Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, Donald Trump ha dichiarato che da decenni la politica americana è quella di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare, definendo il regime iraniano responsabile di “terrorismo, morte e odio”, e sostenendo che Teheran stia sviluppando missili in grado di minacciare Europa e Stati Uniti. Parole pronunciate mentre erano in corso colloqui diplomatici tra Washington e Teheran e che, secondo diversi osservatori.
Ma qual è il quadro reale?
Israele è l’unico Paese del Medio Oriente universalmente considerato dotato di arsenale nucleare, e non ha mai aderito al Trattato di Non Proliferazione (TNP) dunque non è sottoposto ai controlli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica sui propri impianti strategici.
L’Iran, al contrario, ha firmato il TNP ed è formalmente soggetto a ispezioni e monitoraggi internazionali. Teheran, al contrario di Israele, non risulta aver prodotto armi nucleari operative. Questo è secondo Manlio Dinucci il punto dal quale partire e che dimostra il primo falso storico dichiarato dal Presidente americano. Dinucci ricorda poi il colpo di Stato del 1953 sostenuto dalla CIA e dall’intelligence britannica che portò ad una occidentalizzazione forzata del paese fino all’inizio del khomeinismo.
Manlio Dinucci analizza i passaggi storici, i dati tecnici e le dichiarazioni ufficiali per capire se la minaccia nucleare iraniana sia un pericolo imminente o una costruzione politica funzionale a un nuovo assetto regionale. Un confronto sui fatti, al di là delle semplificazioni della narrativa dominante.
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