
25 Febbraio 2026 Arianna Graziato
L’ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland finisce in ospedale.
La pubblicazione degli Epstein Files, che lo vedono personalmente coinvolto, gli avrebbero causato “tensione”. Non ha retto, afferma l’avvocato, parlando di stress e pressione dietro al ricovero. Sui quotidiani circola però già insistente la voce che abbia tentato il suicidio.
Jagland è attualmente sotto indagine per corruzione aggravata. Le sue proprietà sono state perquisite e l’immunità diplomatica revocata.
Il politico norvegese avrebbe intrattenuto stretti rapporti con Epstein tra il 2011 e il 2018. Periodo che coincide con due sue importanti cariche pubbliche. Quella a Segretario generale del Consiglio d’Europa e di Presidente del Comitato per il Premio Nobel.
Dai files emergono chiaramente prove documentali di un rapporto non occasionale. Oltre a presunte visite alle proprietà di Epstein, a Miami, Parigi, New York e nell’isola privata di Little Saint James, si parla di benefici e scambi economici fra i due. Jagland si sarebbe anche offerto come ponte diplomatico per Epstein, con l’obiettivo di avvinarsi al Cremlino.
Jagland ha negato qualsiasi illecito penale. Rifiuta le accuse e si dichiara disposto a collaborare pienamente con le autorità. In alcune dichiarazioni ha definito “imprudenti” i suoi precedenti contatti con Epstein, ma continua a sostenere che non si è verificata alcuna attività illecita.
Nel frattempo dalla Norvegia non è il solo a tremare. Børge Brende, ex ministro degli Esteri ed amministratore delegato del World Economic Forum, ha scambiato oltre 100 messaggi con Epstein tra il 2018 e il 2019. Su di lui il Forum ha avviato in merito una “revisione indipendente”.
La principessa ereditaria Mette-Marit ha invece incontrato Epstein più volte tra il 2011 e il 2014 e gli ha inviato e-mail che i giornali definiscono “dal tono civettuolo”.
La coppia Rød-Larsen e Mona Juul, diplomatici di lungo corso e fra i principali responsabili degli Accordi di Oslo, che stabilivano il reciproco riconoscimento tra Israele e Palestina, sono sotto accusa dall’unità crimini finanziari.
Come la pace, è crollata anche la loro reputazione. “Sei il mio migliore amico, e un essere umano rarissimo e profondamente buono”, scriveva Rød-Larsen a Epstein in un messaggio del 2017.
Secondo un recente sondaggio, l’impatto politico è già misurabile: il 76,8% dei norvegesi afferma che lo scandalo ha ridotto la fiducia nel sistema.
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