
Ecco quello che hanno in testa.
Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump e figura di riferimento dell’ala più radicale del movimento MAGA, ha rilasciato dichiarazioni durissime nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un’intervista pubblicata da Repubblica nella serata del 21 giugno.
Le sue parole arrivano in un momento già segnato da forti tensioni tra Roma e Washington, dopo una serie di attacchi diretti dello stesso Trump alla premier italiana nelle ore precedenti.«Ci saranno conseguenze», ha detto Bannon, aggiungendo che Meloni «era fantastica, ma ormai è diventata una globalista totale». Secondo l’ideologo americano, la premier avrebbe «giocato il gioco dell’Unione europea perché le servivano i soldi» e quello della Nato, senza tuttavia tradurre le sue dichiarazioni sull’Ucraina in impegni concreti: «Parla tanto dell’Ucraina, ma quando si tratta di mandare finanziamenti e truppe cambia la canzone». La conclusione è netta: «Francamente, credo che nulla di quanto dice sia rilevante. Non la prendo più seriamente e nessuno negli Usa lo fa».
Bannon ha anche affermato che «le azioni nocive e dannose di Meloni contro l’America, durante un tempo di guerra, non verranno dimenticate presto».
Il contesto: uno scontro già aperto tra Roma e Washington
Le parole di Bannon si inseriscono in una crisi diplomatica che si è acuita nelle ultime ore. Trump, in una telefonata con il programma L’Aria che tira su La7, aveva affermato che Meloni «lo aveva implorato di fare una foto» al G7 di Evian e che «le aveva fatto pena». In una seconda dichiarazione alla Nbc, il presidente americano aveva aggiunto: «Non la voglio come fan, perché non c’era quando si trattava della questione dello Stretto» di Hormuz. La risposta di Meloni era arrivata in un video dai social: «Le sue dichiarazioni sono totalmente inventate. Sono francamente allibita. Io e l’Italia non imploriamo mai».
Nel giro di poche ore, il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva annullato la propria missione negli Stati Uniti prevista per il 21 e il 22 giugno — compreso il Business Forum Italia-Usa di Miami — citando le «gravi e offensive parole» del presidente americano. Il Quirinale ha registrato anche una telefonata di solidarietà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla premier.
La posizione di Meloni e le reazioni interne
Meloni si era a lungo presentata come interlocutrice privilegiata di Trump in Europa, rivendicando il ruolo di «pontiera» tra Washington e Bruxelles. Una strategia che, stando alle parole di Bannon, non avrebbe prodotto i risultati attesi nell’ottica trumpiana. Lo stesso Bannon respinge quella narrativa: Meloni, a suo dire, non ha mai svolto quella funzione.
All’interno del panorama politico italiano le reazioni sono state trasversali. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha definito le uscite di Trump «l’ultimo episodio di attacchi e insulti» che stanno «rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa». Il segretario di Azione Carlo Calenda ha parlato di «mentitore seriale» e di «bullo da operetta», escludendo che Meloni abbia «implorato alcunché». Il leader del M5S Giuseppe Conte ha scritto sui social che «l’Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata», pur rivolgendo anche una critica implicita alla strategia della premier: «La firma di tutto quel che ci viene richiesto non può prevalere sul nostro interesse nazionale». Il co-leader di Avs Angelo Bonelli ha invece interpretato l’accaduto come «la conseguenza della subalternità con cui Meloni ha costruito il rapporto con Trump».
Bannon e l’Europa: un disegno più ampio
Non è la prima volta che Bannon «scarica» un leader sovranista europeo. Secondo quanto riferisce Radio Popolare, in passato aveva già definito il francese Jordan Bardella «indegno di guidare la Francia». L’ideologo americano avrebbe inoltre rilanciato, nell’intervista, il progetto di aprire un centro di formazione per politici di destra radicale in Italia, senza indicare nuovi referenti nel Paese.
La domanda aperta è ora questa: se Trump ha deciso effettivamente di “scaricare Meloni”, chi ha in mente di sostenere in Italia?
Il ruolo degli USA nell’ascesa del Movimento Cinque Stelle
Gli Stati Uniti hanno giocato una partita fondamentale nello smantellamento della prima Repubblica, con la stagione Mani Pulite, e nell’ascesa, vent’anni dopo, del Movimento Cinque Stelle, se non propiziandolo, almeno spingendolo attraverso le loro tecnologie proprietarie (MeetUp, social network) e attraverso il controllo su certi organi di stampa. I cosiddetti “influencer” dei grillini sono stati posizionati nella classifica alta dei risultati nei motori di ricerca e sui social controllati da Google, mentre le reti televisive di Murdoch trasmettevano i comizi integrali di Beppe Grillo senza commento. Per un movimento che diceva di non voler andare in televisione, un trattamento decisamente strano, soprattutto in considerazione del fatto che qualsiasi altro movimento politico spontaneo fatica a trovare anche solo un posto in una tribuna stampa notturna, e viene sistematicamente ignorato dai media.
Passati altri vent’anni (il tempo per i cittadini di smaltire la sbornia dei grillini), e alla luce del comportamento di Trump, e delle parole di Bannon, viene da chiedersi su chi stiano puntando adesso per “disturbare” la politica italiana, interferendo quel tanto che basta a renderla incapace di produrre una linea decisionale propria, efficace e nell’interesse nazionale.
Non serve andare tanto lontano per arrivarci. Il generale Vannacci, agli occhi dei movimenti MAGA e degli strateghi di Washington, sembra avere tutte le caratteristiche per spaccare la politica italiana, creando una nuova ondata populista in grado di ricattare le nostre classi dirigenti, indebolendole e allontanandole dalla possibilità di costruire una solida azione di Governo. Una politica frammentata, arroventata da polemiche intestine e corrosa da un sentimento di sfiducia, è facilmente controllabile, e rappresenta la garanzia migliore per chi intende continuare a esercitare la sua longa manus, da una posizione sovranazionale, su un paese già svenduto a pezzi e a cui non deve essere concesso il diritto di rialzarsi.
Ci cascheremo un’altra volta?
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