giovedì 6 agosto 2026

Byoblu - gli USA si convertono alle loro miniere. Lockheed blinda scandio e germanio. L EU dorme in piedi


Economia — Byoblu
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Il colosso delle armi negozia scandio e germanio in America. E Italia e Germania corrono a Bruxelles con un documento sulle materie prime critiche. Ma buongiorno!
Byoblu·8 ore 

Lockheed Martin, il più grande contractor militare del mondo, sta trattando l’acquisto di due minerali critici direttamente da miniere statunitensi. Lo riferiscono due fonti a conoscenza dei colloqui, citate dall’agenzia Reuters e riprese dalla stampa specializzata del settore minerario e della difesa: sul tavolo ci sono un accordo con NioCorp Developments per lo scandio e negoziati con Teck Resources e 5N Plus per il germanio.

Due nomi che dicono poco al grande pubblico, ma senza i quali non volano i caccia e i sensori non vedono di notte. Lo scandio serve a produrre leghe leggere e resistenti alla corrosione per componenti aeronautici. Il germanio è il cuore dei sensori a infrarossi. Lockheed costruisce l’F-35 e gli intercettori Patriot: se quei materiali arrivano dalla Cina, la superpotenza militare americana dipende, letteralmente, dal suo principale rivale strategico.

Numeri piccoli, poste in gioco enormi

I volumi fanno capire quanto sia sottile il filo. NioCorp ha firmato un’intesa preliminare per fornire a Lockheed 15 tonnellate all’anno di scandio dalla sua miniera in Nebraska, che dovrebbe entrare in produzione entro il 2028 con una capacità di 100 tonnellate annue. Quelle 15 tonnellate equivalgono a circa un quarto della domanda mondiale, stimata dal Servizio geologico statunitense intorno alle 60 tonnellate e in crescita. Gli Stati Uniti non estraggono scandio dal 1969. In tutto il Nord America l’unico produttore è Rio Tinto, con una capacità di circa nove tonnellate l’anno.

Sul germanio la situazione non è migliore: consumo globale stimato in circa 60 tonnellate annue, con gli Stati Uniti che ne importano più della metà. Teck estrae un concentrato di zinco e germanio dalla miniera di Red Dog, in Alaska, che viene poi fuso nella Columbia Britannica. 5N Plus, con sede in Québec, ha ricevuto quest’anno fondi del Pentagono per lavorare il metallo da materiale riciclato nello Utah. Le trattative vanno avanti da oltre un anno e si arenano sempre sugli stessi due scogli: prezzo e durata dei contratti.

Non è un dettaglio contabile. I minerali cinesi costano meno da sempre, per pratiche estrattive e standard regolatori che in Occidente sarebbero impensabili. Ricostruire una filiera domestica significa pagare di più: chi mette la differenza? La risposta, come sempre, è il contribuente.

Il documento di Italia e Germania alla Commissione europea

Mentre Washington stringe, l’Europa si accorge del problema. La Farnesina ha annunciato l’invio alla Commissione europea di un documento di posizione sulle materie prime critiche elaborato insieme alla Germania: iniziativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del collega tedesco Johann Wadephul, alla vigilia di un incontro sui minerali critici organizzato dagli Stati Uniti a Washington. Il testo raccoglie gli impegni presi al vertice italo-tedesco del 23 gennaio e la dichiarazione firmata dai ministri Urso e Reiche.

Il contenuto è, in sostanza, un invito a fare squadra: collaborare strettamente con gli Stati Uniti e con i partner “like-minded” del G7+, e costruire partenariati con Africa, Indo-Pacifico e America Latina lungo tutta la catena del valore — produttori, trasformatori, utilizzatori finali. Poi investimenti in capacità produttiva, stoccaggio, riciclo e innovazione tecnologica. E un’ammissione che vale più di tutto il resto: ridurre le dipendenze avrà costi aggiuntivi, che devono essere «prevedibili, equamente condivisi» e compatibili con la competitività industriale.

È una frase onesta e allarmante. L’Europa scopre nel 2026 di essere all’ultimo posto della catena: non ha miniere, non ha raffinazione, non ha prezzi propri. E la soluzione proposta è allinearsi a un negoziato che Washington conduce secondo i propri interessi, non i nostri.

Chi possiede la tavola periodica possiede la guerra

Qui sta il cuore della questione, e non è ambientalista né tecnico: è geopolitico. La Cina controlla la parte decisiva della lavorazione delle terre rare e di decine di minerali strategici, e negli ultimi anni ha stretto progressivamente i controlli sulle esportazioni. Ogni volta che Pechino chiude un rubinetto, un pezzo di industria occidentale trema.

Da qui si spiega tutto il resto. Le pressioni di Trump per aprire nuove aree estrattive in Alaska e il suo interesse ostentato per la Groenlandia. L’accordo sulle risorse minerarie ucraine, firmato mentre si discuteva di pace. Il fatto che quei giacimenti interessino anche a Mosca, e che nessuno dei protagonisti ne parli mai come della vera posta in gioco del conflitto. Le mappe dei conflitti degli ultimi anni assomigliano in modo sospetto alle mappe dei giacimenti.

Il vero vincitore è sempre lo stesso

Ed eccoci al punto che i comunicati ufficiali non scriveranno mai (ma ne ho parlato io). Pochi giorni prima di queste notizie, il governo statunitense ha assegnato a Lockheed Martin un contratto settennale fino a 53,86 miliardi di dollari per gli intercettori PAC-3, dentro l’iniziativa “Arsenal of Freedom” supervisionata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth: costruire una riserva strategica di munizioni e tecnologie critiche. Lunedì Northrop Grumman ha ottenuto oltre 3 miliardi per collaborare con Lockheed all’aumento della produzione di componenti missilistici.

Il titolo Lockheed viaggia sui massimi storici: circa +22% da inizio anno e +39% negli ultimi dodici mesi. Gli investitori hanno smesso di preoccuparsi persino delle intemperanze di Trump, perché hanno capito il meccanismo: ogni svuotamento di magazzino diventa un contratto pluriennale garantito da spesa pubblica. Ogni crisi geopolitica è una rendita.

Ora il cerchio si chiude anche a monte: lo Stato paga i missili, finanzia la ricerca sui minerali, spinge le miniere domestiche, e il contractor si assicura la filiera. Un’economia di guerra a rischio zero per chi la gestisce, con il conto girato a sanità, istruzione e infrastrutture.

E l’Europa? L’Europa scrive “documenti di posizione“. Chiede di “essere ammessa al tavolo“, si dichiara pronta a condividere «equamente» i costi maggiori di una filiera che non controlla, e continua a farsi spiegare da altri quali siano i propri interessi vitali. Nel frattempo la Cina estrae e raffina e controlla il mercato, l’America punta sulle sue miniere. Usa e Russia si contendono le terre rare in Alaska e in Ucraina. E sì che non ci voleva molto. A Mezz’ora con Messora è oltre un anno che ne parlo. E, sui temi che tratto con Byoblu [3.0], il Corriere arriva sistematicamente dopo.

Gente sveglia, ne abbiamo? O siamo ancora qui a discutere di fascisti e antifascisti?

Fonti

È questo il punto politico. Il mese scorso Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che rende molto più difficile, per le aziende della difesa, ottenere le deroghe che per anni hanno permesso loro di comprare minerali da Pechino e da altri fornitori formalmente vietati. Tradotto: la scappatoia si chiude, i colossi devono comprare americano. «Quello che Lockheed vuole è sicurezza della catena di fornitura sul lungo periodo», ha spiegato una delle fonti. «Sono sotto pressione, quindi vogliono davvero sapere se la fornitura arriva dalla Cina o da altrove».Post condiviso di Don Chisciotte

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