
Continuano gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Non si fermano, al contempo, quelli di Teheran ai danni delle basi americane nel Golfo Persico, ma anche di obiettivi della nazione ebraica e di altre situate nella regione.
Gli omicidi mirati
Un raid congiunto di Washington e Tel Aviv ha ucciso, nelle ultime ore, il generale Ali Mohammad Naini, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione. Le incursioni hanno preso di mira pure il ministro dell’Intelligence Esmail Khatib.
L’ultimatum
Dura la reazione di Massoud Pezeskhian: “Le aggressioni creano un precedente, nelle controversie internazionali, che distruggerà le norme giuridiche globali. Se il mondo non si opporrà con fermezza, le conseguenze saranno devastanti “, ha tuonato il presidente. “Dobbiamo negare la sicurezza ai nostri nemici, sia in patria che all’estero”, ha aggiunto la neo Guida Suprema Mojtaba Khamenei.
La versione di Tel Aviv
Il numero uno della Likud, Benjamin Netanyahu, ha rivendicato, nel frattempo in conferenza stampa, i successi dell’operazione in corso, evidenziando che l’antica potenza persiana non è più in grado di arricchire l’uranio, necessario per produrre armi atomiche, né di realizzare missili balistici. Pioggia di critiche pure dalla Turchia. “Il Medioriente è in subbuglio. Dio distrugga l’entità sionista”, ha auspicato Tayyp Erdogan.
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