domenica 21 giugno 2026

BYOBLU - Dal 1° luglio tassa doppia sui piccoli pacchi..+..almeno 5 euro in più a spedizione: rischio crollo del 50% del mercato!!

Economia — Byoblu
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+..almeno 5 euro in più a spedizione: rischio crollo del 50% del mercato.!!

U.M. - non perdiamo tempo... mandiamo a casa il Governo).

L’Italia applica 2 euro propri più i 3 euro UE: Confetra chiede al governo di cancellare la misura nazionale prima che sia troppo tardi.
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Dal 1° luglio 2026 chi importa in Italia un piccolo pacco da Paesi extra-UE con valore inferiore a 150 euro si troverà a pagare almeno 5 euro di oneri fissi aggiuntivi: 2 euro di contributo stabilito dalla legge di bilancio italiana per il 2026 e 3 euro di dazio temporaneo europeo per ogni categoria di articolo contenuto nel pacco (due articoli di categoria diversa: 6 euro! Più 2 fa 8!), introdotto dal Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1200, pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea l’8 giugno scorso. Una sovrapposizione che le principali associazioni di settore definiscono insostenibile e che rischia di produrre effetti opposti a quelli dichiarati dal legislatore.

La notizia non è nuova nella sua sostanza, ma lo è nella sua urgenza: la scadenza è questione di giorni e il governo non ha ancora sciolto il nodo politico centrale, ovvero se la tassa italiana continuerà a coesistere con quella europea o se verrà eliminata per evitare la doppia imposizione.

Una tassa che costa più di quanto rende

A fare i conti in modo impietoso è Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, che l’11 giugno ha inviato una lettera formale al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiedendo la cancellazione immediata della misura nazionale. Il presidente di Confetra, Carlo De Ruvo, quantifica in almeno il 50% la perdita di traffici già registrata nei primi mesi del 2026, prima ancora che la tassa entrasse pienamente a regime, e calcola un saldo negativo per l’erario di 25,5 milioni di euro nel solo periodo luglio-novembre rispetto allo scenario in cui la tassa venisse eliminata.

Il ragionamento è paradossale ma supportato dai dati: se l’Italia mantiene la propria tassa, gli operatori logistici dirottano le merci verso hub europei alternativi — Belgio, Paesi Bassi e Ungheria in testa — per sdoganare lì i pacchi destinati al mercato italiano ed evitare il contributo nazionale. Il risultato è che lo Stato italiano incassa meno, non di più. Secondo le proiezioni di Confetra, mantenendo la tassa italiana si arriverebbe a circa 127,6 milioni di euro di entrate complessive nel periodo luglio-novembre 2026; abrogandola e incassando solo la quota spettante dal dazio europeo (il 25% dei 3 euro, pari a 0,75 euro a pacco) si arriverebbe invece a 153,1 milioni. La differenza è di 25,5 milioni a favore dell’abolizione.

Il caso francese come specchio

Non si tratta di previsioni astratte. La Francia ha già vissuto questo scenario: dopo aver introdotto un contributo analogo con decorrenza dal 1° marzo 2026, circa il 90% delle spedizioni dirette nel Paese ha cominciato a transitare attraverso altri Stati UE, con un gettito crollato a 2 milioni di euro al mese rispetto ai 400 milioni annui inizialmente stimati. Un tracollo che le associazioni italiane citano come monito.

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, l’associazione di riferimento dell’e-commerce italiano, ha riconosciuto la disponibilità del governo a posticipare di sei mesi l’entrata in vigore della misura, ma sottolinea che «il nodo politico e normativo resta irrisolto». L’impatto combinato dei contributi nazionale ed europeo, secondo Liscia, sarebbe «del tutto sproporzionato rispetto al valore del bene» e costituirebbe «una palese duplicazione degli oneri per il medesimo servizio amministrativo».

Anche Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, avverte che «in un contesto in cui il potere d’acquisto delle famiglie è già fortemente sotto pressione, introdurre ulteriori oneri rischia di tradursi in un aumento dei prezzi al consumo». Davide Falteri, presidente di Federlogistica, chiede un «approccio pienamente coordinato a livello europeo» per evitare «fenomeni di duplicazione degli oneri».

Chi paga davvero e quanto

Formalmente, a versare i contributi è «la persona tenuta ad assolvere l’obbligazione doganale», come chiarisce la circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 30 dicembre 2025: nella maggior parte dei casi, quindi, le piattaforme o i loro rappresentanti logistici. Ma la logica conseguenza è che il costo ricadrà indirettamente sui consumatori, attraverso prezzi più alti o costi di spedizione espliciti addebitati all’atto della consegna.

A novembre 2026, peraltro, dovrebbe scattare un ulteriore dazio UE da 2 euro sulle sottovoci tariffarie: se un pacco contiene, per esempio, un pantalone di cotone e uno di seta, il prelievo scatterebbe due volte. La somma totale degli oneri potrebbe così salire fino a 7 euro o più per spedizione, come avvertono Netcomm e le altre associazioni firmatarie dell’appello al governo.

Una pressione fiscale già alta e un mercato che soffoca

Il quadro si inserisce in un contesto in cui la pressione fiscale italiana, pur in lieve calo al 42,9% nel 2026 secondo i dati Cgia, rimane tra le più elevate d’Europa e secondo le stesse stime è destinata a risalire nel 2027. Aggiungere nuovi prelievi su acquisti di modico valore — beni che le famiglie a reddito medio-basso acquistano proprio per risparmiare — significa drenare ulteriore capacità di spesa in un Paese dove i prezzi interni sono già compressi da una fiscalità che molti operatori giudicano insostenibile.

La misura è stata giustificata dall’esigenza di coprire i costi amministrativi delle dogane e di arginare la concorrenza sleale delle piattaforme extraeuropee come Temu, Shein e AliExpress. Ma se il risultato reale è che le merci vengono sdoganate all’estero, l’Italia perde gettito, perde traffico logistico, perde occupazione nel comparto cargo e cede competitività strutturale ai propri vicini europei — senza scalfire minimamente i colossi dell’e-commerce globale che si adattano in pochi giorni alle nuove rotte.

Confetra chiede una risposta entro il 1° luglio. Il governo, per ora, non ha ancora sciolto la riserva...

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