20 Marzo 2026 18:00
di Francesco Corrado
La Repubblica Islamica dell'Iran, in ritorsione all'attacco israelo-statunitense sugli stabilimenti del giacimento South Pars, ha attaccato giacimenti e raffinerie in Israele, Kuwait, Arabia, Emirati e Qatar. Soprattutto quello sul Qatar è molto "pesante" dato che ad essere stata colpita è la raffineria di gas liquido più grande al mondo in termini di produzione.
La cosa da notare è che Trump in questi giorni aveva detto che il 100% della capacità bellica dell'Iran era stata degradata: si vede che lo 0% residuo è sufficiente a fare danni enormi. Oltre a dire balle sull'andamento della guerra, sempre lo stesso presidente USA aveva detto che dell'attacco al South Pars la sua amministrazione non ne sapeva niente. Questo proprio per evitare una ritorsione simmetrica dell'Iran già preannunciata ed abbondantemente temuta da USA, Israele e paesi del Golfo.
Le affermazioni di Trump sono state smentite da Israele e da vari mezzi di comunicazione che hanno fatto presente che non solo l'amministrazione Trump sapeva ma che addirittura le azioni erano state concordate. Da questo punto di vista sappiamo a priori che Israele non ha la capacità di attaccare direttamente l'Iran ed ha bisogno di svariati aiuti da parte degli USA.
Indipendentemente dalle stupidaggini che Trump, Egseth (alcolista conclamato) e membri del governo USA ci propinano quotidianamente, l'Iran non ha né tempo né voglia di fare giochini. Al di là delle menzogne propagandistiche che si dicono sulla Repubblica Islamica, l'Iran sta sorprendendo gli analisti internazionali (analisti assenti sui nostri mezzi di propaganda mainstream) per come stia gestendo questo conflitto, lasciando agli altri l'escalation per poi porre in essere ritorsioni specifiche. Voi ci attaccate la Banca dell'Iran? Allora tutti gli istituti di credito statunitensi ed israeliani nel Golfo sono obiettivi legittimi, eccetera. Così è avvenuto per le strutture petrolifere. Da notare che l'attacco su Israele è stato portato a termine con un missile mai visto prima: il Nasrallah, così chiamato in onore del segretario generale del partito libanese. Quindi altro che chiacchiere: l'Iran ogni giorno tira fuori un nuovo tipo di missile confermando ciò che gli iraniani avevano detto all'inizio del conflitto: stiamo usando la roba più vecchia (con la quale avevano distrutto i radar di early warning e le basi USA nel Golfo), quella più temibile, più avanzata, che non avete mai visto, arriverà a tempo debito.
Infatti nei bombardamenti delle ultime 36 ore l'Iran ha colpito duramente installazioni petrolifere e raffinerie di tutti quei paesi che a vario titolo sono coinvolti nella guerra e con partecipazioni statunitensi nella proprietà.
Partiamo dal Kuwait in cui sono state attaccate con missili e droni le raffinerie di Mina al-Ahmadi e di Mina Abdullah. Relativamente al primo stabilimento, attaccato con droni, secondo Kuwait News Agency i danni sono minimi, si parla di un moderato incendio e nessun morto o ferito. Più gravi sarebbero i danni subiti dalla raffineria Mina Abdullah.
Colpiti anche gli Emirati soprattutto Abu Dhabi: si sono registrati attacchi alla raffineria di gas Habshan ed ai campi petroliferi di Murban Bab.
Attaccata la raffineria SAMREF di Yanbu, sul Mar Rosso, in Arabia Saudita di proprietà della Saudi Aramco, la più grossa azienda petrolifera al mondo per fatturato. Da notare che l'attacco è stato portato a termine con missili e droni i quali hanno attraversato la totalità del paese da est ad ovest prima di colpire il bersaglio. Questo ci indica che anche se lo Yemen non dovesse intervenire nella guerra, cosa improbabile, l'Iran stesso avrebbe la capacità di colpire nel Mar Rosso e la cosa la dice lunga sui problemi che Israele e USA dovranno fronteggiare
Partiamo dal Kuwait in cui sono state attaccate con missili e droni le raffinerie di Mina al-Ahmadi e di Mina Abdullah. Relativamente al primo stabilimento, attaccato con droni, secondo Kuwait News Agency i danni sono minimi, si parla di un moderato incendio e nessun morto o ferito. Più gravi sarebbero i danni subiti dalla raffineria Mina Abdullah.
Colpiti anche gli Emirati soprattutto Abu Dhabi: si sono registrati attacchi alla raffineria di gas Habshan ed ai campi petroliferi di Murban Bab.
Attaccata la raffineria SAMREF di Yanbu, sul Mar Rosso, in Arabia Saudita di proprietà della Saudi Aramco, la più grossa azienda petrolifera al mondo per fatturato. Da notare che l'attacco è stato portato a termine con missili e droni i quali hanno attraversato la totalità del paese da est ad ovest prima di colpire il bersaglio. Questo ci indica che anche se lo Yemen non dovesse intervenire nella guerra, cosa improbabile, l'Iran stesso avrebbe la capacità di colpire nel Mar Rosso e la cosa la dice lunga sui problemi che Israele e USA dovranno fronteggiare
Ma non poteva mancare in questa ritorsione iraniana la raffineria di Haifa in Israele. Colpita col nuovo missile Nasrallah. La stretta censura che impera "nell'unica democrazia del Medio Oriente" non ci consente di comprendere l'entità dei danni, definiti minimi dal Ministero dell'Energia israeliano.
Il vero problema, per mezzo mondo, è invece il bombardamento della raffineria di Ras Laffan in Qatar. Si tratta della raffineria di gas liquido più grande del mondo come quantità di gas processato. Le autorità qatariote, dopo un primo momento in cui avevano reso pubblico che la produzione sarebbe scesa di un 20% circa, ha fatto una stima dei danni annunciando che per ripristinare la produzione ci vorranno circa 5 anni e che devono interrompere parte delle forniture per causa di forza maggiore. I paesi più colpiti sono l'Italia, il Belgio, la Cina e la Corea del Sud.
Ovviamente il prezzo degli idrocarburi sta crescendo e, come tutti sanno, a quello è legato il prezzo delle derrate alimentari, il prezzo dei farmaci, quello della plastica e di mille altre cose.
Il vero problema, per mezzo mondo, è invece il bombardamento della raffineria di Ras Laffan in Qatar. Si tratta della raffineria di gas liquido più grande del mondo come quantità di gas processato. Le autorità qatariote, dopo un primo momento in cui avevano reso pubblico che la produzione sarebbe scesa di un 20% circa, ha fatto una stima dei danni annunciando che per ripristinare la produzione ci vorranno circa 5 anni e che devono interrompere parte delle forniture per causa di forza maggiore. I paesi più colpiti sono l'Italia, il Belgio, la Cina e la Corea del Sud.
Ovviamente il prezzo degli idrocarburi sta crescendo e, come tutti sanno, a quello è legato il prezzo delle derrate alimentari, il prezzo dei farmaci, quello della plastica e di mille altre cose.
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