
Autore: Alessandro Belfiore
Dirigente di “No Guerra No Nato, No Ue”
Perché gli Usa, Israele, l’Unione europea e la Gran Bretagna, con tutti i loro paesi vassalli, sono i principali fomentatori di tutte le guerre in tutti gli angoli del mondo? In questo fronte di guerra vi sono i principali paesi capitalisti che si sono formati sin dall’800, sfruttando non solo il proletariato in formazione ma anche i popoli nativi, nonché le risorse delle colonie ai quattro angoli del mondo. Tutti questi paesi non possono stare troppo a lungo in pace, pena una caduta del loro saggio di profitto ed una loro crisi interna. Poiché è la guerra che li sostiene. Questo è il passato ed anche il presente.
Poi è arrivata la storia del ‘900, le due guerre mondiali, le rivoluzioni proletarie e contadine, le contraddizioni inter-imperialistiche e le guerre americane degli anni ’60 e ’70, e così via per una lunga e costante via bellica imperialista.
Nell ’89, con l’autodissoluzione dell’Urss, la caduta del socialismo realizzato e la vittoria del capitalismo imperialista interpretata come il fine della storia (ma, purtroppo per il mondo imperialista, la storia non è finita), la Russia di Putin agisce e reagisce, sostiene le forze antimperialiste di diversi paesi africani, analogamente la Cina sostiene, sempre in Africa, ma anche in diversi Paesi del mondo, progetti di sviluppo economico e infrastrutturale.
Russia e Cina, due Paesi immensi ricchi di materie prime e forti produttori di tecnologie all’avanguardia in tutti i settori, Russia e Cina che assieme ad altri importanti paesi hanno dato vita al gruppo dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, più tanti altri paesi in arrivo), i Brics che hanno come scopo di costruire un mondo diverso più equo e giusto, multipolare e basato realmente sul Diritto internazionale sancito dalla Carta dell’Onu, Diritto che dovrebbe essere rispettato da tutti, in primis da Usa e Israele e dall’Ue, novella guerrafondaia che sembra non veder l’ora di ingaggiare battaglia contro la Russia, mentre Usa e Israele stanno aggredendo l’Iran, colpevole di non si sa bene cosa, se non che stia “tramando” al fine di dotarsi di armi nucleari, cosa che l’Iran ha sempre negato, affermando che il processo di arricchimento dell’uranio è funzionale alla sola produzione elettrica. Anche se a questo punto una domanda sorge spontanea: perché Israele può detenere, sia pur “segretamente”, armi nucleari, stimate fra le 90 e le 200 testate atomiche e l’Iran non può nemmeno avviare il proprio nucleare per scopi di sviluppo industriale? Eppure Israele, da quando è nata, nel 1948, non è mai stata in pace, ha perseguitato costantemente, sin dal suo insediamento, il popolo palestinese, nativo di quelle terre. Non solo: Israele è sempre stata in conflitto con i paesi arabi confinanti, ma in particolare quelli di religione islamica sciita come la Siria di Assad, il paese più evoluto di tutto il Medio Oriente, che conciliava religione cristiana, mussulmana, sia sciita che sunnita, e laicismo, la Siria, un paese massacrato per 9 anni dalle belve islamiche alleate e finanziate dall’Occidente euro-atlantico assieme ad Israele.
L’Iran, difendendo sé stesso, difende anche la causa palestinese, che non è mai stata sostenuta dal mondo arabo sunnita servo di Usa e Israele, a differenza di quello sciita (Iran e Yemen e una parte del Libano e la Siria di Assad, oggi purtroppo in mano dei tagliagole islamici sunniti).
Riflettiamo: la Russia, dal 2014, ha dovuto combattere in Ucraina, dopo il colpo di Stato nazifascista ucraino (Euromaidan) che rovesciò il governo legittimo guidato dal presidente Janukovic. La Russia è stata costretta ad intervenire nel Donbass per contrastare e sconfiggere le milizie armate nazifasciste di Kiev, ferocemente intervenute per reprimere il popolo del Donbass, il quale popolo aveva contrastato il colpo di Stato filo imperialista contro Janukovic e poi messo in campo una Resistenza armata contro le milizie ucraine guidate dal famigerato Battaglione Azov, da altre milizie nazifasciste e dagli stessi marines Usa (strage di Odessa come avanguardia di altre stragi). La guerra in Ucraina non è la guerra della Russia contro l’Ucraina, ma è la guerra dell’Occidente euro-atlantico contro la Russia, che sta combattendo da 12 anni contro tutto il cosiddetto Occidente collettivo, subendo di fatto un accerchiamento totale da parte della Nato.
Ma perché ora l’Occidente, e l’Ue in particolare, vuole con veemenza muovere guerra alla Russia? Innanzitutto perché, da quei “democratici” che sono, e soprattutto da vecchi colonialisti, vogliono impossessarsi delle immense risorse energetiche e minerarie che la Russia detiene, ma anche perché la Russia è oggi un bastione primario del nuovo mondo Brics, l’ostacolo da abbattere per poi colpire la Repubblica Popolare Cinese.
La democrazia liberale, se ancora qualcuno ci credesse, non c’entra niente, L’Occidente liberaldemocratico si è sempre sentito tutto sommato a proprio agio con paesi guidati da governi fascisti, reazionari e anche dichiaratamente nazifascisti come quello ucraino, per non parlare di quello del Cile di Pinochet e di tanti altri.
Anche nei paesi con più storia democratica, anche a livello costituzionale, come l’Italia, ci sono stati periodi estremamente bui, drammatici, ai limiti del golpismo, in particolare quando le masse popolari si sono mostrate combattive e reattive, per esempio negli anni ’60 e 70, ma anche negli anni ’90, quelli della strategia della tensione e fino al G8 di Genova nel 2001, quando le masse in lotta sono state represse col manganello e col sangue e i progetti golpisti si sono materializzati, con la benedizione e l’intervento diretto della Nato.
E allora, arriviamo al punto…Che facciamo, tutti noi, ora, sul limite di una guerra mondiale catastrofica a guida imperialista che potrebbe coinvolgerci? E qui vengono le dolenti note: al netto dell’ubriacatura mediatica che va sotto i motti “è tutta colpa della Russia, la Russia è l’aggressore” e “l’Iran è una dittatura teocratica”, oggi, rispetto alla gravità della situazione, non c’è-anche tra i settori politici che si sono maggiormente mobilitati tra metà settembre 2025 e fine maggio 2026 -una reazione adeguata al pericolo: va bene è estate, è caldo, siamo in vacanza, e ancora e ancora. Va bene, aspettiamo settembre, nel frattempo iniziamo a ragionare sul che fare, come ci dice ancora un certo Lenin?
Il professor Angelo D’Orsi, e con lui un nutrita schiera di firmatari (fra cui figure e soggettività intellettuali e politiche di tutto rispetto) di un suo Appello alla mobilitazione, si sta muovendo lanciando il progetto “Agorà, dalle piazze al Parlamento”: questo lo slogan dell’iniziativa (anche per le elezioni politiche nel 2027) che personalmente trovo coraggiosa e molto interessante, purché non sia troppo giocata sull’aspetto politico- elettorale e poiché attualmente le piazze sono vuote o semivuote, questa questione, di fronte alla guerra imperialista in atto e alle conseguenze sociali del riarmo, è la questione, centrale e drammatica. La domanda è, quindi, che fare per riempirle, le piazze?
Occorre fare quello che fino ad oggi è stato non fatto sufficientemente, non per colpa di qualcuno, ma per responsabilità di tutti. Se la piazza rimane vuota non ci sarà Parlamento e la sfiducia potrà avere il sopravvento. Quindi, di fronte al rischio tutto concreto di una guerra sia in Europa che in Medio-Oriente (e a quel punto anche in Asia e nel Pacifico meridionale, questione “taiwanese”) saremmo davvero di fronte alla Terza guerra mondiale. Cosa bisogna fare, rispetto a ciò?
Dare corpo reale, nel nostro Paese, ad un Fronte popolare di Liberazione Nazionale, per una Italia sovrana e neutrale, fuori dal Sistema Guerra, fuori dalla Nato e dall’Ue, fedele alla Costituzione, favorevole alla costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, rispettosa del Diritto Internazionale (Carta dell’Onu).
Questo progetto di lavoro a chi deve essere rivolto?
A tutte (tutte!) quelle soggettività politiche, partitiche, intellettuali, sindacali e di movimento che sono su questo terreno politico e ideale. Con spirito unitario totale e totale spirito di coinvolgimento. A partire da quando? Da subito. Non c’è più tempo.
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