mercoledì 3 giugno 2026

Marco Tosatti - Un bambino ferito a terra piange davanti ai genitori uccisi dai droni Israele.

 

ibano, G@z@: I$r@ele Continua lo Sterminio. UE, Italia Complici: Dubbio, Diniego, Ignavia. Marchetti.
Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione di quanto si sta perpetrando in Medio Oriente, con la complicità attivi dell’Unione Europea e del nostro governo. Buona lettura e condivisione.

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Il primo è questa analisi di Lavinia Marchetti, a cui va il nostro grazie:

 

“COMPLESSITÀ”; DUBBIO; DINIEGO; IGNAVIA.
di Lavinia Marchetti
Per decenni una sola frase ha protetto buona parte dei dotti, degli accademici e di coloro che avevano seguito e potere decisionale. Una protezione perfetta dal proprio passato: “non lo sapevamo”. La ripetevano i professori, i medici, gli avvocati, e anche i buoni padri di famiglia che avevano vissuto a pochi chilometri dai camini.
Quella frase oggi è morta. Un genocidio ci arriva sui telefoni mentre accade, ripreso anche dalle vittime un istante prima che le uccidano. L’ignoranza non è più disponibile. Chi cercava riparo nel non sapere ha dovuto trovarsene uno nuovo, e lo ha trovato soprattutto nella parola “complessità”, nell’equidistanza, nelle “due versioni” della Storia. Eppure A parlare di genocidio a Gaza non sono soltanto attivisti o commentatori, lo hanno fatto Amnesty International, Human Rights Watch per gli atti di genocidio, B’Tselem, Physicians for Human Rights Israel, la Commissione d’inchiesta ONU, la Relatrice speciale ONU, l’International Association of Genocide Scholars, il Lemkin Institute, Genocide Watch, FIDH, Euro Med Monitor, MSF e diverse organizzazioni palestinesi per i diritti umani. Intanto il procedimento principale davanti alla Corte internazionale di giustizia resta aperto.
LA “COMPLESSITÀ”
Quindi quale complessità ci sarebbe a vedere, solo vedere, leggere, ciò che accade? La complessità invocata in queste settimane è un meccanismo di difesa, e nella clinica si chiama intellettualizzazione. Davanti a un fatto insopportabile la mente lo converte in un problema interessante. Sposta l’emozione sul piano del ragionamento e si mette in salvo. Il malato che riceve una diagnosi tremenda e si lancia a discutere di percentuali di sopravvivenza, studia la malattia a livello molecolare, compie, in piccolo, lo stesso gesto di certi intellettuali davanti a un popolo affamato e trucidato. Converte l’orrore in una conversazione raffinata e specialistica. Discutono di versioni e di contesto, e così tengono lontana l’unica cosa che la storia chiede loro, prendere posizione, prendere coscienza di cosa accade. La finezza serve a non sentire.
IL “DUBBIO”
Il dubbio merita lo stesso sguardo. Esiste un piacere segreto nell’essere l’uomo ragionevole, quello che non si lascia trascinare, che vede sempre l’altra faccia. È un piacere narcisistico, e davanti a una strage diventa qualcosa di etimologicamente osceno. Lo spettacolo del massacro offre al ragionevole un palcoscenico per la propria misura, e i morti gli servono da materiale. Tiene la questione aperta mentre le prove abbondano, perché chiuderla lo priverebbe del ruolo. Finché dubita, resta il più intelligente della stanza. Concludere lo abbasserebbe alla statura comune di chiunque possieda due occhi e un poco di cuore. Questo non è il dubbio cartesiano, che aveva uno scopo preciso, tendeva a qualcosa, alla conoscenza, alle chiare e distinte percezioni. No, questo dubbio qui è fine a se stesso e serve a non esporsi, per paura.
IL “DINIEGO”
Il diniego va più a fondo, perché non lavora sull’informazione. Lavora su quello che ne facciamo dopo averla ricevuta. Il famoso : “lo so benissimo, eppure…”. Lo so benissimo, eppure continuo a vivere come se la cosa non mi appartenesse. Le immagini, anziché aprire questo muro, lo alimentano. Una sola fotografia, un tempo, muoveva il mondo. Il bambino curdo riverso sulla sabbia di una spiaggia turca fermò l’Europa per tre giorni, nel 2015. Tre giorni. Poi la fotografia successiva, e quella dopo, fino all’oppio dei popoli. Il flusso continuo addormenta la coscienza meglio di qualsiasi silenzio, perché le regala la sensazione di aver visto, e dunque di sapere, mentre la dispensa dall’agire. Chi guarda tutto e non muove un dito si è costruito un punto cieco sopra la cosa che non può permettersi di vedere.
L’ “IGNAVIA”
L’ignavia, infine, è la più camuffata, perché si traveste da virtù. Dante conosceva questa specie e la collocò prima ancora dell’inferno vero, nel vestibolo, accanto agli angeli che non furono né fedeli né ribelli. Anime vissute senza infamia e senza lode, condannate a rincorrere per l’eternità un’insegna che non sceglie mai una direzione, punte da mosche e vespe, il loro sangue raccolto ai piedi da vermi fastidiosi. Il poeta non spende per loro neppure una riga di pietà, li congeda con un “non ragioniam di lor” e passa oltre. Sette secoli più tardi un giovane rivoluzionario, che il fascismo avrebbe spezzato, nel corpo, ma non nell’anima, in carcere, scriveva di odiare gli indifferenti, perché l’indifferenza è il peso morto della storia, la zavorra legata alla caviglia di chiunque provi a spostarla. Vivere, per lui, voleva dire prendere parte. Chi oggi fa sfoggio della propria equidistanza dovrebbe rileggere quelle pagine prima di salire su un palco a confessare il proprio imbarazzo.
IL PESO. LA RESPONSABILITÀ
Tutto questo ha un peso maggiore quando ad “abbracciare” questi meccanismi è chi possiede un seguito, una competenza, addirittura un “potere”. In questo campo la psicologia diventa sociale. Norbert Elias ha mostrato come funzionava la società di corte. Il cortigiano sopravviveva affinando le maniere e misurando le parole sul gradimento del sovrano, finché la prudenza si trasformava in eleganza, delicatezza e queste aprivano la carriera. Lo scrittore celebre che ha bisogno del festival e dell’abbraccio della stampa amica è un cortigiano che ignora di esserlo. La sua equidistanza è una recita di sopravvivenza travestita da pensiero, raffinata proprio perché ne va della sua collocazione. Chiama indipendenza la docilità verso chi lo invita. Il tradimento dei chierici, oggi, ha la faccia gentile di chi si rifiuta di scegliere, e si fa applaudire dai potenti per il proprio equilibrio. Il fanatico di un tempo era riconoscibile da lontano. Costui no.
[Quadro di Malak Mattar, No Words… (for Gaza), 2024]
genocidio marchetti,

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Poi c’è questo post su Instagram. Cliccate sul collegamento per il video.

gaza bombe caffè

Un attacco aereo israeliano ha colpito un caffè di un porto a Gaza City la domenica, uccidendo almeno due palestinesi e ferendo altri 12, secondo le autorità sanitarie.

Testimoni hanno dichiarato che il caffè, situato vicino al porto, era affollato di persone che si erano riuniti per sedersi vicino al mare e prendere aria fresca durante una festività pubblica. Un testimone oculare ha descritto un colpo improvviso di un drone che ha colpito senza preavviso, lasciando l’area gravemente danneggiata.

Le immagini della scena mostrano un cratere nel terreno, sangue sul marciapiede e folle che si radunano mentre si svolgono gli sforzi di soccorso.

Un intermediario per la cessazione delle ostacoli avvenuta a ottobre è continuato a fallire, con le autorità sanitarie di Gaza che hanno segnalato centinaia di morti da quando è entrata in vigore, cifre che non distinguono tra civili e combattenti.

Non c’è stato alcun commento immediato dall’esercito israeliano.

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Inoltre c’è questo post su X di Francesca Donato. Cliccate per vedere il video:

“L’esercito israeliano è avanzato nelle zone residenziali e ha aperto il fuoco direttamente sui civili, costringendo le famiglie a fuggire, abbandonando le proprie case, i propri averi e tutto ciò che possedevano nel disperato tentativo di sopravvivere. Durante lo sfollamento, il fratello di un mio amico è stato ucciso davanti ai suoi occhi. Il mio amico non è riuscito a trasportare o seppellire il corpo del fratello perché i soldati israeliani lo hanno minacciato di morte se si fosse avvicinato, costringendolo ad andarsene e ad abbandonare il cadavere. Israele ha commesso orribili massacri e crimini contro di noi, lasciando dietro di sé sofferenze e tragedie indescrivibili a parole.”

donato libano

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E infine questo post di InsideOver, che, sinceramente, mi ha straziato il cuore. Come sempre, cliccate per il video.

liga 1liga 2liga 3liga 4liga 5

 

A Gaza e in Libano nessun posto è sicuro.

A Gaza e in Libano Israele sta commettendo genocidi: atti quotidiani commessi con l’intento di distruggere una popolazione.

A Gaza e in Libano i “cessate il fuoco” non esistono per Israele.

Civili che vanno al mare per cercare refrigerio, civili che guidano la macchina lungo l’autostrada. Tutti “target” delle “operazioni mirate” dell’IDF.

Libano: un bambino sanguinante a terra piange davanti al cadavere dei genitori uccisi da un drone israeliano ad Adoussiyeh, tra Saida e Tiro.“ Stavo mangiando qualcosa in macchina pensando fosse un posto sicuro” ha raccontato poi il bambino sconvolto.

Sabato 30 maggio almeno 41 persone sono state uccise e 140 ferite negli attacchi israeliani in tutto il Libano.

Domenica 31 maggio un attacco israeliano ad Abbassieh, vicino a Tiro, ha ucciso almeno quattro persone. Il bilancio delle vittime di domenica non è ancora chiaro.

Dal 2 marzo gli attacchi israeliani in Libano hanno ucciso almeno 3.412 persone e ne hanno ferite altre 10.269.

L’invasione israeliana del Libano prosegue con la conquista del castello di Beaufort, oltre il fiume Litani. Netanyahu ha dichiarato: “Ho dato istruzioni all’IDF di estendere l’incursione in Libano”.

A Gaza domenica 31 maggio un attacco israeliano ha preso di mira civil nel porto dei pescatori di Gaza, a ovest di Gaza City.

“La gente viene qui per sfuggire alla noia, per respirare aria fresca. Poi all’improvviso un missile cade su di loro”, un testimone oculare ha descritto le conseguenze dopo che elicotteri Apache israeliani hanno lanciato missili contro un gruppo di civili nel porto di Gaza, uccidendo almeno due persone e ferendone altre 25, tra cui bambini.

“C’erano bambini, donne, macchine, persone, di tutto. Doveva essere una zona sicura. Perché bombardarla? Dove sono i diritti umani di cui parlano sempre? Non vediamo alcuna umanità. Non c’è un posto sicuro” hanno raccontato testimoni ad Asem Al-Nabih di Al Arabiya TV.

Dalla “tregua” di ottobre 2025 oltre 900 persone sono state uccise a Gaza negli attacchi israeliani.

A Gaza e in Libano nessun posto è sicuro perché questo è ciò che vuole Israele.

#gazagenocide #lebanongenocide




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