Trump perde pezzi. Perde il vertice dell’antiterrorismo.Joe Kent. Il capo del National Counterterrorism Center, dice addio, un addio che pesa perché pesa la motivazione: l’attacco all’Iran non si doveva fare. “Non è giustificato per ragioni di sicurezza”.
Queste parole e queste dimissioni inevitabilmente delegittimano Donald Trump, che il 28 febbraio ha scatenato la guerra contro Teheran assieme ad Israele ed oggi, a fronte dello spettro della paralisi dell’economia globale, fatica non poco a giustificare questa scelta.
Joe Kent – 46 anni, un passato nei Berretti Verdi, agente delle operazioni speciali dell’esercito degli Stati Uniti e della Cia, due volte padre – ha un curriculum inattaccabile. Con le sue dimissioni fa scoppiare una bomba politica, i cui effetti sono difficili da contenere.
Non usa giri di parole (come il suo presidente) e per questo mediaticamente sfonda. Il pubblico americano lo capisce. “E’ chiaro – ha detto – che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby negli Stati Uniti.” Punto. Fine.
Kent in terra americana è visto come qualcosa che assomiglia ad un super eroe. Ha il cognome, l’aspetto e la storia di un Superman. La moglie Shannon Mary, esperta nella protezione e nella decifrazione delle comunicazioni della Marina Usa, perse la vita in Siria nel 2019 a seguito di un attacco suicida dell’Isis.
Anche per questo per la Casa Bianca è difficile sminuire il ruolo di Joe Kent e archiviarlo come uno che non capisce cosa sta succedendo in Medio Oriente. A questo si aggiunga il fatto che l’ormai ex direttore dell’antiterrorismo era stato scelto personalmente da Trump ed è un uomo di primo piano del movimento Maga (Make America Great Again), quel movimento che in parte contesta il nuovo Trump, quel Trump tanto diverso da quello della campagna elettorale: una campagna elettorale fondata anche sul no all’interventismo americano, sul no a nuovi interventi bellici.
Trump perde pezzi e vorrebbe non perdere la guerra: quella in Iran e quella interna perché – non dimentichiamo – le elezioni di midterm si terranno il 3 novembre. Insomma non domani ma dopodomani.
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