
Anche gli alleati, a quanto pare, non sono al sicuro. Donald Trump, 80 anni compiuti il 14 giugno, ha scelto un’intervista telefonica al programma L’Aria che tira su La7 — condotto da David Parenzo, con la telefonata raccolta dal giornalista Daniele Compatangelo — per riservare alla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni parole che difficilmente si dimenticano. «Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, aggiungendo con tono sornione: «Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato».
Fatti, prima di tutto. La telefonata è andata in onda nella mattinata di oggi, 19 giugno 2026, subito dopo il G7 di Evian. Trump ha aperto lui stesso l’argomento Meloni, interrompendo una domanda sull’Ucraina per chiedere al cronista: «Come sta il suo primo ministro? Come sta?». Un attacco non sollecitato, costruito davanti a un’audience televisiva italiana.
La risposta di Meloni: «Io e l’Italia non imploriamo mai»
La premier non ha aspettato. Poche ore dopo, con un video pubblicato sui propri profili social, Meloni ha respinto con durezza ogni ricostruzione: «Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sono totalmente inventate. Sono francamente allibita e non so perché si comporti così con i propri alleati. Non è del resto la prima volta che accade». E ha concluso con una frase secca: «Io e l’Italia non imploriamo mai». Nel video ha aggiunto un affondo che vale la pena riportare per intero: «Posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente».
Le reazioni politiche sono arrivate rapide e, in parte, trasversali. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annullato la propria visita negli Stati Uniti, definendo le parole di Trump «gravi e offensive». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ha usato il termine «deliri», aggiungendo che Trump «sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa». Maurizio Lupi (Noi Moderati) ha parlato di dichiarazioni che «si commentano da sole».
Dall’opposizione la condanna è pressoché unanime nei toni, ma non nelle conclusioni. Carlo Calenda (Azione) ha definito Trump «un mentitore seriale e un bullo da operetta», escludendo che Meloni abbia davvero implorato alcunché e sottolineando che «questi insulti ledono l’onore della Nazione». Giuseppe Conte (M5S) ha aggiunto: «L’Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata», ma ha anche lanciato un monito alla premier: «La rincorsa a foto, a prefazioni di libri non può prevalere mai sul nostro interesse nazionale». Nicola Fratoianni (Avs) si è detto incerto «se essere più preoccupato per un Trump senza freni o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale», attribuendo la situazione alla «politica di subalternità» della presidente del Consiglio. Angelo Bonelli (Avs) è andato oltre, chiedendo direttamente le dimissioni della premier. Il deputato Pd Enzo Amendola ha scritto sui social: «La dignità della politica estera finita sotto un ponte».
Il problema che nessuno vuole nominare
I fatti sono chiari. Le parole «mi ha implorato» e «mi ha fatto pena» non sono sfuggite per errore: Trump le ha pronunciate deliberatamente, in un’intervista a un canale italiano, rivolgendosi a un pubblico italiano. È il modo in cui un capo di Stato parla di un alleato — una premier del G7 — davanti alle telecamere.
Detto questo, vale la pena sollevare una questione che la classe politica italiana si guarda bene dall’affrontare apertamente: Trump ha 80 anni. Non tutti invecchiano come Indro Montanelli. Un uomo che, in una telefonata con un giornalista straniero, devia spontaneamente la conversazione dall’Ucraina per sbeffeggiare un’alleata sulla questione di una fotografia — e lo fa con evidente compiacimento — solleva interrogativi che vanno ben oltre il merito diplomatico. In molti Paesi esiste già una discussione seria sull’opportunità di fissare un limite d’età per ricoprire cariche pubbliche di vertice. In Italia, al momento, quella discussione non esiste.
Restano poi da vedere i tempi dell’indignazione. L’Italia politica si è compattata — chi con più riserve, chi con meno — nell’indignazione di questa mattina. Ma si tratta di una reazione destinata a durare? Il precedente del commento di Trump a Meloni nell’ottobre 2025 — «Non ti dispiace se dico che sei bellissima? Perché lo sei davvero», pronunciato davanti alle telecamere — era passato sostanzialmente senza conseguenze diplomatiche. Anche allora c’era stato un momento di imbarazzo collettivo, poi archiviato in fretta.
Oggi Meloni siede al Consiglio europeo. Tajani ha annullato un viaggio. Il governo ha usato la parola «deliri». Quanto durerà, questa volta?
E soprattutto, chi lo dice a Crosetto, adesso, che aveva appena finito di dire che non c’è alternativa all’alleanza atlantica?
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