INTERVENTO DEL PARTITO COMUNISTA di UNITA’
POPOLARE ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DI AGORA’
sabato 27 giugno 2026
Intervento di Alessandro Pascale della Segreteria nazionale del PCUP
Compagne e compagni, amiche e amici...
...viviamo una fase storica di straordinaria gravità. Il mondo attraversa una transizione epocale segnata dal declino dell’egemonia occidentale e dall’emergere di un assetto internazionale multipolare. Di fronte alla perdita della propria supremazia economica, tecnologica, militare e politica, gli Stati Uniti e il blocco euro-atlantico reagiscono sempre più spesso non con la cooperazione, ma con la guerra, le sanzioni, le destabilizzazioni e l’escalation militare.
La terza guerra mondiale, pur combattuta a pezzi da anni, è una realtà in atto, ed è rivolta non solo contro la Cina socialista e la Russia, ma anche contro le stesse classi popolari occidentali, chiamate a sopportarne i costi attraverso riarmo, impoverimento e compressione dei diritti sociali. Questo conflitto a bassa intensità rischia ormai di trasformarsi in qualcosa di ancora più pericoloso. L’umanità si trova davanti a un bivio: o la costruzione di un nuovo equilibrio fondato sul rispetto reciproco tra i popoli, oppure una spirale di conflitti che potrebbe avere conseguenze incalcolabili, compresa la fine della civiltà umana.Siamo convinti che l’accentuarsi della crisi internazionale sia anche un riflesso della profonda crisi dei ceti dirigenti occidentali. Il caso Epstein ha contribuito a rafforzare nell’opinione pubblica la percezione dell’esistenza di reti di potere trasversali che coinvolgono esponenti dell’establishment economico, finanziario, mediatico e politico. Chi conosce la potenza di gruppi finanziari come Blackrock e la composizione sociale di organismi come il Council of Foreign Affairs, il Club Bilderberg, la Commissione Trilaterale e di svariate altre associazioni private, sa che il caso Epstein non è un episodio isolato. È questo un quadro che alimenta una crescente sfiducia verso oligarchie autoreferenziali e poco trasparenti, e non è un caso che tali temi, riguardanti il rapporto tra potere, ricchezza e democrazia, siano censurati nel dibattito pubblico.
Il nostro Paese e le sue classi lavoratrici pagano il prezzo di questa crisi. Da oltre 40 anni l’Italia vede erodersi sempre più la propria sovranità politica, economica e strategica. Le grandi decisioni sono subordinate a vincoli esterni, mentre il confronto democratico si restringe entro i confini di un recinto in cui centrodestra e centrosinistra condividono le stesse coordinate fondamentali in politica economica, internazionale e sociale. Ne consegue un regime borghese che definiamo un moderno totalitarismo “liberale”, un regime che non elimina formalmente il pluralismo, ma tende a delegittimare e marginalizzare ogni reale alternativa politica, riducendo il dissenso entro limiti sempre più stretti, o con un crescente ricorso alla repressione brutale o, in maniera più raffinata, costruendo finte alternative antisistema, ben esemplificate oggi dal fenomeno Vannacci.
Partendo da queste analisi, il Partito Comunista di Unità Popolare nasce con l’obiettivo di riunificare i comunisti in un grande partito capace di radicarsi nel mondo del lavoro e nella tradizione del movimento operaio, attraverso una moderna prospettiva socialista adeguata alle sfide della nostra epoca: non ci poniamo solo all’opposizione delle politiche neoliberiste e militariste, ma affermiamo la necessità primaria che il nostro Paese esca dalle strutture imperialiste dell’UE e della NATO, entrando a far parte del circuito dei BRICS e lavorando in pari tempo alla costruzione di una democrazia socialista.
Consapevoli dei rapporti di forza attuali e del fatto che nessuna forza antagonista possa dirsi oggi autosufficiente, riteniamo altrettanto indispensabile costruire un fronte più ampio, un nuovo CLN nel quale possano incontrarsi e lavorare tutte quelle forze politiche, associative, culturali e civiche che, pur partendo da storie e sensibilità differenti, condividono la necessità di restituire all’Italia sovranità nazionale e popolare, pace e democrazia sostanziale, partendo dall’attuazione di quella Costituzione del 1948 nata dalla Resistenza partigiana.
È in questo spirito che guardiamo con interesse all’iniziativa di oggi, augurandoci che Agorà possa rappresentare un passo in questa direzione: che non sia solo l’ennesima lista elettorale costruita in prossimità delle elezioni, ma diventi un soggetto stabile, plurale e inclusivo, capace di mettere in rete esperienze diverse senza annullarne l’identità e l’autonomia d’azione. Un luogo nel quale possano convivere per il bene comune partiti, associazioni, sindacati, comitati, intellettuali, amministratori locali e cittadini impegnati, accomunati da una sensibilità antimperialista, progressista e antifascista. A scanso di equivoci, ricordiamo in tal senso l’insegnamento di Pasolini sulla differenza tra progresso e sviluppo, oltre alla sua attualizzazione della categoria del fascismo, che per noi coincide con il regime totalitario in cui ci muoviamo.
In conclusione, auspichiamo che il progetto Agorà abbia successo trovando quel necessario equilibrio tra il protagonismo della società civile e il ruolo insostituibile dei partiti e delle collettività organizzate. La partecipazione dal basso è una ricchezza, ma non deve trasformarsi, come ha fatto il populismo grillino, in retorica antipartitica. Senza organizzazione, senza elaborazione collettiva, senza partiti radicati e senza formazione politica, nessun cambiamento storico è mai stato possibile. La vera sfida è costruire un rapporto virtuoso e di fiducia tra queste due dimensioni, valorizzando il contributo di tutti.
L’Italia ha bisogno di una nuova speranza, ma soprattutto di una nuova organizzazione delle forze che si oppongono al declino economico, alla guerra permanente e alla crescente spoliticizzazione delle masse popolari. Se sapremo lavorare con pazienza, senza settarismi e senza personalismi, potremo contribuire a costruire quella grande alternativa popolare di cui il nostro Paese ha oggi più che mai bisogno.
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