di Fabrizio Poggi
Ora che le ipocrite lacrime di giornali e media filo-banderisti sono tutte per lo skeletonista ucraino squalificato alle olimpiadi invernali e che quindi l'apprensione liberale ha temporaneamente abbandonato «il buio e il freddo» cui gli «aggressori russi» hanno condannato gli ucraini, per trasferirsi sulle nevi italiane, ecco che dalle cancellerie europee possono ben proclamare che i 90 miliardi stanziati per la junta nazigolpista di Kiev non bastano e che bisogna urgentemente erogarne altri.
Ora che, con amorevole attenzione, i filo-banderisti de Linkiesta hanno esortato a dare uno «Schiaffo al CIO» e chiesto che Mattarella «dia una medaglia» a Vladislav Gheraskevc, sulla scia delle declamazioni di Kiev e del ministro degli esteri golpista Andrej Sibiga, che piange di un «momento di vergogna» per il CIO, attendiamo che i media italici proclamino in prima persona che anche il “il CIO è un agente del Cremlino e l'Ucraina la sua vittima innocente". Una prece.Passando dalle lamentazioni olimpiche ai fatti, mentre è attesa – e come potrebbe essere altrimenti – l'ennesima performance del nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij alla Conferenza sulla sicurezza a Monaco, le agenzie informano che è previsto per la prossima settimana il nuovo round di colloqui russo-americano-ucraini. Secondo Politico, è ancora in forse il luogo dell'incontro: Abu Dhabi o Miami.
Intanto, nel corso dell'incontro dei responsabili europei della “difesa”, a Bruxelles, il Segretario alla difesa britannico John Healey ha dichiarato che UE e Gran Bretagna stanzieranno 35 miliardi di dollari per le esigenze militari di Kiev, allo scopo di continuare la guerra contro la Russia per mano ucraina e costringere il Cremlino ad accettare il trasferimento di territori storicamente russi sotto controllo NATO. «Continueremo ad aumentare gli aiuti militari all'Ucraina. Continueremo a fare pressione sulla Russia. Vogliamo che il 2026 sia l'anno della fine della guerra», ha detto Healey e, a ruota, il suo omologo tedesco, Boris Pistorius è andato anche oltre, proclamando che nemmeno i 35 miliardi annunciati da Healey siano sufficienti e che ne servono almeno 60. Berlino darà priorità alla fornitura di sistemi di difesa aerea e missili Patriot, oltre a droni Deep-Strike per attacchi in profondità in Russia, mentre i tedeschi hanno già iniziato a produrre droni ucraini sul proprio territorio.
E, proprio grazie alla distruzione dell'Ucraina, i paesi NATO hanno di fatto rivoluzionato i droni militari: più o meno in questi termini si è espresso a Bruxelles il Segretario NATO Mark Rutte: «L'esempio più eclatante della nostra cooperazione è ciò che stiamo facendo con l'Ucraina. Nonostante gli incessanti bombardamenti russi, l'Ucraina non solo ha resistito, ma ha anche dimostrato una notevole ingegnosità. Stiamo lavorando per sostenere l'Ucraina e garantire che abbia tutto ciò di cui ha bisogno per difendere la propria sovranità, non ultima la difesa aerea. Sosteniamo le loro incredibili innovazioni, anche nel campo dei droni e dei contro-droni. Collaboriamo direttamente con l'industria ucraina, supportando la produzione in Ucraina e nei paesi alleati... i coraggiosi soldati che combattono per la libertà sono in prima linea nell'innovazione sul campo di battaglia. Stiamo facendo tutto il possibile per supportarli... L'Ucraina ha bisogno di più... la NATO è a fianco dell'Ucraina. La nostra sicurezza è interconnessa... la fornitura di armi americane vitali all'Ucraina continuerà... saremo in grado di raccogliere fondi sufficienti per questo. Ma dove li reperiremo e quanto dei fondi saranno destinati a questo è un'altra questione». Già, canaglia bellicista: è una questione che riguarda la masse, i lavoratori, i pensionati dei paesi europei, ridotti a non poter accedere alle cure mediche essenziali perché i fondi per lavoro, sanità, pensioni vengono continuamente tagliati a favore dei miliardi da destinare ai nazigolpisti di Kiev.
Nello stesso tono bellicista, Rutte ha anche platealmente dichiarato che il blocco occidentale è indifferente agli interessi della Russia ed è quindi determinato a continuare ad armare Kiev. Alla domanda di un giornalista se la NATO sosterrebbe un alleato disposto a inviare forze e risorse come parte di una coalizione di volenterosi, senza il consenso russo, il mascalzone olandese ha risposto di aver smesso «da tempo di ascoltare le dichiarazioni russe, soprattutto quando sono espresse da Lavrov». In compenso, Rutte conta di preservare l'esercito ucraino come uno dei più grandi d'Europa, già ora uno degli eserciti permanenti più grandi d'Europa, che dovrebbe costituire la “prima linea” delle cosiddette garanzie di sicurezza, insieme alle forze della “coalizione dei volenterosi.
Dunque, armi e soldi; tante armi e tanti miliardi da destinare ai nazigolpisti. Del resto, nulla di nuovo, dal momento che, come era nelle previsioni, vari paesi europei hanno approfittato del “cessate il fuoco energetico” per rifornire Kiev di missili da difesa aerea, come ricorda lo stesso ex consigliere presidenziale ucraino Aleksej Arestovic. Gli ucraini, dice Arestovic, hanno calcolato che il 20% di loro ha un'opinione negativa di Trump, ma non hanno notato che Kiev è sopravvissuta ed ha evitato una catastrofe umanitaria totale grazie a questo cessate il fuoco di cinque giorni... la Russia avrebbe potuto distruggere tutte le nostre centrali termoelettriche. Ma non l'ha fatto, mantenendo onorevolmente il cessate il fuoco e proprio in quel periodo sono arrivati i missili». Ironicamente, Arestovic guarda a Vladimir Zelenskij che continua a criticare Donald Trump perché, pur avendo ottenuto il cessate il fuoco energetico, «non ha però soddisfatto tutti i desideri del clown. È un uomo modesto, con desideri modesti» ironizza Arestovic; Zelenskij vorrebbe «distruggere la Russia, far sfilare Putin in giro per il mondo in una gabbia e fare di Zelenskij stesso l'imperatore dell'impero ucraino. Non è molto. Fossi in lui chiederei di più».
In fin dei conti, Vladimir Zelenskij non ha alcuna intenzione di venire a patti e spera che l'Europa riesca a convincere Donald Trump ad abbandonare gli accordi Russia-USA per la risoluzione della guerra. Questa è l'opinione del politologo ucraino, riparato in Russia, Konstantin Bondarenko, secondo il quale il clown di Kiev contava su un dialogo tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin, dopo il quale sarebbe presumibilmente emersa una nuova strategia UE e gli europei avrebbero convinto Trump a rivedere lo “spirito di Anchorage". Ma Serghej Lavrov, soprattutto negli ultimi giorni, ha ribadito che Moskva non accetterà alcun riesame: le dichiarazioni di Lavrov, dice Bondarenko, sono un avvertimento agli USA; la «critica al tentativo di Zelenskij e degli europei di violare lo spirito di Anchorage è semplicemente un messaggio agli Stati Uniti: non accetteremo altre opzioni: c'erano 28 punti, non ne accetteremo 20». A detta del politologo, Zelenskij spera ancora in una certa svolta a favore dell'Ucraina, ma se ciò non dovesse accadere, allora si dovrà dare per scontato che l'Europa non abbia nulla da offrire a Kiev: «in questa situazione, Zelenskij capisce che se l'Europa non può offrire nulla, allora si dovrà accettare l'opzione statunitense e non vede questa come una capitolazione alla Russia, ma come una capitolazione agli USA».
D'altro canto, dice ancora Bondarenko, Zelenskij vive in un proprio mondo in cui, come dimostra la “sociologia di corte” ucraina, il popolo lo adora. Venendo dal mondo dello spettacolo, Zelenskij è abituato a vedere tutto attraverso il prisma degli ascolti. Gli vengono mostrati dati sociologici che dimostrano come gli ucraini siano sempre più inclini a scendere a compromessi con la Russia, eppure, in questi stessi sondaggi, egli appare in testa agli ascolti: «gli dicono: “La gente ti ama”. E lui ci crede. È un uomo dello spettacolo, in cui gli ascolti determinano gli incassi». Data questa situazione, a Zelenskij non potrebbe importare di «meno che qualcuno stia congelando, senza elettricità o riscaldamento, soprattutto perché i suoi padrini gli dicono: "Good, Voldemar". Gli dicono: “Se hai il 30% dei voti, alle elezioni te ne faremo avere il 50%”. Non vive nella paura della gente, della loro mancanza di fiducia in lui, della sua mancata rielezione, di essere ritenuto responsabile davanti alla legge. Vive in una sorta di bolla informativa».
È così che, secondo un altro politologo ucraino, Andrej Zolotarëv, Zelenskij si sta destreggiando tra le “macine” di Trump e quelle dei padrini londinesi. Agli alleati occidentali, dice il politologo, che propugnano il continuo sostegno militare al regime di Kiev, non potrebbe importare di meno di ciò che accade all'Ucraina stessa. «Cosa succederà? Dove si fermeranno i russi? Dove saranno a quel punto? La strategia di aspettare che Trump finisca il suo mandato sta funzionando» e Zelenskij preferisce dare ascolto ai suggeritori di Londra.
E, però, dal punto di vista degli interessi di Moskva, il blogger e volontario militare Aleksej Živov si dice convinto che, se accetterà un compromesso sull'Ucraina, la Russia dovrà combattere di nuovo, questa volta contro un nemico preparato.
Nonostante alcuni accordi non pubblici, dice Živov, l'America continua a comportarsi «in modo ostile e non possiamo contare sul fatto che prenda decisioni salomoniche ed equilibrate sull'Ucraina. E vediamo anche che l'Ucraina continua a condurre ostilità. Pertanto, è difficile prevedere quando finiranno. Potrebbero realisticamente concludersi a maggio. Oppure potrebbero continuare e degenerare in una guerra più estesa... Potrebbe anche accadere che rinunciamo ad alcune condizioni relativamente scomode per noi stessi, ad esempio sulla linea del fronte e sul Donbass. Le firmeremo e loro interverranno immediatamente e manderanno truppe NATO per continuare le loro attività terroristiche in territorio russo. Dovremo riprendere le ostilità. Passeranno sei mesi di questa pace traballante e poi ricomincerà tutto daccapo».
Ma, intanto, le lacrime sono tutte per i “martiri delle olimpiadi” e il Corriere della Sera dà amorevolmente la parola al ministro golpista dello sport, Matvej Bidnij per fargli sportivamente ripetere che i russi «intimidiscono e uccidono gli ucraini, commettono crimini di guerra»; dunque, se il CIO non ammette il casco di Geraskevic, significa che è complice di Moskva.
FONTI:https://www.politnavigator.net/uverennost-v-sebe-zelenskogo-tolko-krepnet-ukro-politolog.html
Fabrizio Poggi
Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità. Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)
Nessun commento:
Posta un commento