
Esteri
Pioggia di bombe USA sull’Iran, che risponde: “Hormuz
chiuso definitivamente”.
Nella notte tra il 10 e l’11 giugno 2026 gli Stati Uniti hanno condotto una serie di attacchi missilistici contro obiettivi multipli in Iran. Secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente Donald Trump ai microfoni di Fox News, sono stati impiegati 49 missili da crociera Tomahawk nel corso di un’operazione durata circa novanta minuti. Le esplosioni hanno interessato Bandar Abbas, la città di Sirk affacciata sullo Stretto di Hormuz, l’isola di Qeshm e la città portuale di Minab. Tra i bersagli colpiti figurerebbero postazioni radar, sistemi di difesa aerea e infrastrutture portuali.
Il casus belli e le dichiarazioni americane
L’offensiva è scattata dopo che le forze iraniane avrebbero abbattuto un elicottero Apache statunitense nelle acque dello Stretto di Hormuz. «Li attaccheremo molto duramente: hanno abbattuto il nostro elicottero», aveva dichiarato Trump nel corso della giornata. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva quindi preannunciato «attacchi netti e potenti». Stando a quanto riportato dal sito Axios, prima di autorizzare l’operazione Trump si sarebbe riunito con il suo team per la sicurezza nazionale nella Situation Room per pianificare quella che le fonti descrivono come «un’operazione lampo e su vasta scala», finalizzata a fare pressione su Teheran affinché accettasse le condizioni statunitensi nel negoziato sul dossier nucleare.
Il Comando Centrale delle forze armate americane (Centcom) ha definito i raid «atti di autodifesa» in risposta a quella che viene descritta come «una continua e ingiustificata aggressione iraniana». Trump ha inoltre precisato che Israele non sarebbe coinvolto negli attacchi.
La risposta iraniana: Hormuz chiuso a tutte le navi
L’Iran ha reagito con una misura di portata strategica: la chiusura totale dello Stretto di Hormuz a qualsiasi imbarcazione. «Qualsiasi nave che tenti di attraversare lo Stretto sarà presa di mira», ha avvertito Teheran. La Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha riferito, secondo alcuni media locali, che due imbarcazioni avrebbero già tentato il transito in violazione delle nuove restrizioni, venendo successivamente colpite.
Lo Stretto di Hormuz è uno dei punti di transito energetico più critici al mondo: attraverso di esso passa circa un quinto del petrolio commerciato a livello globale. La sua chiusura, anche solo temporanea, avrebbe implicazioni immediate sui mercati internazionali dell’energia.
La mediazione del Qatar e l’apertura di Trump
Nonostante l’escalation militare, il canale diplomatico non risulta formalmente interrotto. Secondo quanto riferito dalla CNN, una delegazione di negoziatori qatarini si trovava ancora a Teheran nella notte, impegnata in colloqui con la controparte iraniana «nel tentativo di colmare le divergenze rimaste» sul tavolo negoziale. La presenza della delegazione sarebbe avvenuta «a seguito di consultazioni con gli Stati Uniti».
Novanta minuti dopo l’inizio dei bombardamenti, Trump ha annunciato una sospensione dell’offensiva, dichiarando che «gli iraniani hanno chiesto di interrompere i bombardamenti». Ha tuttavia avvertito che le operazioni militari riprenderanno nella giornata dell’11 giugno qualora Teheran non firmi un accordo.
Contesto e prospettive
La crisi tra Stati Uniti e Iran si inserisce in un quadro di tensioni crescenti che nelle settimane precedenti aveva già visto scambi di accuse sul programma nucleare iraniano e diversi incidenti nelle acque del Golfo Persico. La fase negoziale, mediata da Qatar e altri attori regionali, si era rivelata finora inconcludente.
Nelle prossime ore si capirà se la finestra diplomatica resterà aperta o se l’escalation militare proseguirà, con conseguenze difficilmente prevedibili per la stabilità regionale e per i mercati energetici globali.
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