
Autore: Gianmarco Pisa
Operatore e ricercatore di pace, saggista; responsabile esteri PCUP
Se l’intelligenza artificiale (IA), con il suo gigantesco potenziale e i suoi incalcolabili rischi, potrà e dovrà essere messa al servizio dell’umanità e concorrere al progresso delle attività umane, allora il potere pubblico e, in particolare, il socialismo giocheranno un ruolo determinante, molto più di quanto si possa immaginare.
La prima organizzazione internazionale per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale
Oggi, per la prima volta nella storia, per iniziativa proprio di un Paese socialista, matura la proposta, fondamentale e promettente, di una piattaforma internazionale per la regolamentazione dell’IA. Il 16 luglio 2026, a margine della Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale di Shanghai, 29 Paesi, tra cui Russia, Brasile, Indonesia e diversi Stati del Sud del mondo, protagonisti dell’emergente mondo multipolare, hanno raccolto la proposta della Repubblica Popolare Cinese e firmato un accordo per l’istituzione della World Artificial Intelligence Cooperation Organization (WAICO). I contenuti della conferenza e la firma dell’accordo mostrano quanto sulla vicenda del governo dell’IA si stia svolgendo una sfida di portata storica e come, anche e soprattutto in questo settore, si stia delineando un terreno di conflitto strategico tra Nord e Sud, tra Occidente imperialistico e Sud globale: i principali attori del capitalismo monopolistico, Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Giappone e Corea del Sud, evidentemente non figurano tra i partecipanti e respingono l’ipotesi di una governance efficace per la regolamentazione del settore. Appare viceversa molto significativo il fatto che gli unici Paesi europei ad avere aderito siano la Serbia e la Bielorussia. Per la prima volta, dunque, un’organizzazione intergovernativa viene promossa specificamente per coordinare le politiche internazionali nel campo dell’intelligenza artificiale.
Due modelli radicalmente alternativi
Sebbene la propaganda occidentale tenda a mascherare la realtà, la Cina socialista è oggi all’avanguardia nella dinamica di sviluppo dell’intelligenza artificiale. In base ad alcuni studi, i modelli linguistici sviluppati in Cina rappresentano oggi circa il 60% dei token (unità di testo) e fino al 32% delle query (richieste, modelli di interazione) tra le principali piattaforme. È chiaro che un tale avanzamento abbia anche un risvolto geopolitico: gli Stati Uniti cercano con tutti i mezzi di impedire, ostacolare o ritardare l’avanzata della Cina nel settore, imponendo sanzioni e avviando indagini su presunte attività di intelligence delle aziende cinesi.
Una delle accuse più frequentemente mosse alla politica cinese dell’IA è l’accusa della c.d. “distillazione”, ovvero di utilizzare i dati di output dei modelli statunitensi per addestrare i modelli cinesi. Accusa paradossale, quando proprio all’inizio del mese di agosto è stato reso noto il “Project Panama”, il piano segreto della statunitense Anthropic “per scansionare in modo distruttivo tutti i libri del mondo”, distruggendo milioni e milioni di libri, patrimonio di conoscenza dell’intera umanità, per alimentare la propria intelligenza artificiale, come ha rivelato un documento interno di pianificazione reso pubblico negli atti giudiziari.
Sebbene, nella logica imperialistica della guerra di “quarta generazione”, l’intelligenza artificiale sia un terreno di confronto strategico, quando non uno strumento effettivo, in uso, nella conduzione concreta della guerra (pensiamo ai casi, diversi ma altamente significativi, di Ucraina e Israele, oltre che, ovviamente, degli stessi Stati Uniti), l’IA non può essere governata e sviluppata se non in un contesto che preveda la cooperazione, non il conflitto, tra i Paesi. L’obiettivo della WAICO e della proposta cinese è proprio rendere l’intelligenza artificiale un terreno di cooperazione e di svilupparla «a beneficio di tutta l’umanità».
L’orientamento strategico delle due potenze corrisponde alla logica che sovrintende i rispettivi modelli economici e sociali: negli Stati Uniti l’intelligenza artificiale è una funzione del capitale per servire i propri scopi di centralizzazione e massimizzazione di profitto e di potere, il campo dell’IA è asservito alla logica proprietaria e del comando capitalistico, e il potere politico coopta e utilizza il capitale privato dell’IA per i propri scopi di potere (il “documento” di Peter Thiel, il manifesto di Palantir, è solo il vertice di questa dinamica). L’orizzonte, persino trans-umano e post-umano, che tale assetto di potere delinea porta con sé la deriva verso un modello già definito “tecno-feudale”, essenzialmente suprematista, gerarchico, radicalmente antipopolare.
In Cina, viceversa, la struttura fondamentale delle piattaforme di intelligenza artificiale è open source, i modelli cinesi open-source di intelligenza artificiale hanno superato i 10 miliardi di download a livello globale, i partenariati che coinvolgono risorse strategiche e informazioni sensibili sono riservati alla parte pubblica, per quanto la rapida evoluzione del settore stia anche portando a definire nuovi modelli di governance, sempre e comunque, in ogni caso, sotto direzione o coordinamento statale. In tal modo, le capacità produttive e generative sono allineate alla visione del socialismo cinese, rese funzionali al progetto strategico di sviluppo equilibrato e armonioso a beneficio della popolazione e dell’umanità, articolato nel Piano di sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il modello cinese: controllo pubblico, cooperazione, ecosistema
Il concetto della Piattaforma di innovazione aperta per l’intelligenza artificiale di nuova generazione (AIOIP) è stato definito nel 2017, quando il Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese ha autorizzato quattro aziende a costruire piattaforme dedicate, Baidu (oggi, peraltro, principale motore di ricerca in lingua cinese), Alibaba (oggi, la più grande piattaforma di scambio online del mondo), Tencent (oggi, uno dei più grandi conglomerati mondiali hi-tech) e iFlyTek (leader mondiale del settore dell’interazione audio intelligente), cui si è poi aggiunta SenseTime (leader mondiale del settore dell’interazione visuale intelligente).
Dal 2019, l’iniziativa è stata ampliata fino a includere 15 soggetti ed è concepita su base collaborativa per promuovere l’integrazione dell’IA nell’economia reale, con il coordinamento pubblico dei quattro compiti strategici assegnati a tale ecosistema pubblico-privato collaborativo a guida statale: ricerca e sviluppo; partecipazione all’ecosistema digitale; condivisione dati e software open source; supporto alle piccole e medie imprese. Attraverso questa visione, il modello cinese promuove, approfondisce e articola la creazione di un vero e proprio ecosistema, dove la direzione statale e il coordinamento funzionale non sono orientati alla massimizzazione dei profitti privati, bensì all’estensione dei benefici e dei progressi che l’evoluzione e l’avanzamento dell’intelligenza artificiale e dei suoi tumultuosi sviluppi comportano.
È chiaro, infatti, che l’intelligenza artificiale ha un potenziale gigantesco: è uno strumento in grado di offrire benefici senza precedenti all’umanità (accelerare le scoperte scientifiche; ottimizzare la produzione economica; migliorare l’efficacia della medicina, dell’istruzione, della ricerca; migliorare la qualità e la funzionalità delle performance organizzative; risolvere problemi nella vita quotidiana e nella tradizionale interazione persona-macchina); tuttavia, è allo stesso tempo uno strumento che porta con sé, in assenza di regole, monitoraggio, controlli, limiti e coordinamento, anche rischi senza precedenti nella storia umana (creazione di armi sempre più sofisticate; perdita di controllo sui sistemi autonomi; passaggio dalla “interazione” persona-macchina alla “sostituzione” persona-macchina). In assenza, oggi, di un quadro regolatorio (e, per certi aspetti, perfino di un quadro definitorio) internazionale dell’intelligenza artificiale, l’iniziativa cinese si propone di garantire che i modelli linguistici complessi si sviluppino a beneficio di tutta l’umanità, in maniera sicura ed equa.
Intelligenza artificiale: che cos’è?
L’intelligenza artificiale è la capacità di una macchina complessa, un computer o un robot controllato da computer, di svolgere compiti comunemente associati a soggetti intelligenti. Non si tratta di compiti e funzioni propriamente “intelligenti”, bensì dotati di caratteristiche e procedure che li rendono apparentemente assimilabili a quelli tipici dell’intelligenza (capacità di “apprendimento”, o meglio addestramento, generalizzazione, “apprendimento” dall’esperienza precedente). In altri termini, nonostante i continui progressi nella velocità di elaborazione e nella capacità di memoria, non stiamo parlando di fattori propriamente “intelligenti” né esistono programmi in grado di eguagliare l’elasticità dell’intelligenza umana in compiti che richiedono una conoscenza effettiva della vita reale. D’altra parte, alcuni programmi hanno raggiunto altissimi livelli nell’esecuzione di compiti specifici, cosicché l’IA, in questo senso, si ritrova in applicazioni le più diverse, come i motori di ricerca, il riconoscimento vocale o visuale, i chatbot, la diagnosi medica, l’analisi procedurale.
L’intelligenza artificiale è definita, in particolare, da tre caratteristiche che “simulano”, sebbene in maniera puramente algoritmica e procedurale, lo svolgimento di un processo logico orientato a un risultato, operando tramite modelli probabilistici e statistici, elaborando correlazioni tra dati e ottimizzando funzioni matematiche: tali caratteristiche sono l’“apprendimento”, l’interfaccia linguistica e la capacità di risoluzione di problemi.
Quanto all’“apprendimento”, ne esistono diverse forme applicate all’intelligenza artificiale. La più semplice è l’apprendimento per tentativi ed errori; una più complessa riguarda la cosiddetta “generalizzazione”, la quale implica l’applicazione dell’esperienza passata a nuove situazioni analoghe. È soprattutto in questo senso che l’addestramento dei programmi diventa cruciale: immagazzinando una crescente quantità di dati, l’IA sarà sempre meglio in grado di organizzare la propria risposta a una domanda specifica. Tale processo non è privo di impatti, anche e soprattutto sotto il profilo ecologico, in relazione ai colossali consumi di energia elettrica e acqua dei centri di elaborazione (data center) e all’estrazione e lavorazione di minerali critici per l’hardware.
Quanto all’interfaccia linguistica, l’intelligenza artificiale è in grado di generare contenuti in diverse lingue, in particolare attraverso l’Elaborazione di linguaggio naturale (Natural Language Processing, NLP) e i Modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Model, LLM). Modelli linguistici complessi come ChatGPT possono rispondere fluentemente in una lingua umana a domande e affermazioni. Sebbene tali modelli non comprendano il linguaggio come lo comprendono gli esseri umani, quindi non hanno una facoltà di “comprendere” ma si limitano a selezionare le parole più probabili, hanno tuttavia raggiunto il punto in cui la loro padronanza di una lingua è sempre meno distinguibile da quella di una persona di media alfabetizzazione, per quanto si tratti di una lingua non “umana”, perché priva di qualunque creatività e variabilità proprie della comunicazione umana e incapace di elaborare il contesto, manipolabile, quindi, in base alle istruzioni ricevute.
Dilemmi, problemi, chiavi di volta
Si apre, così, un interrogativo ermeneutico e deontologico, quindi etico e politico, di vasta portata: quali implicazioni comporta l’attività di una macchina che, pur utilizzando il linguaggio in maniera simil-umana, non è tuttavia in grado di comprenderlo come tale? Quali implicazioni, sotto il profilo etico, comporta la rottura del nesso tra soluzione (di un problema) e comprensione (del contesto, delle cause e degli effetti)?
Quanto infine alla capacità di risolvere problemi, questa si caratterizza come una ricerca sistematica attraverso una gamma di azioni possibili al fine di raggiungere un obiettivo o una soluzione predefinita. La tecnica base generalmente usata nell’intelligenza artificiale è l’Analisi mezzi-fini (Means-Ends Analysis, MEA): riduzione progressiva della differenza tra lo stato attuale e l’obiettivo finale, in virtù della quale il programma seleziona le azioni da un elenco di possibilità fino al raggiungimento dell’obiettivo. Come si può facilmente intuire, anche tale capacità risolutiva (potenzialmente di qualsiasi problema) genera interrogativi etici e politici di vasta portata.
Si torna, per questa via, al punto di partenza: l’esigenza e la centralità del coordinamento internazionale e, soprattutto, della proprietà pubblica e del controllo pubblico dell’intelligenza artificiale. Lo Stato deve cioè assumere funzione di regia, coordinamento, monitoraggio, controllo e proprietà degli asset fondamentali del settore dell’intelligenza artificiale. Quest’ultima non deve diventare un’arma nelle mani delle multinazionali, uno strumento per guerre sempre più sofisticate e distruttive o, ancora, una leva per una nuova divisione imperialista del mondo; viceversa va posta al servizio dell’essere umano, delle sue attività e del suo sviluppo.
La cooperazione internazionale e la subordinazione del settore privato all’interesse generale, in una parola, un orientamento socialista nella produzione e sviluppo dell’intelligenza artificiale, sono le chiavi di volta decisive.-----
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