
...TEHERAN COLPISCE AREA DOVE ISRAELE PRODUCE PLUTONIo!
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A ultimatum si risponde con ultimatum. In Medio Oriente è la guerra del petrolio, del gas e delle minacce reciproche.In gioco il futuro energetico di una fetta del pianeta. Gli iraniani – che ora hanno come guida religiosa e politica Mojtabā Ḥoseynī Khāmeneī – hanno annunciato che nel mirino ci sono le strutture energetiche e gli impianti di desalinizzazione dell’acqua Usa della regione. Ha detto che se la Casa Bianca distruggerà veramente le centrali elettriche iraniane agirà di conseguenza.
Se le minacce reciproche prenderanno corpo, il dramma che si sta consumando in Medio Oriente avrà gravi conseguenze anche sugli equilibri finanziari globali, con aumenti dei costi per la logistica, con prezzi in aumento alla pompa e in bolletta (con la speculazione dietro l’angolo). Per quanto riguarda l’Italia l’abbassamento parziale delle accise non sarà sufficiente.
Intanto un missile balistico iraniano ha colpito Arad, città del sud di Israele. Decine di feriti. Il razzo con una testata da 450 chili ha superato il leggendario scudo difensivo: oltre 60 feriti. Un altro missile è piombato su Dimona. A Dimona c’è uno stabilimento per la produzione di plutonio, anche se Israele non ha mai dato informazioni circa la propria produzione nucleare.
“Se le infrastrutture petrolifere ed energetiche dell’Iran saranno attaccate dal nemico – ha dichiarato il portavoce del comando operativo dell’esercito Khatam al-Anbiya – tutte le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione dell’acqua appartenenti agli Usa e al regime nella regione saranno prese di mira”.
Questa la risposta iraniana. Ma cosa aveva detto il presidente Usa Donald Trump? “Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo preciso istante – aveva dichiarato l’inquilino della Casa Bianca – gli Stati Uniti colpiranno e annienteranno le loro varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande”.
Per quanto riguarda gli Usa le strutture energetiche strategiche in Medio Oriente sono, fra gli altri, il polo di Ras Laffan in Qatar, che è la più grande struttura di GNL (Gas Naturale Liquefatto) al mondo, le raffinerie e terminal di Ras Tanura in Arabia Saudita, la base della Quinta flotta in Bahrein e i campi petroliferi di Bassora e Kurdistan.
Le notizie sullo stato di questi asset strategici sono frammentarie. Non si conosce lo “stato di salute” di questi impianti. Intanto prosegue il lancio di missili e la situazione nello Stretto di Hormuz diventa sempre più delicata.
Intanto – dopo la guerra scatenata contro l’Iran da parte di Stati Uniti e Israele – i Paesi del G7 “intimano” a Teheran lo stop al conflitto. In una dichiarazione congiunta sottoscritta dai ministri degli Esteri di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, chiedono la “cessazione immediata e incondizionata di tutti gli attacchi da parte del regime iraniano”.
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