di Francesco Corrado
Qualcuno ha un'idea per continuare la guerra contro l'Iran? Sembrerebbe uno scherzo ma non lo è infatti, questa è, in sostanza, una richiesta fatta dal Pentagono ai propri dipendenti su cosa fare nel teatro di guerra nel Golfo Persico.
Si tratta di una mail in cui un alto ufficiale del CENTCOM con sede in Bahrain fa una richiesta ai dipendenti del Pentagono in cui si scrive testualmente: "Stiamo cercando nuovi modi creativi e non convenzionali per esercitare pressione e punire l'Iran."
Il testo è orripilante già per le espressioni usate come "non convenzionale" e "punire", che già evocano abbastanza chiaramente una richiesta di inventarsi nuove atrocità che gli americani potrebbero commettere, visto che quasi tutti i crimini di guerra possibili già sono stati commessi.Basterebbe guardare le dichiarazioni di Trump che le ammette apertamente anzi le rivendica. Ciò che è più sconcertante è la sostanziale ammissione: "non abbiamo un piano". La richiesta manifesta l'attuale situazione di stallo nel conflitto dato che la strategia bellica USA, cioè i bombardamenti aerei, ha portato ad un nulla di fatto. L'Iran resiste, tiene chiuso lo stretto di Hormuz e attacca a piacimento le basi militari statunitensi in tutta la regione. Secondo quanto detto e scritto da Trump e da Hegseth, nel corso del passato fine settimana sarebbe dovuta partire una nuova ondata di attacchi nei confronti dell'Iran che, secondo le parole del presidente e del comico ministro della guerra, sarebbe stata di proporzioni mai viste dalla fine della seconda guerra mondiale.
Tutta fuffa. Invece, analisti militari e fonti ufficiali parlavano apertamente della preoccupante scarsezza di munizioni (in parte andate perse in Ucraina) soprattutto dei sistemi antimissile Patriot e THAAD, che hanno un costo elevato ma soprattutto una lentezza nella fabbricazione del tutto incompatibile con i due impegni militari attuali: Ucraina e Iran. Addirittura Larry Johnson riportava che la Navy statunitense aveva affermato pubblicamente di avere più tubi di lancio verticali (VLS) che missili da lanciare e la cosa riguarda pure l'esercito. Inoltre la carenza di munizioni riguarda anche i missili d'attacco Tomahawk di cui è stato fatto grande uso già nella prima fase del conflitto cioè a marzo ed aprile.
Il consumo di missili dal costo elevatissimo e caratterizzati dalla lentezza del processo produttivo renderebbe impossibile agli USA il prosieguo del conflitto senza un radicale cambio di strategia. Con i livelli di produzione attuali ci verrebbero tra i tre ed i cinque anni per rimpinguare i magazzini vuoti. Ma non finisce qua; un altro problema è la mancanza di componenti per cui anche se si volessero spendere cifre folli (cifre in effetti stanziate) sarebbe difficile incrementare nel breve periodo la produzione. La problematica si stava già manifestando con le munizioni fornite dalla NATO all'Ucraina per il conflitto con la Russia. Già lì, a causa delle tecnologie sviluppate dai russi, il consumo di Patriot è stato enorme ma, soprattutto, superiore alla capacità costruttiva. Ricordiamo che per ogni missile in arrivo bisogna usare svariati missili intercettori addirittura fino a 8 e parliamo di missili con una efficacia limitata dato che si tratta di progetti degli anni '70: implementati, certo, ma con limiti evidenti.
Di Patriot se ne producono poche centinaia l'anno mentre in caso di attacchi seri, come quelli russi o iraniani, un centinaio di questi razzi intercettori si consuma in un fine settimana. Fin quando si fanno le guerre in 50 contro 1 e contro paesi indifesi come l'Afghanistan, i nodi non vengono al pettine, ma nel contesto di guerra attuale, con droni e missili super avanzati, come quelli russi e iraniani, i problemi si fanno seri. Insomma la prima mossa degli USA è consistita nel provare col terrorismo interno, fomentando le finte manifestazioni di gennaio contro il governo iraniano condotte da terroristi amici, alcuni dei quali provvidenzialmente rilasciati dalle carceri siriane grazie agli alleati dell'ISIS.
Fallito questo tentativo hanno optato per la strategia, nei primi giorni di guerra propriamente cinetica, della decapitazione della classe dirigente iraniana ed anche questa tattica non ha dato nessun frutto. Allora hanno ripiegato sulla guerra terroristica, attuata con bombardamenti, che caratterizza il paese a stelle e strisce dalla sua nascita, ma non solo non sono riusciti a piegare l'Iran, ma anzi la Repubblica Islamica, coi suoi contrattacchi, sta scompaginando la presenza degli USA in Medio Oriente. Le idee, come le armi, stanno finendo e l'Iran rimane solido sulle sue posizioni.
Quindi, a questo punto, tanto vale chiedere un po' a tutti se si ha un'idea qualsiasi da mettere in campo, sperando che esca fuori qualcosa almeno da poter vendere alla stampa con lettori lobotomizzati che credono un po' a tutto.
Siamo quindi nel campo dell'avanspettacolo, mentre la dirigenza sia civile che militare iraniana è composta da strateghi di alto livello, forse non adusi alla atrocità tipiche di Israele ed USA, ma a condurre in modo efficace una guerra vera: guerra che stiamo perdendo tutti e non solo l'amministrazione Trump.

Francesco Corrado
Giornalista
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