sabato 27 giugno 2026

Byoblu - Colpo di Stato elettorale”, Magi (+ Europa) strappa manifesto in aula: espulso dalla Camera.

 

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Magi espulso dalla Camera dopo aver strappato un manifesto sul ‘Melonellum’. Grida al colpo di stato elettorale, ma nel 2011 era silente. I fatti.
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Questa mattina la Camera dei Deputati ha vissuto un avvio turbolento della discussione generale sulla riforma della legge elettorale. Riccardo Magi, segretario di +Europa e relatore di minoranza sul provvedimento, è stato espulso dall’Aula dopo aver strappato un manifesto che riproduceva un facsimile della scheda elettorale con la scritta «Il tuo voto non conta nulla».

La presidente di turno Anna Ascani, dopo tre richiami formali, ha disposto l’allontanamento del deputato, con conseguente sospensione della seduta a meno di un’ora dall’avvio dei lavori.

Chi è Riccardo Magi e cosa contesta

Riccardo Magi, 46 anni, è segretario federale di +Europa nonché deputato eletto in quota opposizione. Come relatore di minoranza, aveva il compito istituzionale di illustrare le obiezioni delle forze contrarie al provvedimento. Nel suo intervento ha paragonato il testo — definito dai critici «Melonellum» — alla legge Acerbo del 1923, con cui il regime fascista si garantì una solida maggioranza parlamentare. «Il paragone con la legge truffa del 1953 è persino insufficiente», ha dichiarato Magi prima di essere espulso.

Fuori dall’Aula, in Transatlantico, il deputato ha ampliato la propria critica: «Questa legge è un colpo di Stato elettorale, chiamiamolo colpo di Stato mite, colpo di Stato burocratico, ma un colpo di Stato. Si passa il segno e si accetta che il Parlamento diventi un organo eletto per trascinamento rispetto al capo».

Cosa prevede la riforma

Il testo, approvato in commissione Affari costituzionali e approdato in Aula dopo la cosiddetta «tagliola», introduce un sistema che secondo i critici rafforza le liste bloccate — dove i parlamentari vengono scelti dai partiti e non dagli elettori — e modifica i requisiti per la presentazione delle liste. In particolare, una norma sui quorum di firme necessari per accedere alla competizione elettorale è stata ribattezzata «anti-Vannacci» da alcuni commentatori, ma investe anche formazioni come +Europa. Magi ha contestato proprio questo aspetto: «Lupi, che ha preso 250.000 voti, avendo fatto i gruppi con deputati prestati da Fratelli d’Italia, può partecipare. +Europa, che ha totalizzato 820.000 voti, deve dimostrare di non essere una lista civetta».

Il relatore di maggioranza è il deputato di Fratelli d’Italia Angelo Rossi. La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati, nel corso del suo intervento in Aula, ha risposto alle critiche sulla firma digitale — proposta da +Europa come alternativa alla raccolta tradizionale — sostenendo che esisterebbe il rischio di abusi. Magi ha respinto l’obiezione: «Quando i cittadini interloquiscono con l’Inps, con i tribunali, con l’Agenzia delle Entrate, ci sono degli abusi?».

La memoria corta di chi oggi grida al «colpo di Stato»

Le parole di Magi fanno scalpore e il tema della rappresentanza è il cuore di ogni legge elettorale. Eppure vale la pena ricordare che +Europa e i suoi esponenti erano silenti e presumibilmente gaudenti quando in Italia si consumò, tra il 2011 e il 2012, un episodio ben più brusco sul piano della sovranità democratica: la caduta del governo Berlusconi, regolarmente eletto, accompagnata da pressioni dello spread sui mercati, da un’imbarazzante risatina tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy alle telecamere di un summit europeo, e da una lettera della Banca Centrale Europea indirizzata all’Italia con un elenco di riforme da attuare come condizione per l’intervento sul debito. Uno scoop di Byoblu dell’epoca (ora da recuperare), riprendeva l’allora senatore della Lega Massimo Garavaglia mentre denunciava l’intervento a gamba tesa della Troika in parlamento. Esponenti della Banca Centrale Europea, della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale si aggiravano nei palazzi parlamentari e facevano pressione sui parlamentari, minacciandoli che non avrebbero più “ricevuto lo stipendio” se non avessero dato la fiducia al futuro Governo Monti.

Quello fu un cambio di governo imposto in larga parte da dinamiche esterne al voto popolare, con conseguente arrivo di un esecutivo «tecnico» non eletto da nessuno. Di «colpo di Stato» — o di qualsiasi altra forma di colpo di Stato — non si sentì parlare, allora, nei circoli che oggi si battono con tanta veemenza per la purezza democratica. Allora andava bene così, agli europeisti integralisti.

Il confronto non serve a legittimare la riforma in discussione, che può essere legittimamente criticata su basi tecniche e giuridiche. Serve però a misurare la coerenza di chi usa oggi categorie radicali — «colpo di Stato» — rispetto a quando sarebbe stato più appropriato usarle.

Cosa succede ora

Dopo la sospensione, i lavori parlamentari sono ripresi. Magi ha dichiarato di aver chiesto un incontro con il presidente della Camera Fontana, temendo di essere sospeso proprio nel momento cruciale dell’esame della riforma: «Adesso siamo solo ai quarti di finale», ha ironizzato. Il voto finale è atteso per luglio, tra tensioni ancora accese sia nella maggioranza — con Lega, Forza Italia e lo stesso Vannacci che hanno sollevato obiezioni su singoli articoli — sia nelle opposizioni, divise ad esempio sulla questione del ritorno alle preferenze.


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