
Prosegue la risposta iraniana a seguito dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti di questa mattina.
Colpite le basi americane nel Golfo...
Dopo aver colpito Gerusalemme e Haifa con missili, ora è arrivata la notizia della rappresaglia ai danni delle basi americane in Medio Oriente. Sono stati segnalati attacchi contro le postazioni statunitensi in Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti.
Secondo quanto riferito da ufficiali americani l’attacco in Bahrein al momento non avrebbe causato morti civili, mentre non si hanno notizie certe sull’esito degli altri attacchi.
Lo stesso Presidente Trump ha aperto alla concreta possibilità di subire perdite: “La mia Amministrazione ha adottato ogni misura possibile per ridurre i rischi per il personale Usa nella regione. Nonostante questo, e non lo dico alla leggera, il regime iraniano vuole uccidere. Potremmo perdere le vite di coraggiosi eroi americani e potrebbero esserci delle vittime, accade spesso in guerra”.
Secondo la Casa Bianca “l’attacco durerà giorni e non ore”.
Nel frattempo in Iran risulta esserci un quasi totale black out di internet a seguito degli attacchi portati avanti da Israele e Stati Uniti.
Kaja Kallas spinge per la guerra...
Con molta calma, senza aver avuto finora alcun ruolo in ambito diplomatico, è intervenuta l’alto rappresentante degli affari esteri dell’Unione europea Kaja Kallas, che si è limitata a ricopiare in modo diligente la versione di Tel Aviv: “Gli ultimi sviluppi in Medio Oriente sono pericolosi. Il regime iraniano ha ucciso migliaia di persone. I suoi programmi missilistici balistici e nucleari, insieme al sostegno ai gruppi terroristici, rappresentano una seria minaccia per la sicurezza globale”. Un intervento che ricalca quanto fatto sul fronte ucraino, dove Kaja Kallas più che agire da fine diplomatica, ha percorso la strada volta alla prosecuzione del conflitto costi quel che costi.
L’intervento di Reza Pahlavi
Non poteva mancare il commento di Reza Pahlavi, figlio dello scià esiliato nel 1979, che su X ha così scritto: “Gli aiuti che il Presidente degli Stati Uniti ha promesso al coraggioso popolo iraniano sono finalmente arrivati. Si tratta di un intervento umanitario; e il suo obiettivo è la Repubblica Islamica, il suo apparato repressivo e la sua macchina di morte; non il grande Paese e la nazione iraniana. Ma, nonostante questo aiuto, la vittoria finale sarà comunque nostra. Saremo noi, il popolo iraniano, a portare a termine questa battaglia finale. Il momento di tornare in piazza è vicino”. L’autoproclamato leader dell’opposizione iranian cerca quindi di sfruttare di nuovo l’attacco militare al suo Paese per tornare al potere.
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