giovedì 19 febbraio 2026

BYOBLU - CASO RACKETE: L’ITALIA DOVRÀ RISARCIRE L’ONG SEA WATCH La MELONI FURIOSA...

 



19 Febbraio 2026

BYOBLU24

CASO RACKETE:

- L’ITALIA DOVRÀ RISARCIRE L’ONG SEA WATCH, 

- la MELONI FURIOSA. I GIUDICI: “NO A DENIGRAZIONE LEGGE”.

Era il giugno del 2019, quando l’attivista Carola Rackete, si scagliò su una motovedetta della Guardia di Finanza per permettere a 42 richiedenti asilo bloccati a bordo sulla nave Sea Watch 3 da circa due settimane, di sbarcare sulle coste siciliane.

 

L’imbarcazione fu sottoposta al fermo amministrativo a luglio, e l’organizzazione presentò opposizione al prefetto di Agrigento. Questo non rispose e la nave rimase bloccata fino a dicembre, dopo un ricorso dell’organizzazione al tribunale di Palermo, che ne dispose lo sblocco.

“DIRITTO AL SOCCORSO E NON FU SPERONAMENTO”

Nel febbraio 2026 il tribunale di Palermo si è pronunciato e ha disposto che il governo e la prefettura di Agrigento risarciscano con 76mila euro di danni, più 14mila per le spese legali, la ONG tedesca Sea Watch. “Il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile” scrive trionfante la stessa organizzazione.

Le ragioni di questa scelta da parte della magistratura nel “Diritto al soccorso”, andrebbero ricercate anche nella dinamica del gesto e nella sua vera natura: la motovedetta della guardia di finanza si sarebbe infilata tra lo scafo e la banchina per impedire l’attracco, dunque non vi sarebbe stato uno speronamento ma un urto nella manovra, come ripetuto invece più volte da Meloni.

Anche secondo i Finanzieri a bordo l’obiettivo di Rackete non era quello di speronare ma di attraccare a tutti i costi, tuttavia “poteva schiacciarci” hanno dichiarato in sede legale.  

Per Rackete la vicenda si chiude quindi con l’assoluzione definitiva in Cassazione perché la violazione del blocco navale era legittima: “Rackete ha agito nell’adempimento di un dovere”, spiegano i giudici.

MELONI: “SECONDI I MAGISTRATI È LEGITTIMO FORZARE BLOCCO DI POLIZIA”

Giudici contro i quali si è scagliato il presidente Giorgia Meloni in un video: “Non solo all’epoca Rackete è stata assolta, perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa, ma oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole. Ma il compito dei magistrati è far rispettare la legge o premiare chi si vanta di non rispettare la legge?” domanda agli italiani.

Meloni si riferisce al fatto che il tribunale di Roma ha negato proprio nelle stesse ore il trasferimento in Albania e l’espulsione di una persona migrante irregolare con alle spalle 23 condanne e di intimare al ministero dell’Interno di risarcire il cittadino algerino con 700 euro.

Tempestivamente è arrivata la replica del presidente del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini: “La sentenza del Tribunale di Palermo è stata emessa da una magistrata competente e preparata, dopo l’esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino”.

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