martedì 4 agosto 2026

Byoblu - Il caldo? Non ascoltate i catastrofisti. Ora se ne va. E in passato era peggio: i grafici e i dati.


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Il meteorologo Peppe Caridi, di MeteoWeb, smonta le versioni apocalittiche del mainstream, e fissa la fine della terza ondata di calore al 7 agosto. L’analisi sul cambiamento climatico da antologia.

L’anticiclone che ha coperto l’Italia negli ultimi giorni sta arretrando e il picco del caldo è già alle spalle. È il quadro tracciato nell’ultimo aggiornamento pubblicato dal direttore di MeteoWeb, Peppe Caridi, che da anni si muove volutamente fuori dal coro delle previsioni più allarmanti: un appuntamento giornaliero, con mappe e modelli alla mano.

Il messaggio centrale è netto: la terza ondata di calore dell’estate, iniziata il 30 luglio, si chiuderà venerdì 7 agosto. Non la più intensa delle tre — la prima, a fine giugno, ha colpito più duramente il Nord, la seconda, a metà luglio, il Centro-Sud — e comunque priva di record storici, con qualche località arrivata a sfiorare i 40 gradi in modo isolato.

Le date del crollo termico

Nei prossimi giorni il caldo resta, ma smussato dai temporali pomeridiani, ogni giorno più diffusi: Alpi e Appennini in prima fila, con nuclei intensi al Nord-Ovest e, giovedì, piogge già mattutine su Calabria, Sicilia e Campania

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Il meteorologo Peppe Caridi, di MeteoWeb, smonta le versioni apocalittiche del mainstream, e fissa la fine della terza ondata di calore al 7 agosto. L’analisi sul cambiamento climatico da antologia.

L’anticiclone che ha coperto l’Italia negli ultimi giorni sta arretrando e il picco del caldo è già alle spalle. È il quadro tracciato nell’ultimo aggiornamento pubblicato dal direttore di MeteoWeb, Peppe Caridi, che da anni si muove volutamente fuori dal coro delle previsioni più allarmanti: un appuntamento giornaliero, con mappe e modelli alla mano.

Il messaggio centrale è netto: la terza ondata di calore dell’estate, iniziata il 30 luglio, si chiuderà venerdì 7 agosto. Non la più intensa delle tre — la prima, a fine giugno, ha colpito più duramente il Nord, la seconda, a metà luglio, il Centro-Sud — e comunque priva di record storici, con qualche località arrivata a sfiorare i 40 gradi in modo isolato.

Le date del crollo termico

Nei prossimi giorni il caldo resta, ma smussato dai temporali pomeridiani, ogni giorno più diffusi: Alpi e Appennini in prima fila, con nuclei intensi al Nord-Ovest e, giovedì, piogge già mattutine su Calabria, Sicilia e Campania.

La svolta arriva venerdì, quando al Nord si passa dai temporali di calore al maltempo vero, quello frontale. Sabato 8 agosto mattina, sostiene il video, in tutta la Pianura Padana si scenderà sotto i 20 gradi. Nel weekend l’instabilità scivola verso Centro e Sud, dove il caldo resiste ancora qualche ora ma senza eccessi: sulle coste di Puglia, Sicilia e Calabria le massime hanno faticato a superare i 31-32 gradi, valori in linea o addirittura sotto le medie del periodo.

Le mappe del modello europeo e le proiezioni del modello Icon mostrano l’isoterma dei 20 gradi in quota abbandonare prima il Nord, poi il Centro. Il giro d’Italia dei cosiddetti “spaghetti”, i grafici che confrontano temperature e precipitazioni previste con le medie storiche di una singola città, racconta la stessa storia: crollo il 7-8 agosto a Genova, Cremona, Udine, Terni, poi discesa anche a Napoli, Vibo Valentia, Siracusa e Cagliari.

Verso Ferragosto: scenari d’autunno a metà agosto

È la seconda parte del mese la vera notizia. Dopo il 10 agosto le proiezioni indicano temperature sotto le medie e piogge diffuse, con perturbazioni atlantiche e scenari che normalmente si vedono a fine mese. Il weekend di Ferragosto, quello in cui 40 gradi sarebbero perfettamente nella norma, rischia invece di avere un sapore autunnale. Con una conseguenza collaterale: l’eclissi solare del 12 agosto, che al tramonto dovrebbe oscurare oltre il 90% del disco solare tra Piemonte e Valle d’Aosta, potrebbe finire dietro le nuvole. Mancano ancora giorni, e sul lungo termine il video parla espressamente di linea di tendenza, non di certezze.

L’ipotesi di fondo è che l’estate, partita in anticipo, possa chiudersi in anticipo: almeno al Nord, periodi caldi così prolungati potrebbero non ripresentarsi entro l’anno.

Il clima cambia: la questione è come lo si guarda

Carodi affronta il tema dei temi: smontare gli allarmi sul caldo significa negare il cambiamento climatico? La risposta è no, e le etichette vengono respinte al mittente: “nessuno può negare il cambiamento climatico in atto“, si afferma, mostrando il grafico delle temperature globali dal 1850 al 2025 e il +1,4 gradi rispetto all’era preindustriale.

meteoweb

Il punto, secondo l’analisi, non è negare il riscaldamento ma inquadrarlo. Se si allarga la scala temporale — 4.000 anni, 11.000 anni, fino ai 500 milioni di anni della storia geologica — il quadro cambia: la Piccola Era Glaciale tra il 1350 e il 1800, il periodo caldo medievale, quello romano, quello minoico, con la civiltà cretese fiorita nel Mediterraneo in una fase stimata più calda dell’attuale. Da qui l’idea che l’aumento in corso non sia né anomalo né inedito, che una risalita delle temperature all’uscita da una fase fredda sia fisiologica e che le attività umane possano averne alimentato una parte, senza che questo renda l’uomo un elemento estraneo alla natura. Concentrarsi solo sugli ultimi due secoli, è la metafora usata, è come stabilire chi ha vinto più Mondiali guardando soltanto gli ultimi trent’anni di calcio.

Siccità, ghiacciai, incendi: la memoria corta

Sullo stesso registro le altre questioni, sollevate dal pubblico.

La secca del Po viene definita moderata e ciclica, peggiore nel 2022 e a inizio 2023, con precedenti storici documentati — compreso un episodio cinquecentesco nel Cremonese in cui il fiume si attraversava a piedi — e con un Centro-Sud che oggi mostra invece fiumi gonfi e bacini idrici ai massimi, in quelle stesse regioni che secondo le previsioni più cupe degli anni Novanta dovrebbero essere già desertificate.

Sui ghiacciai alpini, il ritiro viene ricondotto a un processo iniziato circa due secoli fa, alla fine della Piccola Era Glaciale, e non degli ultimi anni. Il caso citato è la baracca militare della Prima Guerra Mondiale riemersa nel 2015 dai ghiacci sull’Ortles, a 3.800 metri: se fu costruita, significa che un secolo prima il ghiacciaio era più arretrato di oggi. In Italia, viene ricordato, i ghiacciai censiti sono ancora 906.

Sugli incendi boschivi il giudizio è tranchant: le fiamme le appicca chi le appicca, i piromani, e le condizioni meteo — caldo, siccità, soprattutto vento — le fanno dilagare. L’esempio è la Grecia, in piena emergenza roghi con un’estate fresca ma forti raffiche da nord-est, dove nei giorni scorsi due elicotteri si sono scontrati durante le operazioni di spegnimento. Attribuire gli incendi al clima, si sostiene, è un alibi per non prendersi responsabilità.

Chiude una rassegna d’archivio: un articolo del 1989 su undici regioni in emergenza siccità, uno del 1964 con 40 gradi a Torino e l’acqua razionata in Germania, uno del 1967 con 42 gradi a Roma, un filmato sulla Roma del 1959 che affrontava l’estate senza condizionatori. E un promemoria domestico: appena due mesi e mezzo fa, nei primi giorni del maggio più freddo degli ultimi quarant’anni, sotto quegli stessi video si invocava l’arrivo del caldo.

Intanto, sui quotidiani mainstream, il divulgatore scientifico Telmo Pievani, in un video apparso oggi, usa la locuzione “riscaldamento climatico antropico”, in maniera inscindibile e senza spiegarlo, innumerevoli volte. Il che equivale a ficcare nella testa degli ascoltatori un chiodo, che penetra a suon di martellate, che stimola l’associazione dogmatica e inamovibile tra il riscaldamento climatico e l’origine antropica, cioè attribuibile alle colpe dell’uomo.

Non è una gara, ma si tratta di due versioni estremamente differenti. Una argomentata, l’altra no (si usa “riscaldamento climatico antropico” non per discuterne, ma dandolo per scontato). A voi ogni giudizio.


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