domenica 28 giugno 2026

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Transizione energetica: i 23 miliardi li paghiamo

 noi, ...me ecco chi ci guadagna davvero (no, non siamo

 noi).-----

Il decreto FER X mobilita 23 miliardi dalle bollette italiane per le rinnovabili. Ma il 41% degli investimenti negli accumuli è estero. Chi guadagna davvero?
Byoblu · 3 ore fa ·
Economia — Byoblu
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Il decreto FER X è legge. Approvato dalla Commissione Europea l’8 giugno 2026 e firmato dal Ministro dell’Ambiente il 18 giugno, il provvedimento prevede incentivi per circa 23 miliardi di euro destinati a sostenere fino a 37 GW di nuova capacità rinnovabile in Italia. Una cifra imponente, con un dettaglio che merita attenzione: non sono fondi europei. Sono soldi prelevati direttamente dalle bollette elettriche degli italiani, trasferiti agli operatori tramite il GSE sotto forma di tariffe garantite per vent’anni.

Il meccanismo è quello del contratto per differenza: se il prezzo di mercato scende sotto la tariffa concordata, il GSE — cioè i consumatori — copre la differenza. Se sale, il produttore restituisce l’eccedenza. Un sistema che tutela gli investitori dalle oscillazioni del mercato. Ma chi sono questi investitori?

Il 41% degli accumuli è in mani straniere

L’IREX Annual Report 2026 di Althesys, presentato il 19 maggio 2026 a Roma, offre una fotografia precisa del mercato. Nel 2025 il settore delle rinnovabili italiane ha movimentato 51 miliardi di euro, con 1.365 operazioni e 37,1 GW di capacità. Il dato più significativo, per chi vuole capire a chi va il valore prodotto, riguarda la provenienza degli investitori: il 36% del totale degli investimenti complessivi — pari a 18,6 miliardi di euro — proviene dall’estero. Negli accumuli stand alone, la quota estera sale al 41%.

In altri termini: la parte più strategica della nuova infrastruttura elettrica italiana — le batterie di stoccaggio, destinate a diventare il vero snodo del sistema — è finanziata e controllata in misura crescente da fondi internazionali. Non è illegale. Ma è una scelta politica di cui si discute poco.

Come osserva Rocco Ciarmoli sul Fatto Quotidiano del 28 giugno 2026, basta seguire le catene societarie di alcune società coinvolte nei procedimenti di autorizzazione per trovare holding finanziarie lussemburghesi riconducibili a fondi infrastrutturali globali con oltre 200 miliardi di dollari in gestione. L’Appennino meridionale, già segnato dallo spopolamento, si candida a diventare piattaforma per impianti le cui turbine da 5-6 MW richiedono meno manodopera locale delle generazioni precedenti, erodendo anche la promessa occupazionale che aveva storicamente giustificato le installazioni nelle aree interne.

Il cittadino paga di più, l’investitore incassa per vent’anni

A fronte di questi flussi finanziari, la condizione del cittadino comune è ben diversa. Secondo un’indagine della Fondazione Giuseppe Di Vittorio per le associazioni dei consumatori Unc, Adoc e Udicon, risalente a novembre 2025, la povertà energetica in Italia è cresciuta del 25% nell’ultimo biennio: oltre 2,2 milioni di famiglie non riescono a sostenere i costi minimi per luce e riscaldamento. La spesa energetica delle famiglie vulnerabili è cresciuta del 35% tra il 2021 e il 2023, superando in molti casi il 15% del reddito disponibile.

L’IREX Report 2026 certifica che l’Italia ha i costi di generazione eolica più elevati d’Europa e risulta competitiva solo nel fotovoltaico utility scale al Sud. L’LCOE medio dell’eolico onshore si attesta a 72,1 €/MWh, quello del fotovoltaico utility scale a 66,1 €/MWh. Il Documento di Finanza Pubblica 2026, secondo un’analisi del think tank ECCO Climate, riconosce la vulnerabilità strutturale dell’economia italiana alla volatilità dei prezzi energetici, ma risponde — come già nel 2022 — con misure temporanee di contenimento dei prezzi dei fossili, senza intervenire sulle cause strutturali.

La transizione che non redistribuisce

Il quadro che emerge è quello di una transizione energetica che, nei fatti, tende a consolidare i rapporti di forza esistenti piuttosto che a trasformarli. Lo osserva anche Giacomo Prennushi su Altreconomia (gennaio 2026): i meccanismi di incentivo — aste, PNRR, garanzie statali — favoriscono strutturalmente chi dispone già di capitali, competenze legali e capacità di gestione del rischio. Le comunità energetiche, spesso citate come modello alternativo, rappresentano in Italia meno dell’1% della produzione elettrica complessiva, non per limiti tecnologici ma per un quadro normativo che non le agevola.

Intanto, secondo il rapporto Circonomia 2026 dell’Istituto Ambiente Italia, tra il 2019 e il 2024 la quota italiana di rinnovabili sui consumi finali è cresciuta del 7%, contro il 27% della media europea. Le rinnovabili crescono nell’Unione quattro volte più rapidamente che in Italia. E nell’Energy Transition Index 2026 del World Economic Forum, l’Italia si colloca al 31° posto su 120 Paesi.

Il regalo a Cina e Stati Uniti

C’è un ulteriore elemento di cui il dibattito pubblico italiano raramente tiene conto: la filiera delle tecnologie per la transizione. Pannelli solari, turbine, componenti per le batterie di accumulo — la catena produttiva è dominata da attori cinesi e, in misura crescente, da grandi conglomerati statunitensi. Come sottolinea Altreconomia, la dipendenza energetica dai fossili importati rischia di essere sostituita da una dipendenza tecnologica da filiere esterne, con materie prime critiche — litio, cobalto, rame — concentrate in pochi Paesi e segnate da forti asimmetrie sociali e ambientali.

In questo scenario, il decreto FER X garantirà agli italiani bollette più leggere? Non nell’immediato, e non necessariamente nel medio termine. Il sistema di contratto per differenza tutela i ricavi degli investitori, non le tasche dei consumatori. La domanda che resta senza risposta nel dibattito istituzionale è quella che pone Ciarmoli: la transizione energetica sta distribuendo ricchezza, oppure sta trasferendo una nuova classe di asset strategici nelle mani della grande finanza internazionale, con i cittadini che finanziano il tutto attraverso le bollette?

I prossimi passi saranno le aste FER-X e FER-Z, la cui struttura definitiva determinerà chi, concretamente, potrà accedervi. La risposta a quella domanda si troverà lì.---

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