un’esercitazione sorvolando l’Etna e le aree limitrofe fino alle Madonie. Durante il volo, i piloti compiono un atterraggio temporaneo a Piano Catarineci, nella zona A del Parco regionale: un’area di massima tutela ambientale, riconosciuta tra i Geoparchi mondiali UNESCO e parte della Rete Natura 2000 dell’UE.
L’operazione, documentata dalle immagini pubblicate dalla US Navy, scatena la reazione negativa dei sindaci dei 22 Comuni e del presidente del Parco, Giuseppe Ferrarello. Il 15 marzo inviano una lettera al presidente della Regione Renato Schifani e al prefetto di Palermo Massimo Mariani, chiedendo chiarimenti su autorizzazioni, valutazioni ambientali e rischi per popolazione e habitat. I sindaci sollevano un punto politico: l’opportunità di tali attività nel contesto di uno scenario bellico “privo di piena legittimazione internazionale“.
L’opposizione porta il caso nelle istituzioni
Il giorno successivo, il caso approda all’Assemblea regionale siciliana (ARS) e nel Parlamento nazionale. La deputata PD Valentina Chinnici presenta un’interrogazione urgente al governo regionale, denunciando “l’ennesimo atto unilaterale” che rischia di coinvolgere la Sicilia in dinamiche militari senza trasparenza né dibattito pubblico. A Roma, i senatori democratici Alfieri, Rando e Nicita chiedono al ministro della Difesa Guido Crosetto di verificare autorizzazioni e rispetto delle norme.
Il Movimento 5 Stelle, con il capogruppo all’ARS Antonio De Luca, chiede a Schifani di riferire in Aula: “Essere partner della NATO non significa essere succubi degli americani”, dice.
La risposta di Sigonella e la linea della maggioranza
La base USA replica: si tratta di “voli di addestramento di routine”, condotti “nel pieno rispetto delle normative italiane” e coordinati con l’Aeronautica Militare. Nessun obbligo, dunque, di informare i sindaci.
Nino Minardo di Forza Italia insiste sulla natura ordinaria dell’operazione: “Se davvero si trattasse di preparativi sensibili, difficilmente verrebbero pubblicati sui social della U.S. Navy“.
Più sfumata la posizione della Lega. Il deputato regionale Vincenzo Figuccia ribadisce il sostegno alle strategie NATO, ma giudica “inopportuno” escludere i sindaci da informazioni preventive.
Un dibattito che si ripete
Non è la prima volta che esercitazioni militari straniere sollevano tensioni in Sicilia. Nel 2013 simulazioni tra Corleone e Contessa Entellina provocarono proteste analoghe per l’uso di aree interne senza coinvolgimento dei territori. Un tema ricorrente in una regione che ospita la base di Sigonella.
Le interrogazioni ora attendono risposta. Intanto, sindaci e Parco chiedono garanzie: che la Sicilia non diventi “una portaerei“.
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